Archive for the ‘Uncategorized’ Category

:: Recensione di Regina Nera di Matteo Strukul (EO, 2013)

3 aprile 2013

milaL’Alto Adige è uno stato dell’anima, ancor prima che un luogo.
Ma dietro questa calma apparente si nasconde un mondo duro e crudele. Fatto di lavoroche spezza la schiena, di tradizioni da preservare, ma anche dei fiumi di alcol che scorrono dentro i Gasthof la sera, di razzismo pronto ad esplodere, di masse di denaro che fluiscono nelle tasche dei residenti grazie agli affitti estivi e ai proventi della stagione invernale. La Provincia a statuto speciele foraggia gli altoatesini, incentiva gli albergatori e prospera grazie al turismo.
Guardare e non toccare.
Ma c’è anche una realtà per molti aspetti legata al passato, fatta di segherie e di distillati che bruciano la gola, di caccia al capriolo e raccolta di funghi. C’è ancora una vita governata da ritmi primitivi e sacri, i ritmi della natura. Sono sacche che resitono, nonostante la cortina di denaro che fodera tutto: l’Alto Adige ha ancora un cuore, perso da qualche parte.

Dopo due anni da La ballata di Mila, che aveva inaugurato nel 2011 la collana Sabot/age di EO, diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto, torna, sempre per la stessa collana, il personaggio creato da Matteo Strukul, Mila Zago, cacciatrice di taglie per la BHEG, in un sequal dal titolo significativo Regina Nera – La giustizia di Mila e sembra ormai che questa fortunata trilogia sia destinata a varcare i confini nazionali e trovare fortuna dagli USA all’Australia passando per il Sudafrica, notizia che penso debba far felice non solo l’autore ma l’intero mondo editoriale nostrano, data la difficoltà congenita di farci conoscere all’estero, ancora di più in un genere come il pulp noir in cui i precursori e maestri incontrastati parlano inglese. Per chi ha già letto La ballata di Mila forse le ragioni di questo successo sono più comprensibili, ma analizziamole assieme, prima di parlare del secondo episodio della trilogia da me appena letto. Matteo Strukul influenzato da tutto un magma di letteratura, cinema, fumetto pulp ha creato innanzitutto un’ eroina decisamente non convenzionale, simile a tante eroine ormai classiche, da Lara Croft, a Nikita, da O-Ren Ishii a Sema Gokalp dell’Impero dei lupi di Grangè, ma identica a nessuna: Mila Zago ha infatti una sua propria identità definita e una sua iconica rappresentazione molto peculiare, già i suoi lunghi dreadlocks rossi di per sé servono allo scopo, che la caratterizzano rendendola umana e nello stesso tempo invincibile. L’aspetto onirico non è da sottovalutare e lo scardinamento della realtà e della logica – ricordiamoci che è sempre una ragazzina che armata di katana taglia teste e scorrazza per il Veneto o prende a pugni tizi nerboruti che dovrebbero a rigor di logica farne strazio –  si accompagna ad un tentativo di sublimazione e di riscatto. Non dimentichiamoci che è un uomo che parla, un uomo che osserva le donne, si immedesima, fa sue le battaglie di emancipazione e liberazione che loro vivono. Soprattutto in questo secondo episodio la forza femminista è predominante. Una donna Laura Giozzet, la prima candidata premier italiana, leader di un immaginario partito delle Donne, rimane vittima di un attentato, un uomo le spara riducendola in fin di vita e le rapisce la figlia Giulia.  Cosa lega Laura Giozzet ad una donna ritrovata cadavere nella neve, brutalmente torturata e privata degli occhi? Mila Zago, incaricata dal BHEG di trovare la figlia scomparsa di Franz Rainer, lo scoprirà presto e la sua missione di giustizia la porterà a far chiarezza in tutta questa intricata faccenda e anche in se stessa. Tra politici corrotti, bande di bikers, musicisti heavy metal, fanatici di vecchi culti germanici, e tutta una fauna umana variegata e colorita, Mila Zago in compagnia della sua katana emerge come una vendicatrice coraggiosa e spietata, ma capace di gesti e sentimenti di grande umanità. La violenza iperrealistica delle scene di combattimento (scene curate da ogni angolatura, come se fossero fotogrammi di un film al rallentatore) sprigiona una carica vitale che infonde all’intera narrazione un ritmo anfetaminico e dilatato, come se di colpo la protagonista fosse catapultata in un caleidoscopio di suoni e colori dal quale esce trasfigurata. Sebbene il realismo spesso è posto in secondo piano, la componente di critica sociale che accomuna per esempio l’autore con Carlotto, e non mi stupisco che abbia scelto questo libro per la sua collana,  è molto marcata e da spessore e profondità all’ intera vicenda non facendola debordare in una fracassona e rumorosa saga da Luna Park. Mila Zago è un personaggio con una sua profondità: ha sentimenti e ricordi, ha un passato doloroso che getta crepe nella sua corazza di eroina invincibile, è sexy e affascinante, coraggiosa e generosa, sa essere spietata e dura ma solo per un suo senso personale di giustizia che la connota come un’eroina positiva, non ostante tutto. Strukul sta affinando lo stile, e per esempio quando parla di musica emerge il suo passato di critico musicale con piacevoli descrizioni che si capisce sono fatte da un intenditore ed un appassionato. La scrittura è diretta, veloce, frasi brevi, accelerazioni improvvise e vertiginose ricadute. Consigliato.

:: Segnalazione di Un uomo da marciapiede di James Leo Herlihy (Beat, 2013)

2 aprile 2013

fJames Leo Herlihy
Un uomo da marciapiede
Traduzione di Andreina Lombardi Bom

Una potentissima storia di solitudine esistenziale e perdita dell’innocenza nell’America degli anni Sessanta.

