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Intervista a Glauco Silvestri, a cura di Angélique Gagliolo

24 ottobre 2007

Glauco Silvestri è un giovane scrittore emergente, residente a Bologna, che ha da poco pubblicato un breve romanzo noir dal titolo “31 ottobre”. Non è la sua prima esperienza, ma forse quella più significativa, dopo esperienze negative e esperimenti di pubblicazioni “print-on-demaind”, delle quali ha riferito gli esiti sul suo blog www.31ottobre.blogspot.com, nato proprio in occasione della pubblicazione del libro omonimo. Ha poi trasformato il blog in una vetrina delle case editrici che si occupano di esordienti, riferendo ai sui lettori indirizzi internet, punti salienti ed eventuali esperienze personali.

E’ da poco uscito il tuo romanzo “31 ottobre”. Come hai reagito alla notizia che un editore era interessato a pubblicare il tuo lavoro?

Con entusiasmo, titubanza, e un briciolo di distacco. Una serie di emozioni contrastanti. E’ successo tutto quanto in un momento della vita piuttosto travagliato. Problemi emotivi, problemi sul lavoro. Una serie infinita di pensieri mi tormentavano. Diciamo che ero eccitato, entusiasta. Poi i ricordi di vecchie esperienze con altri editori (non è il primo libro che pubblico), mi hanno fatto tornare realista e ho cominciato ad avere dei dubbi. Tipo: Che sia una fregatura? Ancora adesso provo emozioni contrastanti. Alla fine, mi sono voluto “distaccare”. Ho detto a me stesso – o la va, o la spacca – e mi sono buttato.

 

Com’è cambiata la tua vita dopo l’uscita de “31 ottobre”?

Mmmh. Non di molto. Si è intensificata un pochino l’attività “casalinga” per la promozione. Partecipare a concorsi, contattare riviste e quotidiani. Poi è aumentato il traffico di e-mail da parte di altri esordienti che vogliono sapere la mia opinione su questa o quella casa editrice. Anche il blog dedicato a 31 ottobre si è evoluto e mi “prende” tempo. Agli inizi scrivevo un post ogni due settimane, circa. Oggi un post al giorno.

 

Come riesci a conciliare il lavoro di scrittore con quello di impiegato elettronico [mi ricordo correttamente?]?

Si, faccio il progettista in una azienda di elettronica. Sono due mondi differenti, che però riesco a conciliare grazie all’Amministratore della ditta in cui lavoro. Lui è anche un pittore abbastanza affermato e, di conseguenza, “ufficiosamente” mi lascia un po’ di corda. E mi incentiva anche… una specie di mecenate spirituale (“mecenate” perché mi sprona a fare di più, “spirituale” perché non finanzia le mie fatiche). E comunque il mio rendimento sul lavoro non cala per questo motivo. Se c’è un periodo in cui sono “scarico” posso lavorare ai miei scritti tranquillamente. Se c’è da fare, allora, rimando alla sera… quando sono a casa.

 

Pensi che un giorno abbandonerai l’altro lavoro, per dedicarti esclusivamente a scrivere?

Eh..eh.. è un sogno. In Italia è praticamente impossibile. Scrittori affermati come Lucarelli, Moccia, Sandrone Dazieri, e lo stesso Umberto Eco, continuano a fare il loro lavoro, oltre che a scrivere libri. Fossimo in Francia, in Inghilterra, negli States… forse la cosa sarebbe differente.

 

Da dove hai preso l’ispirazione per la storia de “31 ottobre”?

Da un sogno, che ho fatto proprio la notte di Halloween del 2003. Ed è il giorno in cui è ambientato il romanzo. Come ho scritto anche sul blog, il primo capitolo, in pratica, è il sogno che ho fatto quella notte. Ovviamente, al posto della ragazza c’ero io.

 

Nel tuo sogno eri il primo personaggio ucciso… c’è forse un altro personaggio che ti assomiglia, magari il protagonista?

No, non c’è un personaggio che mi somiglia, o almeno, non l’ho fatto volutamente. In genere i personaggi li “costruisco” curiosando per strada e osservando le persone che incontro (nei prossimi giorni penso di mettere online le foto che ho scattato per preparare 31 ottobre…).

 

All’inizio hai parlato di esperienze negative con editori. Puoi essere un po’ più specifico (non sei obbligato a fare nomi!)?

