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:: Intervista con Steven Saylor

26 luglio 2011

Salve Mr Saylor. Grazie di aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Steven Saylor?

Sono un uomo molto fortunato, un autore a cui i suoi lettori hanno permesso di scrivere i libri che voleva scrivere.

Raccontaci qualcosa sul tuo background, i tuoi studi, la tua infanzia.

Sono nato nel 1956 negli Stati Uniti, in Texas, molto lontano da Roma! Ma grazie a Cinecittà e Hollywood la mia infanzia fu piena di Cleopatra, Cesare, Spartaco e Ercole, tutte storie di antichi miti e storia, e così la mia passione lunga una vita per la Grecia e Roma ebbe inizio. In seguito ho studiato letteratura antica e storia all’università e quando finalmente potei vitare l’Italia, avevo vent’anni, l’emozione di toccare le pietre di Pompei e del Foro Romano scatenò la mia immaginazione e seppi che dovevo scrivere di Roma.

Quando ti sei reso conto che avresti voluto fare lo scrittore. In quale momento ti sei accorto che la tua passione stava diventando un reale lavoro?

Quando ero bambino mi chiesero: “Cosa vuoi fare da grande?” Risposi: “Lo scrittore”. Così questa ambizione esisteva già nella mia più tenera età. Ho lavorato duramente per coltivarla, prima leggendo costantemente quando ero ragazzo e poi iniziando a scrivere le mie storie. Ho fatto  molti lavori nel campo dell’editoria, prima come giornalista e poi come editor per giornali e riviste.
Dopo che il mio primo romanzo, Sangue su Roma, fu pubblicato, il mio editore di New York venne a visitarmi a San Francisco, mi portò a pranzo e mi disse: “Sei dentro”. Avevo scritto solo un romanzo ma lui credeva che potessi diventare un romanziere professionista a tempo pieno, la sua fede in me mi fu di grande ispirazione.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Chi ti ha maggiormente influenzato?

Devo dire grazie a Umberto Eco per la suo Il nome della Rosa che è una combinazione di romanzo storico, romanzo investigativo, e romanzo intellettuale. Ho amato moltissimo quel libro e mi ispirò a credere che potessi anche io combinare questi generi in un romanzo ambientato nell’antica Roma. Ora esistono numerosi romanzi storici ambientati in diversi periodi. Ma fu il grande successo di Il nome della rosa  parzialmente responsabile di questo sviluppo della intera categoria della moderna narrativa.
Nella mia infanzia la mia più grande ispirazione mi deriva da Il signore degli anelli di JRR Tolkien. Amai quel libro più di ogni altro. Non sono diventato uno scrittore di fantasy esattamente perché non credevo che sarei mai riuscito a competere con la maestosa perfezione delle creazioni di Tolkien. Ma volevo creare un grande mondo fantastico con molti personaggi, una lunga storia e di grande drammaticità così optai per la narrativa storica. Il mondo dell’antica Roma è la mia Terra di Mezzo.

Cosa ti ispirò a scrivere la serie Sub rosa?

Il primo romanzo della serie, Sangue su Roma, è interamente basato sul primo processo per omicidio di Cicerone. Pensavo che avrei scritto un singolo romanzo,  ma il mio editore voleva più libri e così colsi l’opportunità di scrivere una serie ambientata nel periodo più affascinante di tutti i tempi, la fine Della Repubblica romana. Il mio editore voleva una serie crime, naturalmente ma la Roma di Gordiano è piena di omicidi e processi.

Di quanti libri è composta la serie?

Ci sono dodici libri che ricoprono un periodo di 35 anni dalla dittatura di Silla del 80 A.C alla dittatura di Giulio Cesare. Il romanzo più recente The Triumph of Cesar, è ambientato proprio prima l’assassinio di Cesare. Ho in progetto di scrivere ancora molti volumi.

I romanzi storici implicano molte ricerche. Tu come hai proceduto?

Le mie visite in Italia sono state una parte molto importante delle mie ricerche, per vedere la grandezza delle rovine, la distanza tra le città, per farmi un idea del clima e del tempo e così via. E naturalmente ho letto molto. A casa mia a Berkeley in California, vivo vicino ad una delle migliori università del mondo, che dispone di un’ immensa biblioteca. Comunque le fonti primarie come i discorsi di Cicerone sono disponibili online, sia nella versione originale latina sia tradotti e i testi possono essere studiati usando i principali strumenti di ricerca. Un’altra grande risorsa sono state le mappe satellitari di Google. Ho potuto sorvolare come un uccello il luogo preciso dove Clodio fu ucciso nella Via Appia.

Ho letto con molto piacere Omicidio nella via Appia edito in Italia da Editrice Nord. Puoi farci un breve riassunto senza rivelarci il finale?

La storia inizia con l’assassinio di un politico radicale, Clodio, sulla Via Appia a poche miglia da Roma. Tutti pensano che sia stato ucciso da un rivale, un altro politico, Milone. In città esplode la violenza. Il Senato viene dato alle fiamme. Roma è nel caos. La gente spera che il grande vecchio del Senato, Pompeo, ripristini l’ordine. Pompeo incarica Gordiano di scoprire la verità sull’omicidio di Clodio. Così questo romanzo è incentrato sulle investigazioni legate all’omicidio e le sorti stesse della Repubblica sono sul piatto della bilancia.

Quale è la tua scena favorita in Omicidio sulla via Appia?

All’inizio, noi vediamo la reazione di Clodia sorella di Clodio, quando la salma di Clodio viene trasportata nella casa del morto, e Gordiano è invitato ad entrate dentro. Il clima in quella casa è di grande dolore ma anche di grande dignità. Mi è piaciuto scrivere quella scena, specialmente perché Gordiano è  segretamente innamorato di Clodia.
Mi sono anche divertito a scrivere la scena del processo alla fine, perché sappiamo che Cicerone tentò di fare un grande discorso, ma l’emozione gli impedì di parlare, è una scena molto drammatica.
E tra queste scene Gordiano investiga sull’omicidio andando su e giù per la Via Appia. Spero che le cose che vede e la gente che incontra siano molto vivide per il lettore.

In Omicidio sulla Via Appia quale è stato il personaggio più difficile da scrivere e perché? E il più facile?

Pompeo ha richiesto il lavoro maggiore. Gordiano incontra e lavora con molti uomini potenti, ma nel primo incontro con Pompeo noi possiamo avvertire il ruolo di padre di Roma a quel tempo. E’ una figura molto imponente, che intimidisce. E anche un enigma, potrebbe diventare dittatore ma non vuole. Quali sono le motivazioni di questo potentissimo uomo?
Clodia la sorella di Clodio, era apparsa prima nei miei libri e apparirà ancora nei miei libri successivi. Mi diverto sempre a scrivere di lei. Gordiano la trova molto affascinante ma ha anche paura di lei. E’ una sorta di femme fatele della storia.

Altre opere ti hanno ispirato nel scrivere questo romanzo?

Una delle più eccitanti cose che ho scoperto durante le mie ricerche sono le pazzesche fonti che esistono per questo omicidio. Cicerone ne dà una versione nel suo discorso per il processo, ma un successivo commentatore Asconio dà una versione molto diversa, così abbiamo due modi di vedere gli eventi. Usando entrambe queste fonti noi possiamo ricostruire gli eventi intorno all’omicidio, ora per ora, e possiamo anche accertare dove gli aventi accaddero sulla Via Appia. Questa è una circostanza molto rara possiamo infatti descrivere un omicidio del mondo antico come se fosse successo ieri.

Parlaci del protagonista Gordiano

Gordiano sono io, solo in meglio; egli fa scelte morali difficili che io non sono sicuro avrei il coraggio di fare. E’ bello avere un alter ego che è migliore e più intelligente di te! Ma anche i cattivi dei miei libri sono miei alter ego. Io penso che sia gli scrittori che i lettori si divertano a provare entrambe le sensazioni sia ad identificarsi con i personaggi sia migliori che peggiori che a provare ad immaginarsi come potrebbero essere.

Ci sono progetti cinematografici tratti dai tuoi libri?

Ogni tanto c’è qualche interesse, ma fino adesso non è successo niente. Quando guardo i film e gli spettacoli televisivi che sono stati fatti sul mondo antico pieni di sesso ed esagerata violenza, mi sembra che le graphic novelcome 300 siano materiale migliore di quanto siano i romanzi che ho scritto.

