Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Lorenzo Mazzoni intervista Angela Barbieri

1 giugno 2010

fuori di c uorecon sottofondo di "Talk Talk Talk ", di The Psychedelic Furs .

Hai voglia di parlarci del tuo romanzo "Fuori di cuore" (Enrico Folci Editore)?

Parlare di “Fuori di cuore” per me, non è facile: è un libro in cui credo tantissimo e molto profondo, ma ogni volta che mi chiedono di parlarne, non so mai come iniziare. Forse perché racchiude così  tanto, tocca argomenti così diversi e quotidiani, che il loro peso lo conosci solo quando non l’hai più. E’ nato come una trilogia di cui “Fuori di cuore” è solo il primo capitolo: è principalmente una storia d’amore, i cui protagonisti, Simone e Francesca vivono e al culmine non riescono più a gestire; chiudono i loro cuori, scegliendo la via della fuga a quella più difficile di un confronto sulla incapacità di vivere il loro amore. Scegliendo per non soffrire, di vivere fuori di cuore. Ma mentre Simone vive questo momento come qualcosa da cui ripartire, Francesca si chiude in situazioni ancora più difficili; per caso si rincontreranno e capiranno quanto è vivo ancora il sentimento che li lega, sciogliendo insieme quel nodo irrisolto che nella vita di Francesca ha causato le radici del suo cuore andato fuori, grazie all’aiuto inaspettato di qualcuno che aiuterà Simone a rimetterà quel cuore sui binari giusti, perché lui e solo lui ha iniziato il suo deragliamento. L’ho scritto e riscritto più volte, scegliendo con cura l’Editore, perché un libro d’amore è sempre una scommessa, non sai mai il riscontro che avrà su chi lo legge. Enrico Folci è un Editore che pubblica solo storie d’amore: chi meglio di lui? La sua uscita è prevista per il 13 luglio … e ne sono molto fiera.

In passato hai scritto e pubblicato poesie (tra cui la silloge "Quello che non so di te" (Il Filo Edizioni) e racconti apparsi su antologie della Giulio Perrone Edizioni e Aletti Editore. Quale forma di scrittura prediligi?  

Ho iniziato componendo poesie e il mio primo libro è stata proprio una silloge di poesie; pur continuando a scriverne, ho scoperto la magia di un racconto che prende forme su di un foglio bianco. Devo dire che non ho modelli a cui mi ispiro: posso solo dire che i miei personaggi sono senz’altro dinamici, vivono le loro difficoltà e momenti di impasse come una spinta per riprendere. Difficilmente un mio protagonista resta quello che è, ha una sua evoluzione e una sua crescita. 

scalzaPuoi parlarci di "Io vado scalza" con cui hai vinto la I edizione del Concorso Nazionale Letterario "Un Fiorino"?

 “Io vado scalza” è stato un sogno realizzato: ha vinto un premio e nell’ultima edizione del Premio Internazionale Penna d’Autore di Torino è stato semifinalista. E’ alla seconda ristampa e ha avuto un buon impatto col pubblico. Rispetto a Fuori di cuore, è senz’altro più introspettivo e personale, seppur non autobiografico nell’accettazione del termine, ci sono spunti del mio vissuto, ma non è la mia vita quella che racconto attraverso le tre protagoniste, Angela, Lory e Miriam, tre donne con tre identità diverse e una sofferenza nell’anima che le porta inevitabilmente a chiudersi in un circolo vizioso da cui non riescono a uscire. Per ognuna, l’unico bagaglio è rappresentato dalla propria forza interiore, l’unico vero sogno è essere amate per quello che si è. Ma a volte quello che si rincorre è quello che se non lo raggiungi ti fa cadere senza avere più la forza di rialzarti. La vita le metterà  a confronto e sapranno cogliere quel gancio che unite, le porterà  a una rinascita, a un catarsi … ad andar scalza.   

Pensi che il romanzo "D'Amore" possa avere un futuro in un mercato "malato" come quello italiano?

Si può scrivere di tutto, si può leggere di tutto: ma a mio avviso, l’amore è e resta il motore principale che muove ogni cosa. Anche in un mercato claudicante come il nostro, il romanzo d’amore troverà  sempre il suo spazio.

La componente erotica e/o sensuale ha un peso nel tracciare una storia come quella descritta in "Fuori di cuore" o "Io vado scalza"?

Erotismo e sensualità: non so. Forse nella scrittura sono innati, appartengono a un libro come a una donna. Si ha o non si ha.

Come ti sei avvicinata alla scrittura?

Scrivo da sempre, porto a termine da mai. Ma poi un giorno qualcuno ha avuto più  fiducia di me in me e mi ha spinto a portare a termine. Ringrazio di cuore chi l’ha fatto e ringrazio me per averle dato retta.

Quali sono i tuoi maestri letterari?

Adoro Verga, la Mazzantini, Camilleri, Ammaniti, Coelhio e Nicholas Spark.

Qual'è il tuo rapporto con i booktrailer? Li usi per pubblicizzare i tuoi libri?
Adoro realizzare booktrailer e li utilizzo tantissimo per pubblicizzare i miei libri: l’unione di immagini, musica e parole, è un bellissimo lavoro da realizzare che, se ben fatto, ha un impatto immediato e coinvolgente da parte del lettore. E anche su di me.

Hai fiducia nell'evoluzione tecnologica dell'editoria?

Probabilmente la tecnologia avrà il suo spazio anche nel campo dell’editoria: ma per quanto ormai non posso fare a meno di un pc, ancora scrivo su carta e se leggo un libro, preferisco il profumo della carta e l’emozione di aprire una nuova storia con un semplice voltar pagina.

Stai lavorando a qualche nuovo romanzo?

Si, sto lavorando al seguito di “Fuori di cuore”: è nato come una trilogia e sto scrivendo il secondo capitolo. Ho un altro paio di manoscritti a cui sto dando forma, ma altri sono già pronti nel cassetto dei sogni.

