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:: Un soffio di vita di Clarice Lispector (Adelphi 2019) a cura di Nicola Vacca

30 aprile 2019

cl(2)Clarice Lispector, nata in Ucraina nel 1920, approdò successivamente in Brasile dove si formò e diventò scrittrice.
Una voce inquieta che fu accolta con grande favore. La sua è una scrittura particolare che scava nell’indicibile e che si risolve in un flusso di parole che decostruisce il senso.
Adelphi pubblica Un soffio di vita (nella traduzione di Roberto Francavilla), il libro più difficile della scrittrice.
Clarice Lispector ci stava lavorando quando le è stata diagnosticata una malattia mortale.
Il libro è uscito postumo ed è stato curato e riordinato da Olga Borelli, l’amica e assistente che le è stata vicina fino alla morte.
Un soffio di vita può considerarsi il testamento letterario di Clarice Lispector.
Un libro definitivo in cui la sua autrice si avventura, sotto il peso tragico dell’idea della fine imminente, nelle ragioni intime e esistenziali della sua scrittura.
Scrive per frammenti perché anche la sua vita è fatta di frammenti e mette in scena nella trama un dialogo serrato tra l’autore e Ângela, il personaggio inventato dall’autore stesso che sta scrivendo le pagine del libro.
L’autore inventa il suo personaggio perché confessa di essere stato sempre alla ricerca di una persona che vivesse per lui.
Dalla loro conversazione emergono intuizioni, osservazioni e riflessioni sul ruolo della scrittura. Ângela per il suo inventore è una nota acuta, è un grido nell’aria. Entrambi commettono il grave errore di pensare e danno vita a un dialogo fra sordi:

«uno dice una cosa e l’altro risponde di sì ma a una cosa diversa, e io dico di no, e mi accorgo che Ângela non mi contraddice neppure. Ognuno di noi segue il proprio filo, senza ascoltare davvero l’altro. È la libertà»,

Dallo scrivere, che è un agire senza preavviso, l’autore e il suo personaggio si avventurano, con un forte carico di ansia e di inquietudine, sui sentieri pericolosi del linguaggio che dissemina trappole nel labirinto intricato della scrittura.
Nella parole c’è tutto e l’autore afferma di voler scrivere movimento puro. Per Ângela scrivere vuol dire strappare le cose via da lei, a pezzi come l’arpione che si conficca nella balena e le squarcia la carne.
Clarice Lispector sfida le parole e la su stessa scrittura. Un soffio di vita è il suo libro più estremo, l’ultimo e il conclusivo.
Senza preoccuparsi di non essere capita, la scrittrice mette insieme il frammenti di questo stravagante dialogo interiore tra l’autore e il suo personaggio per ribadire, prima di chiudere gli occhi, che la scrittura è qualcosa di importante che ha a che fare con la necessità e l’urgenza.

«Io non scrivo certo perché lo desidero. Scrivo perché ne ho bisogno. Altrimenti cosa farei di me?».

Clarice Lispector non poteva non affidare alla volontà di potenza della parola il destino del suo cammino fra le tenebre.
Arrivata alla fine della sua vita, si sente come una domanda inesistente che non ode risposta.
Lei sa bene che Un soffio di vita non è un libro facile, però non può rinunciare a scriverlo come un libro di sangue, pus, escremento, cuore tagliuzzato, nervi a brandelli, scossa elettrica.
Un libro ermetico accessibile a pochi. Composto da antiparole straordinarie, disordinate per frammenti.
Scrivere, per Clarice Lispetor ma anche per i due personaggi di questo libro silenzioso di vita, significa trasformare tuto in un sogno a occhi aperti e cercare per ogni parola lo schiocco incosciente di un sentimento tormentato
Solo così l’autrice di queste pagine (scritte con parole attaccate le une alle altre) si libererà di se stessa e potrà riposare per sempre.

Clarice Lispector è stata una scrittrice, giornalista e traduttrice ucraina naturalizzata brasiliana. Nata in Ucraina e naturalizzata brasiliana – per quanto riguarda la sua “brasilidade” affermava di essere pernambucana – ha scritto romanzi, racconti e saggi, ed è considerata una delle scrittrici brasiliane più importanti del XX secolo nonché la più importante scrittrice ebrea dai tempi di Franz Kafka.

Source: libro inviato dall’Editore. Ringraziamo l’Ufficio stampa.