Posts Tagged ‘Bibliotheka Edizioni’

:: Una camera tutta d’ambra, Vittorio Orsenigo (Bibliotheka, 2026) A cura di Viviana Filippini

26 gennaio 2026

“Centoventi casse di ferro: i numeri appaiono chiari al centro di un drappo pesante fatto con il buon velluto del buio”.  Così si legge ad un certo punto tra le pagine del romanzo “Una camera tutta d’ambra” di Vittorio Orsenigo, uscito per Bibliotheka pochi giorni fa. Il libro presenta la prefazione di Sergio Romano, ex ambasciatore italiano in Russia che scrive parole per raccontare quanto quella pietra gialla – l’ambra- sia diventata la protagonista di un vero e proprio giallo storico. Durante la Seconda guerra mondiale, i Nazisti sequestrarono tante opere d’arte e tesori, riportando in Germania quello che ritenevano fosse loro.  Nel corso del tempo molte opere sono state ritrovate, altre no. Tra quelle mai più rinvenute c’è la Camera d’Ambra costruita da un architetto tedesco – lo scultore Andreas Schlüter-  per Federico I re di Prussia, che poi la donò al suo alleato, lo zar Pietro il Grande e alla sua famiglia. L’opera presentava per qualità e caratteristiche la grande maestria creativa degli  artigiani tedeschi  e anche per tale ragione  la Germania di Hitler la voleva riprendere e custodire nel cuore del Reich . I nazisti che fecero? La smontarono nel 1941 dal palazzo di Leningrado in cui si trovava e la portarono a Königsberg, nella Prussia Orientale. Il romanzo è diviso in due parti dove i nazisti e i militari russi dell’Armata Rossa, dai graduati ai soldati semplici, si alternano tra interrogatori, torture (costringere il prigioniero a bere piombo bollente), perlustrazioni e ricerche che  ruotano attorno alla Camera d’ambra, smontata in pochissime ore, collocata in casse poi spedite a destinazione, nascoste e misteriosamente scomparse. Un intreccio denso e particolareggiato che potrebbe essere trasformato in un film tra il giallo, il bellico, nel quale l’arte e i suoi misteri sono il centro della narrazione. “Una camera tutta d’ambra” di Vittorio Orsenigo, scomparso lo scorso anno, è caratterizzata da un intreccio che porta il lettore nel tortuoso agire  dell’essere umano dove la storia e l’arte si intrecciano, rendendo la Camera d’Ambra una vera e propria icona per i suoi tempi e la protagonista principale attorno alla quale ruota l’interesse di tutti i personaggi presenti. Certo è che, come dice lo stesso autore, lui stesso più volte nel tempo mise mano al testo, come per cercare la fine perfetta per un avventuroso fatto storico ammantato, ancora oggi, da forte senso di mistero.

Vittorio Orsenigo (Milano, 1926-2025), regista e scrittore, si avvicina al panorama artistico milanese dell’immediato dopoguerra. Seguendo l’invito di Elio Vittorini, cura un ciclo di letture alla Casa della cultura di Milano presentando una selezione di testi teatrali di Christopher Isherwood, Bertold Brecht e Wystan Hugh Auden, allora poco noti in Italia. Nel 1950 esordisce come regista al Piccolo Teatro di Milano, grazie al direttore Paolo Grassi, con Ubu Roi di Jarry e Le Mammelle di Tiresia di Apollinaire. Ha pubblicato, tra gli altri, con Greco&Greco, Sellerio e Archinto. (fonte sito Bibliotheka)

Source: ufficio stampa 1A Comunicazione.