Novità in uscita per Fanucci in libreria da giugno

31 Maggio 2010

– Loredana Frescura  Scrivimi solo parole d’amore
– Alison Noël  Segreti & sorelle
– Valentina Pattavina La libraia di Orvieto
– Jason Buhrmester La grande rapina ai Led Zeppelin
– Andrew Vachss L’uomo in fuga
– Richard Matheson The box e altri racconti
– Ted Dekker Black
– Robert Jordan La lama dei sogni La ruota del tempo vol. 11
– Robert Jordan  Il sentiero dei pugnali La ruota del tempo vol. 8
– Karen ChangeTouch the Dark

:: Intervista a Marco Tiano a cura di Elena Pirelli

29 Maggio 2010

Home4Ciao Marco, e grazie per aver accettato la mia intervista. Cominciamo subito con le domande. Quando hai iniziato a scrivere e perché? Hai frequentato corsi di scrittura?

Ho iniziato a scrivere per caso. Non ho mai pensato di scrivere romanzi e, sinceramente, non credevo di averne la pazienza. No, non ho frequentato corsi di scrittura perché, come ho scritto sopra, non era nei miei pensieri dedicarmi alla scrittura. Sono sempre stato un bambino ed un ragazzo creativo. All’età di cinque/sei anni dipingevo già e mi piaceva costruire alcuni oggetti di legno. La scrittura è arrivata all’improvviso e mi ha “stregato”. Sin da piccolo ho amato leggere, ma cimentarmi nella stesura di un libro è stata una sorpresa ed una rivelazione.

Come è nata la passione per i gialli?

La passione mi è stata tramandata da mia madre. Lei è da sempre una divoratrice di gialli, mi ha cresciuto con il “Tenente Colombo”, “Jessica Fletcher” e tutti i film di Hitchcock e Agatha Christie. La “dipendenza” dai gialli però è iniziata come una favola. Da piccolo a casa avevamo un volume di “la morte nel villaggio” di Agatha Christie che non avevo mai letto. Un giorno, d’estate, ho preso il libro ed ho iniziato a leggerlo. L’ho finito praticamente nella stessa giornata e da allora ho continuato a leggere tutti i romanzi della Christie, fino a completare la sua intera produzione letteraria. Non per niente la cara “Zia Agatha” è la mia autrice preferita.

Cosa ne pensi del giallo classico, dato che è il genere in cui ti cimenti? Perché lo preferisci agli altri?

Beh, i motivi per il quale prediligo il giallo classico sono molteplici. Primo fra tutti è che il giallo classico è un gioco. Una sfida tra il lettore e il protagonista della storia. lo scrittore fornisce tutti gli elementi necessari a risolvere il caso e sarà poi il lettore più smaliziato a riuscire a interpretarli e soprattutto ad identificarli. Il ruolo dello scrittore, in questo caso, è quello di riuscire a mascherare i veri indizi, sempre nel massimo rispetto del lettore. Chi legge la storia non deve arrivare alla soluzione del caso e accorgersi che lo scrittore ha barato. Gli elementi per risolvere l’indagine devono esserci tutti e soprattutto il lettore deve poter tornare indietro nelle pagine e trovarli. Il mio intento è di far dire al lettore “Caspita! L’indizio era scritto ma non me ne sono accorto. Mi è passato proprio sotto il naso”. Purtroppo, a mio parere, oggi siamo abituati ad assistere a molta violenza, sia nei film che soprattutto nella vita reale che supera di gran lunga la fantasia. Ai telegiornali le notizie di cronaca sono sconvolgenti e non mi sembra il caso di scrivere di serial killer nella società malata in cui viviamo. Il romanzo deve essere una lettura per evadere dalla realtà. Deve essere un modo per immergersi alcune ore in un mondo alternativo e più “pulito”. Nel giallo naturalmente c’è il delitto, ma in questo caso, è un elemento che passa quasi in secondo piano. Come scrisse Van Dine nelle “dieci regole per scrivere romanzi gialli” il delitto nel giallo deve esserci, ma solo perché è l’unico espediente che giustifichi la lettura di un’indagine. Sarebbe quasi banale leggere due/trecento pagine solo per un furto o una truffa. Il delitto è l’unico reato che motivi un racconto. La parte fondamentale, infatti, rimane l’indagine e la soluzione finale (parte alla quale dedica più tempo).

Come è nata l’idea di scrivere il fortunatissimo “Uno di troppo”?

L’idea è nata dopo un viaggio e la reale visita ad un castello medievale. Ero già un accanito divoratore di gialli, ed essermi trovato in un maniero, durante una visita, in compagnia di persone sconosciute e la compagnia di un temporale per me è stato decisivo. Mi sono sentito il personaggio di un film di Agatha Christie e, quando sono tornato a casa, non ho potuto fare al meno di raccontare per iscritto le mie emozioni, sotto forma di un romanzo. Ho iniziato per gioco, non pensando di riuscire a finire il libro. Scrivendo, scrivendo, però, ho notato che mi piaceva e che non riuscivo a smettere, le idee mi affioravano l’una dopo l’altra.

Come nasce l’idea per un libro?

Nel mio caso, come ho raccontato per “Uno di troppo”, tramite le esperienza personali. L’idea per un libro (o anche per un indizio, un particolare) nasce all’improvviso. Capita di guardare una mamma con il passeggino e immagini che dentro c’è un fantoccio e che sotto la copertina che copre il bambino sia nascosta la refurtiva o l’arma di un delitto. Gli spunti per una storia sono nascosti nella quotidianità, arrivano per caso e non tardo ad appuntarli all’istante. Quando scrivo un libro la mia scrivania è ricoperta di tanti pezzetti di carta con appunti scritti sopra. Tovagliolini da bar, post-it, pagine di giornale, di tutto di più. Sono scritti che conservo gelosamente e che rileggo anche a distanza di tempo. Non è detto che li usi tutti, però per la maggior parte sì. La vita quotidiana è una miriade di buone storie non raccontate!