Mmh… preferirei non parlarne. E’ una questione difficile da spiegare. Comunque riguarda dei soldi, un contratto non rispettato, un libro mai pubblicato, e soprattutto una amicizia disattesa… sono passati tanti anni ma brucia ancora un pochino. Il libro in questione, comunque, è in realtà una trilogia, che tentai di pubblicare in tre anni dal 1997 al 1999… di quella trilogia furono pubblicati solo i primi due volumi (e vendettero bene… quasi da andare in ristampa…). Oggi è possibile comprarla su Lulu.com.

 

Secondo te, che importanza ha il successo per uno scrittore?

Non lo so. Credo dipenda dalle persone. A me piace scrivere. E non sono interessato al successo. Dal 1999 (anno in cui ho pubblicato l’ultimo libro del mio “primo periodo”) a oggi, nonostante non abbia mai diffuso nulla di mio (neanche tramite internet) non ho mai smesso di scrivere. Scrivo perché mi piace, perché ho tante idee, perché è un modo di fuggire da una vita che… vabbé!

Sicuramente mi piacerebbe “vivere” facendo quello che più mi piace. Ma la fama non è una mia prerogativa.

D’altro canto, conosco altri scrittori che invece vorrebbero la luce della ribalta, il riflettore puntato su di loro, il riconoscimento da parte del pubblico.

Ovvio che, in Italia, l’unico modo di guadagnarsi da vivere scrivendo, è quello di diventare famosi. Troppa poca gente legge per passione. La media è sconvolgentemente bassa. Il 40% della popolazione compra almeno un libro all’anno… e gli appassionati di lettura non superano il 20%… di quel 40%.

Se non si è famosi, non si vende. Se non si vende, non si guadagna. Se non si guadagna… bisogna fare qualcos’altro per vivere. In pratica, potrei rimandarti a quanto ho detto qualche domanda fa.

 

Cosa preferisci di più scrivere in un libro, i dialoghi, la caratterizzazione dei personaggi, la descrizione dei luoghi?

I dialoghi mi vengono naturali. Ho scritto racconti, anche lunghi, costituiti solamente da dialoghi.

Li trovo stimolanti e, in un certo senso, credo anche che con essi si riesca molto meglio a caratterizzare i personaggi. In effetti io non sono il tipo da descrivere a fondo un personaggio. Nelle mie storie, di solito, i personaggi si rivelano un poco alla volta. Un po’ come avviene nella vita reale. Se cammini lungo un marciapiede, vedi una persona che ti viene incontro. Di lei non sai nulla. Puoi giusto vedere com’è vestita, come cammina. Se questa si ferma e ti rivolge la parola, allora cominci a conoscere qualcosa in più di lui. Ma non tutto. La parte interiore di ogni persona rimane sempre nascosta. E nelle mie storie cerco di mantenere questa regola. Non svelo mai tutto quanto e lascio al lettore il “gioco delle parti”… lascio a lui l’interpretazione. Questo rende la storia un po’ più personale (a mio parere), in quanto ogni lettore interpreta i personaggi in base alle proprie esperienze e alle proprie sensazioni. Alcuni miei amici, leggendo 31 ottobre, mi hanno descritto alcuni personaggi in modo molto differente… è una cosa che mi piace molto.

Quanto alle descrizioni dei luoghi. Anche qui, non sono mai dettagliato. Non mi piace mostrare uno scenario con “la vista aerea”. I luoghi li descrivo con gli occhi dei personaggi che li attraversano. Mostro alcuni particolari, quelli che magari vengono colti dal personaggio, e altri li lascio intuire. A volte, addirittura faccio descrivere i luoghi ai personaggi, nel dialogo.

Tutto questo preambolo per dire che le tre parti, per me, sono congiunte tra loro e non possono essere veramente distinte. Quindi è difficile dire cosa preferisco. Sono tre cose che non riesco a separare.

 

E quale trovi più difficile?

Principalmente, nessuno dei tre. Ad ogni modo, la descrizione dei luoghi e la caratterizzazione dei personaggi è un pochino più complessa. Solitamente faccio delle ricerche, dei sopralluoghi. Vado nel luogo in cui si svolge l’azione, faccio fotografie a casaccio, proprio per “individuare dettagli casuali”, studio le persone che frequentano il luogo, il loro modo di parlare, il loro modo di vestire. Faccio foto anche a loro, se necessario. Da questo lavoro, in seguito, estrapolo ciò che mi serve veramente. Alla fine, direi che non trovo siano più difficili, piuttosto sono “più impegnativi”.

 

Che consigli daresti a scrittori  non ancora pubblicati?

