A differenza di molti che sostengono di conoscere l’Iliade e l’Odissea come se le avessero lette direttamente in greco antico – o, meglio ancora, ascoltate dalla viva voce di Omero, se non addirittura di Zeus – io non mi considero un’esperta. Conosco però qualcosa delle opere derivate, degli archetipi, del mito e della sua continua riscrittura.
Ed è proprio per questo che mi chiedo: perché demolire o incensare un’opera artistica – perché di questo si tratta, calmiamo gli animi – prima ancora di averla vista? Prima che sia arrivata nelle sale?
Christopher Nolan stesso, con una certa ingenuità ma anche con buone ragioni, si è posto il problema, temendo che molti avessero già emesso una sentenza di condanna ancor prima della prima proiezione. E, considerando gli investimenti che un film del genere richiede, la preoccupazione è comprensibile.
Io, se il portafoglio me lo permetterà, andrò a vedere questa tanto vituperata opera.
Elena è interpretata da un’attrice nera? E allora? È talmente bella che potrebbe essere fucsia, blu a pallini verdi o amaranto, e resterebbe comunque di una bellezza irraggiungibile per il 95% di noi. E sono persino generosa.
Elena di Sparta era davvero così come ce la immaginiamo? Forse Omero – o chiunque sia stato l’autore dei poemi secondo le varie ipotesi – la immaginava con boccoli dorati e pelle chiarissima. Forse no. C’eravamo per chiederglielo?
L’attrice, a quanto pare, ha anche pronunciato una frase poco felice accusando Omero di aver dato poco spazio alle donne. Può darsi che sia stato un passo falso. Ma prima di trasformare una dichiarazione in un capo d’accusa, forse varrebbe la pena considerare il contesto in cui è stata pronunciata.
E poi, davvero vogliamo ridurre Omero all’accusa di essere “contro le donne”? A causa di Circe? Delle Sirene? Delle Gorgoni? Delle Erinni? Personaggi che appartengono al mito e che sono, prima ancora che figure narrative, archetipi complessi, simboli, incarnazioni di paure, desideri e forze della natura umana.
Forse dovremmo semplicemente concederci il lusso di guardare un’opera d’arte in santa pace.
Se sarà una ciofeca, dopo averla vista potremo esprimere il nostro parere – richiesto o meno. Ma se fosse un capolavoro? Se aggiungesse una lettura contemporanea, persino radicale, del mito di Ulisse? Se, anziché parlarci dell’uomo di tremila anni fa, riuscisse a parlare dell’uomo di oggi?
Il mito, dopotutto, continua a vivere proprio perché ogni epoca lo riscrive.
Nel frattempo, buona visione a chi andrà al cinema. E a chi non ci andrà… liberissimo di farlo a me in tasca non entra niente.

























