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:: Lo sguardo di Amelie di Brenda Beltrán

9 marzo 2018
marcella-1910

Ernst Ludwig Kirchner, Marcella, 1910

Amelie è arrivata tardi a casa, allora ha litigato con sua madre che era arrabbiata.
Mentre suo fratellino continuava a piangere.
– Perché sei arrivata a quest’ora? – urlò sua madre.
– Ero in biblioteca – disse lei, ma in realtà, mentiva.
Suo fratellino continuava a piangere, Amelie si avvicinò e senza dirgli nulla, il suo sguardo sereno e amoroso lo tranquillizzò, e gli diede un bacio sulla guancia.
Il bambino sorrise.
La mamma di Amelie ogni volta si chiedeva: – Come mai lei riesce a tranquillizzarlo? Amelie era una ragazza con qualità che nessuno riusciva a capire. Era sempre assorta nei suoi pensieri, parlava poco, ma sorrideva sempre, lei era una ragazza felice.
Anche se aveva un padre che arrivava sempre tardi dal lavoro, che a volte non tornava e che urlava a sua madre, che si arrabbiava subito, e con cui non si poteva scherzare mai, mai!
Sua madre invece era una donna seria, e conservatrice, non sorrideva mai. Amelie non ricordava di aver mai visto sua madre sorridere, o dire qualche parola dolce, quando era piccola, lei pensava che magari sua madre non avesse un cuore, però poi quando cominciò a frequentare la scuola e chiese alla professoressa se fosse possibile che qualcuno non avesse un cuore, lei le rispose che tutti ne avevano uno.
– Allora perché esistono delle persone che non sorridono? – In quel momento lei pensò a sua madre.
– Forse perché quelle persone non sono felici-.
Allora pensò che sua madre non era felice, ma non ne capiva la ragione, perché era abbastanza piccola, poi fare felice sua madre divenne il suo scopo.
Dopo sei anni, sua madre continuava come al solito, sempre seria, sempre pensierosa. Amelie invece continuava a fare tutto il possibile per far sorridere sua madre, usava parole dolci e l’accarezzava con il suo sguardo, ma non è stato sufficiente, con lei non funzionava come con suo fratellino che piangeva sempre.
Perché lui piangeva?
Amelie non lo sapeva e il bambino non parlava, ma sorrideva ogni volta che sua sorella si avvicinava e gli sorrideva.
Alla ragazza non servivano le parole, con suo fratello bastavano gli sguardi sinceri.
A volte lei si chiedeva cos’era l’amore? Come si sente una persona quando si innamora? Perché le persone si innamorano solo di una persona e perché di quella e non di un’altra? Perché i fidanzati si baciavano? Perché i fidanzati facevano delle cose che sua madre diceva che Amelie non doveva fare?
Una volta quando Amelie non era più una bambina, chiese a sua madre: – Perché io non devo fare l’amore e tu l’hai fatto? –
Sua madre che era una donna conservatrice le diede uno schiaffo sulla guancia. E Amelie pianse tutta la notte, e sua madre non le chiese mai scusa. Alla ragazza tutto la incuriosiva, da quando era bambina, ed aveva voglia da fare delle cose che sua madre non le avrebbe mai permesso. Ma c’era un problema. Tutte quelle cose che lei voleva fare, sembravano impossibili da realizzare.
Come avrebbe potuto se sua madre non glielo permetteva, se suo fratellino piangeva sempre e suo padre non si ricordava che aveva una famiglia?
Amelie e la sua famiglia abitavano in una piccola casa in campagna senza luce. Aveva un gatto che adorava, però una volta sua madre si arrabbiò con lei perché nuovamente rientrò tardi a casa, la mamma prese il gatto e lo portò via.
Sua madre la minacciò: -Se esci, ucciderò il gatto-.
La mamma non tornò quella note, anche se pioveva.
La pioggia era fredda e il vento pure, tutte e due sembravano furiosi, tanto come la mamma di Amelie.
Il giorno seguente la mamma tornò, ma senza il gatto.
Amelie sapeva che non doveva parlare, perché sua madre si sarebbe arrabbiata, ma il suo amore per il gatto era così grande che le chiese dove fosse finito. Sua madre non rispose, e rimase zitta come al solito. Allora Amelie capì.
Amelie non voleva mangiare, non voleva andare a scuola, e non voleva vivere.
Sua madre non insisteva.
– Se non vuoi mangiare, non mangi, se non vuoi andare a scuola non andare…- e suo padre rimaneva zitto, neanche lui insisteva. E Il bambino piangeva e piangeva.
Allora lei si accorse di una cosa. Suo fratellino. Lui era la persona che la faceva sorridere, a cui dava amore, per cui doveva essere forte e andare avanti.
Anche se loro abitavano nella penombra, lei doveva cercare la luce.
Tre anni dopo, nei quali sua madre diventò più vecchia e suo padre sembrava aver perso la memoria, lei decise di andare via e portare con se suo fratello.
Loro trovarono un posto luminoso, dove ogni notte uscivano, guardavano le stelle e lei lo accarezzava con il suo dolce sguardo.

Brenda Beltran, studentessa di ingegneria alimentare e anche scrittrice da quando aveva sei anni, è anche poliglotta, parla italiano, spagnolo, portoghese, inglese e francese, nel 2015 ha vinto il secondo posto in una competizione internazionale di letteratura a Granada in Spagna per il racconto “El diario de Pedro Wesley”, scrive racconti brevi e anche ha scritto un romanzo che non ha ancora pubblicato.
Le piace molto leggere principalmente romanzi classici, i suoi scrittori preferiti sono: William Shakespeare di cui ha letto 22 opere e Oscar Wilde tutte le sue opere come di Edgar Allan Poe.
Ha sempre pensato che la parola impossibile esiste perché si trova nel dizionario, ma in realtà quando si vuole qualcosa con il cuore anche i sogni che sembrano irraggiungibili sono possibili.