Quanto sono lunghi i tempi della giustizia italiana? Una domanda che molti di noi si saranno fatti almeno una volta nella vita. La risposta è semplice: lunghi. Anzi troppo lunghi. A mettere in luce questa amara verità è il romanzo L’ultimo scoop di Silvano Villani di Pia Di Marco, pubblicato dal piccolo editore Tempesta. Il libro prende vita dalla vicenda giudiziaria derivante da un incidente stradale subìto da Villani nel 2004 e caratterizzata da ricorsi compiuti dal giornalista per vedere emergere la verità dei fatti. Purtroppo, Villani inviato speciale del «Corriere della Sera», è deceduto nel 2011 senza portare a compimento il suo progetto letterario, che però ha preso vita grazie all’impegno della sua ultima compagna di vita Pia di Marco. Nel romanzo verità la Di Marco ci rivela una doppia identità di Villani , quella di esperto giornalista e quella di uomo cittadino in cerca di giustizia. Nel libro c’è tutta la vicenda giuridica con protagonista Villani. Un percorso che ha permesso a Villani stesso di sperimentare le lungaggini della giustizia italiana e dei caotici meccanismi che non fanno altro che limitare la possibilità di agire dei giudici e di ottenere giustizia per i cittadini. Accanto ad essa c’è il piano di Silvano Villani uomo. Di colui che arrivato alla soglia degli 80 anni è stato costretto da cause di forza maggiore – le conseguenze dell’incidente – a cambiare in modo radicale il suo stile di vita, scoprendo che compiere le cose più semplici della vita quotidiana (recuperare i libri nell’ultimo piano della libreria o preparare il caffè) poteva trasformarsi in vera impresa titanica. Il Villani che la Di Marco ci racconta è il ritratto di una persona combattiva che vuole giustizia e per questo decide di usare la propria capacità giornalistica per raccontare agli altri la sfortunata vicenda che lo ha travolto. Nel libro, Pia di Marco ripercorre attraverso Villani la vicenda giudiziaria che lo ha visto protagonista, ma allo stesso tempo – sempre grazie all’alter ego letterario – la scrittrice ci riferisce il Villani nella vita di ogni giorno, evidenziando la forza d’animo, la costante venatura ironica e il selfcontrol con i quali il giornalista affrontava le difficoltà. Questa narrazione ci restituisce il ritratto di un uomo dal carattere duro e forte, capace di amare in modo profondo, ma in difficoltà a manifestare apertamente i sentimenti che provava. L’ultimo scoop di Silvano Villani mi ha colpito per la perfetta abilità di immedesimazione di Pia di Marco nei panni di Silvano Villani, qualità che le ha permesso di costruire un romanzo solido, tagliente, vero che con impressionate lucidità restituisce al lettore la dimensione esistenziale di un uomo e di un cittadino italiano alle prese con la macchinosa giustizia italiana. Pia di Marco ha dato forma concreta – e Villani ne sarebbe contento – ad un progetto incompiuto (lui è morto nel 2011), permettendo a questo io singolo di rivelare pubblicamente tutto lo sconforto e il malumore per le lentezze della nostra autorità giudiziaria. L’ultimo scoop di Silvano Villani è una riflessione intensa su una delle realtà dell’Italia di oggi, dalla quale emerge l’ amara consapevolezza del giornalista di essere protagonista di un caso di giustizia negata. Prefazione di Enzo Antonio Cicchino.
Silvano Villani (Trieste, 22 ottobre 1923 – Roma, 6 giugno 2011), triestino, di professione giornalista, si trasferisce a Londra nei primi anni Cinquanta. Dalla capitale britannica collabora col «Mondo» di Pannunzio e ai primi numeri de «L’Espresso». Quindi passa al «Corriere della Sera» di cui è corrispondente da Stoccolma e da Ginevra. Rientrato in Italia, opera come inviato speciale per il medesimo quotidiano particolarmente nel Medio Oriente e in Africa. Nel 1964 vince il “Premiolino”, nel1965 il “Premio Saint Vincent”.
Pia Di Marco (Maria Pia Di Marco) è nata e vive a Roma. Laureata in Lettere con indirizzo storico artistico all’Università di Roma La Sapienza, diplomata in Grafi ca all’Istituto Europeo
del Design di Roma, ha collaborato con la Cattedra di Iconografia e Iconologia all’Università di Roma La Sapienza e con il Departamento de Arte, Universidad de Navarra (Pamplona).