«Un romanzo che si muove con il fascino irresistibile di un serpente a sonagli».
Sunday Times

«James Leo Herlihy scrive con un’ironia tagliente che Steinbeck ormai ha perso, con autentica indignazione verso le umiliazioni dello spirito umano».
Nelson Algren

«Una storia agghiacciante, raccontata con grandissima maestria».
The Saturday Review

«La prosa è sia durissima che piena di fantasia. I dialoghi sono impeccabili».
The New York Review of Books

Quando nel 1969 John Schlesinger portò sul grande schermo la storia del giovane texano Joe Buck, aspirante cowboy che si trasferisce nella grande metropoli sperando di fare fortuna come gigolò, e del suo compagno, il vagabondo Rizzo che vive di espedienti, le interpretazioni indimenticabili di Jon Voight e Dustin Hoffman confermarono la straordinaria potenza del romanzo, uscito quattro anni prima, che aveva ispirato il film. Lo strepitoso successo della pellicola (vincitrice di tre premi Oscar, come miglior film, miglior regia e migliore sceneggiatura non originale – caso unico nella storia del cinema, per un un’opera vietata ai minori di 18 anni) ha trasformato il romanzo in un vero e proprio libro di culto.
Le disavventure rocambolesche e drammatiche dei due protagonisti si susseguono nella New York degli anni Sessanta fra alberghi squallidi e appartamenti lussuosi, ragazzi di vita e signore viziose, predicatori strampalati e pseudo artisti pop, ma soprattutto una galleria di personaggi lacerati più o meno consapevolmente da una solitudine feroce.
La rappresentazione arguta e compassionevole di un mondo popolato di outsider si affianca a una penetrante e poetica comprensione del «grottesco umano», per la quale Herlihy è stato accostato ad autori come Sherwood Anderson, Nathanael West e J.D. Salinger.

James Leo Herlihy (1927-1993) è stato scrittore, drammaturgo, attore e regista. Oltre a Un uomo da marciapiede (1965) ha scritto altri due romanzi ( E il vento disperse la nebbia, 1960, e Season of the Witch, 1971) e due raccolte di racconti.

:: Segnalazione di Ogni cosa a suo tempo di Michail Gorbacëv (Marsilio, 2013)

2 aprile 2013

storia della mia vitaMichail Gorbacëv
Ogni cosa a suo tempo
Storia della mia vita
I Nodi
Marsilio
traduzione e cura di Nadia Cigognini
traduzione e cura di Francesca Gori

All’indomani della morte della moglie, l’amata Raisa, Michail Gorbacev decide di scrivere un libro. Non sarà un libro di memorie, né un romanzo e neppure una cronaca storica. Nelle parole dell’autore: «è il racconto della nostra vita».
Nasce cosi questa autobiografia, che dall’infanzia nel cuore del Caucaso lo vede giungere ai vertici della politica mondiale, fino alle dimissioni nel 1991 e alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Sull’onda dei ricordi, Gorbacëv ripercorre con onestà e schiettezza la propria vita. Insieme alle vicende private – prima tra tutte l’amore per Raisa, che va oltre la vita – vi si ritrovano gli avvenimenti, i protagonisti e le svolte epocali che ne hanno segnato la carriera, a cui si accompagnano insoliten riflessioni sulla politica e il ruolo del destino, rivelando tutte le difficolta e gli errori di un uomo alla prova della storia.
Alla fine di questo percorso non si puo non concordare sul giudizio che del libro dà lo stesso Gorbacëv: «ho l’impressione di essere riuscito a raccontare in modo esauriente la storia della mia vita. In un certo senso è una sorta di risposta alla domanda su come abbiano potuto prodursi certe situazioni; le quali, alla fine, sono risultate determinanti per il mio destino politico».

Michail Gorbacëv (2 marzo 1931) è stato l’ultimo segretario generale del Partito comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) dal 1985 al 1991, animatore dei processi di riforma legati alla perestrojka. La sua politica e stata decisiva per porre fine alla guerra fredda. Nel 1990 è stato insignito del premio Nobel per la pace. È stato sposato con Raisa Maksimovna Gorbacëva, scomparsa nel 1999.

:: Recensione di Niente è come sembra di Tommaso Carbone (Rusconi Libri, 2012)

1 aprile 2013

niente è come sembraIspirato ad un fatto di cronaca, la morte di Luca e Marirosa, avvenuta più di vent’ani fa a Policoro in provincia di Matera, Niente è come sembra, nuovo romanzo di Tommaso Carbone, pubblicato da Rusconi Libri nella collana “Gialli Rusconi” diretta dallo scrittore viareggino Divier Nelli, è un giallo con venature noir e un buono sfondo sociale, ben costruito e originale per ambientazione e stile. La Basilicata è decisamente uno scenario insolito per un giallo, e a dire la verità lo è anche per un romanzo di per sé, ed è perciò piacevole scoprire i suoi angoli più remoti,  i piatti tipici, i vini, il tutto caratterizzato da un gusto un po’ vintage che fa rivivere la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, con spruzzate realistiche di vita quotidiana che vanno dalle marche di sigarette, ai programmi televisivi, alle automobili, con una gran cura per i dettagli. Lo stile è semplice, diretto, caratterizzato da dialoghi essenziali e quasi prevalenti sulla parte descrittiva, molto scerbanenchiano e come non pensare a Duca Lamberti, molto simile al suo protagonista. Niente è come sembra è una storia di coperture e depistaggi, una storia in cui la verità sembra una vittima altrettanto inerme quanto i due ragazzi uccisi, Miriam e Francesco, ritrovati morti in bagno una notte del 1989. Frettolosamente classificata come un incidente domestico, la loro morte sembra nascondere qualcosa di oscuro e minaccioso e dubbi e interrogativi si insinuano nella mente specialmente della madre di Francesco. Ma soprattutto perché non è stata effettuata l’autopsia sui due corpi, perché la deposizione di una testimone che aveva visto tre uomini davanti alla loro casa all’ora presunta della loro morte non è stata presa in debita considerazione, perché i giornalisti che non accettavano la verità precostituita e nei loro articoli azzardavano dubbi o evidenziavano incongruenze subivano minacce e ritorsioni? Troppe perizie lacunose e contraddittorie, troppa fretta, troppa improvvisazione per essere dettata da semplice incapacità umana e non invece da una reale volontà di intralciare la giustizia. Sei anni dopo la loro morte, la madre di Francesco decide di rivolgersi ad un investigatore privato e così entra in scena il protagonista: Max Ferretti, ex poliziotto, con un passato doloroso alle spalle, e una situazione difficile anche nel presente. In crisi con la moglie, con un rapporto conflittuale con il figlio adolescente, in difficoltà finanziarie, pensa di chiudere la sua agenzia investigativa ma quel caso lo incuriosisce e sebbene da principio non sa se accettarlo o meno, non ostante gli servano i soldi, poi ne viene assorbito e la scoperta della verità diventa per lui quasi una ragione di riscatto, una necessità. Aiutato da Gaia la sua giovane assistente, si getta a capofitto in un’ indagine difficile e pericolosa in cui ben presto si accorge che gli interessi in gioco coinvolgono gente potente e spietata, gente che può manovrare e corrompere, indurre all’omertà e minacciare, pronta a tutto pur di restare pulita davanti alla legge. Quale è il segreto che Miriam custodiva e del quale per vergogna o paura non riuscì a parlarne neanche alla sua migliore amica, segreto di cui Miriam fa cenno in una lettera al fidanzato Francesco? E il passato della ragazza caratterizzato da droga e storie di sesso con persone equivoche come l’egoista figlio di papà Rino Pelliti, o l’avvocato Pascale, può essere il terreno in cui scavare per disseppellire la verità? Poi qualcuno che non ha più niente da perdere, per vendetta, rompe il muro di omertà e racconta a Ferretti la sua verità. Credergli o no? Amaro il finale.