E il rapporto con i tuoi lettori? Come possono mettersi in contatto con te?

Ho un sito web molto attivo e sono anche presente su Facebook, i lettori mi mandano davvero tanti feedback. Qualche volta i loro commenti mi sono molto utili, perché i lettori vedono collegamenti nei miei libri che io non vedo. Io sono un pittore con gli occhi incollati sulla tela mentre loro vedono le cose da distanza. C’ è un link per raggiungermi sul mio sito web, stevensaylor.com e il mio indirizzo email è molto semplice steven@stevensaylor.com

Come ti immagini in futuro?

Spero di continuare a scrivere fin quando continuerò a respirare. Scrivere è un altro modo per vivere. Realtà e immaginazione sono ugualmente importanti per me.

Leggi sempre le recensioni dei tuoi libri?

Sì, lo faccio. Anche se raramente ce ne sono utili come i commenti che ricevo dai miei lettori, di solito non possono parlare degli intricati dettagli dei miei libri senza rivelare troppo della trama e i commenti sono fatti solo in termini generali.

C’ un insegnate che ti ha maggiormente ispirato?

Ho dedicato il mio terzo romanzo, Catilina’s Ridde, ai miei professori di storia entrambi sia delle scuole superiori che poi dell’università. Sono ancora in contatto con un paio di miei professori che mi insegnarono Storia Romana e Greca all’università del Texas. Il fatto che gli sia piaciuto il mio lavoro è stato molto gratificante per me. Sono lieto e anche onorato di essere apprezzato dai miei professori.

Siamo giunti al termine nel ringraziarti per la tua disponibilità permettimi un’ ultima domanda. Stai attualmente lavorando ad un nuovo romanzo. Altri progetti?

Proprio adesso sto lavorando al mio nuovo romanzo che sarà pubblicato negli Stati Uniti nel 2012 ed è un prequel della serie. Il mio eroe Gordiano ha solo 18 anni e intraprende un viaggio per vedere le Sette Meraviglie del Mondo. Se ai lettori piacerà il libro, potrò raccontare molte altre avventure di Gordiano da giovane. 

:: Intervista con Daniele Cambiaso a cura di Riccardo Falcetta

22 luglio 2011

caL’ombra del destino è un romanzo maledetto,  concepito come un’autentica bomba a orologeria. Fatto per esploderti tra le mani, sul più bello, mentre la lettura ti avvolge e non ti accorgi che il prossimo turning-point sarà la riduzione in macerie delle viscere stesse della tua civiltà e di tanti suoi convincimenti. La sensazione che sanno comunicare libri come questo è assolutamente paralizzante, come il pantano che ci sta coprendo. Solo che con la lettura almeno te ne accorgi. 
Scelto per il lancio dei nuovissimi Gialli Rusconi, questo romanzo è in vero qualcosa di più che un Giallo: è un coacervo nudo e crudo di hard boiled, spy e reportage di guerra (gli autori preferiscono parlare di racconto di frontiera, di contaminazione col western, un punto di vista interessante) che si spinge nei visceri di fango della storia segreta di Nostra Signora Italia – Nostra Signora Politica, le Nostre Signore Guerre, il Nostro Signore Malaffare, il nostro pantano.
Il libro è parte di una attuale generazione di opere “cospirazioniste”(che vorrà pur significare qualche sintomo di male carsico di questi tempi, no?) tra le quali è necessario ricordare almeno Gli anni nascosti di Piernicola Silvis e Montecristo, trilogia-monumento di Steve  Di Marino (prefatore di questo volume), L’ombra del destino è il frutto di una riuscita simbiosi creativa e documentativa a quattro mani, tra Ettore Maggi e Daniele Cambiaso.
Ettore, autore nel 2009 di un eccezionale esordio a base di racconti resistenziali (Il gioco dell’inferno, Besa) lo avevo intervistato diffusamente lo scorso anno, proprio sul nostro blog.  

Questa volta cedo la parola a Daniele Cambiaso, insegnante umanista e già autore di un ottimo thriller storico – Ombre sul rex, Frilli.

“Siamo partiti da un nucleo narrativo al quale stava lavorando Ettore (Acciaio, un romanzo con Roberto Saporito, ndr), che mi sembrava creato su misura rispetto ad alcune suggestioni derivatemi dalla lettura di articoli cronaca nera e politica sui quali mi sarebbe piaciuto articolare una storia. Gli articoli riguardavano la guerra civile nei Balcani e strane vicende di criminalità in relazione con quella tragica realtà. Con Ettore ne abbiamo parlato a più riprese, scoprendo che questo matrimonio s’aveva da fare, così abbiamo strutturato la trama per il lavoro a due, secondo i nostri obbiettivi e caratteristiche.

A parte il complicato contesto bellico dei balcani, da voi ben reso nel libro, a parte i riferimenti alla storia politica italiana, quanto c’è di vero nel romanzo? Magherini, il terrorista di destra, mi ha ricordato, non so come, Stefano delle Chiaie.

Più che a Delle Chiaie, figura controversa e dai tratti indubbiamente romanzeschi, in realtà per la figura Magherini mi sono ispirato molto liberamente a quanto emerso nel famoso “golpe rosa” – ti ricordi? –  che guarda caso avveniva proprio alla metà degli anni Novanta e la cui protagonista era la bella e misteriosa Donatella Di Rosa, dagli irresistibili occhi blu. A un certo punto “Lady Golpe”, come la chiamavano i giornali, sostenne che Gianni Nardi, un importante esponente dell’eversione neofascista, non fosse morto nel ’76 in un incidente stradale, ma fosse vivo e coinvolto in trame eversive. La realtà giudiziaria la smentì ma fu un momento inquietante. Ecco, Magherini nasce un po’ dalla suggestione creata da questi fatti.
Il resto, la sua carriera e le sigle, i riferimenti politici, deriva da studi e letture sull’argomento, il tutto miscelato in chiave narrativa.

Diversi nel romanzo i riferimenti a libri, cultura, personaggi dell’estrema destra. Una cultura di indiscutibile fascino e attrattiva anche per gente di altri lidi ideologici.

Credo che questa sia un po’ la risposta a un certa visione manichea della politica, per cui la destra non sarebbe in grado di esprimere figure di intellettuali o di pensatori di spessore. Quando ci si accorge che non è così, ci si accosta con una certa curiosità a queste realtà, scoprendole degne di interesse e di studio, capaci di arricchire, al di là delle prospettive politiche, e in grado forse di aprire a un dialogo che viaggi al di sopra degli steccati rigidi creati da posizioni preconcette.
Mazzantini, per dire, credo abbia raccontato le esperienze di chi andò a Salò con una sensibilità, un lirismo, un rispetto per l’avversario e un’onestà intellettuale tali da diventare un riferimento imprescindibile per chi voglia approfondire l’argomento.

Già coautori di un racconto giallo di ambientazione bellica selezionato per la prima antologia di Carabinieri in giallo (Una questione delicata, Il Giallo Mondadori), siete tornati con questo libro a intrecciare politica, storia militare dell’Italia e Italia del malaffare. Narrativa  conspirazionista, insomma, un genere che intriga e fa riflettere, ma tanti vi vedono della dietrologia paranoica …

Potrei dirti che la dietrologia paranoica viene spesso superata dalla realtà storica conclamata. Basta prendere in esame, senza scomodare le uccisioni di Moro o Kennedy, il caso del bandito Giuliano. Più in generale, credo che questo tipo di narrativa assolva una funzione che un tempo era prerogativa del giornalismo di inchiesta, oggi un po’ in ribasso, ossia quella di lanciare un grido di allarme e informare che non tutto potrebbe essere come ce lo raccontano. Ho usato il condizionale, quindi sono un paranoico ottimista (e sei un grande! ndr)

Visto che siamo in tema, perchè l’anno del terzo cinquantenario dell’Unità d’Italia secondo te  si è rivelato così povero di narrazioni risorgimentali?

Credo che il problema sia legato al fatto che certe ricorrenze da sole non bastano a rendere appetibili e “vivi” determinati periodi storici per chi entra in libreria. Mi spiego meglio. Io lavoro nella scuola secondaria di primo grado e i programmi tendono a ridimensionare, nei manuali, la portata dell’Ottocento in funzione di uno studio migliore del Novecento. Benissimo. Poi, in occasione dell’anniversario, di colpo arriva una valanga di iniziative, ci si sorprende che per alcuni il Risorgimento sia una scoperta, più che una riscoperta. Se vogliamo che certi valori, certe pagine di Storia siano davvero patrimonio di tutti, vivo, condiviso, occorre attivarsi perché lo siano sempre e non solo in occasione del 150° anniversario. Altrimenti, che si fa? Aspettiamo un altro mezzo secolo a riparlarne?