Perché hai scelto di usare personaggi inglesi, ma di ambientare la storia in Italia, a Firenze?

La scelta di Firenze è stata facile, è la mia città italiana preferita dopo la mia adorata Siracusa. Se dovessi trasferirmi, è l’unica città nella quale lo farei con piacere. Per la scelta dei personaggi inglesi, invece, la colpa è della Christie! I suoi romanzi, le atmosfere e l’humor inglese sono stati decisivi. Trovo che le personalità anglosassoni sono inscindibili dal buon giallo classico. Dato che gli inglesi sono i fondatori del genere, scrivere, o leggere, un mistery classico al di fuori del loro ambiente sarebbe come tentare di mangiare una buona pizza italiana in America! Non dico che non ci sono buoni romanzi gialli ambientati in Italia, con personaggi italiani, ma il fascino del buon romanzo dell’età d’oro del giallo è impagabile. A quel punto non parleremmo più un giallo classico inglese, ed invece il mio intento è proprio far rivivere e tramandare questo meraviglioso e appassionante genere letterario che ha estimatori in tutto il mondo.

“Uno di troppo” ti ha dato delle belle soddisfazioni, te lo aspettavi?

Sinceramente no. Tutto mi ha travolto all’improvviso e per me è stata, ed è ancora, una grande gioia. “Uno di troppo” è arrivato da poco alla decima ristampa ed è uno dei libri più venduti dell’editore e, a questo proposito, ringrazio i miei lettori che hanno permesso tutto questo.

Qualche anticipazione?

Posso anticiparti che ho terminato di scrivere il mio secondo romanzo, ancora una volta un giallo classico inglese, ed è in cantiere il terzo. Naturalmente, le idee sono tante e, se avessi tempo, avrei sicuramente scritto almeno sette/otto romanzi.

:: Recensione di Strokes di Stefano Pitino a cura di Nicoletta Scano

29 Maggio 2010

strokesLa surreale vicenda narrata da Stefano Pitino riesce a trascinare il lettore e a catapultarlo sulla scena di un racconto che si sviluppa con una trama semplice ma non banale, carica di suggestioni e simbologia. I dialoghi serrati tra i dodici personaggi, un po’ stereotipati nel tentativo rappresentare le più attuali inclinazioni umane, sono caratterizzati da un linguaggio fresco e giovane. Il romanzo è  strutturato come una sceneggiatura, e del teatro riprende anche l’impostazione classica secondo le tre unità di luogo, tempo e tema trattato. Tutti i protagonisti della storia sono chiamati a dare un senso al proprio Destino e alle proprie scelte improvvisamente, in un giorno iniziato come tanti altri, e affrontano in modo differente le domande che l’uomo si pone da sempre: che senso ha la nostra vita? Per cosa vale la pena di lottare e sacrificarsi? Come si affronta la Morte? In poche ore la vicenda arriva al suo epilogo, caratterizzata da un ritmo incalzante che è forse la vera forza di questo romanzo e che ben viene rappresentato anche dal Titolo dell’opera, Strokes (Battiti). Il punto di vista dei personaggi e dell’autore si può anche non condividere, ma è difficile non venir affascinati dalla naturalezza con la quale tematiche complesse e fondamentalmente irrisolvibili sono trattate e proposte al lettore. 

STROKES, romanzo di Stefano Pitino, Editrice ZONA, 2010, pp. 134 – euro 13,90

Novità in uscita per Sperling Kupfer in libreria dal 1 giugno

28 Maggio 2010

– Il cenacolo delle sorelle – Roger R. Talbot (http://www.sperling.it/scheda/978882004876)
I diavoli di Zonderwater – Carlo Annese
http://www.sperling.it/scheda/978882004884)
Shopping con Jane Austen – Laurie Viera Rigler (
http://www.sperling.it/scheda/978882004877)
La chiave di svolta – Seth Godin (
http://www.sperling.it/scheda/978882004882)
in più uscirà in versione paperback
Più scuro di mezzanotte – Salvo Sottile (
http://www.sperling.it/scheda/978886061658)

:: Recensione di Scrivere da professionisti di Stefano Di Marino

28 Maggio 2010

lw06_dimarino_zSegnalo a tutti i nostri lettori, che oltre alla passione della lettura coltivano l’ambizione magari un giorno di scrivere un libro, un piccolo saggio, non più di un centinaio di pagine, in cui Stefano Di Marino, uno degli scrittori italiani di action thriller più amati, ha raccolto una miniera preziosa di informazioni, suggerimenti, metodi di lavoro alternando consigli pratici a vera e propria teoria della narrazione, e condividendo con noi la sua esperienza, il suo entusiasmo sempre consapevole che per diventare narratori e, vivere di questa professione, è sì utile apprendere delle tecniche ma alla fine quello che conta è il talento e soprattutto la capacità di non farsi demoralizzare da ostacoli e momenti negativi.
 
Di agile lettura il saggio è suddiviso in sezioni che con semplicità e immediatezza ci guidano in un percorso, Di Marino lo definisce un’ avventura, e ci indicano la strada da percorrere con competenza e praticità . Si inizia con un capitolo dedicato alla documentazione, in cui si espone l’importanza del lavoro di ricerca delle fonti sui fatti, attrezzature, luoghi, si passa all’idea della storia, per poi soffermarsi sulle tre sezioni fondamentali di un racconto: l’inizio, lo svolgimento e la fine. Un capitolo importante è dedicato alla genesi dei personaggi e all’importanza della verosimiglianza e di come sviluppare la capacità di far vivere i personaggi, e soprattutto si delinea il ruolo del cattivo vero personaggio cardine di ogni trama a volte più determinante del protagonista stesso. Poi seguono capitoli più tecnici come quello riguardante la revisione del testo,  o quello in cui si discute l’importanza di deciderne la lunghezza. Infine a conclusione della prima parte un capitolo è dedicato alla forma del racconto, ai segreti per stimolare l’attenzione, e alla sperimentazione dei generi.
 
