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:: L’ultimo respiro del drago di Qiu Xiaolong (Marsilio, 2018) a cura di Giulietta Iannone

3 dicembre 2018

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Innanzitutto va detto che l’inquinamento non è un problema solo cinese, la qualità dell’aria che respiriamo, dell’acqua che beviamo, della terra dove coltiviamo verdura, frutta, cereali, e quant’altro è un problema globale, che ci riguarda tutti. Non c’è niente di più volatile dell’aria, èd utopistico pensare che non si sposti, e raggiunga in breve tempo tutti gli angoli del pianeta. Pensiamo solo alla nostra povera Italia, tra la Terra dei Fuochi, i rifiuti pericolosi interrati dalle varie mafie in ogni dove, e l’incidenza ormai fuori dal livello di guardia delle malattie leucemiche e tumorali.
Di inquinamento si muore, ormai lo sappiamo tutti. E si muore male. Avendo visto morire mio padre di cancro ai polmoni ne ho una visione abbastanza chiara del problema.
La questione cinese è forse peculiare se rapportata al tipo di società, e di struttura politica, fortemente gerarchizzata e centralizzata (l’esistenza di un Partito unico focalizza le eventuali colpe, che nelle nostre democrazie occidentali vengono distribuite tra partiti al potere e opposizione), insomma se la necessità di una crescita economica sempre maggiore diventa un’indispensabile priorità per l’autoconservazione del potere, può sorgere il dubbio, suffragato in realtà da molti fatti, che lo Stato si disinteressi della salute dei suoi cittadini e tuteli (con misure in realtà marginali, come depuratori di ultima generazione, cibo biologico, acqua pulita) solo l’elite, i privilegiati a discapito della gente comune in balia delle peggiori conseguenze nefaste.
Però è più che evidente che la salute del pianeta è un’esigenza vitale per tutti, compresi gli alti dirigenti del Partito della Città Proibita, che dubito ignorino il problema, semmai non sanno bene come risolverlo, pensiamo per esempio dall’altro lato dell’Oceano, al presidente americano che minimizzava le conseguenze del riscaldamento globale (probabilmente a fini elettorali, per dare un contentino alle lobby dei grandi industriali), anche se in realtà ultimamente sta un po’ rivedendo le sue posizioni, e ammettendo che un problema esiste.
Tutto questo lungo preambolo per dire che l’argomento al centro di questo libro è piuttosto delicato, e politicamente strumentabilizzabile. Ma il talento artistico di Qiu Xiaolong ne fa un soggetto ideale di denuncia e di autocoscienza, pur inserendo tutto in un contesto di trama gialla.
Leggevo giorni fa che un fotografo cinese, specializzato nel fotografare i danni ambientali, è stato arrestato avvalorando la tesi dell’utilizzo di strumenti coercitivi per impedire la diffusione di notizie.
Probabilmente la realtà supera la fantasia, o quello che può essere contenuto un libro di narrativa, ma gli spunti sono molteplici, proprio per questo la lettura di questo libro è molto interessante, specie se amate i noir con una forte impronta sociale, e l’ambientalismo e l’inquinamento globale si può dire siano temi caldi, di stretta attualità. Ben venga dunque un romanzo che veicola questi concetti, e aumenti la nostra consapevolezza personale. In molti noto, anche qui in Occidente, un disinteresse e una rassegnazione fatalistica, e questo è un male perché ognuno di noi deve lottare per i priori diritti, per la propria salute, per il proprio benessere.
Che poi le guerre economiche siano anche combattute sulla pelle dei cittadini è un fatto piuttosto incontrovertibile, e vi partecipano allegramente entrambi gli schieramenti sia in Occidente che in Oriente, l’importante è capire se ci sono dei limiti non valicabili, e concordarli, magari sotto l’egida dell’ONU, in nome dell’utilità e del bene comune delle generazioni presenti e future. Insomma il nostro pianeta lo erediteranno i nostri figli e nipoti, ed è nostra precisa responsabilità ciò che troveranno e le innumerevoli sofferenze che saranno destinati ad affrontare.
Tornando al libro, L’ultimo respiro del drago (Hold Your Breath, China, 2017), edito da Marsilio e tradotto dall’inglese da Fabio Zucchella, appartiene alla serie dedicata all’ispettore capo Chen Cao, del poeta e scrittore cinese, Qiu Xiaolong, che dal 1989 vive e insegna negli Stati Uniti. Condizione privilegiata che lo pone al bivio dei due mondi, vedendone i pregi e i difetti pur restando un punto di incontro tra Oriente e Occidente. Qiu Xiaolong ha un taglio molto critico e anche a tratti duro sui mali che affliggono oggi la Cina, non solo a livello politico ed economico, ma proprio sociale, dal clientelismo fortemente radicato, alla corruzione, a una certa anarchia, fino a una distorta sfera dei valori e delle priorità di stampo fortemente materialistico. Insomma l’idolatria del successo, del benessere economico, sono una parte fondamentale del Dna sociale cinese, a prescindere dalle direttive statali e questa distorsione viene pesantemente criticata dall’autore.
