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:: Le interviste di Lady Euphonica (usatele con cautela): Nicole Teso

4 dicembre 2018

1Las Vegas era l’occasione per iniziare una nuova vita e seppellirmi il passato alle spalle.
Non avrei mai potuto immaginare che sarei stata rapita e rinchiusa in una cella buia, pronta a diventare una schiava del piacere.
Jake Evans mi distruggerà, piegandomi ai suoi desideri e consumando la mia anima.
Lui è la mia condanna a morte.

Lei avrebbe dovuto essere una prigioniera come tutte le altre, pronta a soddisfare i desideri dei miei clienti.
Non avrei mai potuto immaginare che mi avrebbe dato così tanto filo da torcere.
Brittany Moore sta sfondando le barriere nella mia testa, facendomi crollare e riportando a galla un passato che credevo sepolto.
I demoni mi stanno reclamando…
Lei è il mio tormento.

Questa è la presentazione di “Loving the Demon”, il primo romanzo (non autoconclusivo: seguono “Loving the Angel” e “Loving the Darkness”, quest’ultimo ancora inedito) di Nicole Teso. La giovane autrice veneta ha esordito come self-publisher su Amazon e in seguito è stata “notata” da Newton Compton Editori che pubblicherà “Dimmi che ci sei”, ri-edizione del romanzo “Dimmi chi sei”, autopubblicato nel gennaio del 2018.

Ringraziamo Nicole per aver accettato di rispondere alle nostre domande.

Nicole, tu hai scritto finora romanzi che possono rientrare nella categoria “romance”. Mi sembra un ombrello sotto al quale si riuniscono storie dalla natura variegata e talvolta ibrida (New Adult, Young Adult, Erotic Romance, Contemporary Romance ecc. ecc.). Ti va di spiegarci cosa si intende comunemente per romance e quali sono i sottogeneri che riscontrano, almeno per la tua esperienza, maggiore interesse?

Ciao Ilaria. Innanzitutto, grazie per lo spazio che mi stai dedicando.
Comincio subito col dirti che io ho una “strana” concezione di romance. Solitamente, in questo genere letterario, si classificano tutte le storie che trattano l’amore, in ogni sua sfumatura. Io mi definisco molto più dark. Non amo i romanzi in cui troviamo il solito principe azzurro, in sella al suo cavallo bianco. Personalmente preferisco le storie travagliate, gli amori impossibili, i protagonisti sadici.
Ultimamente i generi come il dark romance, il mafia romance e tutte le sottocategorie, che hanno come tema principale il “bad world”, catturano un notevole interesse nei lettori.
Tuttavia, anche il chick-lit è molto apprezzato dalle lettrici italiane.

Ogni genere ha i suoi cliché: rispetto alla letteratura romance, quali ritieni che siano ormai superati o suberabili (per ragioni storiche, sociali, culturali ecc.) e quali invece ti sembrano ancora caratterizzanti?

Come anticipavo nella domanda precedente, penso che ormai sia calato l’interesse verso tutte le storie d’amore tradizionali.
Le persone vogliono leggere novità, storie particolari, temi affrontati sporadicamente.
Di certo, negli ultimi anni siamo influenzati dalle storie che ci propinano in televisione. Vogliamo sapere cosa ruoti nella mente di un ipotetico serial killer, di un narcotrafficante, di un protagonista fuori dal comune. Io stessa amo questo tipo di personaggio. Sono stanca di leggere della solita ragazzina svampita che si imbatte nel milionario di turno.

Sei molto giovane, ma hai già fatto una discreta gavetta: che consiglio ti sentiresti di dare a chi volesse intraprendere la tua stessa strada o a chi già ci stesse provando, ma non vedesse ancora risultati apprezzabili?

Il consiglio che do sempre, sembrerà banale, forse un po’ scontato, è di essere umili, di cercare ispirazione da chi riesce a coronare il proprio sogno. Mai provare invidia o rancore. Piuttosto interrogarsi su quali sono i metodi migliori e le strategie da mettere in atto per riuscire a raggiungere il traguardo sperato.
Quando ho esordito io, avevo una paura pazzesca di non essere letta da nessuno. Seguivo alcune autrici con ammirazione, visti i successi e i numeri di copie vendute. L’unica cosa che continuavo a ripetermi era: “Se ce l’ha fatta lei, posso riuscirci anch’io, un giorno”.
La seconda cosa che dico spesso a chi mi chiede consigli è di investire su se stessi. Se noi per primi, non siamo disposti a spendere dei soldi per migliorarci (es. editing, copertina, corsi), come possiamo pretendere che i lettori lo facciano per noi?

Hai esordito da self-publisher, ovvero autopubblicando i tuoi primi romanzi. Come sei riuscita a raggiungere gli ottimi risultati che hai ottenuto (in un podcast di Michele Amitrani, del sito “Credi nella tua storia”, mi pare che tu parli di mille copie vendute in una ventina di giorni)?

Sì, mille copie vendute in venti giorni.
Avevo un blog, perciò già un piccolo pubblico di lettori. Inoltre, avevo organizzato un blogtour, coinvolgendo più blogger possibili. Il resto l’hanno fatto i lettori, con il passaparola. E le inserzioni a pagamento.

Pubblicare con una cosiddetta big è il sogno della maggior parte degli autori (o almeno credo che sia così!). Hai voglia di raccontarci come è cominciata questa tua esperienza con una casa editrice del calibro di Newton Compton? Hai già una data di uscita per “Dimmi che ci sei”?

Anche per me era un sogno. E lo è ancora! Certi giorni non mi sembra vero che stia succedendo davvero.
Comunque è successo tutto per caso. La Newton Compton mi ha chiesto “Dimmi chi sei” in valutazione e, due mesi dopo, è arrivato il contratto.
Prima della Newton Compton avevo ricevuto altre tre proposte editoriali, ma non volevo vincolarmi con altri editori, perché il mio sogno è sempre stato quello di firmare con loro.
Per quanto riguarda l’uscita di “Dimmi che ci sei”, non ho ancora una data precisa. Sicuramente, nei primi mesi del 2019.

Tra i tuoi impegni futuri ci sono il Festival del Romance di Milano (la prima edizione si terrà a giugno 2019) e, immagino, anche il Rare (Roma, settembre 2019). Mi sembrano eventi aggregativi interessanti, sia per chi scrive, sia per chi legge, in questo caso letteratura romance. Che importanza ha per te l’incontro diretto con i tuoi lettori?

Sì, sarò al Festival del Romance. Al Rare, ancora non lo so.
Io ci tengo moltissimo a incontrare i lettori. Il mondo dell’editoria sta cambiando. Ai lettori piace interagire con l’autore, avere un modello da seguire. Io amo parlare con i miei lettori, li abbraccerei tutti, uno a uno, visto che è grazie a loro se sono arrivata fin qui.
Proprio per questo motivo, sto valutando di organizzare un booktour, in varie città d’Italia, per incontrare quanti più lettori possibile.

Pongo anche a te la domanda che in genere rivolgo agli autori intervistati. Se venisse realizzato un film tratto da “Dimmi che ci sei” e avessi la possibilità di avere l’ultima parola sul casting, chi sceglieresti per interpretare i protagonisti?

Eccola, la mia domanda preferita!
Nella mia testa, ho sempre immaginato Ryan Cooper nel ruolo di Adam Keller. Mentre scrivevo, immaginavo proprio lui! Ok, non prendetemi per pazza, ma è il prototipo a cui mi sono ispirata!
Per Mercy Stone, mi piacerebbe Victoria Justice.

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