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:: Recensione di I Dodici di Jasper Kent a cura di Stefano Di Marino

25 ottobre 2010

i_dodici-Jasper_KentI DODICI- di  Jasper Kent- Rizzoli HD- euro 16- traduzione Ilaria Katerinov

Stefano Di Marino

Cerchiamo di capirci. A me le storie di  vampiri piacciono e sono sempre piaciute. Stoker(mitico anche il romanzo del suo bisnipote Dacre) Stekley,  Lumley la Hamilton. È un genere basato su una mitologia diffusa nel mondo con diverse sfaccettature. Non trovo di nessun interesse per me ovvio le saghe della Rice, della Meyer et similia. Come diceva  James Woods in Vampire . ‘I vampiri sono bestie non raffinati centroeuropei’. Non ho la pretesa di aver ragione su tutto, questione di gusti. E I Dodici mi ha soddisfatto in pieno. Una storia  ottocentesca ambientata al tempo dell’invasione  napoleonica in Russia. Un gruppo di soldati incaricato di colpirei francesi dietro le linee si rende conto che la caduta della capitale è inevitabile. Allora uno  propone di richiamare certi suoi ‘ amici’ discendenti della guardia speciale di  Ivan il Terribile. Si presentano tredici figure spettrali guidate da un grande vecchio chiamato  ‘il figlio del Serpente’(o del Drago?). Hanno i nomi dei dodici apostoli ma portano la morte. In maniera orribile, selvaggia, come un tempo fecero contro i turchi oggi contro i soldati francesi. E quando Mosca viene abbandonata e cade in mano al nemico cominciano a divampare incendi e a diffondersi voci di pestilenze e morti orribili. Trai soldati russi qualcuno dubita. Aleksej, che ha perso tre dita contro i turchi, e intesse una relazione sentimentale tormentata con  la prostituta Dominiika è il primo a realizzare la verità. I dodici alleati sono wurdalak, vampiri della tradizione russa, brutali, selvaggi, quasi indistruttibili. E li guida Iuda che tra tutti sembra il …meno vampiro ma è dotato di intelligenza e perverso desiderio di provocare sofferenza anche psicologica. Aleksey combatte la sua personale battaglia mentre ormai Napoleone è sconfitto. Per lui si tratta di un duello di onore,di sofferenza e redenzione. E, forse è la trovata migliore del romanzo, di capire se Dominiika è o non è un vampiro, se è la donna di cui si è innamorato o, tristemente, un altro inganno dell’esistenza. Teso, avvincente, inedito per situazioni e svolgimento merita senz’altro una lettura.

:: Intervista con Ugo Mazzotta

22 ottobre 2010

ugo mazzottaBenvenuto Ugo su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Come tradizione la prima domanda è dedicata alle presentazioni. Iniziamo da quello che so io di te: sei nato a Napoli nel 56, oltre che scrittore sei anche medico.Vuoi aggiungere qualcosa, magari qualche lato del tuo vissuto più privato?

Ho un carattere schivo, non parlo facilmente di me. Ho una vita normalissima, sposato, tre figli; mi piace molto andare in moto, la uso tutti i giorni con ogni condizione meteorologica e anche se ormai mi serve quasi solo per andare e tornare dal lavoro, quelle due mezze ore al mattino e alla sera sono momenti che cerco di godermi. Amo la musica – non quella "di famiglia", mio padre era un musicista classico – strimpello chitarra e pianoforte, ho una passione per le canzoni della mia adolescenza: i Beatles su tutti ma non solo, mi piace molto il pop, il rock, il beat italiano, la british invasion… le epigrafi dei miei romanzi sono versi di quelle canzoni, che sono anche quelle che ascolta il mio commissario.

Bruno Mazzotta, tuo padre celebre musicista e compositore. Che ricordo hai di lui?

Ricordi ne ho tanti, difficile sceglierne uno… Ho un rimpianto che lo riguarda (e riguarda anche mia madre, che se ne è andata via prima di papà): ho cominciato a scrivere e a essere pubblicato dopo la loro scomparsa e questo è sempre stato un pensiero doloroso, sono certo che sarebbero stati contenti.

