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:: Intervista con James Lee Burke a cura di Giulietta Iannone

26 aprile 2011

James_Lee_Burke

Salve Mr Burke. Grazie per aver accettato la mia nuova intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Alcuni anni fa ho avuto il piacere  di intervistarti e mi ricordo che era in assoluto la mia prima intervisita con uno scrittore. Raccontaci del tuo esordio. Che strada hai seguito per pubblicare? Hai ricevuto molti rifiuti?

Ho finito di scrivere il mio primo romanzo edito, Half of Paradise, quando avevo ventitré anni. Poi mi ci sono voluti quattro anni per trovare un agente e un editore. Per me è sempre stato più facile scrivere che pubblicare.
Nel bel mezzo della mia carriera, ho passato trent’anni venendo pubblicato solo in tascabile. Il mio romanzoThe lost get back boogie è stato rifiutato 111 volte prima di essere pubblicato dalla Louisiana State Univerisity Press. Poi è stato candidato al Pulitzer.

Cosa sarebbe la tua vita senza letteratura?

Le arti e le lettere sono l’indice di civiltà di una società; non varrebbe proprio la pena di vivere in un mondo in cui non ci fossero. Le antiche pitture rupestri francesi dimostrano che persino le popolazioni più primitive riconoscevano all’arte un certo valore.

Prima di diventare scrittore a tempo pieno hai svolto varie mansioni, negli ambiti più diversi, dall’estrazione del petrolio al giornalismo, al lavoro nel sociale, e, negli anni ’80, hai insegnato scrittura creativa alla Wichita State University. Cosa puoi dirci di queste esperienze?

Qualunque lavoro permetta di pagare l’affitto va bene per uno scrittore, certo, a patto che non lo allontani dalla scrittura.

Mi piacerebbe parlare del lavoro quotidiano dello scrittore. Ci descrivi una tua giornata tipo?

Lavoro sempre, dalla mattina alla sera, e a volte fino a notte inoltrata. È l’unico modo di lavorare che conosco.

Ho chiesto a tua figlia Alafair Burke di raccontarmi qualcosa di curioso su di te e lei mi ha risposto: “Ama gli animali. Lo chiamiamo Dottor Doolittle, come il personaggio che parla con gli animali nel libro per bambini”. Che mi racconti, tu, su di lei?

Alafair è la prima giallista della famiglia. Ha iniziato a scrivere polizieschi all’età di sette anni. Il suo primo racconto era intitolato Omicidi alla pista da pattinaggio.

Il personaggio di Robicheaux è stato portato sugli schermi due volte, interpretato prima da Alec Baldwin in Omicidio a New Orleans e poi da Tommy Lee Jones in In the electric mist. Hai visto i film? Quale dei due attori ti sembra più vicino al tuo Dave Robicheaux?

Ho molto apprezzato l’impegno profuso nell’adattamento cinematografico dei miei lavori. Il giudizio sulla riuscita, be’, quello lo lascio agli altri. Ma tutti i creativi coinvolti in entrambi i progetti erano davvero pieni di talento.

Paragoniamo i due personaggi di Dave Robicheaux e di Billy Bob Holland: in cosa si assomigliano, e in cosa, invece, differiscono?

Be’, direi che hanno gli stessi valori, ma rappresentano epoche diverse. Dave, come me, è nato durante la grande depressione. È un periodo storico che non si può comprendere fino in fondo, a meno che non lo si sia vissuto.

Mi è piaciuto molto Terra Violenta, primo romanzo della serie di Billy Bob Holland, premiato nel 1998 con l’Edgar Award. Tu che ne pensi?

Penso che Terra violenta sia uno dei miei romanzi migliori. Non ho mai capito come mai non abbia avuto tutto il successo di certi miei libri ambientati in Louisiana.

Parliamo ora, in generale, dei tuoi libri. Quali sono i tuoi preferiti?

Credo che i miei lavori più riusciti siano Rain Gods, Terra violenta, L’urlo del vento, White doves at morning eL’occhio del ciclone.