Giulio Perrone ha pubblicato Nero Liguria, antologia curata da te e in cui è presente anche Ettore.

Si tratta di una antologia che ho curato con interesse e passione. Ventitré autori raccontano il coté criminale della Liguria in venti racconti neri, talvolta contaminati con generi quali il fantasy, il gotico, l’horror e la fantascienza. All’interno dell’antologia troviamo tematiche che attingono all’attualità sociale e politica, senza trascurare incursioni nel passato più o meno recente. L’antologia si apre infatti con una vicenda legata all’alluvione del 1970 per piombare in una cupa storia di sfruttamento di immigrati e di ecomafie. Si prosegue attraverso drammi del centro storico genovese più e meno recente, oscure vicende della mala proposte anche attraverso prospettive insolite, problematiche multiculturali e adolescenziali dei giorni nostri, fatti dai risvolti inquietanti, duelli privati, drammi coniugali, vendette politiche e personali che si trascinano attraverso i decenni, minacce di contagio, storie nerissime della periferia e delle Riviere. Dopo Crimini di regime e Crimini di piombo, due antologie che ho curato con Angelo Marenzana per Laurum (che raccolgono storie nere ambientate durante il ventennio fascista e gli anni del terrorismo), questa è la mia terza esperienza da curatore. Posso dire di essere particolarmente soddisfatto del risultato raggiunto, anche per la varietà di stili e prospettive, che offrono un interessante spaccato della realtà autoriale ligure.

Cos’altro state scrivendo?

Ho concluso da poco la prima stesura di un romanzo scritto a quattro mani con Claudio Asciuti, ambientato nella Genova degli anni Cinquanta e Ottanta e sto cercando di concludere un romanzo sulla strategia della tensione in Liguria. Ci sarebbero almeno tre interessanti progetti da sviluppare insieme al mio socio Ettore. Già pensati e in parte strutturati. Ci piacciono molto, al punto di non sapere quale privilegiare per primo. Ora si tratta di trovare il tempo per scriverli ed è questa la parte più difficile. Ma ci proveremo. Giusto per non perdere il vizio…

:: Recensione di Omicidio sulla via Appia di Steven Saylor (Nord, 2011)

21 luglio 2011

omicidio-sulla-via-appiaRoma 52 a.C. Vigilia della guerra civile tra Cesare e Pompeo. In un fredda sera di gennaio l’ex tribuno della plebe Publio Clodio Pulcro discendente dell’artefice della Via Appia, viene barbaramente ucciso in un agguato proprio in quella strada. Tito Annio Milone suo avversario sostenitore degli aristocratici, pare il responsabile e subito viene accusato dell’omicidio mentre i seguaci di Clodio decisi a spaventare i seguaci di Milone portano il cadavere di Clodio in Senato e lo danno alle fiamme causando un incendio che si estende anche ad altri importanti monumenti confinanti. Di diverso avviso è Gordiano il Cercatore, amico di Cicerone, il quale sospetta che le cose non siano andate in maniera così semplice. Così, su incarico della moglie di Clodio e di Pompeo Magno, che la folla vorrebbe come successore di Clodio, si mette ad investigare poco prima che il processo a Milone abbia inizio, contro il volere di Cicerone stesso, deciso a chiudere il processo al più presto. Cercando, cercando Gordiano si avvicina ad una verità del tutto diversa da quella nota. Col figlio Eco e con il suo schiavo, Gordiano deciso a scoprire la verità a qualsiasi costo, ritrova infatti il luogo dell’agguato e interroga i testimoni che videro e sentirono ciò che successe e quello che emerge dalle sue indagini avrà una portata così sconvolgente da mettere in forse il futuro stesso della Repubblica. Omicidio sulla via Appia ( Murder in the Appian Way, 1996) è il 5° romanzo dopo Sangue su Roma, Lo schiavo di Roma, L’enigma di Catilina, e Delitto sul Palatino, edito in Italia da Edizioni Nord e tradotto da Fabrizia Villari Gerli, della serie che lo scrittore texano Steven Saylor, ha dedicato all’antica Roma, denominata Roma sub-rosa, e che vede protagonista Gordiano il Cercatore, intraprendente investigatore ante litteram sulle tracce dei più oscuri misteri che hanno sconvolto l’antichità. La caratteristica principale dei mystery storici di Saylor è la incredibile capacità di immedesimarsi in un periodo storico così remoto facendo propri usi, costumi e modi di pensare. Basandosi infatti su documenti autentici, l’autore ha ricostruito una Roma credibile e molto accurata il cui rigore storico ha impressionato favorevolmente numerosi autorevoli studiosi del periodo e gli ha permesso di tenere conferenze nelle più prestigiose università americane. Avendo letto il bellissimo Sangue su Roma ho potuto ritrovare in questo lavoro lo stesso stile raffinato e colorito. Gordiano è sicuramente un protagonista simpatico e intelligente, dotato della tenacia e dell’intuito del buon investigatore, che conserva la propria indipendenza e la propria forza morale in un mondo avvelenato dagli intrighi e dalle congiure, ma anche gli altri personaggi sono ben delineati pure i personaggi minori che costituiscono un affresco corale dell’epoca. La prosa chiara ed elegante rende la narrazione avvincente  senza annoiare il lettore pure nelle numerose digressioni storiche, accompagnate da un linguaggio accurato e sempre attento al lessico corretto e in questo molto è dovuto all’ abilità del traduttore. Forse la trama è leggermente più smorzata dei libri precedenti a favore dei personaggi, ma più che un difetto penso segua una precisa volontà dell’autore deciso a ricreare un periodo storico tramite le voci di coloro che ci vissero. L’indagine, sempre attenta a seguire la logica concatenazione dei fatti, passa quasi in secondo piano rispetto alla incisività dei personaggi anche se rimane il filo conduttore principale della narrazione caratterizzata da scoperte, e intuizioni fino al colpo di scena finale che giunge inatteso e drammatico nella più pura tradizione del giallo investigativo.

:: Recensione di Lord John e una questione personale di Diana Gabaldon

19 luglio 2011

lord_john_e_una_questione_personaleDiana Gabaldon scrittrice americana originaria dell’Arizona ha raggiunto la fama internazionale grazie a La Straniera, primo romanzo di una serie giunta ormai al 13° episodio, che si ricollega al genere dei viaggi nel tempo e narra le avventure di Jamie e Claire un’ infermiera che dal 1945 si ritrova catapultata nel 1743.
Ricordo di avere trovato alcuni volumi della saga in biblioteca e seppure è passato un bel po’ di tempo ricordo anche che mi erano pure piaciuti. Per cui ho affrontato la lettura di questa sua ultima fatica, che a dire il vero è il primo di una nuova serie, abbastanza fiduciosa.
Edito in Italia da Corbaccio, come tutte le opere della Gabaldon, Lord John e una questione personale è un mystery storico, originale e ben congegnato, che si avvale di un protagonista affascinante e misterioso impegnato a nascondere la sua omosessualità in una società bigotta e sostanzialmente immorale e libertina in cui il buon nome è una vera religione e lo scandalo il peggior nemico.
Nello scenario sfarzoso e nello stesso tempo licenzioso ed equivoco della Londra del 1757 Lord John Gray, maggiore al servizio di Sua Maestà Giorgio II,  personaggio già presente nella Straniera con un ruolo secondario a cui l’autrice sembra particolarmente affezionata, si trova ad improvvisarsi investigatore sulle tracce di Joseph Trevelyan, promesso sposo di sua cugina Olivia, oppresso da un ingombrante e per quei tempi inguaribile segreto, e dell’assassino del sergente Timothy O’ Connell sospettato di essere una spia e di aver trafugato alcuni documenti che potrebbero mettere in forse le sorti del conflitto combattuto tra inglesi e francesi.
Le indagini lo porteranno ben presto a scoprire un collegamento tra i due casi e a seguire una misteriosa donna vestita di verde che potrebbe avere tutte le risposte. Coniugando l’avventura in costume al giallo classico, in cui un investigatore dilettante si trova ad indagare su un delitto utilizzando unicamente l’ intelligenza e il buon senso, Lord John e una questione personale è un divertente affresco di un’ epoca che l’autrice sa riportare alla luce con sorprendente bravura.
La ricostruzione storica è infatti accurata e minuziosa pur nei suoi aspetti più nascosti e meno conosciuti. Tra la sontuosità dei salotti dell’alta società e la desolazione dei bassifondi e dei bordelli, Lord John ci porta a conoscere un mondo incredibilmente effervescente e vitale ricco di personaggi pittoreschi ed espressivi ma anche avidi, dissoluti e corrotti capaci di ogni tradimento e di ogni nefandezza.

