L’ultima vittima (Last to Die, 2012) di Tess Gerritsen, traduzione di Adria Tissoni, edito da Longanesi nella serie I Maestri del Thriller della collana La Gaja scienza, è un nuovo romanzo della fortunata serie dedicata alla coppia Rizzoli e Isles, per chi ancora non le conoscesse, ma è difficile esistendo anche una serie televisiva della TNT, rispettivamente detective dell’Omicidi e patologo forense del Dipartimento di polizia di Boston.
Definibile in bilico tra il police procedural classico e il medical thriller, per l’ampio spazio dato alle dissertazioni mediche – questa parte scientificamente molto accurata, basandosi sull’esperienza di medico della stessa Gerritsen, che prima di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno esercitava infatti come internista, professione intrapresa su consiglio di suo padre – L’ultima vittima si arricchisce di un’ambientazione tipica di molti horror e thriller americani, parte della storia si svolge infatti in un collegio esclusivo e molto particolare perso tra i boschi e le foreste del Maine.
A Evensong, questo è il nome del collegio, gli studenti non sono ragazzi comuni, ma sopravvissuti, segnati da brutali tragedie personali, che per precisa volontà di Anthony Sansone, a capo del club Mefistofele, vivono in un ambiente super protetto da mura granitiche, alti recinti di ferro battuto, sensori di movimento, codici che cambiano ogni settimana per aprire porte e cancelli, una specie di carcere di massima sicurezza, come appare agli occhi di Maura Isles quando arriva in visita per la prima volta. Un posto sicuro, lontano da un mondo irto di pericoli… Sembrerebbe. Già sembrerebbe solo.
Lo sconosciuto killer che perseguita Teddy Clock, Claire Ward, Will Yablonski, non pare affatto deciso a farsi spaventare dai sofisticati sistemi di sicurezza. Ha un piano in mente, un piano che lega le vita di questi ragazzi e solo Jane Rizzoli e Maura Isles sembrano averlo capito, ostacolate da uno dei più stupidi e scostanti poliziotti della storia della letteratura gialla, Darren Crowe. Personaggio che già solo per questo primato merita un piccolo approfondimento.
Innanzitutto il suo nome risuona simile a Russell Crowe, chi non se lo ricorda nella parte di “Bud” White in LA confidential, forse per sottolineare l’amore per il paradosso della scrittrice cino-americana. Darren è esattamente il collega che nessuno vorrebbe avere: con modi ben poco squisiti, un’aria tracotante, il petto gonfio, le spalle muscolose, e il taglio di capelli da divo hollywodiano, caratterizzato da un umorismo macabro, quasi sempre a sproposito, una sensibilità per le vittime pari allo zero, un disprezzo per i colleghi, specie se di sesso femminile, tristemente privo ogni immaginazione, aggressivo, ripugnante, vanesio, insomma il prototipo del poliziotto ottuso, maschilista, incompetente e incapace di cambiare una propria falsa percezione, dando avventati giudizi contro innocenti. Naturalmente avrà la sua amara lezione che per Jane non si trasformerà però in un trionfo. Non subito almeno.
L’ultima vittima è davvero un libro ben scritto, di una scrittrice che amo molto e che mi ha sempre fatto passare ore piacevoli. Tradotto in modo scorrevole e fluido, il romanzo si legge davvero in poche ore con una facilità che nasconde bene l’abilità dell’autrice nell’ideare trama, intreccio, e dialoghi. La suspense è assicurata, per tutto il libro si è portati a domandarsi quale sia il legame tra i vari ragazzi protagonisti e le misteriose morti delle loro famiglie, biologiche prima e adottive poi.
La Gerritsen dosa i colpi di scena e i cambi di prospettiva, portando il lettore quasi ignaro alla risoluzione finale in un crescendo di tensione e ritmo. Il finale infatti è giocato sui toni della resa dei conti conclusiva in cui i due principali antagonisti si fronteggiano, – scopriremo solo alla fine chi sono – scambiandosi repentinamente i ruoli, e ogni tassello della trama va al posto giusto, chiarendo il mistero di Icaro, personaggio cardine che appare evocato in rapidi flashback per tutta la narrazione.
Azione, indagine, giusta dose di simpatia delle protagoniste Rizzoli e Isles, ritmo reso teso dall’assenza di tempi morti, rendono questo thriller indicato agli amanti del genere e anche a chi solo vuole leggere un libro capace di coinvolgere e incuriosire. Forse gli amanti dell’eccessivo realismo troveranno un po’ fantastico il club Mefistofele, una specie di anti Spectra di bondiana memoria, ma giuro, non dico altro. Buona lettura.
Tess Gerritsen (1953) è una scrittrice statunitense di thriller di origini cinesi, considerata la regina del medical thriller, i cui libri sono stati tradotti in 31 lingue, con oltre 15 milioni di copie vendute. Ha abbandonato la carriera di medico per dedicarsi completamente alla scrittura. Ha vinto il Nero Wolfe Award con Sparizione e il Rita Award con Il chirurgo. Attualmente vive nel Maine.
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Tommaso dell’ Ufficio Stampa Longanesi.
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Con “Siria mon amour”, edito da Piemme nel 2013, Cristina Obber e Amani Al Nasif affrontano con uno strumento semplice ma nello stesso tempo potente- il romanzo- un argomento ancora raramente discusso in Italia: quello dei matrimoni combinati.
