:: Uomini senza donne, Haruki Murakami (Einaudi, 2015) a cura di Federica Guglietta

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Non è un caso che, in letteratura, quel sentimento di vuoto interiore, di perdita che si prova a fine di un amore totalizzante sia percepito come qualcosa di esclusivamente femminile.

Come se gli uomini dovessero (per forza) farsi scivolare tutto addosso. I veri uomini non piangono mai, si sa.
Poi arriva Murakami e, con sette racconti brevi, scardina l’ordine precostituito.

Sette uomini soli protagonisti di altrettante storie brevi. Al centro di ogni racconto una donna: l’amata, irraggiungibile e assente, lascia dietro di sé un carico di emozioni e sensazioni spiazzanti.  Sette “aiutanti”, quasi come a rispettare lo schema classico della fiaba di Propp, sopraggiungono in soccorso del protagonista. Sono loro a raccontarci la storia, secondo un punto di vista straniante, del tutto inaspettato: una prospettiva obliqua, che si tramuta spesso in quell’occhio critico capace di trovare una soluzione, anzi “la” soluzione: quella che il protagonista si rifiuta di vedere.

“A volte perdere una donna significa perderle tutte.”

Esorcizzare e superare un lutto, accettare la fine di un amore o mandare giù un tradimento. Il punto di vista maschile sull’amore e le situazioni ad esso collegate sembra inusuale, ma perché dovrebbe essere così? Gli uomini non soffrono?

Non piangono?

Nulla è lasciato al caso nella narrazione di Murakami. Il registro stilistico legato al fantastico viene messo da parte per far posto ad un impeccabile realismo. Si può parlare di temi amorosi con protagonisti al maschile senza far ricorso ad artifici.
Ricordi, dolore, assenza e distacco si mescolano in un turbine di parole, volti e situazioni.

C’è l’uomo di mezza età che ha perso la moglie, malata di tumore, e non riesce a sopportare il vuoto lasciato nella sua vita. Pur consapevole che in vita la donna l’avesse più volte tradita. C’è quel ragazzo un po’ strano che sembra aver trovato l’amore della sua vita fin dalle elementari, ma che poi, a vent’anni, si rende conto di non meritare. Così spinge il suo caro amico a uscire con la sua ragazza, in modo da “poter stare più tranquillo”. C’è la storia di Gregor Samsa al contrario, che molto ha impressionato la critica qui in Italia: lo scarafaggio che si risveglia uomo, con tutto quello che ne deriva. C’è la narratrice da Le mille e una notte che non può lasciar incompiuta la sua narrazione perché, a volte, l’amore diventa una metastoria, oltre che una promessa da rinnovare ogni giorno.

Tutto questo (e anche di più) è Uomini senza donne – titolo originale “Onna no Inai Otoko-tachi”-, volume uscito nel 2014 in Giappone e pubblicato quest’anno in Italia da Einaudi. Precedentemente i suoi racconti erano già stati pubblicati su alcune riviste all’estero.

Raccolta di racconti che si presta a differenti livelli di lettura, l’ultima creatura di Murakami diventa una cartina da tornasole dei sentimenti umani, offrendoci una panoramica di esistenze ben inquadrate in un Giappone che tutto sembra tranne che asiatico. Molti, infatti, i rimandi alla cultura occidentale, a quella pop culture capace di permeare anche in una società – apparentemente lontana – come quella asiatica sradicandone tutte le strutture più complesse.

E allora via libera ai Beatles con la loro Yesterday, qui reinterpretata dal giovane Kitaru in uno strano dialetto, quello del Kansai, (non suo, addirittura, ma imparato da autodidatta), a Manhattan di Woody Allen visto per la prima volta al cinema, passando per i vari riadattamenti di Tolstoj a teatro (il protagonista della prima storia, attore teatrale, recita a memoria Zio Vanja per calmarsi, prima dello spettacolo vero e proprio) fino a Salinger tradotto (territorio ben conosciuto dall’autore) e a un Gregor Samsa kafkiano assolutamente singolare: da insetto si sveglia uomo ed è del tutto impreparato alla vita.

Come ci fa sapere Murakami: «Amo la cultura pop: i Rolling Stones, i Doors, David Lynch, questo genere di cose. Non mi piace ciò che è elitario. Amo i film del terrore, Stephen King, Raymond Chandler, e i polizieschi. Ma non è questo ciò che voglio scrivere. Quello che voglio fare è usarne le strutture, non il contenuto. Mi piace mettere i miei contenuti in queste strutture. Questa è la mia via, il mio stile. Perciò non piaccio né agli scrittori di consumo né ai letterati seri. Io sono a metà strada, e cerco di fare qualcosa di nuovo. […]
Scrivo storie strane, bizzarre. Non so perché mi piaccia tanto tutto ciò che è strano. In realtà, sono un uomo molto razionale. Non credo alla New Age, né alla reincarnazione, ai sogni, ai tarocchi, all’oroscopo. […] Ma quando scrivo, scrivo cose bizzarre. Non so perché. Più sono serio, più divento balzano e contorto».

Sette storie che diventano sette tesori. Sette piccoli capolavori da scoprire e comprendere al meglio per farsi strada nel tortuoso cammino esistenziale (e personale) dell’accettazione. Di una delusione, di un dolore, di un lutto.

Haruki Murakami, classe 1949, è nato a Kyoto ed è cresciuto a Kobe. Autore di molti romanzi, racconti e saggi e ha tradotto in giapponese autori americani come Fitzgerald, Carver, Capote, Salinger. Con “La fine del mondo e il paese delle meraviglie” ha vinto in Giappone il Premio Tanizaki. In Italia Einaudi ha pubblicato i suoi “Dance Dance Dance”, “La ragazza dello Sputnik”, “Underground”, “Tutti i figli di Dio danzano”, “Norwegian Wood”, “L’uccello che girava le Viti del Mondo”, “La fine del mondo e il paese delle meraviglie”, “Kafka sulla spiaggia”,” After Dark”, “L’elefante scomparso e altri racconti”, “L’arte di correre”, “Nel segno della pecora”, “I salici ciechi e la donna addormentata”, “1Q84” (suddiviso in Libri 1 e 2, usciti insieme nel 2011, e Libro 3, uscito nel 2012), “A sud del confine, a ovest del sole” (2013), “Ritratti in jazz” (2013, con le illustrazioni di Wada Makoto), “L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio” (2014) e “Uomini senza donne” (2015).

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Gaia dell’Ufficio Stampa Einaudi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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