Dato che niente come l’esempio può essere utile quando si vuole trasmettere un insegnamento, Stefano di Marino completa il volume con un racconto inedito, intitolato Un mestiere difficile, nato con il dupplice intento sia di celebrare i 15 anni di vita del suo personaggio più famoso , il Professionista, Chance Renard,  sia di fornire un valido supporto didattico in cui si vedono finalmente in azione le varie tecniche delle sezioni teoriche .

Scrivere da professionisti di Stefano di Marino Delos Books collana I libri di Writers Magazine 2010  143 pagine brossura Prezzo di copertina 10,00 Euro

:: Lorenzo Mazzoni intervista Claudia Ronchetti

28 Maggio 2010

duecon sottofondo di "Heretic Pride", di The Mountain Goats

Hai voglia di parlarci del tuo romanzo "La pillola dell'oblio" (edito da Gruppo Albatros Il Filo)?
 
Non parlo volentieri dei miei romanzi, del resto se pensi che per esprimermi ho scelto la narrativa, diventa facile da capire.
"La pillola dell'oblio" è nata così, da una prima frase buttata lì (sovente mi succede) e si è costruita a livelli poco per volta, guidata da me per le prime pagine (anche questa è una mia caratteristica) e poi,mano a mano che i personaggi si delineavano, acquistavano una loro indipendenza. A quel punto non mi rimane che lasciarli interagire e seguirli, descrivendo nel modo più efficace che mi è possibile.
Per quanto riguarda i contenuti, c'è la vita,le vite,i livelli di coscienza…e una buona parte di suspence.

Oltre che autrice di romanzi e poesie, ti sei cimentata anche con i racconti fantastici nelle raccolte "Il Ladro d'Anime" e "il Gioco di Claude" pubblicati dalla Todariana Editrice. Come ti trovi a lavorare in un ambito "irreale"?
 
Direi che è casa mia, tanto che non lo definirei irreale. Parlerei piuttosto di diverse realtà, se non fosse abusato le definirei parallele, ma anche paradossalmente incidenti e intersecanti.

Cosa ne pensi della letteratura fantasy in genere?

Una necessità del nostro tempo e quindi ben venga.

unoChi sono i tuoi "cattivi maestri"?

I dogmi.
Amo il detto zen "Se vedi Dio uccidilo".
Amo la mistica, non altrettanto la dottrina.

Sei molto influenzata dalle altre arti quando scrivi?

Si. Amo dialogare con musica e arti visive. Amo il cinema.
Cerco nei loro linguaggi espressivi assonanze e sintonie.
Credo che ogni tempo abbia i suoi linguaggi (più d'uno naturalmente) e io tento di esprimermi in una lingua rintracciabile nel nostro. I linguaggi simbolici e le tecniche delle altre arti mi appassionano,mi coinvolgono. Sono echi del mondo in cui voglio essere, quello di tutti noi.

Dai importanza all'aspetto estetico della scrittura?

L'estetica è fondamentale. E' veicolo di suggestioni emozioni e concetti. Credo poco nella parola intesa come mezzo ragionevole di comunicazione, per quello che mi riguarda molto poco artistica e fonte di confusione,polemica
( sarà che vivo in Italia).
L'estetica è un codice interno alle opere dell'artista, mai,assolutamente mai, un codice o un dogma esterno a cui riferirsi. Quindi è un concetto elastico, duttile, ci sta dentro tutto ciò che è compatibile con l'opera e serve a coinvolgere il lettore.

treC'è qualche nuovo autore italiano che ti piace particolarmente? Pensi che in Italia ci sia una crisi del libro e/o di lettori?
 
Il mio percorso mi porta altrove, almeno in questi anni, e abbandonare il sentiero sarebbe un po' come tradire me stessa. Prigione e libertà di questo mestiere :andare avanti sulla propria strada costi quella che costa..e costa. Se mi chiedi cosa sto leggendo ora ti stupiresti perchè sto leggendo "La Bibbia" per la prima volta in vita mia.
La crisi dell'editoria e del libro,ma non solo aggiungerei cinema per lo meno, è totale.
Penso che ci siano molti talenti che vengo lasciati morire di una lunga agonia.
e non penso che i lettori siano responsabili,anzi trovo fra loro-nella mia limitata esperienza-persone vivaci in cerca del nuovo,non della novità, anche loro sedate e narcotizzate dalla povertà di prospettive. Vittime i lettori come gli autori.

Quali sono, secondo te, le qualità per provare a essere una buona scrittrice?

A questa domanda non saprei rispondere.Ognuno ha la sua strada, ma so con certezza che ci vuole una grande dose di coraggio e, nel mio caso, di lucida follia. Spero che rimanga lucida ancora per un po'.

quattroHai una giornata tipo nei periodi di lavoro creativo?
 
No, Ho periodi tipo. Il lavoro è totale, mi scopro il dono dell'ubiquità. Vivo nella dimensione di quello che sto scrivendo, compio i gesti quotidiani come fossi in un mondo virtuale. Vivo capovolta.

Stai lavorando a qualche nuovo libro?

Si. Sta per uscire In cartaceo "Sangue del mio sangue" ora su Kindle-Amazon. Ho altro terminato in attesa di pubblicazione e sto lavorando a una cosa nuova…quindi sto per capovolgermi; altro spazio,altro tempo, altre vite.

Grazie, buona giornata e buon lavoro.
 
Grazie a voi
Claudia

http://lorenzomazzoni.splinder.com/

:: Intervista ad Alfredo Mogavero

25 Maggio 2010

six-shots-cover-smallBenvenuto Alfredo su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato questa intervista. Raccontaci qualcosa di te: quanti anni hai, dove sei nato, dove vivi, i tuoi studi, tuoi pregi e tuoi difetti.

