I personaggi dei Moschettieri di Francia, realmente esistiti nella Storia anche se magari non con le valenze romanzesche di Dumas, hanno ispirato più di una volta anche altri autori, attratti da questo mondo ricco di avventure, intrighi, duelli, in cui si rileggevano pagine fondamentali del passato glorioso d’oltralpe, a cominciare dal fondamentale Seicento, secolo dell’assolutismo regio, ma anche di nuovi fermenti che non tardarono poi a manifestarsi.
Stavolta è il turno di Alberto Ongaro, romanziere italiano, anzi veneziano, che ha al suo attivo vari romanzi storici, con come secolo d’elezione il Settecento. Stavolta si sposta nel Seicento, per raccontarci la storia di Athos, forse il moschettiere più tormentato, già marito della perfida Milady, che l’autore ci presenta morente, mentre attende notizie del figlio, nato anni dopo le sue avventure con i compagni, disperso in una guerra dove è andato a combattere per ordine del re, e chi ha letto Il visconte di Bragelonne, terzo libro della serie, lo ricorderà senz’altro.
Tra sogno e ricordo, Athos ricorda una sua avventura prima che diventasse moschettiere del re, e prima di incontrare Porthos, Aramis e D’Artagnan, quando durante un viaggio nel Mediterraneo naufragò, rifiutando di entrare nell’Ordine dei cavalieri di Malta e accettando un incarico ancora più rischioso, con sullo sfondo non la Francia ma la Serenissima cara al suo autore.
Non un seguito, quindi, ma un prequel, un antefatto ad un personaggio indimenticabile, con cui Alberto Ongaro omaggia quello che resta il massimo autore occidentale di romanzi d’avventura a sfondo storico, mettendoci del suo, ricordando che quel mondo creato oltre un secolo fa è patrimonio di tutti.
Un libro agile, forse troppo breve, tra mille colpi di scena e con un finale che si chiude sul continua caro a Dumas, a voler sancire che gli eroi comunque restano immortali, anche quando sono sul letto di morte, e ci sarà sempre un qualcuno che penserà a loro. Il sottotitolo del libro è Vita, avventure segrete e morte presunta di un personaggio, a sottolineare questo, e il motto in copertina recita Il tempo è quel luogo dove qualcuno aspetta qualcun altro che non arriva: tutto per sottolineare l’immortalità di un personaggio.
Il libro è da consigliare agli appassionati di Dumas, che non troveranno il loro personaggio stravolto, ma solo arricchito di altre avventure, che tra l’altro si riferiscono a fatti meno noti della Storia europea, ma fondamentali per gli equilibri di allora. Ma Athos vuole anche essere una riflessione sul senso della vita e dell’avventura, di fronte alla sua fine, sull’eroismo in una prospettiva più ampia, sull’essere eroe e saper vivere oltre la propria vita.
Alberto Ongaro, classe 1925, parla senz’altro di cose che ama e che sentirà solo, mostrando una gioventù d’animo nel voler coltivare l’avventura in senso classico, quella dei libri di Dumas, Salgari e altri, un genere oggi stranamente non molto praticato ma sempre gradito dai lettori, forse perché alla fine è uno dei primi ad appassionare alla lettura, in giovane età.
Alberto Ongaro Vive a Venezia, la sua città da sempre. Ma nella sua vita avventurosa, che l’ha visto per molti anni inviato speciale per «L’Europeo», ha viaggiato in tutto il mondo e soggiornato a lungo in America del Sud e in Inghilterra.
Narratore, giornalista, sceneggiatore di fumetti (a lungo collaboratore e intimo amico di Hugo Pratt), è autore di diversi romanzi, tra cui La taverna del Doge Loredan e La partita, premiato con il Super Campiello nel 1986. Con Piemme ha pubblicato inoltre Il ponte della solita ora, La versione spagnola, La maschera di Antenore, Interno argentino, Un uomo alto vestito di bianco.
In molti ricordano il volto di Danila Bonito, giornalista, conduttrice di telegiornali Rai e inviata speciale dalla carriera ormai trentennale in tanti programmi di approfondimento e inchiesta oltre che nei tg.