Beh, non mi ritengo certo un “maestro”. E neppure uno scrittore famoso. Tanto che la casa editrice con cui ho pubblicato ha la cattiva nomea di “stampa-tutto”. Ovviamente non credo in questa cattiva fama… ho conosciuto delle case editrici “stampa-tutto” e tra queste e la Il filo c’è differenza. Ad ogni modo, per tornare all’argomento della domanda, che consigli potrei dare?

1)      Scrivere. Scrivere anche quando non si ha l’ispirazione. Se non si ha ispirazione è il momento buono per fare esercizio e, in fondo, cos’è l’ispirazione? A volte, in pomeriggi in cui sono annoiato, prendo carta e penna, mi affaccio alla finestra e provo a raccontare quello che succede in strada… Altre volte prendo fuori un vecchio lavoro e provo a “raddrizzarlo” nei punti in cui vedo che non “gira” bene.

2)      Leggere. Leggere tanto. E leggere cose differenti. Non rimanere ancorati ad un solo genere. Fissarsi su un genere finisce per inaridire lo spirito. Aprirsi ad un mondo più vasto aiuta a trovare i segnali nascosti, ad essere attirati da un’ispirazione che altrimenti non arriverebbe mai. Bisogna leggere i classici, i gialli, il fantasy, la fantascienza, i romanzi rosa… bisogna costruirsi un back-ground il più vasto possibile. Ovvio che avrete sempre un preferito. Ma è sempre meglio saggiare anche le altre strade, piuttosto che percorrere per tutta la vita un unico sentiero.

3)      Osservare. Guardare il mondo come se si fosse dall’altro capo di un binocolo. Imparare ad osservare è importante per poi capire come descrivere. La mia passione per la fotografia, lo ammetto, mi ha aiutato tanto.

4)      Vivere. Avere il coraggio di fare scelte differenti. Provare la solitudine, provare l’amore, provare la paura, provare il senso di pericolo. Ovviamente, senza esagerare. Ma se certe cose non si provano in prima persona, è poi difficile essere credibili quando le si descrive.

5)      Studiare. Se si vuole scrivere un romanzo. Bisogna prima documentarsi. O documentarsi “durante” la stesura (io faccio così… anche perché non so mai dove porta una storia). Bisogna, ribadisco, essere credibili. Se scrivessi una storia sul crollo delle torri gemelle, non pretenderei mai che fosse lo schianto di un Cesna a buttarle giù. Bisogna sapere che tipo di aereo le ha fatte crollare. Sono dettagli… è vero, ma chi legge si accorge di queste cose (e in 31 ottobre qualcosina mi è scappata).

 

Come è nato in te l’amore per la scrittura?

Non lo so. Quando sfoglio le foto di famiglia, e le giro sul retro, trovo dei segni fatti a biro. I miei mi hanno raccontato che li ho fatti io. Sin da piccolissimo ho sempre maneggiato delle biro, dei pennarelli, delle matite. Ho sempre cercato di “scrivere” e di comunicare con la scrittura. Diciamo che ce l’ho nel sangue. 

 

Venderesti i diritti de “31 ottobre” per fare un film?

Si, e ammetto che mi darebbe soddisfazione. In fondo, un’altra mia passione è il cinema. E non c’è settimana che io non entri in una sala. Figurati che ho fatto amicizia col personale del cinema vicino a casa mia…

 

Hai amici scrittori?

Famosi? Non credo. Esordienti come me… ne ho conosciuto qualcuno online, grazie al blog dedicato a 31 ottobre e, lo ammetto, alcuni sono piuttosto bravi, molto più bravi di me.

 

Cerchi di ispirarti a un scrittore (famoso) in particolare?

No. Scrivo istintivamente. Con il mio “stile”. Ma, in fondo, chi può saperlo. Ho più di 400 libri in casa mia. Qualcosa avrò mutuato anche da quei libri. Ma una fonte di ispirazione vera non ce l’ho. Anche perché leggo proprio di tutto, dalla fantascienza a Ovidio.

 

Quanto leggi?

Tanto, per quanto possa permettermi la vita di “adulto”. Da ragazzo leggevo un libro a settimana, forse anche di più. Ora, ahimé, ci sono più responsabilità, più lavoro… diciamo che leggo 20/30 libri all’anno circa.

 

Cosa stai leggendo al momento?

Tre libri.

“The Gun Sellers” di Hugh Laurie (il Dr. house) in lingua originale. “Twentyfour 2 Six” di Alessandro Girola (scrittore emergente ed amico) e… “il Dolore Perfetto” di Ugo Riccarelli.