:: Il portiere di Ceaușescu di Guy Chiappaventi (Bibliotheka Edizioni, 2024) a cura di Massimo Ricciuti

26 dicembre 2024

Per chi ha più o meno la mia età ed è appassionato di calcio, il nome di Helmut Duckadam evoca molti ricordi. Ci fa tornare, in particolare, alla calda serata del 7 maggio 1986, quando il Barcellona e la Steaua Bucarest scesero in campo a Siviglia per giocarsi la finale dell’allora Coppa dei Campioni. Duckadam era il portiere della squadra romena e questo libro racconta la sua storia o, meglio ancora, la sua parabola. Nato nel 1959 in un paesino della Transilvania ai confini con l’Ungheria, Helmut cresce in campagna, mentre la Romania, con il passare degli anni, diventa sempre più povera. Alla guida della nazione c’è il Conducator Nicolae Ceaușescu, feroce dittatore che governa con l’aiuto della Securitate, la temuta polizia segreta. Uno dei suoi due figli, Valentin, è il vero presidente della Steaua e segue sempre la squadra. Pochi giorni prima della finale di Siviglia, avviene il tristemente noto disastro di Chernobyl: una violenta esplosione si verifica all’interno di una centrale nucleare ucraina. La catastrofe porta la data del 26 aprile 1986, ma la notizia è comunicata in Romania solo sei giorni dopo, per non turbare i festeggiamenti del Primo maggio nei paesi comunisti. In quest’atmosfera la Steaua si reca in Spagna, dov’è destinata, secondo tutti, a subire una sonora sconfitta. Prima della gara l’allenatore romeno Ienei tiene alla squadra un discorso improntato più sulla psicologia che sulla tattica e le sue parole sembrano funzionare perché, dopo 120 minuti di gioco, il punteggio è ancora di 0-0. Si va dunque alla cosiddetta “lotteria dei rigori” e qui nasce la leggenda di Duckadam, che ne para 4 su 4 e trascina la Steaua alla conquista della Coppa, diventando l’Eroul de la Sevilla, l’eroe di Siviglia. Questa favola s’interrompe, però, quasi subito, perché, dopo quella partita, il portiere sembra svanire dalla faccia della terra. Cominciano a fioccare leggende metropolitane, la più ricorrente delle quali racconta che la Securitate gli avrebbe spezzato le mani con una sbarra di ferro. Helmut, in realtà, è malato da tempo, già da prima della finale. La dittatura di Ceaușescu, intanto, si avvia rapidamente alla fine a seguito dell’abbattimento del Muro di Berlino. Così il “nostro” portiere prova a rifarsi una vita negli Stati Uniti con la propria famiglia, ma resiste poco e torna, da solo, in Romania, dove si barcamena fra piccoli lavoretti.

Il 2 dicembre 2024 Helmut ci ha lasciati. Guy Chiappaventi, autore di questo romanzo, ha pensato di raccontare la straordinaria esistenza di un uomo “normale”, salito alle luci della ribalta per una manciata di minuti e poi tornato nell’oblio. Dall’altare alla polvere, insomma. La narrazione degli eventi è vista dalla prospettiva di Duckadam, come se fosse lui a parlare. La sua vicenda personale si affianca a quella della Romania di Ceaușescu, una nazione povera che la sera del 7 maggio 1986 si è stretta attorno a una squadra per ritrovare un po’ di orgoglio. Consiglio a tutti, anche a chi non sia propriamente appassionato di calcio, la lettura di questo gioiellino, pubblicato da Bibliotheka Edizioni e impreziosito da alcune pregevoli illustrazioni di Emanuele Palucci.

Guy Chiappaventi, giornalista, inviato del tg La7.
Dopo aver raccontato la suburra di Roma, la mafia e la ‘ndrangheta, due guerre in Medio Oriente, terremoti, tsunami e alluvioni, negli ultimi anni ha seguito la cronaca a Milano.
Ha vinto il premio Ilaria Alpi, il Premiolino e il premio Goffredo Parise.
Ha pubblicato sette libri, incrociando spesso il calcio con la cronaca: il primo, Pistole e palloni sulla Lazio anni Settanta, ha avuto otto edizioni in quindici anni e ha ispirato la serie Sky Grande e maledetta.