:: Recensione di I quaderni di Lanzarote, Josè Saramago, Einaudi 2010 a cura di Viviana Filippini

1 aprile 2013

lanzaroteQuando Saramago scrisse questi quaderni non sapeva che di lì a poco tempo (per la precisione nel 1998) gli avrebbero consegnato il Premio Nobel per la letteratura, ma dentro a questi scritti c’è la sua vita a Lanzarote e tutta la sua anima di uomo e scrittore.  Gli anni di stesura dei Quaderni vanno dal 1993 al 1997, periodo durante il quale Saramago si trasferì in un sorta di vero e proprio autoesilio sull’isola di Lanzarote a causa dello scandalo suscitato dal suo libro Vangelo secondo Gesù Cristo. Queste lettere –  e qui il curatore Paolo Collo ne ha scelte solo alcune tra le migliaia che Saramago scrisse in 4 anni di permanenza sull’isola- sono un vero e proprio diario quotidiano che permette al lettore di conoscere Saramago non solo come letterato, ma come uomo privato. Le lettere sono divise in diari corrispondenti agli anni di permanenza sull’isola e sono dedicati sempre a qualcuno: alla moglie Pilar, agli  amici più cari  e agli scrittori che Saramago incontrò nel suo cammino di vita. Ed ecco che leggendo questi quaderni intimi, incontriamo un Josè Saramago quotidiano alle prese con la tinteggiatura artigianale delle fughe del pavimento dipinte con un’infusione di te. Un piccolo gesto quotidiano che a tratti potrebbe sembrare anche banale, ma che al suo termine lascerà nell’animo dello scrittore un profondo senso di pace e tranquillità. Da non scordare la  passione dell’autore per gli amici a quattro zampe, un affetto così grande che molti cani senza padrone videro in Saramago la persona ideale alla quale affidarsi per sopravvivere. L’autore animato da un profondo bene per gli animali non fece altro che accogliere a braccia aperte i tanti trovatelli che si avvicinavano alla sua casa. Esemplare anche il rapporto e la presenza di Pilar,non una semplice compagna di vita (diventerà sua moglie nel 1998), ma un’ amica e una fidata confidente nella quale lo scrittore trovava conforto e sostegno. I diari sono una fucina di elementi dove si trova di tutto di Saramago, perché è lo scrittore stesso che racconta in parole il suo vivere. Ci sono riflessioni sui propri libri, sul loro processo di scrittura e sulla ricerca delle informazioni e del materiale necessario alla loro stesura. Allo stesso tempo sono presenti  i tanti aneddoti e piccoli eventi della vita di ogni giorno che hanno infuso nell’autore la vocazione per la scrittura, a dimostrazione del fatto che l’ispirazione a volte arriva non solo quando meno te lo aspetti, ma può essere fomentata dalla cosa più semplice. Saramago racconta davvero tutto sé stesso, mettendo in queste lettere gli incontri con altri scrittori, le interviste con colleghi e giornalisti e i tanti viaggi da lui svolti per la presentazione dei suoi libri e le tante conferenze tenute in giro per il globo. Dalla Spagna, all’Inghilterra, facendo tappa in Cina e in Italia, Saramago ha incontrato persone e incamerato tante emozioni che hanno influenzato la sua persona e il suo lavoro di scrittura. Una della altre cose che è emerge dai Quaderni e che evidenzia quanto sia sottile il confine tra diverse forme di arte, è il parallelismo attuato tra i suoi scritti e le opere pittori da lui osservate durante le diverse escursioni fuori da Lanzarote. A fare da cornice a questi Quaderni c’è lei, l’isola di Lanzarote con il suo paesaggio, la sua natura, la sua brezza e con quei colori che rendono e rispecchiano il senso di pace e tranquillità del vivere trovato da Saramago in questa terra. Traduzione Rita Desti. A cura di Paolo Collo.

José de Sousa Saramago è stato uno scrittore, un critico letterario, un poeta, un drammaturgo e giornalista portoghese, premiato con il Nobel per la letteratura nel 1998. Dopo anni passati a lavorare come giornalista e critico. Il successo in ambito narrativo arrivò nel 1982 con Memoriale del convento  e negli anni a seguire Saramago scrisse molti altri libri di successo tra i quali: Caino, L’anno della morte di Ricardo Reis, Una terra chiamata Alentejo, Storie dell’assedio di Lisbona, Saggio sulla lucidità, Lucernari e  Il vangelo secondo Gesù Cristo editi da  Einaudi e Feltrinelli. Saramago morto il 18 giugno 2010, ricevette il premio Nobel alla letteratura nel 1998.

