Posts Tagged ‘Italiani brutta gente’

:: Italiani brutta gente, Lorenzo Mazzoni (Koi Press, 2014)

24 giugno 2014

koi pressMalatesta pensò ai giornalisti. Lavoro extra per loro negli ultimi tempi. Una donna rapita. Un barbone bruciato vivo. Tre rom ammazzati a fucilate. Ferrara stava diventando più pericolosa di Ciudad Juárez. A parte la donna rapita, grazie al suo stato sociale, alle sue gambe e alle sue frequenti comparsate in TV, il barbone e i rom sarebbero stati presto dimenticati da tutti. Sarebbe rimasto solo qualche impavido imbrattacarte, di quelli a cui non venivano lasciate nemmeno le briciole delle notizie principali, che si sarebbe gettato sugli approfondimenti strappalacrime di quelle morti assurde. Poi ci sarebbero stati i reazionari, quelli che difendevano l’esasperazione tutta italica contro i morti di fame e gli zingari, e dall’altro lato della barricata i liberal e radical chic, che avrebbero accusato la politica repressiva di aver creato la piaga della disoccupazione e del propagarsi dei campi rom. La solita merda. Malatesta spense la sigaretta sul tappetino ai suoi piedi e guardò una donna, forse la madre, la moglie, la sorella, che piangeva un pianto inconsolabile. La gonna colorata, le calze di spugna rosa shocking, il foulard in testa.

Torna la Ferrara, provinciale e nello stesso tempo multietnica, dello sbirro anarchico Pietro Malatesta nel quinto capitolo della saga intitolato Italiani brutta gente, edizioni Koi Press. Sempre Lorenzo Mazzoni ai testi, e Andrea Amaducci a colorire di immagini un noir che sicuramente nel panorama italico spicca per originalità, irriverenza e graffiante ironia.
Con un pizzico di cattiveria in più, Mazzoni ci narra la storia di un bizzarro rapimento di una nota esponente politica, calcata su un modello facilmente riconoscibile, (ma qui sicuramente troveremo la formula classica in cui si assicura che ogni riferimento a personaggi reali è puramente casuale, e della realtà ha sicuramente il debito della trasfigurazione creativa), Samantha Ripamonti, grottesca caricatura, specchio di una classe politica che nel bene e nel male riflette il popolo che l’ha eletta. Gli italiani dunque, una volta brava gente, ora irrimediabilmente intossicati dalla crisi, dalla disoccupazione, dall’egoismo, dalla xenofobia, dal razzismo.
Samantha Ripamonti, rossa (anzi arancione) di capelli, brianzola doc trasferitasi a Ferrara al seguito di un compagno imprenditore, una volta ministro ora votata alla causa animalista, (arriva a richiedere la cittadinanza per i cani rigorosamente di razza, molto più meritevoli degli immigrati), protagonista scosciata dei salotti televisivi, viene infatti rapita da un gruppo di balordi della zona, capitanati da un ex parà reduce dalle missioni in Somalia, tendenzialmente incapaci, grotteschi quanto lei.
Compito di ritrovarla spetterà al nostro ispettore della Volante Malatesta, surreale rappresentante dell’ordine, insofferente alle gerarchie, sempre sul punto di essere sospeso o mandato a dirigere il traffico, come si soleva dire una volta. Malatesta se ne infischia della realpolitik, del compromesso, dell’ossequiente ubbidienza alla ragion di stato, e proprio per questo è sempre ad un passo dai guai e nello stesso tempo simpatico a chi legge.
Poi la richiesta di riscatto:

La telefonata era arrivata alle dieci e dodici minuti. Avevano chiamato all’ufficio dell’imprenditore. Aveva risposto la sua segretaria. Una voce maschile aveva detto semplicemente: “Abbiamo noi Samantha Ripamonti. Vogliamo tre milioni di euro. Vi diremo dove e quando. Nei prossimi giorni vi invieremo le prove che vi daranno garanzia che l’abbiamo noi. Sta bene”.

E’ l’inizio di un’indagine anarchica quanto Malatesta, coadiuvata da una squadra composta da una specie di Big Jim cinquantenne (con come suoneria del cellulare una frizzante versione di Faccetta nera) in compagnia di un giovane Primo Carnera e di un tenero e imberbe Jean-Claude Van Damm, incaricati, per decreto di chi detiene il potere, di coordinare e dirigere le indagini. Immaginatevi la gioia di Malatesta che già fantastica di tagliare le gomme della loro auto.
Con toni che vanno dalla farsa alla tragedia, (dare fuoco ad un barbone, o le aggressioni ai campi rom sono tragicamente argomenti di cronaca), Mazzoni ci narra uno spaccato di vita di provincia, e trasforma il noir in un impietoso ritratto sociale, pieno di rabbia autentica e di indignazione civile, di un’ Italia allo sbando in cui i confini tra bene e male non sono più così netti.
Un’Italia con ronde di vigilantes, politici che calcano l’onda del risentimento, valori umani calpestati e sovvertiti, ipocrisie più o meno palesi, burocratismo estremo e falcidiante, culto per il denaro, edonismo di bassa lega. Una lettura divertente e nello stesso tempo impegnata, un antidoto ai pregiudizi, alle ipocrisie, al ciarpame che ammorba e intossica il tanto osannato quieto vivere stigmatizzando vizi e difetti. E la rabbia di cui parlavo prima emerge feroce e ci accompagna per tutta lettura. Sarebbe meglio anche dopo.

Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974. Narratore, saggista e reporter ha pubblicato numerosi romanzi, fra cui “Il requiem di Valle Secca” (Tracce, 2006; finalista al Premio Rhegium Julii), “Ost, il banchetto degli scarafaggi” (Edizioni Melquìades, 2007), “Le bestie/Kinshasa Serenade” (Momentum Edizioni, 2011), “Apologia di uomini inutili” (Edizioni La Gru, 2013; Premio Liberi di Scrivere Award). È il creatore dell’ispettore Pietro Malatesta, protagonista dei noir (illustrati da Andrea Amaducci ed editi da Momentum Edizioni/Koi Press) “Malatesta. Indagini di uno sbirro anarchico” (2011; Premio Liberi di Scrivere Award), “La Tremarella” (2012) e “Termodistruzione di un koala” (2013). Diversi suoi reportage e racconti sono apparsi su “Il manifesto”, “Il Reportage”, “East Journal”, “Il reporter”, “Culturalismi” e “Torno Giovedì”. Collabora con “Il Fatto Quotidiano”.