Raccontaci un aneddoto curioso, tenero che lo riguardi.

Una cosa che mi capita di tanto in tanto ancora adesso. Mi succede di incontrare persone che mi chiedono se sono il figlio di Bruno Mazzotta e quando rispondo di sì mi raccontano di essere stati suoi alunni al Conservatorio, mi dicono che era un grande Maestro e quanto lo rimpiangono. Ogni volta mi inorgoglisco e un po' mi commuovo; papà amava la musica ma soprattutto viveva per l'insegnamento.

Come è nata in te la passione per la scrittura?

Non lo ricordo nemmeno più. Da ragazzo ho provato a scrivere e disegnare fumetti, a comporre canzoni, il primo romanzo (rigorosamente "à la Christie" e rigorosamente da non tirar fuori dal cassetto!) l'ho scritto intorno ai vent'anni. Poi per parecchi anni mi sono dedicato ad altro ma ricordo di aver sempre pensato, davanti a una scena suggestiva o trovandomi in situazioni particolari, come avrei raccontato quella scena o situazione se avessi dovuto scriverla. Insomma credo che il desiderio di raccontare storie mi abbia accompagnato più o meno per tutta la vita.

C’è qualcuno che ti ha particolarmente aiutato anche solo con consigli e incoraggiamenti all’inizio della tua carriera che vuoi ringraziare?

Tecla Dozio, direttrice editoriale di Todaro Editore. Per chi si interessa di narrativa gialla lei è un mito, e quando ho saputo che le era piaciuto quello che sarebbe diventato il mio secondo romanzo sono stato davvero felice.

Hai esordito nel 2002 nella narrativa con il romanzo Commissariato di Polizia "La Bella Napoli", col quale hai vinto la sezione opere inedite del premio Tobino. Come sei arrivato alla pubblicazione?

Nel modo più semplice: mandando all'editore il manoscritto. L'avevo mandato a diverse case editrici, piacque a un redattore della Marco Valerio di Torino, che in quel periodo da casa editrice di saggistica voleva provare a cimentarsi anche con la narrativa, e lo pubblicarono.

Hai pubblicato fino ad oggi numerosi  romanzi: Commissariato di Polizia 'La Bella Napoli', Il segreto di Pulcinella, Indagine privata, L'avvocato del diavolo, La stagione dei suicidi. Raccontaci per ognuno di essi una frase che lo caratterizza.

Lo faccio con delle citazioni. La Bella Napoli: "Per un po' di tempo non riuscì a distogliere lo sguardo dal cadavere. Quella era una persona; era stata una persona". Il segreto di Pulcinella: "L'avambraccio destro, trattenuto dai legni che reggevano la scena del teatrino, puntava verso l'alto, la mano ancora inguantata in un burattino. Un Pulcinella che, incurante gli schizzi di sangue che gli imbrattavano la casacca bianca, fissava sardonico Prisco" . Indagine privata: "Era l'unica rimasta viva. L'hanno chiamato l'eccidio di Sassoletto, ma sono solo parole. Quella cosa lì non era un 'eccidio' o una 'strage'. Era come sapere che il diavolo ti guarda di nascosto tra gli alberi e non avere il coraggio di alzare gli occhi". L'avvocato del diavolo: "C'è sempre qualcosa di osceno nella morte (l'incipit)". La stagione dei suicidi: "Per la prima volta da molto tempo ebbe paura dei giorni che l'aspettavano (il desinit)".

Andrea Prisco è il protagonista principale dei tuoi romanzi. Come si è evoluto nel tempo?

Ha perso un po' della leggerezza degli inizi. Nell'ultimo romanzo è più cupo e nel corso della narrazione perde i suoi punti di riferimento, naviga per così dire a vista sia per quanto riguarda la vita privata che il lavoro. E in entrambi i campi alla fine della storia si trova davanti a un bivio.

Proust assaggiando una madeleine si sentiva travolto dai ricordi. Quale senso evoca di più in te la memoria e la creatività: il gusto, il tatto, l’odorato, la vista?