Ci sono sentimenti che sono più unici e forti del loro destino: la vita li potrà strapazzare come una bandiera al vento durante una tempesta, loro si piegheranno al volere del maltempo, ma sopravviveranno e ne usciranno rafforzati.
Memorie e Peccati. L’amante di papa Borgia delle sorelle Martignoni è edito, in versione digitale, dalla casa editrice Mezzotints Ebooks, nella collana, che inaugura, Fleurs. La prefazione è a cura di Maria Teresa Casella.
Traduzione di Monica Capuani
Domenica mattina. La neve cade come una spolverata di brillantini da un pallido cielo invernale, ricoprendo tutto tranne l’Albero, scuro contro il biancore soverchiante. L’hanno trovata. Alla fine. Poteva rimanere li fino a primavera, un cumulo come tanti altri, e a quel punto sarebbe diventata tutt’uno con la terra soffice sotto la neve che si scioglieva al calore lento del sole, se uno degli uomini impegnati nelle ricerche non avesse notato un paio di corvi che gracchiavano e beccavano qualcosa non molto lontano dalla casa.
Lo ricordavo come uno dei migliori della serie e confermo il giudizio. Nella riedizione E/O che poi ripropone la traduzione di Bruno Just Lazzari originale si ritrova tutta la verve linguistica di Frderic Dard che fu anche romanziere e ‘s
Traduzione Fabio Cremonesi
Credo che per tutti i narratori veri sia una sensazione comune. Spesso ci dimentichiamo di leggere, di trovare nuovi punti di partenza, di tornare ad appassionarci come negli anni della formazione. Per me è sempre una grandissima emozione. Una finestra che si apre su un panorama al tempo stesso familiare (quello del noir, dell’avventura e dell’azione) ma visto con uno sguardo ‘fresco’, accattivante, che ti avvince e ti stimola, coltivando la tua fantasia con sementi nuove che daranno chissà quali frutti. Per il momento resta il puro piacere di una lettura avvincente. Raymond Benson è un amico e collega di lunga data e così Andrea Carlo Cappi che me lo ha fatto conoscere ai tempi in cui scrisse gli apocrifi di James Bond (pubblicati da Mondadori e Alacràn), sicuramente tra le opere del filone tra le più riuscite. Che Raymond scrivesse poi altri romanzi di ottima qualità lo sapevo, in particolare Torment (in Italia Ossessione) che avevo trovato particolarmente coinvolgente. Nulla di tutto ciò, se non una generica fiducia nel fatto che stavo acquistando un libro di qualità, mi aveva preparato alla lettura del primo volume della avventure di Black Stiletto. Un’eroina della fine degli anni ’50. In costume ma non dotata di super poteri, abile, mortale, arguta, Una donna forte pur con le sue debolezze. E intorno a lei un mondo favoloso di gangster, spie, pugili, mafiosi. Ma non basta, perché le avventure della vendicatrice mascherata che si cela dietro la maschera di Black Stiletto ci portano a oggi, al narratore (che poi è suo figlio), uomo comune alle prese con le nostre difficoltà e che scova in un diario una chiave per stabilire un ponte con la anziana madre malata di Alzheimer. Non finisce qui perché, come in ogni grande storia popolare, il passato s’intreccia con il presente in un gioco perfetto di scacchi e tasselli. Che, come si diceva una volta, ‘ti tiene inchiodato sino all’ultima pagina’ e, naturalmente, ti costringe a d aspettare il prossimo episodio con ‘trepidante desiderio di vedere come procede la saga’. Eh sì, perché a noi piacciono le saghe, ah ah. Sulla storia di questo primo romanzo pubblicato da Centoautori e tradotto dall’ottimo Cappi con piglio e verve, non vi dico. C’è però qualcosa di profondamente umano, struggente, toccante nella vicenda di Black Stiletto. Un valore aggiunto che non si sovrappone alla vicenda che è concepita per intrattenere. Emerge tra le righe, nei pensieri dei protagonisti e nel mondo