Ciao! Che dire, ho trent’anni e vivo a Salerno, dove sono nato. Dopo un’incredibile sequenza di facoltà sbagliate mi sono iscritto a lingue e letterature straniere, dove dovrei laurearmi quest’anno. Riguardo i miei pregi, direi che sono uno che non si arrende facilmente. Per i difetti se vuoi ti lascio il numero della mia ragazza e vi fate una chiacchierata di qualche ora.

Come ti sei avvicinato alla scrittura? Quando hai deciso: da domani mi guadagnerò la vita scrivendo? C’è stato qualcuno che ti ha incoraggiato o hai trovato solo gente che ti ha ostacolato?

Ho sempre avuto, fin da bambino, un impulso a scrivere, forse anche perché ho iniziato a leggere da piccolissimo (avevo tre anni) e mi sono subito appassionato a fumetti, libri, cose così. Però in me era già grande il desiderio di non fermarmi alla lettura, volevo inventare io delle storie. Per tutta l’adolescenza le ho create solo nella mia testa, poi una notte d’estate di otto anni fa mi sono trovato solo all’aeroporto di Heatrow, a Londra, e il volo per l’Italia aveva otto ore di ritardo. Invece di dormire ho preso un block-notes e una penna e ho scritto il mio primo racconto.  Da lì ho subito iniziato a far leggere le mie cose agli amici attorno a me e devo dire che senza i loro incoraggiamenti forse non avrei continuato. In particolare in questa sede permettimi di ringraziare Enrica, Ezio, Marco Priore e il buon vecchio Salvatore Bosco per la pazienza e l’attenzione con cui hanno sempre trattato i miei scarabocchi.

Come molti giovani hai alle spalle un’ esperienza di precariato. Ti sei trovato per necessità di sopravvivenza ad accetatre lavori  saltuari in call center, hai fatto volantinaggio, hai fatto il contabile ai mercati generali della frutta. Come hai fatto a non farti assalire dallo sconforto ma anzi a trovare la grinta di iscriverti all’università e perseguire il tuo sogno di scrivere?

Bah, come ho detto io sono uno che non si arrende facilmente, non mi faccio prendere dallo sconforto. E poi scrivo, non mi fermo quasi mai, e anche se non sempre mi riesce bene mi serve come valvola di sfogo, mi da la carica.  Durante i mesi passati a lavorare ai mercati generali ho riflettuto e ho capito che volevo cercare di fare qualcosa che mi tenesse più a contatto con la letteratura, io odio i numeri e odio alzarmi presto (mi svegliavo alle tre del mattino per lavorare davanti a un computer), mi deprimono le attività ripetitive dove non devi tenere acceso il cervello. Ora scommetto sul futuro forse un po’ in ritardo sui tempi, ma sai una cosa? Sto molto meglio così.

Hai iniziato con il fantasy poi virando verso l’horror, il noir, la fantascienza, passione quest’ultima nata dai B-movies americani degli anni 50. Quante volte hai visto L’invasione degli ultracorpi? E quanto questo tipo di film ha influenzato il tuo modo di scrivere?

A un certo punto mi ero davvero fissato per quei film. Ho visto “L’invasione degli ultracorpi” e quasi tutti quelli di Ed Wood, “Vampires from outer space” poi altri più moderni come “Essi vivono”, “La casa”, “L’armata delle tenebre” e parecchie orribili produzioni Troma. Mi piacevano perché non erano seri, c’era un certo humor demenziale che poi ho cercato di mettere in molti miei scritti.

Se volessimo leggere i tuoi primi racconti dove sarebbe possibile trovarli?

Mi dispiace ora non è più possibile.

Parlaci del tuo incontro con il sito LaTelaNera.com. Quanto ti ha aiutato, in che modo ha arricchito il tuo bagaglio di esperienze?

Sulla Tela ci incontrammo nel 2002. Eravamo pochi, eravamo entusiasti, eravamo desiderosi di confrontarci. E trovammo “La Macelleria”, dove ci si poteva sfidare ognuno con un racconto, che tutti gli altri dovevano valutare e a cui bisognava assegnare dei punti.  In questo laboratorio ho incontrato altre persone che mi hanno aiutato tantissimo e che oggi come me, stanno raccogliendo le prime soddisfazioni. Mi piace citare Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi, che hanno pubblicato per Edizioni XII “In due si uccide meglio”, o Simone Corà e Raffaele Serafini che sono diventati blogger molto seguiti e collaboratori della stessa XII. E poi il da poco scomparso Giovanni Buzi, Enrico Luceri che oggi scrive gialli di qualità, tanti altri  bravi scrittori come Marica Petrolati, Alberto Priora, Biancamaria Massaro o Matteo Carriero. Un saluto speciale a Luigi”Morgan” Rubino, che per anni resse le sorti della Macelleria e che mai lesinò consigli, incoraggiamenti, frustate e stroncature propedeutiche al miglioramento di tutti noi disgraziati.

Sei un fan di Bukowski, un autore, sporco, cattivo, decisamente non politicamente corretto, in che modo ti ha ispirato e in cosa pensi di essergli debitore?

Bukowski scriveva quello che voleva fregandosene di come sarebbe recepito, anche a me piacerebbe questa libertà. Poi stilisticamente non mi fa impazzire, diciamo che un po’ di tempo fa cedetti al fascino dello “scrittore maledetto” e lessi i suoi libri per trovarci dentro qualche dritta. Parlarne oggi è un po’ strano, non so quanto di lui sia finito nelle cose che scrivo.

Con Six Shots finalmente hai raggiunto un grande obbiettivo. Un ‘importante casa editrice ha creduto in te e ti ha dato la possibilità di pubblicare questa serie di racconti weird western. Come sono nati? Di getto, in periodi diversi della tua vita, dopo quali letture?

