“Ho capito che, anche perdendo tutto, si può ricominciare da zero”.
Alzi la mano chi non ha mai subito il fascino della cultura giapponese… Un paese, il Giappone, che per usanze e tradizioni ha ancora molto da raccontare, al mondo: un’ottima base, insomma, per l’arte in genere che ha saputo sfruttare al massimo la curiosità che questo paese ha saputo suscitare.
Un esempio è certamente “Come petali nel vento” di Haki Harada, edito da Garzanti e tradotto da Daniela Guarino.
Miho e Maho sono sorelle: la prima lavora per una grande azienda, vive da sola e una coincidenza la spinge a rivedere ciò che credeva certo, nella sua vita. Capisce che ha bisogno di un cambiamento, e per farlo, deve rivedere le sue pratiche di risparmio, le spese giornaliere, i costi fissi, il budget per gli extra. Ha bisogno di pianificare sé stessa, di entrare nel mondo di chi guarda un po’ più in là del presente. Maho ha una figlia e ha smesso di lavorare quando ha deciso di sposarsi. La sua vena “economica”, quell’istinto di sopravvivenza e di ordine che ha imparato nella società di brokeraggio dove ha lavorato, è rimasta viva e attiva: la donna, infatti, ha organizzato spese ed entrate in maniera strutturata e strategica, prendendo spunto anche dagli insegnamenti della nonna Kotoko.
La nonna Kotoko è figlia di un sistema di analisi dei costi e del risparmio che ha applicato e trasmesso alla sua famiglia: il Quaderno per la contabilità della domestica. Il Quaderno è un sistema infallibile, nato nel secolo scorso, e divenuto uno strumento giudicato indispensabile per la programmazione delle spese di una famiglia. Un metodo che ha spiegato alle nipoti, quando erano ragazze, e che ritorna nella loro vita adulta.
Un altro personaggio che si incontra, nel mezzo della narrazione, è Tomoko (mamma delle ragazze e nuora di Kotoko). Inizialmente, questo personaggio potrebbe sembrare marginale, ma nel corso della narrazione acquista un posto strategico: la donna, attraverso la sua vicenda personale, introduce una buona parte dei temi che l’autrice ha raccontato.
“Come petali nel vento” potrebbe sembrare un romanzo al femminile – e in parte lo è -, ma la presenza maschile è indispensabile per comprendere meglio i tanti significati che questo romanzo ha consegnato al lettore. Significati e temi universali, senza confini di stato e senza tempo, pur riuscendo a mantenere il racconto ancorato alla cultura giapponese.
Il primo tra tutti è certamente l’indipendenza economica. Haki Harada ha saputo costruire un’intera trama – non intricata ma lineare e ben strutturata – sull’economia domestica che riguarda tutti, non solo chi ha figli, famiglia, casa di proprietà. Il risparmio sembra essere un metodo da studiare e applicare, e in esso si racchiudono valori e ideali, doti e obiettivi. Un insegnamento eterno che conduce a risultati personali e tangibili; un’arte vera e propria, insomma.
Il secondo tema che emerge, strettamente legato al precedente, è il lavoro. Questo tema si apre come un ventaglio e lascia emergere sottotemi, tutti di particolare interesse: posizione lavorativa, licenziamento, mobbing, ricerca attiva, soddisfazioni e meriti. Il ruolo della donna è un protagonista e viene accompagnato da un bell’excursus nella ricerca del lavoro in età pensionabile e nel long life learning. Non solo. Si evidenzia il ruolo della donna nella famiglia: il senso del dovere, del sacrificio e un pizzico di colpa che, seppur ingiustificato, si presenta puntualmente.
Un ulteriore messaggio che ho trovato rilevante, in questo romanzo, è legato alla sanità. Grazie a nonna Kotoko e mamma Tomoko emerge il tema dell’insicurezza economica, del divario e della preoccupazione che la mancanza di salute genera e che pesa sui risparmi della persona (e della famiglia).
In ultimo, ma non per ordine di importanza, “Come petali nel vento” ci permette uno sguardo sulla sicurezza economica e sociale, sul debito scolastico, sul matrimonio (e l’impegno che questo genera), sui legami familiari e sulla solidarietà tra donne.
Hika Harada ha scelto di affidare la narrazione a una voce onnisciente che, dalla sua posizione, riesce a dar spazio ai tanti personaggi che appaiono e che determinano l’andamento della narrazione; un narratore che, inoltre, ha voluto raccontare il presente mostrando i fatti salienti del passato attraverso dialoghi e brevi ma precise descrizioni.
HIKA HARADA (1970) è nata nella prefettura di Kanagawa, nel sud del Giappone. Dopo la laurea in Lettere moderne, ha lavorato come sceneggiatrice e scrittrice, vincendo numerosi premi. Vive a Tokyo con il marito e la famiglia. Come petali nel vento è stato uno dei più grandi successi editoriali degli ultimi anni, diventando un bestseller e rimanendo in classifica per mesi.
Source: libro inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa Garzanti e Alice per la disponibilità e la cortesia.
Sono appena ritornato da una visita al mio padrone di casa, il solo e unico vicino dal quale sarò infastidito. Che bella zona è questa! In tutta l’Inghilterra, non credo che avrei potuto trovare un altro posto così totalmente distaccato dal trambusto della vita sociale. Un perfetto paradiso per misantropi; e il signor Heathcliff e io siamo la coppia giusta per spartirci questa desolazione.
Che tipo interessante!
Certo non immaginava quale simpatia mi ha suscitato in cuore quando, avvicinandomi a cavallo, ho visto i suoi occhi neri ritrarsi così sospettosamente sotto le sopracciglia, e quando le sue dita, mentre annunciavo il mio nome, si sono sprofondate risolutamente sotto il panciotto.
«Signor Heathcliff!» dissi.
Per tutta risposta, un cenno con la testa.
«Sono Lockwood, il suo nuovo affittuario, signore. Mi onoro di renderle visita appena arrivato, per esprimere la speranza di non averla disturbata con la mia insistenza nel chiedere in affitto Thrushcross Grange. Ieri ho sentito dire che lei pensava…»
«Thrushcross Grange è roba mia, signore» m’interruppe, con un fremito. «Non permetterei a nessuno di disturbarmi, se potessi impedirlo. Entri!»
Quell’“entri” fu pronunciato a denti stretti, e con un tono che significava “va’ al diavolo!”. Perfino il cancello su cui si appoggiava non manifestò alcun movimento in sintonia con le parole. Credo che proprio questa circostanza mi spinse ad accettare l’invito: sentii interesse verso un uomo che sembrava ancora più esageratamente riservato di me.
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