:: Segnalazione di Morte e vita di Bobby Z. di Don Winslow (Einaudi, 2013)

30 marzo 2013

vita eDal 23 aprile

Morte e vita di Bobby Z.
The death and life of Bobby Z.
Don Winslow
Traduzione di Alfredo Colitto
Editore Einaudi,
Stile libero big 2013
350 pagine 18 €

Quando Tim Kearney, ex marine congedato con disonore e piccolo criminale, taglia la gola a un Hell’s Angel e si ritrova a San Quentin, dove i compagni del morto non aspettano altro che di potersi vendicare, non ha alternative se non accettare la proposta di un agente della DEA: impersonare Bobby Z., un leggendario, potentissimo trafficante di marijuana morto recentemente per infarto, data la rassomiglianza impressionante e farsi consegnare a un boss del narcotraffico messicano che tiene prigioniero un altro agente della DEA. Lo scambio di prigionieri avviene regolarmente, ma nel bunker di Don Huertero Tim troverà molto più di quello che aveva immaginato: soprattutto, una ragione per rischiare tutto e forse ricominciare a vivere…

Un Wislow d’annata dunque del 1997, già uscito per Rizzoli con il titolo La leggenda di Bobby Z. con traduzione di A. Biavasco e  V. Guani, ritradotto da Alfredo Colitto per Einaudi. Esiste anche un film di John Herzfeld del 2007 con Paul Walker e Laurence Fishburne dal titolo Bobby Z – Il signore della droga.

Don Winslow, ex investigatore privato, uomo di mille mestieri, è autore di undici romanzi, che lo hanno consacrato come nuovo maestro del noir. Einaudi Stile libero ha pubblicato finora L’inverno di Frankie Machine (ultima edizione «Super ET», 2009), diventato un vero e proprio caso letterario, Il potere del cane, La pattuglia dell’alba, La lingua del fuoco e, nel 2011, Le belve, da cui Oliver Stone ha tratto l’omonimo film. Nel 2012, sempre per Einaudi Stile libero, è uscito I re del mondo, prequel de Le belve.

:: Un’ intervista con Chris Pavone

28 marzo 2013

566-2238-6 fascettaCiao  Chris. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberi di Scrivere. Raccontaci qualcosa di te: ghost-writer, editor, scrittore. Chi è Chris Pavone? Punti di forza e di debolezza.

Per più di vent’anni ho lavorato svolgendo vari ruoli nella editoria, quindi credo che il mio punto di forza sia la mia familiarità con il business legato al libro. Ma il perché non abbia fatto un’ altra professione è anche la mia debolezza: c’è ben poco che so fare d’altro che lavorare con i libri. Anche se sono anche un cuoco passabile.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Sono nato e cresciuto a New York City, e fatta eccezione per i 4 anni di università, – ho studiato American government – ho vissuto in città per 40 anni consecutivi, prima di trasferirmi in Lussemburgo, dove è ambientato Il Sospetto. Quando ero bambino con la mia famiglia abbiamo trascorso ogni estate in Messico e Guatemala, e da adulto ho viaggiato moltissimo, in modo che posso dire di aver visto qualcosa del mondo. Ma è stato scioccante vivere realmente da qualche altra parte.

Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere narrativa?

Non riesco a ricordare quando esattamente ho sviluppato il desiderio di scrivere un romanzo; in realtà è da sempre. Ma avendo lavori a tempo pieno non ne ho avuto materialmente il tempo fino a quando ci siamo trasferiti all’estero, l’ abbiamo fatto per il lavoro di mia moglie, e da allora non sono più andato in un ufficio.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Ha ricevuto molti rifiuti?

Quando ho ritenuto che il manoscritto fosse completo, l’ho mandato ad un agente letterario, una persona che conosco da vent’anni. Ha accettato di rappresentare il libro, e mi ha chiesto di fare un po’ di revisioni. Una volta che la revisione è stata completata, ha presentato il progetto a quindici editori, e ha ricevuto un’offerta da Crown due giorni dopo. Non ho mai sentito che sia stato respinto da qualcuno in quel breve lasso di tempo, e non sono andato alla ricerca di brutte notizie quando ne avevo una buona.

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

Penso che gli scrittori migliori siano prima di tutto consapevoli. Fanno in modo che ogni parola in ogni frase abbia uno scopo, e sono in grado di realizzare qualcosa, sia che si tratti di un avanzamento della trama, o di un aumento di tensione, o dello sviluppo di un personaggio, o della creazione di un’ atmosfera. Non riempiono solo lo spazio.

The Expats, uscito in Italia con il titolo Il Sospetto, e tradotto da Alfredo Colitto, è una sorta di spy story. Cosa ti ha ispirato a scrivere questo romanzo? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

Nel 2008-9 ero un coniuge espatriato, nel senso che mi ero trasferito all’estero per il lavoro di mia moglie. Dopo aver trascorso la mia intera vita adulta facendo l’ editor, ora ero in primo luogo un genitore, e un uomo che faceva i lavori domestici, e un cuoco. Mi annoiavo. Dopo aver vissuto un anno di questa vita in Lussemburgo, decisi che era il momento di scrivere un romanzo sulla mia esperienza. Ho aperto un nuovo documento di elaborazione testi, e digitato il titolo sulla prima pagina, e ho cominciato a scrivere.

Puoi dirci qualcosa sulla trama di questo libro senza rivelare il finale?

Una donna americana si trasferisce all’estero con la sua famiglia, e trova che nessuno nella sua nuova vita sia quello che sta facendo finta di essere. Scopre che ci sono spie, e doppi giochi, e una quantità enorme di denaro rubato, tutto nascosto in una vita da espatriati altrimenti tranquilla. E lei non è chi finge di essere.

Puoi dirci un po’ di più dei tuoi protagonisti principali?

Kate Moore è una persona che ha trascorso quasi vent’anni in funzione della sua carriera. Poi, all’improvviso, nella mezza età si trova senza una carriera, di colpo diventata semplicemente una casalinga, una moglie, un genitore. (Esattamente quello che è successo a me!) La trama si evolve dalla sua insoddisfazione per questa nuova vita.

Quale è o sono le tue scene preferite in Il Sospetto?