Il tuo stile è fortemente realistico, linguisticamente accurato e pieno di tensione drammatica. Pensi di essere stato influenzato da autori russi quali Sholokov e Chekov?

Ammiro i russi, ma no, non ne sono stato influenzato.

Che cosa ci dici di The glass Rainbow? Sarà il tuo ultimo Robicheaux?

The Glass Rainbow ha a che vedere con la fine di un’epoca e di una generazione. Il prossimo romanzo della serie si intitolerà Feast day of fools.

So che hai un bel numero di fan; com’è la tua relazione con i lettori?

Se è bello essere un artista, è grazie a tutta la gente che si incontra. Non c’è migliore ricompensa del sapere di aver regalato a qualcuno un certo piacere estetico.

Ti piace viaggiare per promuovere i tuoi libri?

Mia moglie e io abbiamo girato per quindici anni, poi abbiamo smesso. Certo, incontravamo un sacco di bella gente, ma toccavamo trentacinque città l’anno, e alla fine ho pensato fosse meglio allentare un po’ il ritmo.

In chiusura, una domanda inevitabile: a cosa stai lavorando in questo momento?

Il romanzo che sto scrivendo ora si chiama Creole Belle. Penso non sia niente male, ma mi sa che  non sono molto obbiettivo.

Grazie mille per avermi intervistato. Amo l’Italia, e spero di poterci tornare presto.

Traduzione a cura di Fabrizio Fulio Bragoni

:: Intervista a James Lee Burke a cura di Giulietta Iannone

28 agosto 2007

JamesScrive solo romanzi o anche racconti?

Si, non scrivo solo romanzi, ma ho anche pubblicato una collezione di racconti e spero di completarne un’ altra entro il 2005.

Quali sono i suoi scrittori viventi preferiti?

Negli USA penso che i migliori scrittori siano Annie Proulx e Cormac Mac Carthy .

Le piace l’Ulisse di James Joyce?

Si, è il migliore lavoro di Joyce, ma il suo miglior libro, per quanto riguarda lo stile, è sicuramente a mio avviso la raccolta di racconti “ I dublinesi”.

Ha relazioni di amicizia con altri scrittori?

Si. Andrè Dubus è stato mio primo cugino. Suo figlio Andrè III, è anche lui un buon scrittore. Mia figlia Alafair sta facendo un buon lavoro seguendo le tradizioni di famiglia.

Cosa pensa del legame tra cinema e letteratura? Le piacerebbe diventare un regista?

Amo il cinema e mi piacerebbe lavorare su un altro adattamento tratto da uno dei miei libri che hanno il personaggio di Dave Robicheaux come protagonista principale. Se lei conosce qualche regista o produttore italiano che voglia fare un film nella Luoisiana del sud, me lo faccia sapere!

Ha senso dell’umorismo? Mi racconti una barzelletta.

Lo scherzo più buffo è che un ragazzo come me, che fu sempre respinto da tutti, infine abbia avuto successo nel suo lavoro.

Quali sono per lei le qualità migliori per un buon scrittore?

Un buon scrittore innanzi tutto non deve credere a coloro che lo criticano o cercano di scoraggiarlo. Un vero artista sa che il suo talento gli è dato da Dio, e che un giorno, se usa bene il suo talento, riuscirà ad avere un’ influenza positiva anche per il bene degli altri.

Legge il giornale ogni mattina?

Si, il migliore quotidiano da acquistare in città è “The American Newspaper”. Penso che uno scrittore dovrebbe leggere giornalmente almeno un quotidiano.

Pensa che alcuni scrittori siano « cattivi maestri » ? Può farmi un esempio?

I buoni scrittori scrivono bene, di regola, perché parlano bene, ed essi parlano bene perché essi pensano chiaramente. Da una cosa nasce l’altra. Una volta molti buoni scrittori facevano proprio un buon lavoro nelle classi di scrittura, almeno secondo la mia esperienza. I cattivi insegnanti di scrittura, invece, solitamente sono persone deluse che cercano di convincere gli altri del proprio talento imponendo ad i propri studenti più che altro i propri fallimenti.

