Torna la letteratura scandinava in libreria, proponendo questa volta un romanzo urban fantasy, primo di una serie (una costante di questo genere, nel bene e nel male), e cioè Il cerchio, scritto da Sara Elfgren e Mats Strandberg ed uscito in italiano per Salani, storico editore presente da decenni ma divento emblematico per chi legge il genere fantastico per aver proposto la saga di Harry Potter.
All’apparenza Il cerchio può sembrare l’ennesima proposta rivolta ad un pubblico adolescenziale, visto che fa leva su un tema abbastanza comune negli ultimi decenni, quello del gruppo di adolescenti di sesso femminile che scopre la magia, la sua forza ma anche i pericoli ad essi connessi, usandola come un mezzo per superare i propri disagi e drammi, sempre presenti in misura più o meno elevata nell’adolescenza e capaci spesso di influenzare tutta una vita.
Ci sono però alcuni punti di interesse in questo romanzo, non poi così scontato come ormai purtroppo questo tipo di letteratura sembra aver abituato i lettori, anche se le premesse sembrerebbero simili, con tanto di ragazze compagne di scuola che scoprono di dover combattere le forze del male, e non solo per il Paese scelto, la Svezia e non luoghi inflazionati come Gran Bretagna e Stati Uniti.
Il cerchio racconta una storia di fantasia, ma parla di cose anche molto reali e realistiche e abbastanza scomode, quali le famiglie disgregate, l’omosessualità, il bullismo, la droga, i disturbi alimentari. Tematiche non poi così scontate nel genere urban fantasy, soprattutto quando si rivolge ad un pubblico di adolescenti, ma che qui vengono trattate senza compiacimenti, con uno stile non certo idealizzante e molto crudo.
Del resto, anche autori di altri generi letterari, come lo Stieg Larsson della trilogia Millenium, il Lindqvis di Lasciami entrare e la nuova autrice romance Simona Arhnstedt avevano mostrato come si poteva essere realistici fino ad essere spietati non solo in un thriller dai contorni disturbanti, ma anche in una storia di vampiri e in un romance storico, mettendo in luce il lato oscuro dei Paesi scandinavi, visti da molti dal dopoguerra in poi come esemplari per il welfare e la costruzione di una società civile e solidale, ma incapaci di risolvere fino in fondo drammi e problematiche come le violenze familiari, il maschilismo, l’odio verso il diverso, emerse tra l’altro anche recentemente nelle cronache nazionali rimbalzate in tutto il mondo.
Detto questo Il cerchio magico, pur con premesse interessanti, non sa poi decidersi tra realtà e fantasia, tra critica sociale e storia di un’iniziazione magica, mentre gli altri autori scandinavi sapevano comunque poi essere convincenti. Detto questo, è un primo capitolo comunque interessante di una possibile trilogia, di cui viene voglia di conoscere i prossimi sviluppi, con le avventure di queste ragazze magiche dell’estremo nord, non tanto supereroine ma molto piene di problemi e non solo sovrannaturali.
Sara Bergmark Elfgren, classe 1980, è un’ autrice svedese di romanzi fantasy rivolti ad un pubblico young adult. Ha lavorato precedentemente come sceneggiatrice sia per il cinema che per la televisione. Il suo primo romanzo Il cerchio è stato scritto nel 2011 assieme a Mats Strandberg. Il cerchio è stato nominato all’ August Prize nella categoria dedicata alla narrativa per ragazzi.
Mats Strandberg, classe 1976, è uno scrittore e giornalista svedese. Strandberg lavora per il Aftonbladet. Ha debuttato nel 2006 con il romanzo d’esordio Jaktsäsong. Ha pubblicato nel 2011 con Sara Elfgren il fantasy young adult Cirkeln (Il Cerchio).
Dopo aver popolato per anni gli schermi televisivi con gialli in salsa teutonica, sono arrivati anche in libreria gialli scritti da autori tedeschi e austriaci, per certi versi ancora più efficaci dei loro omonimi televisivi e non meno avvincenti di quelli ambientati in altre zone più classiche, come il mondo anglosassone.
Narra la storia di due bambini senza genitori che a scuola vengono presi di mira sia dai compagni che dagli insegnanti.