Il Sospetto è un thriller di spionaggio, con un alto livello di tensione che si sviluppa nel corso della storia, e spero che il libro sia soddisfacente da questo punto di vista. Ma è anche un libro su un matrimonio, e sul trasferirsi all’estero, e stare a casa con i bambini, cioè un libro sulla vita reale, e su quello che ho vissuto. Quindi, anche se mi piacciono molto le scene più spiccatamente di spionaggio, le indagini, gli inseguimenti etc… le mie parti preferite del libro sono i dialoghi domestici molto realistici, e le scene di viaggio.

In Il Sospetto quale è stato il personaggio più difficile da scrivere e perché? Il più semplice e perché?

Il personaggio più semplice da creare è stata la protagonista, Kate Moore, perché le nostre vite sono molto simili, nonostante le nostre differenze di genere. E il personaggio più difficile è stato il marito Dexter, perché è il personaggio che deve mantenere il segreto più a lungo nel racconto.

Quanto tempo ci hai messo a scrivere Il Sospetto?

La prima stesura ha richiesto sei mesi. Poi altri nove mesi per le revisioni. La prima parte è stata decisamente più piacevole, ma la seconda parte è anche essenziale.

Ci descrivi una tua tipica giornata di lavoro dedicata alla scrittura? Ascolti musica mentre stai scrivendo?

Lascio i miei figli a scuola alle 8:45 e proseguo a piedi fino ad un club privato, dove arrivo quasi esattamente alle 9:00 ogni mattina. Posiziono il mio computer portatile e ordino una tazza di caffè, e inizio a lavorare immediatamente: niente navigazione sul web o Facebook o telefonate, con o senza cuffie. Il club è sempre pieno di gente, come la hall di un hotel alla moda, con le persone che vanno e vengono tutto il giorno, e il personale che serve cibo e bevande, e musica in sottofondo. Tutto questo mi aiuta a concentrarmi invece di distrarmi: è in una stanza tranquilla, in una casa, che non riesco a realizzare nulla. Lavoro fino a che non sono a corto di energia o ho fame, anche se tendo a non voler mangiare al club. Allora di solito vado a mangiare da qualche altra parte tra mezzogiorno e l’ 1:00, e faccio altre cose fino a quando è il momento di raccogliere i miei figli di nuovo alle 3:00.

Progetti di film tratti dal tuo libro?

La CBS Films ha tenuto un’opzione per due anni, e credo che presto leggerò una seconda bozza della sceneggiatura. E’ molto eccitante!

Leggi altri scrittori contemporanei? Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Chi pensi abbia maggiormente influenzato la tua scrittura?

Leggo almeno un romanzo ogni settimana, di più quando sono in vacanza. Ogni anno ho nuovi scrittori favoriti, ma nel corso degli ultimi vent’anni penso che David Foster Wallace, Richard Price, e Don DeLillo siano dei punti fermi.

Che riscontri ha avuto il tuo romanzo?

Il mio romanzo è stato nominato per un paio di premi in America: per il  Los Angeles Times Book Prize, e per un Edgar dai Mystery Writers of America.

Dimmi un aggettivo per ognuno di questi scrittori: James Ellroy, John Steinbeck, Flannery O’Connor, Ross Mc Donald, Dashiell Hammett, Philip Roth, Don De Lillo, Cormac McCarthy, Ken Follett.

Impossibile. Nessuno può essere ridotto ad una sola parola. O almeno non da me.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Ma certo! Mi piace viaggiare, non importa dove, o per quale motivo. Io amo le librerie. E amo le persone che amano i libri, e se una cosa si può dire del pubblico degli eventi per la promozione di un libro, è che ama i libri e le persone che li scrivono. Quindi penso che la cosa sia di per sé divertente. Mi chiedi un fatto divertente, fammi pensare, credo che la cosa più divertente che mi sia successa sia che un paio di giorni prima del mio arrivo in Lussemburgo, dove ho avuto un paio di eventi, più un certo numero di interviste per la stampa, la mia presenza è stata richiesta presso l’Ambasciata degli Stati Uniti. Così ho fatto colazione con l’ambasciatore americano in Lussemburgo, con un aiutante che fungeva da testimone e un segretario.

Come possono i lettori mettersi in contatto con te?

Amo moltissimo stare in contatto con i lettori, e sono felice di rispondere a qualsiasi domanda. Ho un sito web – http://www.chrispavone.com – e le persone possono trovare qui il mio indirizzo e-mail.

Verrai in Italia a presentare i tuoi romanzi?

Amo l’Italia, e sarei entusiasta di visitarla per un tour promozionale. Spero di averne la possibilità.

Infine, l’inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?

Ho quasi finito di lavorare ad un nuovo thriller, intitolato The Accident, su ciò che accade ad un’ agente letterario quando riceve un misterioso manoscritto anonimo, e poi la gente intorno a lei comincia a morire. Mi aspetto che sia pubblicato all’inizio del 2013.

:: Segnalazione di Scatto matto di Vania Colasanti (Marsilio,2013)

28 marzo 2013

scacco mattoLa stravagante vita di Adolfo Porry-Pastorel, il padre dei fotoreporter italiani

La storia del giornalista che “allegava” le sue immagini ai piccioni viaggiatori, facendole volare nel cielo.

Ancora agli inizi del Novecento, i giornali italiani erano soliti illustrare i fatti di cronaca più salienti grazie all’abilità di qualche disegnatore. Porry Pastorel, giovane cronista in erba, ebbe, nel 1906, l’audacia di proporre al direttore del Messaggero di poter sostituire il mezzo fotografico a matite e pennelli. In un periodo nero per la stampa italiana come l’epoca fascista, le foto scattate e pubblicate di Adolfo Porry-Pastorel rappresentavano veramente un baluardo di libertà. Egli contribuì a mostrare un volto inedito di Mussolini offrendo alla stampa estera il destro per una efficace satira politica. Sempre da un’angolazione originale e stravagante. Sempre in bilico tra dovere di cronaca e cura dell’immagine. Adolfo Porry-Pastorel ha immortalato in 9 milioni di click la storia del nostro Paese. Vania Colasanti, attraverso l’inedito materiale di famiglia e foto esclusive, ha ripercorso le tappe salienti della sua vita.

