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:: Il muggito di Sarajevo, Lorenzo Mazzoni (Edizioni Spartaco, 2016)

1 dicembre 2016
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Coloratissimo, come tutti i Balcani, pieno di musica, surreale, sulfurealmente divertente, anarchico, tragico è uscito il nuovo romanzo di Lorenzo Mazzoni, Il muggito di Sarajevo, per Edizioni Spartaco. Un romanzo che ci porta di peso nella Sarajevo della guerra e dell’assedio, il più lungo assedio nella storia bellica contemporanea, che si protrasse per 4 lunghissimi anni, dall’aprile del 1992 al febbraio del 1996. Una guerra sporca, terribile, come tutte le guerre, una guerra di cecchini combattuta nel cuore dell’Europa, che vide contrapposti da un lato il governo bosniaco, e dall’altra l’Armata Popolare Jugoslava e le forze serbo-bosniache. Televisori, radio, giornali ci portavano quotidianamente notizie da questa città martoriata, divenuta in breve simbolo delle nostre mille contraddizioni e di quanto sia precaria e transitoria l’illusione di pace e sicurezza che viviamo in Europa. Minacciata in continuazione da forze che non vediamo, non percepiamo. Ma ci sono, rosicano i nostri diritti, la nostra parvenza di libertà, il nostro benessere, forse anche ingiusto se pensiamo alle condizioni di tanti altri paesi del mondo. Lorenzo Mazzoni non fa un discorso essenzialmente politico nel suo romanzo, ma questa insicurezza si fa forte e chiara, pure grazie al tono surreale e onirico che utilizza, e un grande senso di speranza e ottimismo che straborda dalle pagine. Immaginatevi un film con Emir Kusturica alla regia e la colonna musicale affidata ai Gogol Bordello, che sto ascoltando in sottofondo proprio mentre scrivo queste righe. Violini, fisarmoniche, musica gispy, denti d’ oro, droga e fiumi di vodka, insomma questo è lo scenario che ci vedo io, ed è giusto che ogni lettore si crei il suo immaginario personale. Dopo tutto leggere è una delle attività più creative (e sovversive) che esistano. Dunque vediamo, immaginatevi una mucca veggente, dei funghi allucinogeni, un serbo prigioniero a Sarajevo tenuto sotto custodia da un vecchio pazzo, panetti di oppio, due giornalisti italiani in cerca di uno scoop, Amira leader di una band Senza strumenti, che trova in Sarajevo il centro della sua creatività, nani, giganti, soldati ONU, prostitute (contro la loro volontà), Mozambik, un irlandese che fa da guida ai giornalisti e compra generi di prima necessità da rivendere a chi non potrebbe procurarseli, un cecchino fanatico delle canzoni di Barbra Streisand. E la guerra, le privazioni, la mancanza di cibo, la paura, l’odore di morte, le pile di cadaveri, le torture fatte ai prigionieri, insomma l’irrazionale e l’orrore, contrapposti, affiancati. Mazzoni sceglie uno stile narrativo sincopato, fatto di brevi capitoli, quasi una carrellata di racconti che si possono leggere anche slegati, sebbene un filo conduttore, una trama esistano. E tanta musica da Kurt Cobain ai Red Hot Chili Peppers, alla divina per eccellenza Barbra Streisand. Per chi ama Graham Greene la sua lezione non è andata perduta. Dunque che dire d’altro: muuu!

Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974 e ha abitato a Parigi, Hurghada, Londra, Sana’a. Ha pubblicato numerosi romanzi, tra cui Il requiem di Valle secca (Tracce, 2006),  Le bestie/Kinshasa Serenade (Momentum Edizioni, 2011), Apologia di uomini inutili (Edizioni La Gru, 2013, Premio Liberi di scrivere Award). È il creatore dell’ispettore ferrarese Pietro Malatesta, protagonista dei noir (illustrati da Andrea Amaducci ed editi da Koi Press) Malatesta, indagini di uno sbirro anarchico, La Trilogia (2011, Premio Liberi di Scrivere Award), La Tremarella (2012, il cui ricavato è andato interamente alle vittime del terremoto in Emilia), Termodistruzione di un koala (2013), Italiani brutta gente (2014). Diversi suoi reportage e racconti sono apparsi sui giornali Il Manifesto, Il Reportage, East Journal, Il reporter e Torno Giovedì- Collabora con Il Fatto Quotidiano. Vive tra Milano e Istanbul.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ Ufficio Stampa Spartaco e l’autore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Quando le chitarre facevano l’amore, Lorenzo Mazzoni (Spartaco Edizioni, 2015)

