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:: Sono io il tuo destino di Domenico Cacopardo Crovini (Ianieri, 2024) a cura di Patrizia Debicke

19 novembre 2024

L’adulterio, benché dal 1981 il delitto d’onore sia stato trasformato dal codice penale in un normale delitto, può scatenare ancora nel 2002 risposte assassine? E fornire una qualche ragione per giustificarle? Magari potrebbe bastare il fatto di avere origini messinesi o meglio di Monturi Superiore?
Tanto meno per loro una coppia di successo, Temoteo Barraci e Berenice Stellanotte detta Nice, da anni trasferita in terra Padana e più precisamente in provincia di Reggio Emilia? Lui medico chirurgo che lavora bene come medico di base e lei veterinaria, collaboratrice di uno studio prestigioso, con frequentazioni di alto livello, diventati soci del locale ed esclusivo Golf .
Unico neo, la mancanza di figli. Quello in arrivo e per il quale si erano sposati prima del previsto è saltato per colpa di un maledetto incidente sul lavoro, il calcio di un cavallo, che aveva privato Berenice della possibilità di averne ancora. Ma non pareva aver intaccato la solidità del loro rapporto matrimoniale ben rodato. Non per loro, una coppia moderna con la testa sulla spalle. Oddio per Temoteo la mancanza di un figlio maschio gioia e onore di ogni siciliano… E ohimè l’idea di una possibile adozione prospettata a Nice, e che non aveva mai avuto alcun seguito, gli provocava sorda inquietudine. Alla quale dare sfogo in diverse saltuarie e successive relazioni, il maschio è sempre maschio e la tentazione della carne sovrana, mentre lei , invece, circa sette anni dopo cederà solo alla confortante, continua e comoda e ben più che affettuosa presenza in casa loro ospite, di Santo, un giovane cugino messinese. In teoria venuto per studiare, ma decisamente negato e scioperato nell’animo. Nel frattempo però Temoteo ha intrapreso una soddisfacente relazione con Molly, una graziosa maestrina con i capelli rossi e gli occhi verdi (che gli ha detto : “Sono io il tuo destino!”) e dovrebbe e potrebbe poterlo essere davvero, basterebbe rispettare le regola del viver civile: separarsi dalla moglie e poi divorziare …
Se non… Temoteo non si fosse lasciato goffamente intrappolare nella sicilianissima e tentatrice rete del delitto d’onore osannata da una visione siciliana tuttora in vigore, quando a essere leso è il maschio, ridesta un qualcosa di incontrollabile e in cui domina la diffusa mentalità isolana (il cambiamento delle leggi non ha toccato una cultura intrinseca, caratterizzata ancora al patriarcato). Insomma come i diritti femminili continuino indefinitamente ad essere subordinati a quelli “superiori” dei maschi, per cui l’uomo con le corna deve reagire in qualche modo sennò…
E rubando l’iconica frase descrittiva di Alessandro Manzoni riferita alla Monaca di Monza: Cacopardo si compiace di trasformarla al maschile in : “e lo sventurato rispose” prima di regalarla al suo protagonista, affidandogli il gravoso compito di compiere un “vendicativo” ma improvvido e maldestro delitto padano per lavare l’onore leso dalla moglie, con il suo “domestico”, e ripetuto tradimento con il cugino Santo.
Insomma Cacopardo impugna la bacchetta magica e, in uno Zac, crea con intelligente ma crudele ironia il suo tragico giallo/noir siculo parmense.
Ci offre come su un vassoio d’argento un delitto premeditato, un amore irregolare, la clandestinità, il lungo processo e i tanti vantaggio ottenibili da un detenuto “ben appoggiato”. Viviamo con i personaggi della sua storia certune realtà culturali e sociali, lo scandalo, siamo testimoni della commedia processuale condotta come uno scenografico balletto in un ideale palcoscenico destinato oltre che agli spettatori, a televisione e testate giornalistiche.
Viviamo purtroppo in un’epoca molto “italiota ” con i femminicidi all’ordine del giorno, con la cronaca nera che ci squaderna quotidianamente le foto dell’ennesima vittima . Non solo vittima di un uomo ma anche di una società che non riesce a emanciparsi dal suo passato. La necessaria strada del cambiamento pare diventata impercorribile.
L’ amore però, quello vero, non fa commettere crimini. Temoteo il protagonista non pensa certo all’amore quando uccide per un superato pregiudizio sociale. Quell’osceno pregiudizio che non permette di immaginare la persona amata altro di una proprietà, una proprietà da considerare come un malriposto e onorifico emblema da difendere a ogni costo e purgare solo versando sangue.
Un osceno e lo ripeto, pregiudizio sociale per cui il protagonista ha rovinato la sua vita e ogni possibile futura felicità. Una storia di infelicità che ci dimostra come ciascuno possa farsi artefice e nemico del proprio fato.
Un romanzo particolare in cui Domenico Cacopardo prova a coniugare l’ inginocchiarsi a vecchie e aberranti tradizioni con una distopica futura visione italiana. Infatti partendo dal prologo ma poi arrivando a far finire la sua storia nel 2026, dopo che s’è consumata una vera e propria rivoluzione con l’anticostituzionale occupazione di una immaginaria Padania. Occupazione portata avanti con un colpo di stato leghista e scissionista al nord, con l’appoggio di truppe mercenarie della Brigata Wagner sponsorizzate dalla Russia, nel tentativo di dividere la nuova entità politica e territoriale dall’Italia, ci propone una surreale ma temibile realtà in divenire?

Domenico Cacopardo Crovini, nato nel 1936, è vissuto in giro per l’Italia al seguito di suo padre, funzionario pubblico, Consigliere di Stato in pensione, ha collaborato e collabora con numerose testate giornalistiche nazionali e locali. Ha insegnato nelle università di Torino e Roma-Luiss. Ha scritto venti romanzi, tra i quali la nota e fortunata serie di gialli che ha per protagonista il magistrato Agrò, edita da Marsilio. Ha pubblicato anche con Mondadori, Baldini&Castoldi, Diabasis e altri. Per la Ianieri Edizioni ha pubblicato Pater (2022) e Pas de Sicile. Ritorno a Candora (2023).