“Sono a Riccione, in un residence di fronte al porto turistico. Sono qui per scrivere le mie memorie di 25 anni. A Riccione è iniziato tutto. Non è vero, qui c’è stato uno dei miei inizi… O forse è iniziato tutto quando mi sono trovato di fronte all’Estasi di santa Teresa del Bernini…”
I giorni chiari di Zsuzsa Bánk è un romanzo corale nel quale tutti i personaggi sono protagonisti di questo lungo film temporale della vita. Aja, Evi e Zigi, Seri, Karl e le loro famiglie sono i tanti personaggi principali di questa umana vicenda ambientata nella Germania degli anni’60. Qui, dopo un lungo periodo di pellegrinaggio, troveranno riparo Aja ed Evi. La casa dove madre e figlia vivono è nella periferia di uno sperduto villaggio di campagna. Non è un’abitazione di lusso, anzi è povera, ha gli infissi rotti e non esistono serrature alle porte e al cancello, ma questa miseria alle due giovani donne non importa, perché per Aja e sua madre ciò che conta è il solido legame d’amore che le unisce, così profondo che nulla sembra poterlo scalfire. Manca solo Zigi, il padre vagabondo, sempre in giro per il mondo a far conoscere la sua arte circense per guadagnare qualche soldo da spedire alle donne della sua vita. Lui ogni tanto torna a casa, ma per la maggior parte del tempo è in viaggio e ad Aja rimangono fitte lettere provenienti da ogni parte del globo che la madre analfabeta guarda solo senza poterle leggere. Accanto ad Aja, vittima di un brutto incidente che le lascerà segni indelebili nel corpo e nell’anima, compaiono due suoi amici: Seri e Karl. Come la protagonista, i due ragazzini hanno subìto dei traumi infantili che segneranno per sempre la loro esistenza. Seri è rimasta orfana di padre, morto all’improvviso, mentre Karl ha assistito impotente alla scomparsa del fratello salito su un’automobile e mai più tornato a casa. Accanto a loro ci sono quelle madri e quei padri che traumatizzati da ciò che è accaduto ai figli, faticano a vivere la vita in modo tranquillo. Evi è ossessionata dalla paura che ad Aja possa accadere un nuovo infortunio, la madre di Seri rimasta vedova farà di tutto per aiutare Evi a dare una degna esistenza alla figlia, il padre di Karl, dopo la scomparsa del figlio, si chiuderà sempre più in sé stesso, recidendo i legami con i familiari e con la società. I giorni chiari del titolo, corrispondenti ai momenti di intensa felicità e spensieratezza provata dai protagonisti durante la loro esistenza, fanno del libro della Bánk un romanzo di formazione, nel quale attraverso un lungo viaggio dal passato al presente scopriamo da cosa è stata caratterizzata la via di Aja e dei suoi amici. I tre ragazzi sono sì molto diversi tra loro, ma la rivelazione di alcune verità riguardanti il loro vissuto li renderà simili, tanto che tra loro si instaurerà un’amicizia così profonda e solidale che nemmeno il peggior ostacolo riuscirà a intaccarla. La voce narrante è quella di Seri e ci porta dentro al mondo di Aja dove lei stessa ha vissuto. Pagina dopo pagina si accumulano in una piacevole sequenza i ricordi, i traumi, le verità dolorose e le importanti prese di coscienza che hanno fatto diventare adulti i tre compagni, permettendogli di trovare il loro posto nel mondo, senza mai dimenticare i sacrifici compiuti da chi li ha messi al mondo e cresciuti. Il romanzo della Bánk attua una vera e propria indagine sull’importanza dei legami tra amici e tra genitori e figli, dimostrando quanto le verità nascoste, una volta venute a galla possono cambiare per sempre l’atteggiamento verso la vita di chi le ha scoperte. I giorni chiari sono quelli dell’infanzia, sono spogli da qualsiasi dubbio e preoccupazione, essi sono momenti di pura felicità che dovranno confrontarsi e fare i conti con le disillusioni, il dolore e le incomprensioni che l’età adulta porta in dote.
Trad. a cura di Margherita Podestà Heir
Dicono che leggere sia il cibo per la mente, ed è vero, ma secondo me leggere è anche un modo per viaggiare in epoche e mondi tutti nuovi da conoscere e scoprire. E la cosa bella della lettura è che non c’è nessun limite di età e nemmeno di genere, perché ogni persona adulta o bambina che sia può, anzi ha il diritto di leggere quello che desidera e incuriosisce. Leggere è fin dall’infanzia un atto di piacere e per far riscopre l’importanza della Letteratura per bambini è nata l’ICWA (Italian Children’s Writers Association) che troverete al seguente indirizzo
Non conosco il rapporto tra fratelli in quanto sono figlia unica. Da piccola non ho mai sofferto la mancanza di altri bimbi in casa, anzi mi sentivo una privilegiata, tutte le attenzioni erano rivolte a me soltanto. Crescendo invece, durante la fase dell’adolescenza, spesso invidiavo le mie amiche che avendo fratelli o sorelle più grandi godevano di maggiori libertà, rispetto a me invece, che dovevo lottare in solitudine per aggirare i divieti imposti dai miei genitori.
La casa editrice romana Edizioni della Sera bandisce il suo primo premio letterario: “Narratori della Sera” dedicato ad opere di narrativa, esclusa fantasy e gialla. Ai primi due classificati verrà proposto un contratto di pubblicazione, al terzo una targa di partecipazione.
Esce oggi nei cinema italiani, Il Paradiso degli Orchi, diretto da Nicolas Bary con Raphael Personnaz, Bérénice Bejo e Emir Kusturica, tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Pennac. Stavo proprio pensando di inaugurare una rubrica che parlasse di cinema e letteratura, ovvero dei film tratti dai romanzi e questo post mi da la possibilità di iniziare. Vi rimando alla recensione del libro di Diego Di Dio
Il giorno che la presero la prima volta, aveva sognato le ninfee. La calura dell’estate le si appiccicava addosso, e Salomè attribuì quel sogno al fatto che presto i bei gigli d’acqua avrebbero chiuso i petali per arrivare al mare.
Esce il 26 novembre il nuovo libro di Maurizio de Giovanni, Buio. Per i bastardi di Pizzofalcone:
