Dal punto di vista politico, certo il socialismo orientale cinese (l’autore ripete diverse volte con connotazioni negative e antidemocratiche l’esistenza di un Partito Unico) poi ha tutte caratteristiche sue proprie imbevute di confucianesimo, animiamo e superstizione. E ricordiamoci la società cinese è l’ultima società socialista ancora vitale, grazie anche al suo trasformismo, e alla sua capacità di adattarsi a un mondo in forte evoluzione, pur conservando forti matrici idealistiche e spirituali di stampo comunitario.
La cosa che amo di più dei romanzi di questo autore è tuttavia è quello di far apparire in filigrana la grandezza e l’importanza della cultura cinese e della sua millenaria tradizione non ostante i mali che l’affliggono. Insomma non si fa fermare dal pessimismo, ma impreziosisce con pennellate di vera poesia, una struttura narrativa molto evocativa e “antica”. Cita molte poesie dell’epoca Tang, Song, e Qing, inserendole nel contesto narrativo, come fa con proverbi e modi di dire tipicamente orientali o con testi fondamentali della narrativa cinese antica, come i Trentasei stratagemmi, un trattato di strategia militare cinese che descrive una serie di astuzie usate in guerra, in politica e nella vita sociale. E allo stesso tempo fa così anche con la letteratura occidentale, che ben conosce, citando da Thomas Stearns Eliot, a Milan Kundera, con una leggerezza affatto didattica e una precisione anche psicologica molto netta.
L’ ispettore capo Chen Cao è un poliziotto molto anomalo che si discosta dalla figura del burocrate, innanzitutto è un poeta e un traduttore molto sensibile; è un fine gourmet, apprezza i piaceri del cibo e della tavola anche per la loro valenza culturale; è un ottimo investigatore riconosciuto per le sue eccezionali doti morali e per il suo acume intellettuale. All’inizio fortemente in ascesa nella struttura piramidale sociale cinese, ora vive un periodo di dubbio ed è sottoposto a controllo, probabilmente per valutarne la personale integrità ideologica. Insomma sta rischiando di vedere sfumare il brillante futuro che avrebbe potuto avere, anche se la mobilità e l’incertezza toccano tutti in Cina dai grandi industriali con grandi ricchezze, ai compagni segretari come Zhao, grande protettore dell’ispettore Chen. Insomma da un giorno all’altro si rischia di perdere tutto, per un passo falso, una delazione, un video su Youtube o per l’accanirsi di un nemico politico, magari avverso per motivi meramente personali. Nessuno è intoccabile. Tanto meno Chen Cao.
Per quanto riguarda l’indagine, in realtà ce ne sono due parallele, una portata avanti dai poteri di polizia, riguardante un serial killer che uccide a cadenza regolare per le vie di Shanghai. La seconda portata avanti in prima persona dall’ispettore Chen e condotta sotto copertura. In apparenza Chen fa da guida turistica al compagno Zhao, in trasferta da Pechino a Shanghai per una vacanza salutista, in realtà sempre per suo incarico deve indagare sulle riunioni clandestine di un gruppo di ambientalisti, capeggiati da una sua ex fidanzata (in un certo senso il romanzo può essere considerato un sequel di Le lacrime del lago Tai), preoccupati per l’alto tasso di inquinamento dell’aria e scoprire cosa hanno in progetto di fare. Alla fine ci sarà un punto di convergenza delle due indagini, brillantemente condotte sia da Chen che dal suo braccio destro Yu, con la collaborazione non marginale di sua moglie Peiqin.
Non dico di più se no vi rovino il piacere della lettura, e quindi non mi resta che lasciarvi al libro. Alla prossima.

Xiaolong Qiu, scrittore e traduttore, è nato a Shanghai e dal 1989 vive negli Stati Uniti, dove insegna letteratura cinese alla Washington University di Saint Louis. Oltre alle inchieste dell’ispettore Chen, pubblicate in trenta paesi, già adattate per una popolare serie radiofonica della Bbc e presto anche per una serie televisiva, di Qiu Marsilio ha pubblicato i due romanzi che raccontano le storie del Vicolo della Polvere Rossa e una raccolta di poesie dedicate a Chen Cao. www.qiuxiaolong.com/

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Chiara dell’Ufficio stampa Marsilio.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.