L’idea mi venne dopo aver letto “Antracite” di Evangelisti, che però per i miei gusti era troppo serioso. L’ambientazione western era bellissima, apriva a molte possibilità narrative, personaggi, situazioni; volevo cercare però di renderla in qualche modo anche divertente, di non partorire qualcosa di troppo serio. Non mi misi subito a scrivere quei racconti, covai per forse un anno il progetto nella testa, ma ci pensavo sempre. Alla fine (era il 2008) mi uscirono dalle dita assai in fretta, senza troppa difficoltà.

alfredoPensi che Six Shots diventerà mai un fumetto? A che disegnatore affideresti i lavori?

A Giulio Perozziello, talentuoso giovane che collabora con XII per la realizzazione delle immagini dei racconti vincitori del concorso “Minuti Contati”. E’ un ragazzo che s’impegna molto e ha già buone basi, in lui vedo una passione molto simile alla mia anche se in un campo diverso. Un solo consiglio: non prestargli mai libri perché è tremendamente lento a restituirli!

Quali autori ti hanno influenzato di più? Ti senti figlio letterario in un certo senso di Joe Lansdale? 

Anche qui il discorso è un po’ com
e quello di Bukowski: per un periodo mi sono davvero innamorato di Lansdale, leggevo solo sue cose e cannibalizzavo soprattutto lo stile dei dialoghi, molto secchi e veloci. Se però devo citare i nomi che davvero mi hanno influenzato, facendomi venire voglia di scrivere, farò un solo nome: Lovecraft. Dopo aver letto tutti i suoi racconti la mia vita è cambiata.

Il tuo west nasce dalle leggende e dal folkrore di un popolo che in realtà non è il tuo. Che cosa ti ha maggiormente affascinato di questo mondo in un certo senso estraneo?

Lì  nel west la vita era dura, ognuno doveva guadagnarsi ogni giorno il diritto a respirare. Era un mondo nato su un’ingiustizia perpetrata ai danni di popoli indigeni che, pur perdendo la lotta, seppero opporre una fiera resistenza ai bianchi. Ci furono figure leggendarie di eroi e anti-eroi (forse le ultime) come Wyatt Earp e Jesse James, ci fu un andare di pari passo tra il progresso che incombeva alla velocità della locomotiva e le vecchie usanze di un’epoca che stava scomparendo, ma che fece in tempo a lasciare nella memoria collettiva pagine di inusitata epica. Io lo vedo come un momento in cui due periodi storici si fronteggiarono sullo spartiacque della storia, forse per questo è rimasto così vivo nella memoria di tutti. Quando in America si girarono i primi film, furono western. Nessuno può dimenticare quell’epopea, e anch’io come molti altri che vivono al di qua dell’oceano me ne sono lasciato affascinare.

Punto forte della tua scrittura e la sfaccettatura del linguaggio dei personaggi. Raccontaci come sono nati i dialoghi e come si hai lavorato su.

Quello che ho cercato di fare è stato contrapporre a descrizioni e situazioni piuttosto serie e quasi drammatiche dialoghi assurdi e spiazzanti, per ricreare un effetto volutamente ridicolo che strappasse qualche risata e al contempo allontanasse un po’ i personaggi dagli stereotipi. Spero di aver raggiunto almeno in parte l’obbiettivo.

Più bizzarro che horror il tuo west è sporcato da un certo pessimismo esistenziale, da dove hai tratto questa componente?

Mah, “pessimismo” ed “esistenziale” sono due parole che ho messo in una presentazione di me stesso qualche tempo fa, in realtà non sono pessimista. Nel libro forse lo si può ritrovare qua e là in personaggi come Patricia e Twilight Jackson, ma anche loro poi tirano avanti nonostante la vita li abbia trattati piuttosto male. Ecco, questa tua domanda mi ha fatto venire in mente che forse un piccolo messaggio in “Six Shots” ci potrebbe essere: è il sopravvivere alle difficoltà, il non arrendersi, il lottare contro un destino avverso. Il fatto che ci abbia pensato solo ora è davvero bizzarro.

Attualmente stai scrivendo altri racconti. Puoi anticiparci qualcosa in esclusiva per Liberidiscrivere?

Dai, siccome siete stati in assoluto i primi a parlare di “Six Shots” ve lo dico: sto scrivendo il seguito. Torneranno quasi tutti i personaggi e ce ne saranno molti altri, impegolati in vicende folli o drammatiche, ma stavolta abbandonerò la forma-racconto per quella di un vero e proprio romanzo. Ci sarà una trama portante che andrà costruendosi pian piano nello schema di singole vicende collegate tra loro, così che in realtà si leggeranno più storie nella storia principale. Attualmente sono quasi a metà della prima stesura, ma procedo senza fretta e divertendomi, che per me poi è la cosa più importante quando scrivo. Spero che Liberidiscrivere mi porti fortuna e, ringraziandoti, ti saluto.

:: Novità in libreria: Amori e crudeltà dell'Orchidea Rossa di Stefano di Marino

25 Maggio 2010

04_orchidea2"Amori e crudeltà dell'Orchidea Rossa", il romanzo
Fuggito dall’Italia in seguito a sanguinosi avvenimenti durante i moti del 1848, il contrabbandiere che si fa chiamare ‘la Pistola’ arriva in Oriente. Macao sembra la città perfetta per dimenticare e farsi dimenticare. Crocevia di navigatori europei, mercanti cinesi, cantanti di fado, massaggiatrici ceche, fuorilegge, cortigiane e mercanti. Ma c’è un uomo terribile che insegue il protagonista. Un sicario che lo bracca dal cuore dell’impero asburgico. Da una lotta all’ultimo sangue nasce un debito d’onore tra il giovane avventuriero e l’amico cinese che gli salva la vita. Un debito che si può ripagare solo con un altro viaggio verso una città ancora più misteriosa, malacca. Qui la terribile vendetta della regina dei pirati incombe su mercanti, soldati e missionari. L’Orchidea Rossa, leggendario personaggio realmente esistito, è l’immagine stessa dell’Asia affascinante e pericolosa da cui il giovane non sa più staccarsi. Un grande romanzo di avventura nella tradizione di Emilio Salgari, scritto con uno spirito moderno e la passione di chi ha visitato e amato l’Estremo Oriente e lì ha ricostruito come era alla metà del diciannovesimo secolo. La vera storia di… Stephen Gunn.

