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:: Johnny degli angeli di Athos Bigongiali (MdS Editore, 2018) a cura di Fabio Orrico

6 dicembre 2018

Copertina_Johnny_degli_AngeliJohnny Stompanato è una delle tante figure, probabilmente nemmeno la più bizzarra o carismatica, apparsa nella Hollywood-Babilonia del secondo dopoguerra e prismaticamente riscritta in decenni di mitologie e narrazioni, a malapena una comparsa nei romanzi losangelini di James Ellroy e lontana ispirazione per opere tra loro diversissime (un riferimento, seppure molto sfumato, ai fatti di Stompanato e Turner è contenuto anche nel film Settembre di Woody Allen).
Chi era Johnny Stompanato? Un italo-americano dalla vita avventurosa, gran seduttore, malavitoso nonché guardia del corpo del boss Mickey Cohen (altra icona ellroyana) e, negli ultimi anni della sua vita, amante della diva Lana Turner (ma non solo, pare che addirittura Frank Sinatra abbia avuto da ridire sulle attenzioni che Johnny riservava ad Ava Gardner).
Il 4 aprile del 1958 Johnny Stompanato muore a Beverly Hills, nella villa di Lana Turner, pugnalato con un coltello da cucina. L’inchiesta appurerà che ad uccidere Johnny è stata Cheryl Crane, la quindicenne figlia di Lana, anche se la verità di quanto realmente successo resterà uno dei grandi misteri hollywoodiani e in molti daranno per assodata la colpevolezza di Lana e l’incriminazione di Cheryl come un escamotage della madre per evitare una condanna che, nel caso di una donna adulta, sarebbe senz’altro stata più grave.
Athos Bigongiali mette, fin dal titolo, Stompanato al centro del suo ultimo romanzo, Johnny degli angeli, e ne racconta la storia in maniera molto originale. Nel leggere questo romanzo viene in mente una frase pronunciata da Michael Cimino a proposito del suo sfortunato film su Salvatore Giuliano Il siciliano che, più o meno, suona così: “Raccontare la vita di un uomo partendo dai sogni e non dai fatti”.
Bigongiali si concentra sugli ultimi istanti di vita di Johnny. Se è vero che in punto di morte ci passa tutta la nostra vita davanti, e Bigongiali sembra voler tener fede a quest’assunto, è anche vero che il film della nostra esistenza non è esente da bilanci, contestazioni e nostalgie. E in effetti la visione di Johnny è insieme critica e partecipe ma, è bene dirlo, non risolve il mistero della sua morte. Fin dalle prime pagine il delitto viene descritto come consumato da un fantasma, una donna con una camicia da notte, la cui identità non è sicura nemmeno per la vittima. Le 130 pagine di Johnny degli angeli sono compresse in un attimo, ma quest’attimo si dilata esponenzialmente come cerchi nell’acqua. Johnny viene inquadrato nella sua piccola statura di uomo qualunque che la sorte spinge a toccare la vetta di determinati ambienti, crimine e show business, raccontati con precisa unità di intenti. Bisogna dire che Bigongiali non conosce maniera né folklore nel descrivere questi scenari ma anzi trova un’efficacissima distanza poetica proprio nel monologo di Johnny, reso in una terza persona soggettiva abilissima nel variare piani temporali e punti di vista sempre però trattenuti saldamente nella prospettiva del protagonista.
Ad affiancare poi Stompanato, quasi come una sorta di grillo parlante, ecco Nick Battaglia, sceneggiatore vittima del maccartismo, personaggio immaginario che in sé racchiude la cupezza e lo squallore di un’epoca. Psicopompo nel mondo del cinema, Nick è un controcanto leggermente più consapevole alla vicenda umana di Johnny. Libro magnificamente disordinato e stratificato (il sottotitolo recita, molto puntualmente, Un delirio hollywoodiano) Johnny degli angeli è il canto funebre, perfettamente bilanciato su un panorama di catastrofe generazionale, di un uomo che ha tentato di padroneggiare gli eventi e che, dal suo soggiorno americano, ha tratto la morale definitiva: È questo che vuole l’America dagli italiani, la bellezza e il sangue.

Athos Bigongiali è nato a San Giuliano Terme (Pisa) nel 1945. Ha pubblicato racconti su varie riviste e raccolte antologiche. Con questa casa editrice ha pubblicato i racconti Avvertimenti contro il mal di terra (1990) e Una città proletaria (1989). Da Una città proletaria è stato tratto uno spettacolo teatrale che è andato in scena nel 1992.

Source: libro inviato dall’editore al recensore.