Vania Colasanti giornalista e autrice Rai. Dopo aver lavorato a «Paese Sera» e al «Venerdì di Repubblica», nel ’97 inizia la sua carriera di autrice televisiva. E dopo l’attività a Rai International e RaiDue, attualmente lavora per RaiTre nel programma Storie Maledette di Franca Leosini. Ha collaborato con «L’Espresso», «La Repubblica», le pagine romane del «Corriere della Sera», «Wimbledon», «Arte Mondadori» e la rivista letteraria «Storie». Tra le sue pubblicazioni, il libro di poesie Gioco di carte e Tutti i ponti a Roma. E nel 2011, sempre per Marsilio, l’autobiografi a Ciao, sono tua figlia. Storia di un padre ritrovato, sull’accettazione dei genitori e l’importanza della figura del padre.

www.vaniacolasanti.com

:: Recensione di Pazzo weekend di Roddy Doyle (Guanda, 2013) a cura di Michela Bortoletto

27 marzo 2013

NZOQuesta è una storia vera. Parla di uomini, calcio e bevute. Quindi è vera per forza.”

Comincia così Pazzo Weekend di uno degli autori irlandesi contemporanei più conosciuti al mondo. Roddy Doyle.
Pat, Dave e Ben sono amici d’infanzia e tifosi del Liverpool. Così tifosi da decidere di organizzare un weekend per assistere a una partita di campionato della loro squadra. Pat, Dave e Ben sono irlandesi, buoni irlandesi. E da buoni irlandesi la prima cosa che fanno appena scesi dall’aereo è quella di entrare in un pub. E qui cominciano i guai. Già perché improvvisamente Ben sparisce senza lasciare traccia. Comincia così un’affannosa ricerca da parte dei due amici rimasti. Affannosa forse è un po’ troppo. Diciamo che si mettono a cercare Ben nei pub e nei ristoranti di Liverpool accompagnati da due ragazze appena conosciute finché non decidono di andare comunque allo stadio: d’altra parte giocava il Liverpool e loro erano lì per quello!!
Ma i sensi di colpa sono più forti del calcio, della birra e del sesso e la ricerca di ben diventerà sempre più serrata fino ad arrivare a un inaspettato esito.
Pazzo weekend è un racconto brevissimo, che si legge in mezz’ora. Forse un po’ troppo breve. Già perché ti lascia con un po’ di amaro in bocca. Non fraintendetemi: il racconto è piacevolissimo, la vicenda divertente e drammatica al tempo stesso e i personaggi sono incredibili. Pat, Dave e Ben sono i tipici irlandesi che si possono incontrare girovagando per la splendida isola verde. Potrebbe capitare davvero di incontrarli in qualche pub, a me è successo! Ma appunto per questo mi sarebbe piaciuto che il racconto durasse un po’ di più. Avrei voluto passare più tempo con loro, seguire le loro gesta, ridere e piangere assieme a loro.
Roddy Doyle è il creatore di personaggi come Paddy Clarke e Henry Smart. Ci ha regalato storie affascinanti sull’Irlanda contemporanea e sulla sua storia passata. Attraverso i suoi romanzi ho conosciuto meglio un popolo che amo tanto. Roddy Doyle sa parlare d’Irlanda e della sua gente. Sa essere ironico, divertente e contemporaneamente tragico, ma mai triste: i suoi personaggi sanno sempre uscire dalle disgrazie con leggerezza e ironia. Roddy Doyle è un pezzo d’Irlanda ed  è forse per questo motivo che Pazzo Weekend mi ha  deluso un pochino, mi aspettavo di più. Traduzione di Silvia Piraccini.

:: Recensione di Imperium, Christian Kracht, Neri Pozza 2013 a cura di Viviana Filippini

27 marzo 2013

imperium-christianImperium. Beh dimenticate l’antica Roma e fate un salto verso la fine del XIX secolo in Nuova Pomerania, il più o meno noto protettorato della Germania situato nell’arcipelago Bismarck. Anzi, a dire la verità il romanzo dello svizzero Kracht conduce il lettore sul Prinz Waldemar, il  moderno – per i tempi- piroscafo di tremila tonnellate pronto a solcare l’oceano Pacifico diretto a Sydney. Qui, come compagno di viaggio incontrerete  August Engelhardt, un giovane tedesco vegetariano e nudista diretto verso i mari del Sud con l’intento preciso di dare vita al suo progetto di società fondata solo ed esclusivamente sulla coltivazione e consumo del cocco. Il libro di Kracht è un biografia romanzata di Engelhardt e allo stesso tempo un libro di viaggio in un epoca e in mondi diversi e se devo essere sincera il modo in cui è scritto mi ha fatto venire in mente i libri di Jules Verne. Il protagonista di questa vicenda si allontana dalla Germania e dalla modernità per scovare nella sperduta Pomerania l’armonia e la pace del vivere che la società dei suoi tempi stava dimenticando, lascandosi travolgere da un imbarbarimento culturale e sociale dilagante. Engelhardt parte e ha le idee ben chiare: una volta giunto alla meta comprerà un appezzamento di terreno (in realtà sarà l’isolotto di Kabakon) per avviare la coltivazione di cocco e dar vita alla colonia di “coccovori”. Naturalmente il protagonista non sarà solo in questa avventura e non a caso tra le pagine di Imperium sfileranno altri personaggi che intrecceranno la loro esistenza e le loro idee con quelle del “re” del cocco. La cosa che stupisce è che il bisogno di ritorno ad un stile di vita puro, semplice e monoalimentare indurrà lo stesso Engelhardt a isolarsi sempre più dal resto del mondo – non a caso gli sporadici viaggi che l’uomo compirà gli lasceranno nell’animo un senso di profondo malessere, dovuto alla corruzione e povertà di valori umani che lui percepisce nel resto del globo terrestre- arrivando a compiere azioni drastiche (improvvisi scatti d’ira isterica e non solo) ripudiando contaminazioni dall’esterno e rifiutando la messa in discussione delle proprie idee. Un esempio concreto di questa atteggiamento di Engelhardt, che definirei simile a quello di un piccolo dittatore, è il progressivo incrinarsi delle relazioni con le personalità amministrative delle isole della Nuova Pomerania o ancora lo sfasciarsi della convivenza – solo in apparenza pacifica – con Halsey, Lützow e altre persone (pittori e artisti) che tentano di seguire il protagonista di Imperium nella sua estrema scelta di vita. Per la stesura di Imperium, Kracht si è ispirato alla vera figura di Engelhardt e nel romanzo ha raccontato l’evolversi e l’accartocciarsi su sé stesso di un percorso esistenziale i cui valori fondanti (alimentazione esclusiva con il cocco e i suoi derivati) sono stati portati all’esasperazione dal protagonista stesso. Imperium è un viaggio narrativo avventuroso e a tratti surreale, dove il lettore è portato dall’autore dentro alla vita di un uomo vegetariano e nudista. Dall’altra parte chi leggerà Imperium compirà anche un viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta dell’Impero di Guglielmo II, delle sue colonie non proprio così necessarie e di quel contesto storico, sociale e culturale incapace di accettare una persona alternativa come August Engelhardt.In conclusione credo che l’ Imperium del titolo non si riferisca solo a quello dell’ ultimo imperatore tedesco, ma anche al piccolo regno creato dallo stesso Engelhardt, due entità così diverse per dimensione, ma allo stesso tempo uguali per il tracollo che le travolse. Traduzione dal tedesco di Alessandra Petrelli.