Diana Gabaldon è nata in Arizona nel 1952. Ha incominciato a scrivere alla fine degli anni Ottanta per divertimento e per vedere se ne era capace. Nel 1991 ha pubblicato il suo primo romanzo, La straniera e ha capito che aveva trovato un nuovo, appassionante mestiere. La saga della Straniera, pubblicata in Italia da Corbaccio, è stata tradotta in 19 lingue ed è venduta in 23 paesi di tutto il mondo.

:: Intervista a Linwood Barclay

18 luglio 2011

linwood_barclaySalve Mr Barclay. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Linwood Barclay? Punti di forza e di debolezza.

Sono un ragazzo abbastanza normale in realtà, anche se il mio percorso di crescita è stato in qualche modo unico. Mio padre morì quando avevo 16 anni, e da allora ho dovuto prendere su di me la maggior parte delle responsabilità della famiglia. E ‘stato un periodo che mi ha modellato più di ogni altro, sia nel bene che nel male. Perché in quel momento cercavo di andare incontro ai bisogni degli altri, e ho vissuto pensando che ero l’unico che non sapeva fare niente. Ma, la mia famiglia mi ha aiutato, e sono riuscito a farcela, e per questo la ringrazio molto.

Parlaci del tuo background, i tuoi studi, la tua infanzia.

Sono nato negli Stati Uniti, ma i miei genitori si trasferirono nei sobborghi di Toronto quando avevo quattro anni. Poi sette anni dopo, comprarono un cottage resort e un trailer park nella località di Kawartha nella regione dei laghi dell’Ontario, e così ci trasferimmo lì. E ‘stato il lavoro che ho portato avanti dall’età di 16 anni dopo che a mio padre fu diagnosticato un cancro ai polmoni, e poi morì.

Quali lavori hai tenuto in passato?

Ho aspettato ad avere 22 anni prima di accettare un lavoro di reporter per il Peterborough Examiner. Sono stato lì due anni, poi sono andato al Record Oakville Journal, un giornale nei sobborghi di Toronto, e dopo sono stato assunto nel 1981, all’età di 26 anni, nel più grande giornale del Canada che c’è in circolazione: il Toronto Star. Ho svolto una serie di mansioni di editing là – da redattore ad assistente, a News Editor, – prima di diventare giornalista nel 1993. Ho lavorato lì fino a quando ho lasciato lo Star, quattro anni fa, per scrivere libri a tempo pieno.

Quando ti sei reso conto che avresti voluto essere un giornalista prima e poi uno scrittore? Qual è stato il momento in cui hai capito che la passione della scrittura si stava trasformando in un vero lavoro?

Ero in 3 elementare quando ho cominciato a scrivere storie. Intorno agli 11 o 12 anni ho pensato che avrei voluto scrivere script per la televisione. Intorno ai vent’anni avevo scritto due o tre romanzi. Ma non erano buoni abbastanza per essere pubblicati. Sono diventato giornalista perché era un modo per ottenere di essere pagato per scrivere ogni singolo giorno.

Raccontaci qualcosa di divertente di Kenneth Millar, alias Ross Macdonald, padre del detective privato Lew Archer.

Non so cose divertenti … Era una persona molto gentile, generosa. Il fatto che qualcuno della sua statura avesse il tempo di leggere il mio lavoro, e di incontrarmi (abbiamo cenato insieme una sera quando avevo 21 anni) ha fatto un’enorme impressione su di me. Arrivare a incontrarlo è stato come per un fan dell’opera arrivare ad andare a cena con Pavarotti. Ok, un momento divertente … mi ero imbattuto in una rivista simil-Playboy chiamata Gallery in cui c’era un’ intervista con lui. Quando gli ho detto in una lettera che l’avevo, lui mi ha risposto che non l’aveva vista, e di mettergliela da parte per quando ci saremmo incontrati. Così, quando successe, gli diedi la rivista in un involucro marrone chiaro, Ross sbirciò dentro, e mi disse: “E’ meglio metterla via.”

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Nel corso della mia adolescenza fino ai vent’anni ho ricevuto innumerevoli lettere di rifiuto. Ne ho salvate la maggior parte. Sono riuscito a pubblicare il mio primo libro, una non fiction con uno sguardo ironico sulla paternità, solo dopo che fui ben noto come cronista di giornale.

Dopo aver scritto quattro thriller comici con il personaggio di Zack Walker, hai iniziato a scrivere romanzi autonomi più cupi, a partire da No Time for Goodbye. Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere crime più duri?

I romanzi polizieschi più divertenti, al momento in cui furono pubblicati, hanno ricevuto buone recensioni ma non vendettero molto (sono stati riscoperti oggi), così decisi di andare in un’ altra direzione. Pensai che scrivere un libro più cupo, meno divertente, fosse la strada giusta da percorrere, a condizione  di avere un idea di partenza abbastanza buona.

Chi sono i tuoi scrittori preferiti? Chi pensi abbia influenzato maggiormente il tuo modo di scrivere?

Ross Macdonald ha avuto maggiore influenza su di me di chiunque altro. I miei primi romanzi sono stati scritti molto nel suo stile. Spero di avere un mio stile ora, ma Macdonald mi ha insegnato che il romanzo poliziesco può fare molto di più che raccontare una storia divertente.

Quale è secondo te l’autore che dovrebbe essere più conosciuto?

Certamente Ross Macdonald. Ma ci fu un tempo in cui era molto conosciuto. Tra gli scrittori di oggi, mi vengono in mente due che hanno avuto solo primi romanzi pubblicati, ma sono fantastici. Kathleen Winter, una scrittrice canadese nota nel suo paese per il romanzo di Annabel, e la scrittrice statunitense Carla Buckley, il cui primo libro The Things That Keep Us era davvero eccezionale.

No Time for Goodbye, Too Close to Home, Fear the Worst, Never Look Away. Quale è il tuo preferito?

No Time for Goodbye ha cambiato la mia vita, e gli devo la mia carriera, ma Fear the Worst è in realtà il mio preferito. E credo, abbia il finale più potente di qualsiasi altro dei miei libri. E non è un lieto fine.

Cosa ti ha ispirato a scrivere No Time for Goodbye?

Ero sveglio alle 5 del mattino e stavo pensando ad una storia vera di una ragazza adolescente che era stata rapita una sera da casa sua. E mi sono chiesto. Cosa succederebbe se una ragazza si svegliasse una mattina e tutti gli altri in casa non ci fossero più? Quello fu l’inizio.

Qual è  la tua scena preferita in Too Close to Home?

La scena in cui Jim colpisce il ragazzo in testa con l’annaffiatoio. Sono un uomo semplice.

In Fear the Worst, quale è stato il personaggio più difficile da descrivere e perché? E il personaggio più facile e perché?

Il personaggio che mi interessava di più era Patty. Penso che sia il migliore personaggio che abbia  mai scritto, sicuramente il più tragico.

Quanto è durato il processo di scrittura di Never Look Away?

Tendo a scrivere tutte le mie prime bozze in due o tre mesi. A seconda di quanto riesca bene la prima bozza, poi ci vuole forse un altro mese di lavoro, per arrivare alla forma definitiva. Ma Never Look Away è stato uno dei più facili.

Puoi riassumerci la trama in poche parole?

“Non si può mai conoscere veramente qualcuno”.

Quanto è importante il personaggio centrale di un libro?

Un personaggio centrale è abbastanza importante. Non sono sicuro che regga tutta la storia – almeno non del tutto – ma devi credergli. Le cose che fa, il modo in cui reagisce alle situazioni, devono avere un senso nel contesto. E ci deve essere qualcosa di almeno un po ‘eroico in lui.

Descrivici una tua tipica giornata di lavoro ?

