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:: Letture Nittiane – Sette riflessioni in pubblico sulle principali opere di Francesco Saverio Nitti a cura di Stefano Rolando e Giovanni Vetritto (Rubbettino, 2018) a cura di Daniela Distefano

11 marzo 2019

NITTIFrancesco Saverio Nitti è al centro di questo ciclo di letture; spunti per osservare il passato con la lente del presente. Egli è stato uomo di Stato, Pensatore della libertà e della democrazia. Un uomo che, con l’esilio a Parigi e con la prigionia nell’ultima parte della guerra a opera dei tedeschi, ci ha detto che la libertà non si difende solo con la penna ma anche e soprattutto con l’esempio, con la testimonianza e quando è necessario anche con il sacrificio. Sue queste suggestive parole che denunciano il fascismo come un ritorno alla barbarie, al Medioevo:

Il fascismo per mantenersi qualche tempo al potere non ha solo annullato tutte le libertà, ha anche abolito tutte le regole di buona finanza. Non esiste più parlamento in Italia: non esiste più un governo locale, perché tutte le amministrazioni delle istituzioni locali sono nominate dal governo, che è l’espressione pura e semplice di una minoranza che si mantiene al potere con la violenza. Tutti i giornali liberi sono stati soppressi e tutta la vita intellettuale è abolita. Un regime autoritario di violenza crea ogni giorno martiri e schiavi. (..) Senza libertà e senza democrazia non esiste vero progresso, nessuna scienza, nessuna via di crescita, nemmeno nessuna ricchezza. (..) Ci serviranno le dittature per rinfrescare la nostra memoria? Ripetiamo le parole di Kant: come l’uccello, durante il volo, è tentato di maledire la resistenza dell’aria, e non comprende che senza quella resistenza lui non volerebbe affatto; così le democrazie moderne esagerano i torti e le debolezze dei parlamenti, i danni prodotti dalla libertà di stampa e gli svantaggi connessi al controllo dell’opinione pubblica. E non si rendono conto che i progressi immensi realizzati dai Paesi civilizzati nel corso degli ultimi 150 anni sono il risultato di queste resistenze. Un dittatore che può tutto realizzare, può tutto distruggere”.

Cos’era lo Stato per Nitti?

Lo Stato, lungi dall’essere l’antitesi degli individui, va considerato come la sintesi di essi, per dir meglio, come la forma più alta di cooperazione sociale”.

E cosa pensava del Comunismo?

Il comunismo non è compatibile con lo sviluppo della produzione e con la esistenza stessa della civiltà. In regime comunista cessano tutti i moventi dell’attività individuale e la produzione si arresta e decade. Noi non riusciamo a concepire forma di produzione comunista senza la rovina dei popoli moderni”.

Per quanto riguarda l’aspetto più propriamente economico, finanziario, Nitti è stato un pioniere su tutti i fronti. Con la sua visione liberale e antidogmatica, egli pose la questione dell’equilibrio tra individuo e colletività, tra spazi di autonoma iniziativa personale e spazi di cooperazione tra gli individui, attraverso forme di intervento statale burocratico, purché giustificate dalla dimostrazione favorevole del vantaggio procurato; tutto all’interno di una ortodossia finanziaria che vuole i bilanci in pareggio. Infine Nitti e i giovani:

voi potete essere l’energia, il motore di un’Italia che si deve trasformare”.

Un’Italia che il grande economista e servo di Stato, Francesco Saverio Nitti, voleva svincolata dal divario Nord-Sud, perché la vittoria sulle disuguaglianze fosse perrennemente giusta, senza infingimenti o distorsioni non solo intellettuali.

Stefano Rolando è Professore di ruolo all’Università IULM di Milano. E’ presidente della Fondazione “Francesco Saverio Nitti”. E’ Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana dal 1993.

Giovanni Vetritto è direttore generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. E’ stato più volte docente a contratto presso la Scuola Nazionale d’Amministrazione, la LUMSA di Roma e l’Università Roma Tre.

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Antonio e Maria dell’Ufficio Stampa “Rubbettino”.