
Ci sono città che nei romanzi gialli diventano semplici quinte teatrali e altre che respirano, osservano, custodiscono segreti. In Una sciarpa blu cobalto, Cristina Biolcati sceglie una Padova lontana dalle cartoline, stretta tra palazzi di vecchia costruzione, dove le finestre restano accese fino a tardi e ogni pianerottolo può trasformarsi in un incrocio di destini. È proprio nel cuore della città di Sant’Antonio, in via Cavazzana, a pochi passi dalla Basilica di Santa Giustina, che prende forma un delitto da camera chiusa in grado di inquietare fin dalle prime pagine.
Mary Tinnici, ultraottuagenaria, ex attrice di teatro, viene trovata morta nel suo appartamento, chiuso dall’interno con quattro giri di chiave. Un dettaglio che pur richiamando la grande tradizione del giallo classico, ma qui assume un sapore più domestico, quasi soffocante. Mary non è una diva decaduta; è una donna fragile, affetta da demenza senile, con un passato fatto di piccole parti accanto a giganti come Vittorio Gassman e Vittorio De Sica. La sua vita si è progressivamente ritirata in poche stanze polverose, tra ricordi che sbiadiscono e fotografie ingiallite. Strangolata con una sciarpa blu cobalto poi scomparsa nel nulla, diventa il centro di un enigma .
A guidare l’indagine sarà l’ispettrice Bianca Damiani, già incontrata nel racconto Luna Park Assassino. Ritroviamo una donna ferita, temprata da errori che hanno incrinato la sua vita privata. L’istinto da cacciatrice che in passato l’ha spinta a scelte azzardate, con dolorose conseguenze per sé e gli altri, le ha forgiato una corazza, quasi a compensare il senso di colpa con l’assoluto controllo sul lavoro. Accanto a lei una squadra ben tratteggiata: Antonio Callegari, angolano adottato da genitori italiani, in bilico tra la prossima paternità e il rigore dell’indagine; Mauro Colella, scapolo, disordinato, con un’incisiva intelligenza nascosta dietro l’aria trasandata; il sovrintendente Manfreda, solida presenza, il giovane informatico Ruzza, simbolo di una generazione che vive tra codici e schermi. Non saranno solo comprimari, ma tasselli di un credibile organismo investigativo, radicato nella quotidianità di un commissariato diretto dal pragmatico Lissone.
L’ambientazione gioca un ruolo determinante. Il palazzo in cui viveva Mary rappresenta un microcosmo: porte chiuse, tende socchiuse, silenzi sospesi sulle scale. Nell’appartamento di fronte vive la famiglia Piovan, guidata da Carla, influencer di successo con oltre centomila follower. Madre di cinque figli, un sesto in arrivo, Carla incarna l’ideale social della perfetta maternità: “dirette” in cucina, luminosi sorrisi, generale solidarietà tradotta in pacchi dono da tutta Italia. Ciò nondimeno, dietro quella patinata vetrina, qualcosa scricchiola. Alvise, il marito, denuncia telefonate e inquietanti personaggi vicino a casa.
Il contrasto tra l’anziana attrice dimenticata e la mamma quasi star del web costruisce il fulcro della narrazione. Da un lato il teatro, fatto di palcoscenici e meritati applausi, dall’altro i social, virtuale piattaforma per ottenere consenso. Bianca dovrà quindi indagare non solo su un omicidio, ma su un qualcosa forse alterato da un eccesso di esposizione.
L’enigma della porta chiusa regge l’architettura del giallo con sapiente dosaggio degli indizi. Il domestico filippino e il nipote triestino sembrano i sospetti ideali, ma i loro alibi spostano l’attenzione altrove. La sciarpa blu cobalto, arma e simbolo insieme, diventerà pertanto il filo conduttore di una verità nascosta tra rivalità, invidie e fragilità. Bianca dovrà indagare con metodo, alternando intuizione e razionalità, mentre la sua vita privata torna a complicarsi con la ricomparsa di Silvia Zella e dei cattivi rapporti con la sorella gemella Vanessa.
Un giallo non superficiale con un’amara riflessione sulla società di oggi, dove l’identità rischia di dissolversi in una sequenza di post e like. I giovani, attratti da modelli irraggiungibili, finiscono per confondere visibilità e valore. In questo contesto, l’omicidio di una donna anziana assume un ulteriore significato: quello di cancellazione della memoria, rimpiazzata da un insaziabile presente fatto di sensazionalismo digitale.
In Una sciarpa blu cobalto, esordio di Cristina Biolcati nel romanzo lungo. Bianca Damiani emerge come una protagonista, destinata a evolversi, mentre il mistero della sciarpa si fa metafora di una verità che sfugge finché qualcuno non ha il coraggio di guardare oltre.
Cristina Biolcati è nata a Ferrara, ma padovana d’adozione. Ha pubblicato Le congetture di Bonelli (Delos Digital, 2020) e In grazia di Dio (Todaro Editore, 2023). I suoi racconti hanno vinto numerosi premi: Il suono delle sue ferite (Garfagnana in Giallo, sez. Nero Digitale, 2022), Doppia promessa (GialloLuna Nero-Notte, 2023), Tutta la mia solitudine (Writers Magazine Italia, 2024). Nel 2025 è uscito Le regole del gioco, nella collana NeroDonna di Golem Edizioni.
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