Quando sto scrivendo un libro inizio intorno alle 8:30 e vado avanti fino alle  4 o alle 5 del pomeriggio, ogni tanto mi prendo una pausa per il caffè e anche per giocare a golf con Nintendo Wii. Hai bisogno di alzarti e muoverti quando sei bloccato dietro ad un computer tutto il giorno.

Pensi che i critici abbiano influenzato il tuo lavoro?

Interessante domanda. In alcune recensioni ho trovato alcune critiche costruttive. Un critico ha detto una volta che avevo bisogno di lavorare di più sui cattivi, così ho preso a cuore quello che mi ha detto e ho lavorato duro nel mio successivo libro per rendere i miei cattivi più convincenti.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Il romanzo di James Bond di Jeffery Deaver.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Fare tour può essere molto divertente. Un paio di anni fa, quando il mio editore italiano seppe che sarei stato a Firenze, organizzò rapidamente un evento in libreria. Quindi ci sono stato, in questa bellissima città italiana, seduto ad un tavolo in una libreria vicino al mio editore, che traduceva i miei commenti, prendendo domande e traducendole per me, e ho pensato: “Come è potuto succedere? Come ha fatto un ragazzo come me a finire qui dal Canada? ” Ho pensato che forse stavo sognando. E poi come mi hanno trattato – vino, dolci, etc – gli eventi nelle librerie italiane sono decisamente meglio di quelli a cui sono abituato.

Puoi parlarci della tua presenza al Festival Dal Mississippi al Po a Piacenza?

E’ stato fantastico. Un bel posto. Ho incontrato molte persone – alcune provenienti dall’ Italia, e alcune dagli Stati Uniti e dal Regno Unito – con cui sicuramente rimarrò in contatto. E la cosa bella di questo festival è che si trattava di un Festival letterario / blues. Che bella idea, mescolare le due cose.

Hai molti fan. Parlaci del rapporto come con i tuoi lettori? Come possono entrare in contatto con te?

Sono su Facebook, c’è una pagina Linwood Barclay Author su Facebook. Inoltre, c’è il sito. Ho creato un account Twitter, ma onestamente non riesco a esserci molto. Devo lavorare su questo.

Infine, la domanda inevitabile: a cosa stai lavorando ora?

The Accident is all done, è in procinto di uscire in Gran Bretagna e Nord America, così come in molti altri mercati. E il prossimo libro, provvisoriamente intitolato “360”, è tutto fatto, ma occorrono ancora un paio di piccole modifiche. A ottobre inizierò a scrivere un nuovo libro, e non ho la più pallida idea di cosa tratterà.

:: Intervista con Kent Harrington

13 luglio 2011

vincentGrazie per avermi invitato. Mi sono divertito molto a rispondere a queste domande davvero interessanti. Sono stato in Italia l'anno scorso per la prima volta nella mia vita e mi sono sentito come se fossi tornato a casa. In realtà è vero.

Ciao Kent. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Dicci qualcosa di te. Chi è Kent Harrington? Punti di forza e di debolezza.

Kent Harrington, è nato a San Francisco e al di là di tutto è un vero mistero per me, e pensare che sono quello che lo conosce meglio!
Ho un solo vero punto di forza: una testardaggine profonda. Ma senza di essa non sarei mai riuscito a finire un romanzo, o, del resto, non avrei intrapreso nessun tipo di carriera nelle arti. Devi essere testardo e un po’ indifferente a qualsiasi risultato se vuoi essere un artista. Certamente bisogna essere indifferenti alle critiche o non si va mai da nessuna parte. Così si potrebbe dire che – fino a un certo punto – si deve dare il meglio e, allo stesso tempo non deve fregartene un cazzo. Queste sono idee contraddittorie, lo so, ma il mondo dell'artista è una confusione piena di contraddizioni, tensioni e labirinti impossibili: è un particolare tipo di follia.
Debolezze. Oh dio ne ho tante. Ma le considero, stranamente, anche i miei punti di forza. Perché combattendo le mie debolezze ho scoperto la mia umanità. Siamo tutti imperfetti e non costantemente. Devi solo sperare di non fallire le grandi cose della vita. C'era un famoso torero a cui una volta fu chiesto cosa facesse per rimanere in forma e lui ha detto: " Io bevo e fumo sigari. Come potrei mai essere se no più forte del toro? "

Parlaci del tuo background, i tuoi studi, la tua infanzia.

Quando ero molto giovane, a nove anni, sono stato mandato in una scuola militare. E mi ha cambiato. Non sono mai stato più lo stesso perché una volta che si è cacciati fuori dalla famiglia in così giovane età e si va in quel ambiente scolastico cane-mangia-cane, non si può più tornare indietro. Non sono mai stato in grado di considerare i miei genitori più come protettori o come "genitori". Non è che io non li amassi, è stato che una volta che si è abbandonati a se stessi, senza potere chiedere aiuto a nessuno, o si rimane schiacciati dall’ esperienza, o si impara a sopravvivere. La sopravvivenza in quel tipo di scuola significava imparare a lottare fisicamente. Ho imparato a combattere in modo che gli altri ragazzi mi rispettassero abbastanza da non prendere il sopravvento su di me. I ragazzi che non hanno imparato la lezione sono stati schiacciati spiritualmente ed è stato devastante. In molti modi. Sono contento di essere stato lasciato in balia di me stesso da bambino, perché mi ha reso molto più forte nel corso della vita. Sono andato all’ Università e ottenuto una laurea in letteratura spagnola. Non sono mai stato più felice di quando ero uno studente universitario. Non c'è niente che mi piaccia di più di studiare qualcosa. Forse è per questo che ho scelto di fare lo scrittore, perché il romanzo ti trasforma sempre in uno studente. Nessuno può dominare il romanzo! Nessuno. Per me il paradiso sarà un campus universitario con un sacco di vecchi libri, il cappuccino, e tanta conversazione.

Cosa ti ha fatto iniziare a scrivere romanzi polizieschi?

Ho iniziato a scrivere romanzi polizieschi perché ero affascinato dal lavoro di Jim Thompson. Non avevo letto molta narrativa americana poliziesca da studente. Non era il genere di lettura che veniva permessa nella mia scuola. Non ho letto narrativa pulp fino a ai vent'anni in effetti. Sono cresciuto leggendo i classici nella mia scuola i romanzi pulp venivano in realtà confiscati!
Comunque, quando mi sono imbattuto in Thompson, dopo l’ università, sono rimasto folgorato perché non avevo mai letto nulla di simile. E sentivo di capire il motivo perché aveva scelto lo stile che aveva . Volevo anche provare a scrivere in uno stile più simile a Hemingway e meno allo stile di DH Lawrence come avevo cercato di fare in precedenti lavori.
Quello che non capivo era che era proprio la sensibilità noir quello che davvero mi stava attirando in Thompson. Comunque, ho deciso di provare a scrivere un romanzo poliziesco che si è rivelato essere il mio primo romanzo pubblicato: Dark Ride. E 'stato un successo minore. Ma sono stato molto fortunato, mi ha permesso di iniziare la mia carriera di scrittore.

Nelle interviste citi Hemingway, Fitzgerald, DH Lawrence, Greene, Faulkner, Orwell come influenze. È vero?

Sì, è molto vero. Tutti loro hanno avuto una profonda influenza su di me. Mi dispiace solo che ora siano caduti in disgrazia, almeno in questo paese. C’è molto meno stile ormai nella narrativa popolare in America rispetto ad una volta. Devo molto a questi scrittori , loro mi hanno fatto veramente la persona che sono oggi. Le persone che dicono che l'arte non è importante non hanno mai letto un grande romanzo. Ti può cambiare.

Puoi dirci qualcosa del tuo romanzo d'esordio, Dark Ride?