Ha un titolo che sembra estratto da un romanzo ramingo di Jack Kerouac o da una jam session poetica di Allen Ginsberg, questa raccolta di Alessandra Bava, classe 1968, romana, con un po’ d’America nel cuore e nella penna.
Arriva nel panorama della giallistica italiana una nuova protagonista: Silvana Santi. La donna è una curiosa e intrigante ispettrice di Polizia uscita dalla penna di Paolo Delpino. Ne Il caso è risolto, prima avventura con protagonista la Santi, la donna dovrà sbrogliare la complicata matassa che ha per protagonisti una serie di persone ed eventi senza nessuna apparente relazione concreta. La struttura del romanzo è quella tipica del giallo ed è ambientano nella quotidianità giornaliera che rende il libro di Delpino vicino a noi lettori e alla realtà che ogni giorno i giornali e i media ci raccontano. In Il caso è risolto c’è il sequestro di un ingente carico di droga, poi la misteriosa scomparsa di un informatore, due cadaveri dei quali non si comprende nulla, una rapina con la sparizione della refurtiva che, poi, non si sa come e perché viene ritrovata. Silvana Santi grazie al suo fiuto femminile e all’aiuto dei suoi colleghi, cercherà di ricostruire la rete di indizi che hanno determinato questi drammatici fatti per scovare il colpevole o i colpevoli. La protagonista creata da Delpino non è il tipico stereotipo del personaggio indagatore che agisce solo ed esclusivamente per risolvere un caso. Silvana Santi è un donna a 360° della quale conosciamo, pagina dopo pagina, aspetti della vita privata che la rendono un personaggio letterario umano con pregi e difetti come tutti noi. Silvana ha un passione per il gioco degli scacchi le cui regole e abilità le saranno utili nella risoluzione dello spinoso enigma che le hanno affidato. Non solo, la donna vive da sola e ha come compagno un piccolo gatto –Diablito- che sta cercando di crescere recuperando consigli utili da esperti gattofili, mentre per quanto riguarda l’amore, la Santi ha un insana attrazione per relazioni complicate che mettono a dura prova il suo cuore di donna forte e indipendente. La narrazione de Il caso è risolto scorre via veloce dando a chi legge la sensazione di essere dentro ad un sorta di pellicola cinematografica accanto ai protagonisti dalle identità sfaccettate che non sempre corrispondo a quello che dicono di essere. Tutto sembra filare liscio, ma a complicare il lavoro della donna, rendendolo pieno di ostacoli e insidie, la sconvolgente scoperta dell’esistenza di una faida segreta tra le forze dell’ordine e il potere e ambiguità del genere umano che evidenziano quanto a volte gli individui siano disposti a tutto, anche ad uccidere, pur di ottenere quello che vogliono. Accanto a Silvana ci sono i tanti colleghi che la aiutano nel lavoro e, figura simpatica e originale direi, il suo superiore dall’accento marcatamente romano parlando per citazioni letterarie e filosofiche fornisce alla perspicace Silvana Santi ottimi spunti per direzionare le indagini. Paolo Delpino crea un giallo avvincente e intrigante, caratterizzato dal ritmo frenetico che cattura l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina con la stessa tensione emotiva di chi sta cercando di fare scacco matto al re.
Michael Sears
“Nulla è più potente della lettura, nessuno è più bugiardo di chi afferma che leggere un libro è un gesto passivo. Leggere, sentire, studiare, capire è l’unico modo di costruire vita oltre alla vita, vita a fianco della vita. Leggere è un atto pericoloso perché dà forma e dimensione alle parole, le incarna e le disperde in ogni direzione. Capovolge tutto, fa cadere dalle tasche del mondo monete e biglietti e polvere. […] Conoscere è iniziare a cambiare.”
Tempo ormai estivo, e la Newton Compton propone una serie di raccolte di romanzi nella collana I Mammuth decisamente interessanti.
I classici sono qualcosa di eterno e di sempre amato e attuale, e rifarsi a loro in letteratura non sempre è una cosa facile. Ma in qualche caso la ciambella esce con il buco, come in L’ereditiera americana, della giornalista inglese Daisy Goodwin al suo debutto come scrittrice.
Siamo nel 1960, Montana. Dell Parsons racconta la storia della sua infanzia.
Dal 10 luglio in libreria
E’ in uscita, il 25 giugno, il nuovo romanzo di Maurizio de Giovanni, I bastardi di Pizzofalcone, sempre per Einaudi. So che molti suoi lettori cercano le sue prossime uscite e no, non è una storia di Ricciardi. Chi ha letto
Grazie Rosario per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberi di Scrivere. Mi metto lo scafandro, perché un intervistatore in scafandro e al sicuro anche se fa domande importune o banali. Quindi iniziamo: Rosario Palazzolo è un’ anima inquieta e versatile, (mi raccomando correggimi dove sbaglio) ha un grandissimo senso dell’umorismo (che si evince dalle risate che mi ha fatto fare leggendo il suo ultimo libro), è uno scrittore, un attore e un regista teatrale, è di Palermo, ama cucinare, ma è sconsigliabile accettare suoi inviti dopo uno spettacolo, gioca con le parole e ha un concetto anarchico della punteggiatura, che mi fa sospettare sia infondo infondo un vero rivoluzionario. Ora tocca a te. Raccontaci chi sei veramente, svelaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.
