Christian Ktacht è nato in Svizzera nel 1966. I suoi romanzi precedenti, Faserland (1995), 1979 (2001) e Ich werde hier im Sonnenschein und im Schatten (2008) sono stati tradotti in più di 25 lingue. Acclamato da critica e pubblico, al centro di accese dispute letterarie in Germania, Christian Kracht viene unanimemente considerato uno dei più importanti scrittori contemporanei in lingua tedesca. Imperium è stato il caso  letterario e uno dei libri più venduti in Germania nel 2012.

:: Segnalazione di Ancora viva di Carlene Thompson (Marcos Y Marcos, 2013)

25 marzo 2013

Ancora-vivain libreria dal 28 marzo 2013

Una donna in gamba, una minaccia strisciante, voci che chiedono aiuto.
Troppe ragazze scomparse.
Per la gioia degli appassionati del brivido, arriva il decimo romanzo di Carlene Thompson.

Ancora viva
Carlene Thompson
traduzione di Silvia Viganò
le foglie, 448 pagine, 14,50 euro

Dov’è sparita Zoey quella lontana, strana sera dell’appuntamento al lago con un misterioso innamorato? Cosa c’è dietro la sparizione di altre ragazze di Black Willow in circostanze mai chiarite? E come mai Chyna Greer, ora che son passati tanti anni, quando torna in paese per sistemare le cose in famiglia dopo la morte della mamma, continua a sentire la voce di Zoey, un tempo sua amica per la pelle, che implora aiuto nei boschi?
Impossibile che si tratti solo di una allucinazione. Chyna, che è un bravissimo medico e possiede il dono di vedere  e sentire cose che gli altri non percepiscono, decide di andare a fondo.
Ma non è certo facile per lei e per Michelle, cane sensibile e intelligente, reggere il clima sempre più angosciante che stringe in una morsa Black Willow. Specialmente ora che un’altra ragazza è sparita, e più di una persona comincia a sospettare di Chyna. Ancora viva è un thriller psicologico che insinua molti dubbi
sul nostro modo di intendere la percezione, fa tremare le nostre certezze sugli amici migliori, su chi siano i ‘buoni’ e chi i ‘cattivi’: soprattutto ci lascia nel dubbio, fino all’ultimo, su chi sia il mostro di questa tranquilla cittadina del West Virginia.

Carlene Thompson La ‘voce nuova’ del brivido ha sempre amato i libri e gli animali. Suo padre è un medico condotto che accetta come compenso… animali domestici. L’idea di scrivere le viene dopo aver visto La carica dei 101. Immagina la ‘scaletta’ del suo primo thriller vero e proprio molti anni dopo, portando a spasso due cani.
Dalla campagna e dagli animali non si separerà mai. Oggi Carlene Thompson vive in una fattoria che sembra un ‘albergo degli animali’ a Point Pleasant, in West Virginia, accerchiata da scoiattoli che ogni tanto boicottano le linee telefoniche. Carlene Thompson ha al suo attivo una decina di romanzi, tradotti in varie lingue. Romanzi promossi a pieni voti dai lettori, che scrivono pareri entusiastici sui siti di tutto il mondo. Marcos y Marcos ha già pubblicato: In caso di mia morte, Come sei bella stasera, Non dirlo a nessuno, Ultimo respiro, Nero come il ricordo, Non chiudere gli occhi, Stanotte sei mia, Fredda è la notte e Il nostro segreto.

:: Un’ intervista con Anna Premoli a cura di Viviana Filippini

22 marzo 2013

premoliCiao Anna ben arrivata qui a Liberi di Scrivere che ne diresti di raccontarci qualcosa di te prima di parlare di Ti prego lasciati odiare. Che lavoro fai, i libri che hai preferito nella tua vita

Ciao a tutti. Sono nata in Croazia nel 1980 ma mi sono trasferita da bambina a Milano, per cui mi sento profondamente milanese. I miei studi sono stati decisamente di natura matematica: liceo scientifico prima e poi laurea in economia dei mercati finanziari alla Bocconi. Dal 2003 mi occupo di investimenti finanziari e da un bel po’ di anni lavoro al Private Banking di una banca privata. Sono felicissimamente sposata dal 2005 e ho un bambino di tre anni.

Quando è nata la tua passione per la scrittura e perché la definisci metodo “antistress”?

Sono da sempre una grandissima lettrice di libri di ogni genere, ma indubbiamente con il crescere delle mie responsabilità lavorative la lettura ha assunto nella mia vita il ruolo di valvola di sfogo. A un certo punto la mera lettura non mi è più bastata e ho provato a svagarmi mettendo per iscritto la storia che avrei voluto leggere.