Come ho detto sono stato incuriosito dalla sensibilità Noir. Si tratta di uno stile che "improvvisa" molto. Le cose sono apparentemente dure ed esposte ancora in modo che si arriva a vedere che sono esattamente l'opposto. Infatti è attraverso questo stile schietto che è stato possibile proiettarci oltre la faccia nascosta della società, di indagare i segreti sulla vita americana, se vuoi. La nostra è sempre stata una società di segreti e atteggiamenti doppi e, ovviamente, di illegalità. Voglio dire guarda la storia della nostra marcia verso l’ Ovest. Perché sentiamo così tanto il bisogno di possedere armi da fuoco in America?
In Dark Ride ho voluto descrivere un personaggio che è stato fatto impazzire dalle aspettative della classe media, e dalla cultura alla base del successo che domina qui. Negli USA – non so se è lo stesso per l'Italia – se qualcuno indossa un bel vestito e ha le mani pulite può realmente  ottenere rispetto. E 'la cosa più sorprendente. Se vuoi veramente nascondere le tue intenzioni criminali in America, basta indossare un bel vestito.
Dark Ride si occupa anche dell'importanza della sessualità come linguaggio della psiche umana. In altre parole, l'espressione sessuale, come nel caso del sadomasochismo come scrivo nel romanzo – è estremamente articolata  e riflette una cultura più ampia. Ho sentito che la cultura del successo in America è legata all'idea di dominio e di aggressione e che l'incapacità di Jimmy di avere successo fa si che per lui sia facile cadere sotto l'incantesimo di una donna che è apertamente interessata alla dinamica sessuale dominazione / sottomissione del sadomasochismo. In altre parole, se non puoi essere dominante nel mondo, dove anche le più grandi azioni sono percepite come un "fallimento" – forse si può giocare ad essere dominante in camera da letto e viceversa? Ci sono casi di uomini molto potenti che pagano per poter svolgere il ruolo del sottomesso sessualmente. Dark Ride comunque è un ritratto di famiglia americano girato in bianco e nero, e con una doppia esposizione.

Red Jungle evoca una ricca tradizione letteraria e richiama soprattutto i confronti con il lavoro di Graham Greene, in particolare The Heart of the Matter e The Quiet American. Era questo un obiettivo?

Red Jungle ha segnato il mio ritorno allo stile di scrittura di altri che mi sono sempre piaciuti e con cui sono cresciuto: è uno stile più letterario dici come quello di Graham Greene. (Mi piace oscillare tra i due stili diametralmente opposti.) E 'questo stile "letterario" che penso possa aggiungere tanto ad un thriller popolare. In altre parole, i due non si escludono a vicenda, a mio avviso. In realtà non vi è, credo, un vero vantaggio ad utilizzare lo stile letterario di uno come Graham Greene quando si sta scrivendo di un posto. L’ambientazione è una parte importante di Red Jungle. E anche se è stato facile per me scrivere del paese di mia madre – ho parlato spagnolo prima di parlare inglese – sapevo che avrei dovuto far esistere quel luogo attraverso il linguaggio. E’ interessante far si che il lettore sia veramente portato in Guatemala. Comunque, questo è quello che ho pensato ed è quello che ho cercato di fare. Se c'è un confronto – tra il mio lavoro e il thriller politico di Green – è perché mi piace usare l’obbiettività di Greene. Nessuno esce veramente bene nel mondo di Greene. Si riduce la politica alle azioni degli individui, ed è quello che la letteratura dovrebbe fare. Nessuno ottiene un pass gratuito. Credo di avere lo stesso atteggiamento.
Per esempio in The Comedians, una vera opera di genio, Greene cattura la moderna Haiti. Egli definisce assolutamente bene i problemi del suo status coloniale e la sua relazione con gli Stati Uniti e Francia nel corso degli anni. In un certo senso è scientifica, quasi brutale, ma a volte gli scienziati, siano essi politici o medici, devono affrontare le dure verità al fine di elaborare cure. I buoni romanzi possono aiutarci a tradurre la complessità del mondo moderno in qualcosa di comprensibile. E speriamo di uscirne più istruiti. Consiglio vivamente la lettura di The Comedians di Greene a tutti. Si tratta di una grande opera d'arte, e uno strumento utile per la comprensione di Haiti fino ad oggi. Questo è un risultato notevole per un romanzo che ha più di 40 anni!

Parliamo del Día de los Muertos uscito in Italia con Meridiano Zero. Qual è la storia editoriale di Día de los Muertos ?

E 'stato pubblicato negli Stati Uniti da DMP (Dennis McMillan Publications è uno dei grandi e ora giustamente famosi piccoli editori di polizieschi negli Stati Uniti.) nel 1997. Ho avuto difficoltà a collocare il libro con gli editori tradizionali più grandi, nonostante il successo di Dark Ride. Che consideravano Dia De Los Muertos, come troppo esagerato. Non ho mai capito questa opinione. E’ stato strano per me. Tuttavia DMP lo ha letto e mi ha chiamato rapidamente e ha detto che l’ avrebbe pubblicato e al diavolo il resto. Sono entrati in classifica e il libro è ormai considerato un classico del noir. Le edizioni originale a volte vendono più di quanto si preveda. Divertente! Certo che sono orgoglioso della popolarità del libro. E 'stato poi pubblicato da Capra Books, che ha pubblicato Anaïs Nin e Henry Miller ed altri, nel 2004, in edizione commerciale. E 'stato pubblicato in diversi paesi in tutto il mondo, tra cui in Italia da Meridiano Zero, come hai detto tu. E 'in procinto di essere pubblicato da Diversion Books in formato eBook questa estate negli Stati Uniti. Il libro non è mai andato esaurito in oltre 10 anni. Mi ha fatto capire che non bisogna mai rinunciare a un libro solo perché qualcuno dice che è troppo scioccante.

Parlaci del processo di scrittura del libro? Qual è stata la parte più laboriosa?

Vorrei poter dire che la Dia De Los Muertos è stato difficile da scrivere, ma non è vero. (A differenza di Red Jungle che è stato difficile.) Dia De Los Muertos è fluito verso di me. Posso onestamente dire che ho sentito la presenza di Hemingway, John Huston e Jim Thompson nella stanza mentre lavoravo. So che sembra folle, ma alcune mattine, vi giuro, li sentivo lì con me mi davano consigli e tifavano per me. (E 'stato molto divertente e ironico che dopo la pubblicazione del libro, il figlio di John Huston mi ha chiamato al telefono e voleva farne un film!) E' stato meraviglioso sentire la loro presenza. Spero che accada di nuovo una o due volte nella mia vita.

Altre opere ti hanno ispirato nella scrittura di questo romanzo? Jim Thompson?

Volevo scrivere un romanzo che avesse luogo in un solo giorno – 24 ore. Sapevo solo quello, ma non c'è un romanzo che mi ha ispirato in tal senso. Quello che è successo è stato questo: ero andato giù a Tijuana per la corrida, da solo. In ogni caso, un giorno ero a pranzo in questo luogo che era un posto pazzesco, aveva posti a sedere all'aperto e tutti i tipi di persone diverse venivano lì: stelle del cinema da Los Angeles per le corride, gangster, Marines, turisti. Una vera e propria miscela di tipi, e ho visto Vincent Calhoun entrare. E poi ho cominciato a vedere gli altri luoghi in città, fonte della mia ispirazione. Per me esiste Calhoun. Lui è un vero uomo. L’ ho visto una domenica.

Puoi dirci un po 'del tuo protagonista, Vincent Calhoun?

Vincent Calhoun è un miscuglio di tutti i duri ragazzi che ho davvero conosciuto, e ne ho conosciuti alcuni. La cosa che rende interessante Calhoun penso che sia che a lui non frega un cazzo. A lui veramente non importa. Può morire o non morire in uno scontro a fuoco. E’ uguale.  E' pericoloso perché in realtà non gli importa se vive o muore. Stavo lavorando a East Oakland prima di scrivere Dia De Los Muertos e c'era un sacco di violenza. Ho lavorato nella parte peggiore di un iper-ghetto per diversi anni in effetti. Sono stato quasi ucciso in un fuoco incrociato e avevo quasi perso la mia lucidità e non mi importava più se fossi vissuto o morto. E penso di aver infuso in Calhoun, il mio atteggiamento di non me ne frega un cazzo. Se sono morto sono morto. Ho avuto questo atteggiamento anche in Guatemala, quando ho scritto Red Jungle. Grazie a Dio non vivo più in quel modo ora. Ma era molto reale e allora penso che sia ciò che rende alcuni dei miei romanzi di ampio respiro: sono stato davvero così pazzo. A meno che non siate veramente stati sul bordo del precipizio e abbiate guardato in basso, allora non si può tornare indietro e scrivere su di esso. Oppure, se lo fai, credo che la gente lo capisca. Ci sono un sacco di Vincent Calhoun, non ho dovuto inventare niente, credimi. È per questo che è reale per me, e lo sarà sempre.

Si tratta di un noir di confine, ambientato nella città di Tijuana. Il mondo latino è una fonte di ispirazione? Hai letto Tijuana mon amour di James Ellroy?