8 giugno 2015
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Forse pochi (diciamo quasi nessuno, sì lo so esperto di rock che sgrani gli occhi e dici ma come si permette questa) si ricorda dei Ian Dury & The Blockheads, ma sta di fatto che il titolo di una loro canzone Sex And Drugs And Rock ‘N’ Roll è diventato un vero grido di battaglia oltre ad essere il manifesto di una intera generazione di giovani ribelli, (a cavallo tra ’60, e ’70 del secolo scorso, dai facciamo anche ’80) ancora non del tutto omologati al politically correct di questi ultimi (tristi) anni.
Una generazione che sembra trovare voce in un romanzo che parla di Stati Uniti, (con puntatine in Sud America e nel Sud Est asiatico, e altre nella cara vecchia Europa compresa la Svizzera, direte voi ma dai, e invece centra, fidatevi) ma stranamente è scritto da un autore italiano, anzi italianissimo decisamente non convenzionale, con un background culturale sfaccettato e molte tappe sul suo mappamondo personale.
Se non conoscete questo autore, Quando le chitarre facevano l’amore, edito da Spartaco edizioni, è un buon romanzo con cui iniziare. Già dalle prime righe vi direte ma quanta fantasia ha Lorenzo Mazzoni, una fantasia educata da tantissime buone letture i cui echi sono prepotenti nei suoi testi. Mazzoni lo confessa candidamente alla fine del libro, citando libri e autori da cui ha maggiormente imparato l’arte di inannellare parole, il tutto condito dal suo spirito anarchico e rivoluzionario da guerrigliero delle patrie lettere.
In questo romanzo c’è forse meno rabbia e più ironia di altri suoi libri, ma il disincanto resta intatto e feroce, come la critica al conformismo, e ai mali di questa società occidentale così ampliati all’enessima potenza nel universo a stelle e striscie. Ma non è tutto nero, non è tutto senza speranza, ci sono i giovani, c’è la musica, c’è ancora chi ci crede alla libertà, alla bellezza, all’approccio etico con il reale.
Non aspettatevi però un lieto fine, qua molti personaggi moriranno come mosche peggio che in un film pulp di Tarantino, e persino gli eroi della guerriglia musicale del romanzo, i componenti di The Love’s White Rabbits, finiranno chi a fare la guardia forestale chi il commesso viaggiatore, ma una zampata finale vi incoraggerà a pensare che il sistema non ha vito, che si può sparire a Chicago dopo una carica della polizia e far perdere per sempre le proprie tracce.
Quando le chitarre facevano l’amore l’avrete capito è un romanzo surreale e anfetaminico, non esattamente un invito a usare marijuana e LSD (specialmente nella limonata), ma a capire i motivi che ne hanno spinto il consumo in quegli anni confusi e lussuriosi. Ai tempi di Woodstock, delle marce per la pace contro la guerra del Viet-Nam, delle comuni di hippie in cui praticare l’amore libero, delle rivolte studentesche, dei neri e gli ispanici che volevano uguali diritti rispetto ai cittadini bianchi.
Forse mai come in quegli anni l’anarchia e la Rivoluzione fu a un passo da portarsi via il Sistema, ben più radicalmente che il solo Caos strategico, orchestrtato ad arte da rami più o meno ufficiali della CIA.
Se il rischio era quello di perdere il baricentro e creare una massa narrativa poco omogenea, Mazzoni ha avuto l’accortezza di creare un filo conduttore capace di costituire l’ossatura dell’intero romanzo, una caccia, a un “presunto” criminale nazista reinventatosi come amante della pace, e della musica Rock. C’è chi lo vuole uccidere per vendetta, (un vecchio israeliano, che tanto vecchio non è) chi perchè ha celebrato il matrimonio della donna della sua vita con suo fratello (uno stralunato reduce del Vietnam per esempio), chi lo vuole catturare per soldi (un cacciatore di nazisti italiano finito nelle grinfie di una sacerdotessa del Caos).
E poi molti altri lo cercano, tra cui due agenti deviati del Mossad (uno dei quali ha una passione sfrenata per le scarpe rosa coi tacchi) che si spacciano prima per messicani poi per senegalesi, un sosia presidenziale di uno stato sudamericano, un altro israeliano migliore amico del vecchio. E se non bastasse troviamo uno scheletro di un vecchio garibaldino innamorato di Anita Garibaldi, alcuni strumenti musicali molto loquaci, e una tartaruga, per non parlare poi di un taglialegna di forti ascendenze teutoniche.
Dunque ragazzi, io ho detto abbastanza ora tocca a voi. Buona lettura. Peace and Love.

Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974. Narratore, saggista e reporter ha pubblicato numerosi romanzi, fra cui “Il requiem di Valle Secca” (Tracce, 2006; finalista al Premio Rhegium Julii), “Ost, il banchetto degli scarafaggi” (Edizioni Melquìades, 2007), “Le bestie/Kinshasa Serenade” (Momentum Edizioni, 2011), “Apologia di uomini inutili” (Edizioni La Gru, 2013; Premio Liberi di Scrivere Award). È il creatore dell’ispettore Pietro Malatesta, protagonista dei noir (illustrati da Andrea Amaducci ed editi da Momentum Edizioni/Koi Press) “Malatesta. Indagini di uno sbirro anarchico” (2011; Premio Liberi di Scrivere Award), “La Tremarella” (2012) e “Termodistruzione di un koala” (2013). Diversi suoi reportage e racconti sono apparsi su “Il manifesto”, “Il Reportage”, “East Journal”, “Il reporter”, “Culturalismi” e “Torno Giovedì”. Collabora con “Il Fatto Quotidiano”.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ Ufficio Stampa Spartaco.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.