Si dedica al Cinquecento, con particolare riguardo alla pittura dell’età della Controriforma. Ha pubblicato per Giunti, per l’Universidad de Navarra, per Fabrizio Serra Editore. Della sua produzione grafica si segnalano, fra l’altro, la copertina e le illustrazioni per Il Mistero della Stanza n. 5 di Silvano Villani, Iter, Roma 1991 (catalogo L’Erma di Bretschneider); le illustrazioni per La vita segreta dei piccoli abitanti del mare di Mirella Delfini, Franco Muzzio Editore, Padova, 2000; le illustrazioni per Bambino sarai tu, Marguerite Editrice.
Ha collaborato alla composizione dell’autobiografi a di Mirella Delfini, Andrà tutto bene, Abel books, 2012, e ne ha realizzato la copertina. Ha composto i testi e realizzato le illustrazioni
de La Donna Ragno e altre storie raccontate al piccolo Charles Darwin di prossima pubblicazione per I tipi di Anicia. Attualmente collabora con l’autore televisivo Enzo Antonio Cicchino.
Enzo Antonio Cicchino. Autore televisivo di argomenti storici. Ultimi libri pubblicati: Il Duce attraverso il Luce, Mursia Editore. La fonte di Mazzacane, Laruffa Editore. Vive a Roma.
NEIL GORDON – La regola del silenzio
PREMIO ITALO CALVINO
Ci sono molti motivi per cui scegliamo un libro da leggere. A volte lo scegliamo per il titolo, altre semplicemente perché ci attira l’immagine scelta per la copertina. Spesso decidiamo di dedicarci alla lettura di un romanzo su consiglio di un amico. A colte capita di prendere un libro a caso da uno scaffale, leggerne la quarta di copertina, trovare interessanti le parole di critica ad esso rivolte, dare una lettura veloce alle alette e decidere che quel libro potrebbe piacerci. È questo quello che è successo a me quando ho deciso di leggere Narcopolis.
Credo che la serie televisiva britannica Luther sia tra le preferite degli appassionati di ‘nero criminale’ moderno. Io l’ho adorata. Il romanzo di Neil Cross (che è anche sceneggiatore dei testi nonché romanziere di suo) lo avevo letto questa estate in originale. La combinazione prezzo allettante, Cover che ripropone piacevolmente lo stile delle locandine disegnate con una efficace rappresentazione dell’eponimo protagonista interpretato da Idris Elba, e la indiscutibile constatazione che di buono sta uscendo davvero poco mi hanno convinto all’acquisto. Sono purtroppo passati da molto i tempi in cui avevo tempo di rileggere i libri ma, complice un uggiosissimo week end, ho cominciato a sfogliare il volume… e l’ho riletto sino in fondo con estremo piacere. Prima di tutto è un prequel, viene cioè prima dell’inizio della serie tv. Senza spoilerare la cosa è evidente dal ruolo di alcuni personaggi chiave nella vita del protagonista sin dalle prime pagine. Ma il meccanismo è molto più complesso, perché la storia prende corpo autonomamente, avvincente, terribile se vogliamo e solo nelle ultimissime pagine troviamo il nesso con quanto visto in televisione. In breve un romanzo da assaporare anche se non si è vista la serie e godibilissimo per chi ha preso confidenza con i personaggi. La scrittura è secca, al presente, fatta di frasi brevi. Essenziale. Pochissime le annotazioni sui pensieri dei personaggi. Si qualificano per quello che dicono e che fanno. Intanto la vicenda va avanti seguendo rivoli differenti che s’intrecciano poi in un unico fiume. Il senso del Destino, benché non invocato incombe. Luther è quello che è in virtù di se stesso, dell’ambiente che lo circonda e del caso che segue. Intorno una Londra non certo swinging, cupa, umida e dolente. Emergono realtà disperate, depravate a fianco di altre benestanti, borghesi ma non certo al sicuro da quella noirceur che pervade l’intera storia. Dialogi serrati e realistici, azione rapida, descritta con proprietà di linguaggio, scenica ma non scevra dalla cura che va messa in un libro. Non una novelization, un romanzo vero. Intenso. E’ la Londra degli sbirri,quelli ossessionati dal proprio dovere, quelli stanchi, quelli corrotti, quelli contaminati dal lerciume in cui camminano. Gangster, combattimenti clandestini, centri sociali, mille depravazioni ,l’aspirazione a qualcosa di migliore che sembra sempre, dannatamente, fuori portata. Curiosamente nel testo non vi sono connotazioni razziali. Che Luther sia nero lo sappiamo dalla cover, dal suo interprete televisivo, prima che l’autore lo dica, quasi distrattamente, passano molte pagine. Perché, fondamentalmente, Luther è uno sbirro. Uno che vuole giustizia a tutti i costi. E questo è proprio il problema.