Sì, il mondo latino è una fonte di ispirazione per me. E’ presente nel mio sangue e mi piace descrivere la sensibilità latina verso il mondo esterno. Credo che i miei processi di pensiero siano quelli latini. Non ho mai letto Tijuana Mon amour di Ellroy, ma vorrei. Ho intenzione di aggiungerlo alla mia pila di libri da leggere!

Vuoi descriverci una tua tipica giornata da scrittore?

Mi alzo molto presto al mattino e rivedo quello che ho fatto il giorno prima e poi inizio a scrivere. Alle 11:30 ho finito. Non riesco a scrivere bene dopo le 12. Lascio la mia scrivania e vado  a fare esercizio: corro, sollevo pesi, faccio qualcosa di non cerebrale. A volte, quando il libro è quasi finito, gli do uno sguardo nel tardo pomeriggio, in preparazione per il giorno successivo. Non lavoro nel fine settimana, normalmente. Non posso bere quando sto lavorando. Mi piacerebbe, ma non posso. Quindi non bevo. Bevo e faccio festa quando non sto lavorando ad un libro.

Scrivi anche racconti o solo romanzi?

Scrivo racconti e mi diverto. Vorrei scrivere una raccolta di racconti prima di lasciare la festa.

Chi sono i tuoi autori preferiti viventi?

Le Carre è un nome su una lista molto lunga.

Qual è l'ultimo libro che hai letto?

An Area Of Darkness di V.S. Naipaul

Hai mai avuto il blocco dello scrittore e se si che cosa hai fatto quando ti è successo?

Sì, certo. La mia cura è quella di continuare a lavorare. Se le cose vanno veramente male prendo due o tre giorni liberi, o lavoro in un'altra parte del libro revisionando i capitoli precedenti. So che passerà.

Dark ride, The American boys, Red Jungles, The good physician. Sai se Meridiano Zero li tradurrà in italiano?

So che Meridiano Zero sta per pubblicare Red Jungle, presto spero pubblicheranno anche tutti gli altri!

Parlaci del rapporto con i tuoi lettori? Come i lettori possono entrare in contatto con te?

Beh, non ho un blog o cose del genere perché sono sempre occupato a lavorare su un romanzo o una sceneggiatura o qualcosa del genere. Ma spero che le persone vorranno contattarmi su Facebook, a cui è possibile collegarsi dal mio sito. E 'una bella sensazione vedere quelle facce, perché essere un romanziere è un mestiere solitario, diciamocelo. E, naturalmente, possono contattarmi tramite il mio sito web. Leggo le mail che arrivano attraverso il sito web e, quando posso, rispondo. Non esitate a scrivermi via kentharrington.com.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di divertenti accaduto durante questi incontri.

La cosa più divertente mi è successa durante il tour per il mio primo libro Dark Ride. Era previsto che andassi in un Barnes & Noble in un centro commerciale in California e così ci sono andato ma a loro non avevano detto niente di me e non mi aspettavano. Mi hanno messo fuori accanto alle riviste seduto ad un tavolo da gioco senza libri. Un uomo venne da me e mi chiese se potevo togliermi siccome voleva arrivare alle Riviste di Penthouse e lo stavo bloccando. Mi sono sentito alto due centimetri e da allora ho sempre paura, quando mi reco in una libreria per una presentazione, che non gli sia stato detto! E che mi mettano fuori, tutto solo, vicino alle riviste di nuovo!

Verrai in Italia di nuovo a presentare i tuoi romanzi?

Spero di sì! Come sai amo veramente l'Italia. Spero che qualcuno molto ricco mi inviti. Qualcuno con un grande albergo che paghi anche i conti al bar e al ristorante! Chiamatemi ( Sorride).

Infine, la domanda inevitabile: a cosa stai lavorando ora?

Sto lavorando ad un nuovo romanzo poliziesco che si intitola Friends of ours e parte della storia è ambientata in Italia!

:: Segnalazione La ballata di Mila di Matteo Strukul

12 luglio 2011

milaIn libreria dal 24 agosto 2011

Il maestro Tim Willocks ha detto di lui: "Matteo Strukul ha una mente brillante e un' immaginazione rara".

La ballata di Mila racconta la moderna realtà criminale con le atmosfere del cinema di Quentin Tarantino, Robert Rodríguez e Sam Peckinpah e le intuizioni del nuovo noir americano di Joe R. Lansdale e Victor Gischler.

La trama Due gang di criminali che si contendono il territorio veneto: quella dei Pugnali Parlanti, affiliata alle triadi cinesi, e una cosca locale che fa capo al sanguinario Rossano Pagnan. In mezzo a tutto questo una donna spietata e pronta a sparigliare le carte.
Abbandonata dalla madre, violentata da una banda di criminali che le ha massacrato il padre, Mila Zago è una killer a sangue freddo, un’assassina definitiva. Cresciuta dal nonno sull’altopiano dei Sette Comuni secondo i codici di un’educazione marziale, è tornata dal passato per attuare una vendetta esemplare. Per far questo, nella più classica delle tradizioni, metterà cinesi contro veneti in un doppio gioco che ricorda un classico del cinema come Per un pugno di dollari. Forte di un ritmo sincopato e rapidissimo, di scene d’azione mozzafiato, di continui cambi di prospettiva e di un intreccio a orologeria, La ballata di Mila rinnova il pulp-noir italiano attraverso una storia sabot/age che riesce a indagare con attenzione il fenomeno della mafia cinese a Nordest e lancia nel mondo editoriale un nuovo personaggio femminile, formidabile e dirompente, che spezza le consuete geometrie narrative: Mila Zago aka Red Dread.

L'autore Matteo Strukul è nato a Padova l' 8 settembre 1973. Scoperto da Massimo Carlotto – uno dei maestri del genere noir – ha pubblicato per le edizioni E/O, Collezione Sabot/Age (collana curata da Colomba Rossi) il suo debutto letterario "La Ballata di Mila". Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo dei contratti, Matteo Strukul è ideatore e fondatore (assieme a Matteo Righetto) di Sugarpulp, movimento letterario veneto che ha avuto la benedizione di Joe R. Lansdale e Victor Gischler. Matteo Strukul ha scritto articoli sulle pagine di svariate riviste musicali – Buscadero, Jam, Classix e Il Mucchio e dal 2006 è diventato critico musicale dei quotidiani Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso e La Nuova di Venezia e Mestre. Responsabile dell’ufficio stampa di Meridiano Zero – editore italiano di culto per gli amanti del noir – fin dal 2007, ha curato alcune delle campagne stampa di maggior successo per la casa editrice seguendo in particolare la promozione di alcune delle opere più significative di autori noir inglesi – Derek Raymond – e americani come Chester Himes, James Lee Burke e Victor Gischler. Matteo vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova e Berlino.

:: Segnalazione di Lennox di Craig Russell

11 luglio 2011

lennoxprevLa trama Glasgow, inizio degli anni ’50. Lennox, canadese di radici scozzesi, reduce dall’inferno della Seconda guerra mondiale, decide di fare ritorno alle origini. Solo che anche le origini sono un inferno: Glasgow, dura e violenta, tetra e infame. Così Lennox, la mente ancora invasa dagli incubi del fronte, diventa investigatore privato, spesso al soldo dei gangster locali. Piccoli lavori sporchi. Fino a quando i gemelli Tam e Frankie McGahern non vengono brutalmente assassinati. I mandanti? Gli esecutori? Buio totale. Con la protezione della malavita di Glasgow, toccherà a Lennox dissipare quel buio. Nel quale però la scia di sangue sembra non avere fine.

L'autore Craig Russell ha lavorato come agente di polizia, scrittore freelance e direttore creativo. E' conosciuto per la serie Fabel ispirata dal suo interesse per la cultura tedesca e per la serie Lennox, ambientata a Glasgow negli anni Cinquanta. I suoi romanzi sono tradotti in 23 lingue in tutto il mondo. Nel 2007, Craig Russell fu insignito del prestigioso Polizeistern (Police Star) dalla Polizei Hamburg, l'unico non tedesco ad aver ricevuto questo premio. E 'stato nominato nel 2007per il  CWA Duncan Lawrie Golden Dagger, il più grande premio letterario del mondo per gli scrittori di poliziesco, così come per il SNCF Prix Polar in Francia. Nel 2008, Craig Russell ha vinto il CWA Dagger in the Library. Il suo sito: http://www.craigrussell.com/

:: Segnalazione di Le cose di cui sono capace di Alessandro Zannoni

9 luglio 2011

perdisaimager-1-aspxDal 24 agosto in libreria

Le cose di cui è capace Alessandro Zannoni le trovate quasi tutte qui, nella bellezza fottuta di questo romanzo.
Gian Paolo Serino

Un romanzo intriso di Texas, alcol e brutti ceffi.

