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:: Storia di due donne e uno specchio, Edoardo Zambelli (Laurana 2018) a cura di Fabio Orrico

5 ottobre 2018

Storia di due donne e uno specchioIl secondo romanzo di Edoardo Zambelli (l’autore ha al suo attivo L’antagonista, uscito un paio d’anni fa sempre per Laurana) ha un titolo, Storia di due donne e uno specchio, che, se vogliamo, pone la sua storia nel segno dell’evidenza, anche se poi tutto all’interno di questo libro si rivela duplice e aperto alle più diverse interpretazioni. D’altra parte lo specchio è uno strumento che raddoppia la nostra immagine, nonché quella degli oggetti che ci stanno intorno. Le due donne evocate dal titolo, Alessandra e Marta, vengono inquadrate in un momento decisivo della loro esistenza e la loro vicenda spezzata in due tempi che sono anche le parti di cui il testo è composto. Alessandra e Marta si conoscono a un funerale, diventano amiche, poi diventano amanti. Alessandra torna in Veneto dopo una lunga permanenza in Puglia, deve riannodare i fili con quel poco che è rimasto della sua famiglia, vale a dire un padre malato di Alzheimer. Per Marta le cose sono forse addirittura più complicate perché la sua routine viene sconvolta da un uomo, Ethan, che sembra sapere cose del suo passato che nemmeno lei conosce. Di più ancora: Ethan vuole ricondurla a quel passato, pressandola con un’azione di stalking che sembra preludere a qualcosa di tremendo. Poi la storia si azzera e si ricomincia. Marta e Alessandra (è la stessa Marta ma non la stessa Alessandra, ma potrebbe anche non essere così) sono madre e figlia. Marta adesso ha diciott’anni e andiamo con lei a esplorare quel passato negato e riportato alla luce della propria coscienza nella prima parte, senonché il talento tentacolare di Zambelli costringe le esistenze dei suoi personaggi a una torsione su se stesse, quasi a volerle mostrare attraverso un prisma che insieme cela e illumina. Storia di due donne e uno specchio sembra aggiornare l’Hitchcock de La donna che visse due volte (anche qui del resto c’è una Judy) e corteggia da vicino il Lynch più estremista, quello di Strade perdute e Mulholland drive, ma se faccio riferimenti cinematografici è solo per comodità (e forse pigrizia) dal momento che il romanzo di Zambelli onora il medium che si è scelto senza sensi di colpa o complessi di inferiorità, anzi. La lingua dell’autore è densissima e consapevole, capace di assediarci coi suoi misteri restando piana, trasparente e questo rende ancora più oscuro e traumatico il labirinto costruito intorno al lettore.
A scandire la trama ci sono poi una serie di personaggi (la vecchia e le sue borse della spesa), oggetti (un gattino del folklore giapponese), caratteristiche fisiche (il neo) e canzoni (Cocoon di Bjork) che rappresentano altrettanti agganci col doppio fondo che abita le due protagoniste. Ho detto agganci ma avrei forse fatto meglio a dire sonde che ci permettono di dragare l’interiorità di Alessandra e Marta senza che l’intelligenza di narratore di Zambelli venga mai meno. Infatti il bello di questo libro è proprio la porzione di racconto sottoesposta, detentrice di verità e conferme che Zambelli, diabolico e abilissimo regista del proprio materiale, decide di far balenare davanti ai nostri occhi. E tanto basta: Storia di due donne e di uno specchio è un meccanismo preciso e morboso, un romanzo di formazione onirico, un thriller che si sgancia dalla logica cui siamo abituati per tendere forse a una logica superiore e quindi definitiva: la realtà che ricordiamo che, parafrasando il già citato Lynch, non è per forza quella che abbiamo vissuto.

Edoardo Zambelli è nato a Città del Messico nel 1984. Vive a Cassino, in provincia di Frosinone. Ha pubblicato i romanzi L’antagonista (Laurana, 2016) e Storia di due donne e di uno specchio (Laurana, 2018).

Source: libro inviato dall’editore al recensore.