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:: Un’intervista con Mariangela Galatea Vaglio a cura di Giulietta Iannone

22 gennaio 2019

galatea

Benvenuta Galatea e innanzitutto congratulazioni per aver vinto l’edizione 2019 del “Liberi di scrivere Award” con Teodora, la figlia del circo, Sonzogno Edizioni e per il tuo lavoro. Innanzitutto sei un’insegnante, una blogger, una scrittrice, parlaci di te e dei tuoi studi, della tua vita oltre la scrittura.

R: Sono nata a Trieste ma sono cresciuta un po’ in giro per l’Italia, ho abitato anche a Ravenna, dove ho incontrato per la prima volta Teodora e Giustiniano. Da ragazzina sono rimasta completamente affascinata dai mosaici di San Vitale e forse da allora qualcosa mi ha stregato talmente da scriverne poi quando sono diventata adulta. Ho fatto studi classici, sono laureata in Storia Greca e ho un dottorato in Storia Antica. Poi ho iniziato ad insegnare a scuola e siccome mi piaceva scrivere ed erano gli anni in cui tutti provavano ad aprire un blog, ci ho provato anche io. Scrivevo post divertenti che raccontavano le vite dei personaggi antichi. Hanno avuto successo contro ogni aspettativa. Da lì sono stata scoperta dall’editoria e ho iniziato a pubblicare. Poi ho deciso di lasciare la saggistica e di dedicarmi al mio primo romanzo, ovvero Teodora. Visto che ha vinto il vostro premio, direi che è stata una buona intuizione!

Sei nata a Trieste, ma vivi e lavori a Venezia, la Porta dell’Oriente. Dai tempi di Marco Polo, e anche prima, la prima tappa per la Via della Seta, terra di mercanti, artisti, profughi, guerrieri. Un crocevia di merci preziose provenienti dalla Cina, da Costantinopoli, dalle sponde del Mediterraneo. E di idee, libri, credenze, ideali. Descrivici Venezia come uscisse da un sogno.

R: Il bello di Venezia è che già si avvicina molto ad un sogno. È una città che amo molto. Una città di mare strana, perché poi tecnicamente non è sul mare, ma dentro la sua laguna. C’è uno strano senso di sospensione a Venezia, come se il tempo fosse una dimensione lontana e distante. È una città che non ha uguali al mondo e che non si può spiegare, bisogna vederla e viverla.
La Costantinopoli di Teodora deve molto a Venezia. Sopratutto nel carattere degli abitanti. I Veneziani sono smagati, ironici, abituati a avere in casa gente di tutto il mondo e a guardarla con l’indifferenza di chi ha avuto un impero e lo ha visto tramontare. Non è sempre facile andarci d’accordo ma sono molto divertenti.

Il mondo antico affascina ancora i giovani, i tuoi studenti? Come è nato il tuo amore per le civiltà antiche e per la storia? Il passato ha ancora molto da insegnarci?

R: Che rispondere? Sì, sì e ancora sì. Il passato è come una miniera, più lo scavi più trovi tesori inaspettati. Il mondo antico secondo me affascina tantissimo, basta raccontarlo bene. Il problema è che spesso viene spiegato con quella che io chiamo la sindrome del busto da museo. Sembra che gli antichi fossero tutti degli eroi totalmente distaccati dal mondo, dei personaggi freddi e distanti, come i busti dei musei, appunto. Invece no, erano assolutamente simili a noi, con gli stessi problemi, le stesse angosce, spesso anche le stesse tendenze a fare stupidaggini. La storia antica è fantastica, piena di congiure, delitti, colpi di scena, meglio della sceneggiatura di molte serie tv. Per questo la adoro.

Tema del giorno è quello delle migrazioni, dei profughi che scappano dalla guerra, dalla povertà, dalle calamità naturali e arrivano in Europa in cerca di un futuro migliore. Come era vissuto nell’antichità questo problema? Erano disprezzati, avversati, o integrati nelle nuove comunità di accoglienza?

R: Le migrazioni sono un tema centrale nella fine del mondo antico. Si pensa sempre che Roma sia collassata per le invasioni barbariche, ma non è vero. I barbari erano all’interno dell’impero da secoli, e fosse per loro non avrebbero mai voluto abbatterlo, lo adoravano. Era uno stato organizzato e in grado di garantire loro tutto ciò che le loro tribù non avevano: sicurezza, lavoro, ordine. Per lungo tempo sono stati anche integrati con facilità. Nel mio romanzo molti dei protagonisti sono generali bizantini ma di origine barbarica, e lo stesso Giustiniano e lo zio Giustino sono degli “immigrati” provenienti da un paesino sperduto dei Balcani e arrivati a Costantinopoli. Anche se non tecnicamente “barbari” per i raffinati abitanti della città erano dei buzzurri. Il mondo antico non conosceva il concetto di razzismo come lo intendiamo noi. I barbari erano assorbiti ed integrati, anche se poi qualche riluttanza rimaneva, specie nei confronti dei Goti. Però i più importanti generali dell’impero erano ormai barbari, sposavano anche donne della nobiltà romana, le famiglie miste erano all’ordine del giorno. Insomma era un mondo molto più complesso di quanto siamo soliti immaginare.

Come è nato il tuo amore per la letteratura e la scrittura?

R: Non lo so, per quanto ricordo ho sempre scritto e sempre voluto scrivere, fin da piccolina. Amo raccontare storie, amo la storia. Non saprei fare a meno di scrivere o di leggere o di studiare.

Teodora, la figlia del circo nasce dalle tue letture e dal fascino di una donna come Teodora, davvero incredibile per l’epoca, ma anche per oggi. Una donna forte, determinata, coraggiosa, libera per molti versi, come hai ricostruito la sua vita?