“Colitto è uno degli autori italiani di romanzi storici più interessanti.”
Quando lei era buona, Philip Roth
Ho sempre sentito parlare di Emily Dickinson. Ho visto qualche volta il suo volto nei libri di letteratura, ma di questa poetessa, considerata una dei maggiori lirici del XIX secolo, non ho mai letto nulla. Di lei ne ho sempre sentito dire come di una figura femminile depressa, reclusa dal mondo e infelice. Poi, come una luce nel buio- e meno male – è arrivato Come un fucile carico. La vita di Emily Dickinson di Lyndall Gordon. Il volume edito dalla Fazi è un’intensa biografia dedicata alla poetessa americana e al mondo nel quale visse. Il lavoro della Gordon avvicina noi lettori alla poesia e al senso intimo dei versi di Emily. I suoi componimenti poetici sono formati da un linguaggio semplice, essenziale che non si perde in inutili fronzoli, perché nella purezza delle parole scelte la poetessa americana metteva il ribollire magmatico delle sue emozioni. Da un lato, Lyndall Gordon ci racconta la storia di una figura femminile sensibile e innovativa nel suo modo agire e pensare, un carattere umano che trovò nella poesia lo strumento più adeguato per esprimere il suo profondo sentire. Dall’altro lato, l’autrice ci accompagna nell’universo privato di Amherst, dentro agli Evergreens, per scoprire gli intricati legami di parentela, amicizia e conoscenza tra Emily e gli altri abitanti della tenuta. C’è l’intenso rapporto di Emily con il fratello Austin, accanto ad esso si sviluppa l’intima – per qualcuno anche troppo- relazione di amicizia e confidenza con Susan, moglie di Austin, cognata della poetessa e destinataria di alcune poesie composte da Emily stessa. E che dire di Mabel Todd, una donna colta che irrompendo nella famiglia Dickinson provocherà una irreparabile crisi tra Austin e Susan – nota anche come Sue- e seminerà zizzania tra i vari membri di casa Dickinson. Proprio Mrs Todd (ossessionata dalla clan Dickinson e dalla poetessa) riuscirà grazie al sostegno di Lavinia – l’altra sorella di Emily – a dare il via nel 1890 alla pubblicazione delle poesie della scrittrice, mettendo in circolazione interpretazioni poetiche e fatti relativi al vissuto della autrice di Amherst non del tutto corrispondenti al vero. Ciò che colpisce di Come un fucile carico è il tramandarsi nel tempo delle lotte per i diritti di pubblicazione e di possesso dell’ immensa produzione di Emily (circa 2000 poesie alle quali vanno aggiunte le lettere e i frammenti in prosa). Una vera guerra legale-editoriale che si trasmetterà di generazione in generazione, fino agli anni ’50 del XX secolo. Eventi e false dicerie architettate con una cinica furbizia, che alimentarono l’immagine di una Emily passiva, sconfitta in amore ed esclusa dal mondo. Questa nuova e ricca biografia di Lyndall Gordon riscatta Emily. Il libro è il frutto di un accurato lavoro di ricerca e indagine compiuti per fare un po’ di chiarezza e sfatare i falsi miti lasciati in eredità dalla storia. Le pagine di Come un fucile carico scorrono via veloci facendo entrare chi legge nelle intricate e continue faide tra i parenti e le persone vicine ad Emily, assumendo in questa maniera la natura di un vero romanzo giallo. Inoltre, queste parole biografiche ci permettono di avere informazioni utili sul materiale affettivo e umano dal quale presero vita le tante poesie di Emily. Saranno anche 531 pagine, ma la lettura è così fluida e avvincente da renderci partecipi dei sentimenti che ribollivano come lava incandescente nell’animo di Emily Dickinson e che hanno riempito la sua vita di emozioni così intense da renderla simile ad un fucile carico. Prefazione di Nadia Fusini. Traduzione di Marilena Renda.
Limonov, Emmanuel Carrère
