in cui vivono. La nostalgia per un tempo di avventure sognate, di eroi ed eroine, di affetti perduti. Il legame tra genitori e figli, qualcosa che, per mille ragioni sembra essere andato irrimediabilmente andato storto ma che il destino (l’autore in questo caso) ributta sul tavolo concedendo a tutti una possibilità per riplasmare la storia, il proprio mondo affettivo. È questa forse la potenza di Black Stiletto che Raymond lascia filtrare tra perfette ricostruzioni dell’America anni ’50, duelli di arti marziali, e il tratteggio di un’eroina che avrebbe molto da insegnare a quelle di oggi, così comprese di essere donne con una loro dignità da scordare cosa significhi essere realmente un personaggio femminile che unisce forza e fragilità. Non è facile per un uomo addentrarsi in un universo psicologico del sesso opposto, ma Raymond ci riesce. Lo fa con mano leggera, toccando tutti i tasti giusti ma senza pestarvi sopra, consapevole che la storia deve andare avanti. Così la caratterizzazione del personaggio, gli ambienti, gli intrecci, le corde emotiva stimolate nel lettore si fondono in un intreccio indimenticabile. Bravissimo Raymond… aspettiamo gli altri episodi, scrutando nella notte. Chissà, magari anche tra i tetti della nostra città, potrebbe volteggiare Black Stiletto.
Charles Bukowski al femminile? Be’, per certi versi sarebbe facile affibbiare questa definizione alla misteriosa Miss Seline (pseudonimo dietro a cui si cela un’autrice italianissima), se non altro per il modo che ha di raccontare le sue storie, e per il piglio dei protagonisti dei suoi racconti, aggregati in questa antologia dal titolo che incuriosisce. Da’altra parte, ritengo che una definizione del genere sarebbe riduttiva, perché diversamente da Bukowski, re assoluto della trasgressione alcolico-sessuale, nei racconti di Miss Seline compare a tinte forti (ma non rosa) la componente femminile, che l’autrice non riesce a tenere a bada nemmeno quando costruisce dei protagonisti maschili. E’ una questione di sentimenti e di prospettive, più che di linguaggio e di azioni (questi sì bukowskiani), e lo capiamo fin dalla scelta del punto di vista narrativo, che viene assegnato a quello che dovrebbe essere l’alter ego dell’autrice: una donna che ogni notte posiziona il suo furgoncino Minonzio sotto i piloni dell’autostrada, nella periferia di una città che non è difficile identificare come la capitale meneghina, e mentre distribuisce panini, alcolici e Coca Cola agli sbandati della notte, ascolta i loro racconti, tragici, folli e sconclusionati, e li riporta al lettore.
Padova, 1888. Un serial killer ante litteram, un predatore si aggira per il quartiere malfamato di Borgo Portello e uccide senza pietà giovani donne, prostitute, mettendo in scena un personale rito quasi pagano. Ad indagare l’ispettore Roberto Pastrello, poliziotto scaltro e esperto, che intuisce quanto questo caso si discosti dalla norma, dai soliti delitti che si verificano in città. Questa volta la mente omicida da perseguire è pericolosa, oltre che disturbata. Per catturare l’assassino sono necessari due collaboratori d’eccezione: il giornalista Giorgio Fanton e l’alienista Alexander Weisz. Solo loro possono avere una possibilità. Solo unendo le forze questo predatore potrà essere individuato e catturato. E il tempo stringe, perché il killer continua a uccidere, uscendo anche dal Portello, diffondendo il terrore in tutta la città.
A febbraio di quest’anno la WhiteFly Press ha pubblicato, nella versione tradotta dall’inglese americano da Giulia Bacchi, Elisa Coppini e Gabriella Montanari, Charles Bukowski’s Scarlet. A Memoir by Pamela “Cupcakes” Wood edito nel 2010 dalla Sun Dog Press, con il titolo La Rossa di Bukowski.
























