
Oxford, 1271. La prevista nascita del primo college universitario dovrebbe marcare un passaggio epocale per la città, ma sotto quelle mura considerate idonee a rappresentare il punto di raccolta per le nuove fondamenta del sapere, affiorerà un oscuro passato. Durante la demolizione di alcuni vecchi edifici del quartiere ebraico, tra le macerie e la calce emerge infatti uno scheletro decapitato, con scarse residue tracce di grasso, brandelli di stoffa ancora aggrappati alle ossa e un prezioso anello d’oro con una misteriosa pietra piatta incastonata. Sarà l’inizio di Falconer e il Rito della Morte, sesto capitolo della storica serie concepita da Ian Morson, un nuovo giallo medievale nel quale il tempo diventa materia viva, plasmandola e trasformandola in un possibile indizio.
L’ambientazione è uno dei punti nodali e di forza del romanzo. Ian Morson ricostruisce una Oxford attraversata da tensioni religiose, rivalità accademiche e diffidenze sociali. Le strade fangose, i cantieri, le sale di studio e le botteghe restituiscono l’immagine di una città in bilico tra tradizione e cambiamento, mentre la fondazione del college, destinato a ospitare gli studenti, diventa simbolo di progresso e, allo stesso tempo, causa scatenante di un pericolo legato ad antichi segreti.
Il racconto si muove su due piani temporali, alternando il presente del 1271 al passato del 1250, anno cruciale per comprendere le radici del delitto. Questa struttura rafforza il senso di inquietudine e sottolinea quanto e come il passato continui a proiettare la propria ombra sul presente.
Al centro dell’indagine c’è William Falconer, maestro reggente della Facoltà delle Arti, uomo di logica e fede incrollabile nel metodo deduttivo aristotelico. Falconer non è un investigatore nel moderno senso del termine, ma un intellettuale curioso, capace di osservare, collegare e ragionare in un mondo dove superstizione e pregiudizio offuscano spesso la verità. La scoperta dello scheletro, un più che probabile omicidio, rappresenta per lui una irresistibile sfida, l’occasione per dimostrare come il pensiero razionale possa dissipare il torbido pantano dei sospetti. Accanto a lui agiscono figure molto ben caratterizzate quali: Peter Bullock già al suo fianco in altre indagini, ma stavolta reticente ed enigmatica guardia della città, Bonham, collega e compagno di proibiti studi anatomici, il rabbino Jehozadok, ambiguo depositario di scomode memorie, e soprattutto Saphira Le Veske, affascinante vedova ebrea, donna intelligente e determinata, a Oxford per curare personali interessi di famiglia, coinvolta in una pericolosa corsa parallela verso la verità.
Il romanzo affronta con sensibilità il tema della persecuzione degli ebrei nell’Inghilterra del XIII secolo, mostrando un clima ostile alimentato da accuse rituali, estorsioni e meri interessi politici ed economici legati alle Crociate. Ian Morson inserisce il mistero criminale all’interno di questo contesto storico con naturalezza, senza forzature, rendendo il delitto inseparabile dall’epoca. L’indagine diventa così anche un viaggio dentro le contraddizioni di una società colta e brutale, devota e violenta.
La trama procede con ritmo sostenuto, alternando momenti di riflessione a improvvise accelerazioni, tra nuovi spaventosi omicidi, parziali rivelazioni e colpi di scena ben dosati. L’assenza di moderni strumenti investigativi viene compensata da una proto-scienza forense credibile, costruita su osservazione e deduzione. Il risultato è un giallo solido, avvolgente, nel quale atmosfera, personaggi ed epoca storica si fondono in modo armonico.
Falconer e il Rito della Morte si inserisce con autorevolezza nella vasta tradizione anglosassone del giallo storico, accanto a famose opere come la serie di Fratello Cadfael. È un romanzo capace di intrattenere e di evocare, ideale per chi va a cercare misteri radicati nel tempo, dove ogni pietra conserva una storia e ogni silenzio può nascondere un’angosciosa colpa.
Ian Morson è nato a Derby, in Inghilterra, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale.. Dopo aver studiato in un liceo locale, a Oxford e a Leeds, si è trasferito a Londra e ha lavorato come bibliotecario nella zona nord-occidentale della capitale. Negli anni ’90 ha iniziato a scrivere quella che sarebbe diventata la serie di romanzi gialli medievali ambientati a Oxford, ispirata a William Falconer. Ha sposato Lynda e la loro smania di viaggiare li ha portati dalle Home Counties, attraverso la Cornovaglia, spingendosi fino a Cipro, prima di stabilirsi definitivamente in Inghilterra, a Hastings, sulla costa meridionale, dove vivono. Oltre ai libri di Falconer, ha scritto racconti gialli su un esploratore veneziano sullo stampo di Marco Polo, il cui nome è Nick Zuliani. Ha anche scritto racconti per antologie curate da un gruppo di scrittori di gialli che si autodefinisce The Medieval Murderers.



