310 pagine, 15,24 cm x 22,86 cm, rilegatura termica brossurata, interno carta crema (60 g peso), stampa B/N, copertina in quadricromia lucida (100 g peso). Copertina di Luca Oleastri – illustrazioni interne in B/N allestite da Stefano Di Marino
– Stampa su carta: €22.00
– Formato PDF scaricabile: €7.00

02_di_marinoL'autore, Stefano Di Marino
Nel 1989 entra a far parte della redazione della rivista fantascientifica Urania. Nel 1993 inizia a lavorare come traduttore, sceneggiatore di fumetti, autore e consulente. Dal 2002 al 2007 è stato consulente sul thriller e l'avventura per la casa editrice Longanesi. Attualmente dedica tutta la sua attività alla scrittura creativa. Ha curato il volume Gli occhi dell'Hydra che nasce dalla collaborazione con scrittori e lettori del forum ufficiale dedicato ad Alan D. Altieri.
Nel 2008 partecipa al volume History & Mystery della Piemme con il racconto "Il Labirinto di Lucrezia". Nel mese di marzo inizia la sua collaborazione con la collana Il Giallo Mondadori Presenta della Mondadori con "Un uomo da abbattere", primo romanzo della trilogia "Montecristo".
Attualmente svolge l'attività di scrittore, traduttore, saggista free lance. Collabora con la rivista on-line Thriller magazine, con il Blog di Segretissimo e con l'associazione Milanonera Eventi. Scive per Writer's magazine Italia, Milanonera Mag. Svolge un'intensa attività di promozione e presentazione del suo lavoro e di quello di colleghi italiani. Tiene corsi di scrittura in vari centri culturali.
Di Marino scrive firmando le sue opere sia con il suo vero nome, sia con diversi pseudonimi, il più conosciuto dei quali è Stephen Gunn.
Al suo attivo ha più di 80 romanzi pubblicati da vari editori e svariate decine di racconti, saggi e traduzioni.

Come acquistare "Amori e crudeltà dell'Orchidea Rossa"?

E' raggiungibile tramite il sito (http://www.innovari.it/scudo.htm) nella pagina della collana Adventures Stories oppure si può andare direttamente alla pagina dello shop-on line di lulu (in italiano) a questo link:
http://www.lulu.com/product/a-
copertina-morbida/amori-e-crudelt%C3%A0-dellorchidea-rossa/11045326

:: Scrivere Sui Margini

24 Maggio 2010

Segnaliamo ai nostri lettori che a Milano presso il villaggio Barona via Ettore Ponti 21 e via Zumbini 6  dal 4 al 6 di giugno si terrà il festival letterario Scrivere Sui Margini, giunto ormai alla seconda edizione. Il sito di riferimento è http://www.scriveresuimargini.org/ Tra gli ospiti: Valerio Massimo Manfredi, Sandrone Dazieri, Silvia Avallone, Giuseppe Culicchia, Giuseppe Genna. Tempi di recupero è il filo conduttore del Festival. Entrata libera. Il festival avrà luogo anche in caso di pioggia.

:: Recensione di Sto cercando di smettere di Toni Noar Augello

21 Maggio 2010

zonaDalla copertina una Marlene Dietrich in bianco e nero fuma e ci osserva immobile dandoci il benvenuto in questo piccolo viaggio nella musica di un rocker di provincia che con ironia e disincanto parla di sé e del suo gruppo ormai sciolto.  

Sto cercando di smettere dell’esordiente Toni Noar Augello, edito dalla casa editrice toscana Zona, è questo e molto altro. Mentre ascolto l’album Penna e corde, cd contenuto nel libro prodotto da Antonio D’Apolito, puro rock italiano, rileggo alcuni passi del libro e mi immagino l’entusiasmo, il sudore  che ha animato questi ragazzi facendoli vincere ogni ostacolo per il semplice gusto di riunirsi e  fare musica.

Dall’ascoltare musica a farla tante volte il passo è breve…. In ogni caso non è proprio una delle cose più semplici a questo mondo. Per giocare a calcio serve solo una palla. Per fare musica ce ne vogliono almeno due.   

Tra citazioni di Allen Ginsberg, testi di canzoni, l’odore della sala prove, viaggiamo con loro in un deserto ingiallito dalla luce blanda di lampioni stile retrò. Sto cercando di smettere è uno sguardo sincero su un mondo ai margini ma vitale e pieno di speranze, un mondo in cui la libertà non è una merce in vendita, un mondo in cui si viaggia tutta la notte per raggiungere una piazza dove suonare.

Il romanzo nasce come uno scambio di mail e ironicamente considera che il rock infondo è un vizio, una malattia da cui non si guarisce ed è impossibile cercare appunto di smettere. Tutto passa e a volte gli ostacoli sono più grandi di noi ma poi infondo C’è sempre qualcosa in più un po’ più in la come diceva Jack Kerouac.

:: Intervista a Tiziana Silvestrin

21 Maggio 2010

ileonideuropaBenvenuta Tiziana su Liberidiscrivere e grazie di aver accettato la mia intervista. Parlaci innanzitutto un po’ di te, racconta ai nostri lettori dove sei nata, che studi hai fatto, qualche tuo pregio e qualche tuo difetto.

Sono nata a Mantova e mi sono laureata in lettere con indirizzo artistico, negli studi ho coltivato  le mia passioni: l’arte e la storia.  Pregi che posso riconoscermi  senza peccare di presunzione sono la costanza e la caparbietà nel raggiungere gli obiettivi che mi prefiggo. Quanto ai difetti ne ho diversi, quello che mi danneggia di più è la timidezza. 