La risposta italiana a Jim Thompson, strizzando un occhio ai fratelli Coen.

Alessandro Zannoni torna in libreria più sporco, più cattivo, più audace che mai, con un omaggio dissacrante e spericolato al racconto di frontiera americano.

La trama Lui si chiama Nick Corey, proprio come il protagonista di Colpo di spugna di Jim Thompson. All'anagrafe, però, il suo nome è Nicola Coretti: è lo sceriffo italo-americano della piccola cittadina texana di BakereedgePass e non è affatto uno stinco di santo. Nick Corey odia la sua città, odia il deserto, odia le vacche e tutti gli americani. Odia pure suo padre, che l'ha costretto a fare quel lavoro, ma più di tutto odia i grattacapi che gli dà chi infrange la legge. Nick bestemmia, beve e, per debellare la delinquenza, usa metodi assai bizzarri, oltre che assolutamente fuorilegge. Un giorno il suo amico Rudy gli chiede aiuto: ha perso una grossa somma al gioco e per questo sta rischiando la vita. Nick deve trovare una soluzione, ma trovarla non è per niente facile, anche perché tutto accade alla vigilia del grande rodeo, quando la città si riempie di cowboy ubriaconi e attaccabrighe che vengono da tutto lo Stato a creare disordini. E poi, come se non bastasse, riappare anche Stella, la sua ex promessa sposa, appena uscita dalla galera… Zannoni torna in libreria più sporco, più cattivo, più audace che mai, con un omaggio dissacrante e spericolato al racconto di frontiera americano. Il romanzo riprende la struttura della tipica storia di oltreoceano per spingerla fino al parossismo, riuscendo a portare una ventata d'aria fresca nel contesto della narrativa italiana.

L'autore Alessandro Zannoni, ex antiquario, vive sul confine tra Liguria e Toscana. Scrittore autoprodotto, ha pubblicato con reale successo di critica e pubblico quattro romanzi con lo pseudonimo di Michelangelo Merisi. Dal 2002 al 2006 ha fondato e diretto alcune collane di gialli e noir; ha organizzato la "Festa della letteratura noir" tra Lerici e la Lunigiana; è l'ideatore del festival annuale di Sarzana "Leggere fa male". Con il suo vero nome ha pubblicato il romanzo Imperfetto (Perdisa Pop, 2009) e la novella Biondo 901 (Perdisa Pop, 2008) da cui è stato tratto un monologo teatrale.

:: Segnalazione di Sandman Slim. La stanza delle tredici porte di Richard Kadrey

9 luglio 2011

sandman_slim_kadrey_fanucci.jpgE' un azzardo, il paranormal fantasy non rientra tra le mie letture abituali, ma questa volta sono davvero incuriosita. Sandman Slim. La stanza delle tredici porte è un thriller che miscela noir, azione e fantasy e non ostante la trama parli di vampiri, demoni e amenità varie sembra che l'autore abbia giocato con i generi unendo il classico hardboiled e noir a forti dosi di umorismo e a una base fantasy ma solo di sfondo giurano i bene informati. Il libro è ormai nelle mie mani quindi ci scapperà una recensione siete avvisati. Esce per Fanucci il 14 luglio.  

La trama Dopo undici anni passati all’inferno a uccidere mostri per conto di Azazel, uno dei generali di Lucifero, James Stark fugge e torna sulla Terra, a Los Angeles, per vendicare l’uccisione dell’amata Alice da parte dei suoi ex compagni del circolo di magia, il cui capo è Mason Faim, un uomo dai poteri magici straordinari. Stark è deciso a trovare Mason e i compagni e a eliminarli tutti, e per fortuna ha degli amici ad aiutarlo: Allegra, una ragazza che lavora al videonoleggio di proprietà di Kasabia; Vidocq, un alchimista ultracentenario che veste i panni del saggio; e Kinski, un medico in grado di curare attraverso la magia. Grazie al possesso di una chiave che ha rubato ad Azazel e che porta nel petto, Stark ha accesso alla Stanza delle tredici porte, dalla quale è possibile andare in qualunque luogo dell’universo. Stark ha già aperto tutte le porte tranne la tredicesima. Alla fine, con l’aiuto del Golden Vigil — un antico ordine dedito a proteggere il mondo –, della Sicurezza nazionale e di Candy, l’infermiera vampira di Kinski, riesce a uccidere numerosi amici di Mason Faim, e infine trova anche lui e il suo braccio destro, e riserva loro una vendetta lucida e spietata.

L'autore Richard Kadrey è uno scrittore freelance che vive a San Francisco. Nel corso della sua carriera ha scritto numerosi racconti e cinque romanzi. Si è occupato di arte, cultura e tecnologia per numerosi siti e riviste, tra cui Wired, The San Francisco Chronicle e Discovery Online. Ama la fotografia e si definisce un artista digitale.

:: Segnalazione di Il destino non c’entra di Marie-Hélène Ferrari

9 luglio 2011

il destinoIn libreria: 8 luglio 2011

Marie-Hélène Ferrari, attraverso la serie d’inchieste del commissario Pierucci, ci restituisce l’originale mélange di culture, sapori e accenti di una Corsica lontana dalle usuali rotte turistiche.

Una sera come tante altre, Marie-Savéria attende che Paul-François, marito svogliato e lavoratore indolente, rincasi ubriaco dopo il solito giro dei bar di Bonifacio. Ma quella sera aspetterà invano. Paul-François è stato ucciso a colpi di pistola lungo la Marina della città. La donna vuole saperne di più; convinta che quella morte sia del tutto insensata. Si rivolge così ad Armand Pierucci, commissario della stazione di polizia della città. Quest’ultimo, magnetismo da dobermann e stazza da bulimico, si avvarrà nelle indagini del prezioso aiuto dei suoi due collaboratori, Finelli, duttile e a tratti malizioso, e Pieri, che si consola del tradimento della moglie con una bambola gonfiabile. In questo microcosmo corso il commissario Pierucci scoprirà la seconda vita di Paul-François, una vita di ladro astuto e previdente, capace di mettere a segno colpi piccoli ma ben selezionati, tranne l’ultimo: un colpo grosso, ma finito male. La testardaggine di Marie-Savéria e la tenacia di Pierucci apriranno la strada ad una inattesa soluzione.

:: Segnalazione di Fuego di Marilù Oliva

9 luglio 2011

fuegoDal 6 luglio è tornata in libreria la Guerrera protagonista di Fuego nuovo noir caliente tra balli latinoamericani e santeria di Malirù Oliva interessante autrice bolognese segnalatasi per il suo bellissimo romanzo di esordio Repetita e per ¡Tú la pagarás!   prima avventura della Guerrera e del sornione ispettore Basilica e finalista al premio Scerbanenco.

Una torrida estate bolognese e il fuoco che brucia impietoso. La Guerrera, al secolo Elisa Guerra, giornalista precaria e appassionata di salsa e balli latinoamericani, ci si tuffa dentro nel suo modo incosciente, senza riserve, così come balla, come beve rum e come indaga sulla morte di una ballerina cubana trovata carbonizzata. Un omicidio punitivo a prima vista e, dietro, un losco giro di prostituzione che nasconde altri affari criminosi e sordidi interessi. Come nel fortunato ¡Tú la pagarás!, primo capitolo delle avventure della Guerrera, Elisa Guerra accoglie ancora qui al suo fianco il capace ma timido ispettore Basilica per mostrargli i controsensi delle notti di salsa e dei pittoreschi personaggi che le animano, i segreti di un mondo intriso di fascino e riti misteriosi. E come nella precedente indagine della Guerrera, anche in Fuego questa lottatrice di capoeira, che conosce segreti e perversioni di ballerini e insegnanti di danza, affronterà pericoli e sfide mortali insieme alla fidata amica Catalina, con la sua dolcezza azzurra, i tarocchi e gli studi da alchimista. E così, man mano che la storia si dipana verso l’inaspettata verità, Catalina aiuterà la Guerra nell’interpretazione esoterica del fuoco, mentre Dante le coprirà alle spalle con la saggezza senza tempo dei suoi versi immortali.