Quanto la tua esperienza lavorativa ti ha influenzato nella scrittura della storia e nella creazione dei personaggi di Ti prego lasciati odiare?

Pochissimo: il contorno del mio romanzo è finanziario solo perché credo che sia importante scrivere di qualcosa che si conosce bene in modo da risultare credibili. Oggi la competizione si sente in qualsiasi settore, io ho semplicemente scelto quello a me vicino, ma senza entrare mai in dettagli troppo tecnici.

Il tuo romanzo è un concentrato di commedia romantica, di letteratura chick-lit, ma ha anche richiama alla struttura tradizionale del romanzo rosa. Detto questo quali sono gli autori o autrici del passato e del presente che ti hanno influenzato?

Ho letto talmente tanto che non saprei davvero da dove iniziare con le citazioni: di sicuro, parlando di rosa, devo molto ai grandi classici quali la Austen, le sorelle Bronte e la Gaskell (sarò impopolare, ma trovo che il suo Mr. Thornton sia molto meglio di Mr. Darcy). Ho poi letto tutto il meglio del genere regency attuale: consiglierei qualsiasi cosa sia stato scritto da Julia Quinn, Sarah MacLean, Lisa Kleypas e Lorella Chase. In un certo senso il mio libro è un regency in chiave moderna. Certo, ho anche letto tutti i libri chick-lit che ci fossero in circolazione: sono alla costante ricerca di testi che mi strappino una risata.

La scelta di ambientare la storia a Londra è legata ad una particolare motivazione?

Come dicevo sopra è stato un omaggio al regency tradizionale. Il mio libro è solo ambientato ai giorni nostri.

Jennifer e Ian, i due protagonisti, sono nati solo dalla fantasia o c’è qualcuno che te li ha ispirati?

Sono personaggi assolutamente inventati!

Ian è un nobile rampollo della nobiltà inglese, un vero e proprio “tombeur de famme”, mentre Jennifer è vegetariana, animalista convinta che crede molto nei propri ideali. La sfida nella quale i due si gettano a capofitto cosa determinerà nel loro modo di affrontare la vita?

Ho voluto giocare contrapponendo due mondi molto diversi per affrontare anche il tema dell’accettazione della diversità e del rispetto. Trovo che senza quello non ci sia vero amore.

Tra i due protagonisti c’è un forte competizione sul posto di lavoro, ma nella realtà lavorativa secondo te quanto è presente la concorrenza tra i due sessi?

La competizione si sente eccome in alcuni ambienti. Io sono stata molto fortunata nelle mie esperienze dirette, ma da quello che mi raccontano è un tema molto caldo.

A te è mai capitato di trovarti un una situazione come quella di Jennifer?

Mai. Sono sposatissima! E poi lavoro in un gruppo di persone splendide per cui davvero non ho dovuto subire quello che è capitato a Jennifer.

Quello che accade ai due colleghi protagonisti di lavoro sempre pronti ad ostacolarsi potrebbe essere la conferma del proverbio “chi disprezza ama”?

Sì, mi è rimasta molto impressa la poesia di Catullo quando ero ragazzina. E’ un tema che mi affascina quello dell’amore mischiato all’odio.

Jennifer e Stacy, sono due sorelle, come descriveresti il rapporto tra di loro?

Difficile, come capita spesso tra sorelle. Jennifer e Stacy sono due donne profondamente diverse che si amano molto ma non si capiscono mai appieno. Anche in questo caso trovo che l’accettazione sia l’unica regola corretta.

Tra i diversi personaggi presenti nella storia c’è qualcuno a cui sei più affezionata? Se sì chi è e perché lo apprezzi più degli altri?

La maggior parte delle lettrici mi ha riferito di aver amato in maniera quasi viscerale Ian. Io invece mi schiero con Jennifer, perché mi rendo conto di quanto le sia costato negli anni costruirsi quest’immagine da “dura”.

Ian è così spocchioso e insopportabile come sembra o in realtà il suo atteggiamento è determinato dallo status sociale d’origine?

Alla fine del libro si capisce bene che anche Ian si è costruito negli anni una corazza. L’immagine che mostra alle persone non corrisponde a quello che sente dentro. Chiaro, l’essere educati in un certo modo in parte lo ha influenzato, ma lui è bel oltre che un pedigree perfetto.

Gli eventi che investono i personaggi di Ti prego lasciati odiare sono la dimostrazione che non sempre le persone sono quello che sembrano?

Più che altro sono la dimostrazione che le persone spesso sono anche altro. Abbiamo tutti mille sfaccettature diverse e non sempre riusciamo ad esprimerci davvero.

Come hai fatto per il tuo primo romanzo (Come inciampare sul principe azzurro), anche Ti prego lasciati odiare è uscito prima in  versione e-book e poi cartacea. Cosa ha determinato questa scelta editoriale?

Mi sono sempre rifiutata di mandare i miei testi a qualche editore tradizionale perché la scrittura rappresentava per me solo un hobby. Qualcosa di mio da non divedere con gli altri. Ma mio marito ha ritenuto che ci fosse del potenziale nelle mie storie e alla fine, di fronte alle mie reticenze, ha deciso di pubblicarle tramite una piattaforma di self-publishing.

Il titolo è stato deciso da te o con la casa editrice?

I titoli sono tutti miei e sono quelli che avevo scelto originariamente per la piattaforma di auto-pubblicazione.

A chi hai fatto leggere per primo il tuo romanzo?

L’hanno letto solo in due prima che venisse pubblicato: mio marito e una mia carissima amica.

Se dovessi scegliere una colonna sonora da abbinare al tuo libro, quale sarebbe la musica o canzone ideale?

Non saprei davvero. Spero solo che Jenny e Ian al loro matrimonio abbiano preteso il Canone in re maggiore di Pachelbel!

Un’ultima domanda: sei già al lavoro con un altro libro? Se sì di cosa tratterà?

Continuo a scrivere ma senza scadenze e senza sforzarmi. Vedremo cosa ne verrà fuori, al momento è troppo presto.