Quando hai deciso che saresti diventata una scrittrice? Era un tuo sogno già da bambina?

Mi è sempre piaciuto inventare storie, anche da bambina, storie che a volte scrivevo a volte restavano nella mia mente. Scrivere è una esigenza, ho scritto anche molti racconti  solo perché sentivo di doverlo fare. 

Parlaci del tuo debutto letterario, del percorso che hai fatto per arrivare alla pubblicazione. Hai qualche consiglio da dare ai giovani scrittori in cerca di editore?  

– Questo primo libro è stato molto impegnativo soprattutto per la parte relativa alle ricerche    che è stata molto lunga e  complessa, una volta terminato l’ho spedito ad alcune case editrici e tra quelle  che mi hanno contattato ho scelto Scrittura&scritture . Un consiglio che posso dare è di leggere molto e impegnarsi a fondo se si crede in un romanzo. Una volta finito bisogna lasciarlo per qualche tempo in un cassetto per poi rivederlo dall’inizio, anche più di una volta. 

Per una donna pensi sia più difficile essere presa in considerazione nel panorama letterario italiano, o quello che conta è il talento?

Credo che conti il talento, un romanzo è bello a prescindere da chi l’ha scritto.  

Mantova è  la tua città. Come la descriveresti a chi non ci fosse mai stato? E’una città d’arte, piena di verde, a misura d’uomo? C’ qualche sua via, piazza o giardino che ti affascinano particolarmente?

Mantova è una città d’arte di cui i laghi, attraverso i secoli hanno conservato l’antica struttura. E’ una città a misura d’uomo, si visita bene a piedi e il suo centro storico  sprigiona il suo fascino soprattutto di sera. 

Quali sono i tuoi scrittori preferiti e quelli che ti hanno maggiormente influenzato?

Adoro  i classici russi  e gli scrittori sudamericani, tra i romanzi  che possono avermi influenzato ci sono  Il nome della Rosa di Umberto Eco  La cattedrale del mare di  Ildefonso Falcones.   

Come è nato in te l’interesse per il thriller storico e come hai mixato in I Leoni d’Europa avvenimenti storici e fantasia?

I romanzi che leggo sono in prevalenza i romanzi storici, I leoni d’Europa sono nati collegando tra loro fatti realmente accaduti in quel preciso periodo storico. 

Alle spalle del tuo romanzo c’è un grande lavoro di documentazione. Come hai preferito procedere: leggendo saggi, consultando internet, visitando archivi?

Ho letto moltissimi saggi per ricostruire il periodo cui si svolge la storia, per descrivere il modo in cui la gente viveva, cosa leggeva, come si spostava, cosa mangiava e quali paure aveva. Ho consultato documenti d’archivio e anche un manoscritto inedito sulla peste del 1576, ma non era sufficiente. Per ricostruire le ambientazioni ho visitato tutti i luoghi in cui si è svolta la storia quindi non solo i palazzi di Mantova, ma anche Venezia, Milano, Londra.   

Il cinquecento, la Controriforma non è un periodo storico molto noto. Perché  vi hai scelto di ambientare il tuo libro?

I fatti di cui narro sono realmente accaduti in quel periodo, il duello tra Vincenzo Gonzaga e James Chricton si è svolto il 3 luglio 1582 e di quegli anni è il complotto Throckmorton.  

Biagio dell’Orso il capitano di giustizia protagonista di I Leoni d’Europa è un personaggio puramente nato dalla tua fantasia o trae origine da qualche personaggio storico realmente vissuto?

–  Biagio dell’Orso era il capitano di giustizia  di Mantova, ma di lui si conosce solo il nome,   diciamo che è uscito dalla storia per entrare nel romanzo.

Quali sono secondo te i segreti per scrivere un buon giallo storico?

Il mio metodo è quello di creare un romanzo partendo da fatti realmente accaduti, in questo caso, come nel secondo romanzo, sono partita da un mistero già esistente e l’ho sviluppato. Direi che è molto importante avere rispetto dei lettori scrivendo storie e personaggi il più possibile  aderenti  alla realtà storica, anche se il lavoro di ricerca è duro. 

I leoni d’Europa ti sta dando molte soddisfazioni, stai raccogliendo consensi unanimi sia a livello di pubblico che di critica. Parlaci del tuo rapporto con la critica. Leggi le recensioni, ti influenzano, quale ti ha fatto più felice leggere?

Sarà scontato ma quella che mi ha reso più orgogliosa è stata la prima sul giornale Roma di Napoli e il commento che mi è piaciuto di più è stato quello di una lettrice: Mi è dispiaciuto finirlo. 

Ti hanno proposto di trasformare I leoni d’Europa in un film? Ti piacerebbere collaborare a scriverne la sceneggiatura? Mentre scrivevi il romanzo hai mai pensato che potesse diventare un film?  Se sì quale attore vedresti bene nella parte del protagonista?

Ancora no, certo mi piacerebbe, nel caso  dovesse succedere chiederò di collaborare  alla sceneggiatura perché mi è capitato diverse volte di  vedere film o di leggere libri di storia con errori madornali. Per la parte di Biagio dell’Orso, dato che secondo me un uomo con un nome del genere doveva essere bello, vedrei bene Alessandro Gassman  

Ti piace la poesia ? Quali sono i tuoi poeti preferiti?

I mie poeti preferiti sono Leopardi, Ungaretti e D’Annunzio, l’Alcyone è un’opera stupenda. 

Stai scrivendo un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa in esclusiva per Liberidiscrivere?

Ho appena finito il  secondo romanzo La spezieria dei veleni dove Biagio dell’Orso deve  scoprire un segreto nascosto nel ritratto di Giulio Romano eseguito da Tiziano, un segreto che a distanza di cinquant’anni continua a uccidere