R: La storia di Teodora è fantastica. Un ex pornostar che sposa un ministro che è l’erede al trono di un impero. Un po’ come se Eva Henger avesse sposato Obama, per dire… Persino oggi una donna con il suo curriculum farebbe difficoltà ad essere accettata come moglie di un politico, e lei è riuscita invece a diventare persino imperatrice! La storia è ricostruita basandosi minuziosamente sulle fonti antiche, soprattuto Procopio di Cesarea, politico e scrittore contemporaneo ai fatti. E pettegolo di prima grandezza, una specie di Dagospia dell’antichità. Visse a corte gomito a gomito con Teodora e Giustiniano, di cui fu anche storico ufficiale, salvo poi dileggiarli in un’opera in cui ne raccontava tutti i vizi e i segreti. Mi sono poi basata su altre fonti coeve, come le lettere dei Papi, i resoconti diplomatici della corte bizantina, i frammenti di altri storici del tempo. Sono pignola, quindi in pratica non c’è una riga del romanzo che non abbia dietro una fonte antica o dati archeologici quanto più accurati possibile. Ho controllato minuziosamente anche i particolari dell’arredamento, dei vestiti, dei decori degli ambienti.

Com’era Costantinopoli nel VI secolo d.C.?

R: Una grande metropoli simile a New York o Londra. Un luogo dove migliaia di persone confluivano ogni giorno in cerca di fortuna e dove il successo e la caduta in disgrazia potevano essere velocissime. Una città smaliziata, divertente, dove il bene e il male erano gomito a gomito, gli uomini dei bassifondi si incrociavano con i membri dell’alta società, l’ambizione spingeva tutti a cercare di migliorare la loro condizione ad ogni costo. Una città multietnica a cui piacevano la trasgressione e gli eccessi, che viveva per i grandi eventi sportivi come le corse del circo, che era prontissima ad abbandonarsi a rivolte sanguinose, che amava gli uomini furbi e spregiudicati. Lo scenario ideale per un grande romanzo di avventura, insomma.

Quanto ha inciso il mondo televisivo nel tuo immaginario narrativo?

R: Tantissimo, io sono una consumatrice di serial tv e addicted di Netflix. Ho costruito questo libro come una serie tv, con scene brevi e veloci, molti personaggi che si intersecano e scenari che cambiano continuamente. Quello che spesso mi fa arrabbiare quando vedo le serie storiche è che gli sceneggiatori intervengono sugli eventi cercando di renderli più spettacolari, ma spesso non ci riescono perché la Storia è una sceneggiatrice migliore di quelli di Hollywood. La scommessa di Teodora è questa: raccontare i fatti senza inventare quasi nulla, ma rendendoli comunque affascinanti e pieni di suspense. Spero di esserci riuscita. Vedo che i lettori apprezzano molto.

Avventura, amore, scontri religiosi, rivolte, potere, vendetta, spionaggio come hai amalgamato i temi principali del tuo romanzo?

R: In realtà era già tutto amalgamato negli eventi reali. Ho scelto la storia di Teodora perché tutti questi temi erano presenti e funzionavano benissimo. Ho dovuto solo sceneggiarli e studiare il concatenarsi degli avvenimenti. È uno di quei casi in cui la trama si scrive in pratica da sola.

Ho notato un grande apprezzamento, autentico, spontaneo da parte dei tuoi lettori. Come hai coltivato questo legame privilegiato? Ricevi molte lettere, mail, messaggi da parte dei tuoi lettori?

R: Sono da sempre molto presente sui social e quindi quello è il canale privilegiato con cui tengo i rapporti con i miei lettori. Seguono il mio profilo, il blog, la mia pagina Facebook e da qualche mese anche il mio canale YouTube in cui posto dei video in cui racconto episodi della storia antica (i più seguiti sono la serie “Sesso e Gossip a Roma antica, la scandalosa vita di Giulio Cesare!). Io cerco sempre di rispondere a tutti e con alcuni lettori storici poi sono nate bellissime amicizie, per cui ci sentiamo, ci incontriamo, ci prendiamo il caffè. Insomma, sono fortunata, ho dei lettori adorabili.

Hai anche pubblicato un saggio L’italiano è bello (Sonzogno 2017). Cosa ti piace di più della lingua italiana?

R: È la materia che insegno, per cui direi tutto! Ma devo ammettere che poi, anche se sembra strano, ho una vera passione per la grammatica. Non ci si pensa mai ma è la vera architettura del discorso, senza quella non si fa nulla. Io amo la grammatica storica, la storia della lingua, le etimologie.

Cosa stai leggendo in questi giorni? L’ultimo libro che hai letto e il prossimo che hai intenzione di iniziare.

R: Sto leggendo Carl Gustav Jung, L’uomo e i suoi simboli. Per curiosità. Ho letto quasi tutto Freud ma Jung lo avevo evitato fino da ora, devo colmare la lacuna. Il prossimo in lista è una rilettura dell’Eneide sistematica. Ho sempre preferito Omero e Virgilio forse l’ho un po’ sottovalutato, devo rimediare.

Infine, la domanda inevitabile. Stai lavorando a un nuovo romanzo storico? Quali sono i tuoi programmi per il futuro?

R: Per ora attendo nuove dalla casa editrice, perché Teodora dovrebbe essere una trilogia, per cui dovrebbero esserci altre due puntate in cui seguiamo le sue vicissitudini per diventare prima moglie di Giustiniano e poi per tenersi stetta il trono a dispetto di congiure e rivolte. I programmi per il futuro prevedono invece anche uno sbarco massiccio nel mondo del video, ma questo è un progetto che si concretizzerà fra qualche mese e quindi per ora incrociate le dita per me.