Pensa che un libro possa cambiare la gente e così il mondo? Perché?

Guttemberg cambiò il mondo. Così come coloro che scrissero la Bibbia . La stessa cosa fece Thomas Jefferson, Omero, Platone, e anche Macchiavelli. I despoti cercano sempre di convincerci che il mondo della scrittura è morto. Questo perché la verità e l’informazione e il pensiero sono i loro nemici.

Vuole essere uno scrittore d’intrattenimento o vuole mandare un messaggio più profondo ai suoi lettori?

Tutta l’arte è intrattenimento, ma per sopravivere nel tempo nel quale è creata essa deve contenere temi che siano universali per tutte le persone. I più grandi artisti della storia vissero nel 16° secolo in Italia, ma il loro messaggio è ancora vivo oggi, come lo fu a Firenze cinque secoli fa.

Pensa che ci siano regole d’oro per sopravvivere tra agenti, editori, sponsor, e lettori?

Al di la della perseveranza, un’ artista deve principalmente avere fede nel suo talento che ritengo essere principalmente un dono e nel Potere Superiore che viene da Dio. Aiuta anche avere un diploma di umiltà. La vanità e l’arroganza sono i veri nemici della buona arte. Dire grazie agli altri non fa male. Una volta un mio amico mi disse “ Sii gentile con le persone che incontri quando sali le scale perché saranno le stesse persone che incontrerai quando le scendi “.

Come cerca di preservare la sua indipendenza spirituale nell’odierno mondo letterario?

Non penso di essere mai stato a rischio. Molti editori sono felici di lavorare con uno scrittore che è sinceramente innamorato della sua arte.

Quale genere di lettori preferisce?

Li amo tutti. Le persone che leggono sono coloro che salvano la civiltà dalle mire di coloro che animati dalla violenza, più che creare vogliono solo distruggere.

Che libro sta leggendo al momento?

“ What’s Wrong with Kansas” un bel libro che ha per tema l’impoverimento di moralità causato dai poteri politici troppo oppressivi.

Ama giocare con le parole mentre scrive, o per lei la scrittura è sempre e solo una cosa seria?

Scrivere è sempre una cosa seria.

Quale è la sua opinione sulla situazione presente degli scrittori in America? E’ pessimista?

La mia principale preoccupazione non è per gli artisti ma piuttosto per gli scrittori che lavorano per i media. La stampa nazionale, a mio avviso, è facilmente intimoribile e troppo compiacente quando si inizia ad essere critici con l’autorità.

Quale è il significato del talento per lei?

La creatività è un campo che condividiamo con Dio. L’artista quando scrive immerge la sua mano nell’eternità, come se nuotasse in una piscina d’acqua, tutte le volte che inizia a scrivere una nuova storia o anche solo una poesia.

Le piace la letteratura russa?

Si, indubbiamente. Sholokov e Chekov sono due dei miei scrittori preferiti.

Le piacciono i libri di Robert Ferrigno?

Non ne ho mai letto uno.

Ha un agente letterario ? Per lei è più un amico o un professionista al quale si affianca?

Philip Spitzer è stato mio agente e amico stretto per 27 anni. Quando lo incontrai, pilotava un piccolo aereo nel Hell ’s Kitchen durante il giorno e lavorava di notte come agente letterario, nel periodo in cui nessuno voleva toccare il mio lavoro neanche con un “forcone per il letame”.

La violenza nella società contemporanea è per lei un segno di decadenza morale o un normale aspetto della natura umana?

La violenza nel mondo, a mio avviso, ha origine dallo sfruttamento dell’uomo o del pianeta. Ho la sensazione che le multinazionali stiano indirizzando il mondo verso un futuro che la maggior parte di noi non apprezzerà affatto.

Quale opera teatrale di Shakespeare preferisce?

Amleto.