L'odorato, senza dubbio. Ancora adesso se sento profumo di resina mi ritrovo in un labirinto di siepi di bosso che quando ero ragazzo era una delle attrazioni della spiaggia del Poetto, a Cagliari. E se sento l'odore della canfora mi ricordo la crema da barba che usava mio padre, il Prep e rivedo il tubo giallo e blu nell'armadietto del bagno.

Quanto l’ambientazione influisce sulla creazione dei tuoi personaggi? I tuoi noir privilegiano un’ ambientazione prevalentemente provinciale: le trame si svolgono in una immaginaria valle appenninica che corrisponde nella realtà all'Alto Sangro. Perché non hai scelto una grande metropoli come per esempio Napoli?

La scelta dell'ambientazione nasce da considerazioni pratiche. Quando decisi di scrivere il primo romanzo sapevo di doverlo ambientare in luoghi conosciuti, trovo sempre piuttosto false le storie ambientate in località straniere (specialmente quando si capisce al primo paragrafo che l'autore quelle località le ha visitate solo su Internet!) e decisi di utilizzare l'Abruzzo, dove passo lunghi periodi di villeggiatura da anni, piuttosto che Napoli. Questo perché la mia città natale mi sembrava troppo "invadente" rispetto alla storia, avrebbe rubato la scena ai personaggi; e anche perché mi sentivo più a mio agio, da esordiente, con un'ambientazione più defilata, uno scenario suggestivo e non una realtà complessa come quella di una metropoli.

Hai collaborato come soggettista e sceneggiatore alle fiction televisive R.I.S. – Delitti imperfetti e R.I.S. Roma – Delitti imperfetti. Com’è lavorare per la televisione?

Divertentissimo! Ho iniziato nel 2006 ed è stata un'esperienza entusiasmante e molto istruttiva. Ovviamente lì è tutto diverso rispetto al lavoro per i romanzi, si scrive su commissione, sapendo che il tuo lavoro deve incastrarsi in quello di un gruppo e seguire logiche decise da altri. Il tutto spesso con tempi strettissimi
e scadenze ansiogene. Però è anche molto gratificante sapere che collabori con una delle fiction più seguite in Italia e quando l'anno scorso, dopo tre anni di soggetti, sono passato alla sceneggiatura di un intero episodio, beh è stato un bel momento. Forse è un po' infantile da parte mia (alla mia età poi!) ma vedere il tuo nome nei titoli di testa, sapere che i dialoghi che gli attori stanno recitando e che milioni di spettatori stanno ascoltando li hai scritti tu è una gran bella soddisfazione.

Parliamo del tuo processo di scrittura. Come passi dall’idea imbastita ancora solo nella mente alla prima stesura del romanzo. Sei un perfezionista, rivedi molte volte il testo prima di considerarlo la stesura definitiva?

Tutto comincia con uno o due spunti principali, le idee forti della storia. In genere il luogo o la modalità del delitto, o il personaggio principale. Attorno a quegli spunti costruisco pian piano la storia, aggiungendo le vicende collaterali, i depistaggi che devono distogliere l'attenzione dalla trama principale, le storie personali dei protagonisti. Nei primi romanzi tutto succedeva abbastanza disordinatamente, aggiungevo  alla trama tasselli su tasselli e via via li traducevo in capitoli, senza una scaletta predefinita. Gli ultimi due romanzi, l'ultimo pubblicato e il prossimo, hanno avuto una genesi diversa, è venuta prima una scaletta vera e propria. Per scrivere uso un programma specifico per la scrittura creativa su un Macintosh (ma più della metà del prossimo romanzo è stata scritta su un iPad), alla fine  stampo una prima stesura che rivedo almeno una o due volte (ma anche tre..) sia per controllare la struttura della narrazione che la scrittura vera e propria. Naturalmente anche durante la prima stesura capita che un capitolo o un paragrafo lo rilegga e lo riscriva più volte, mentre altri scappano via veloci dalle dita.

Oltre che romanzi scrivi anche racconti. Quale è il segreto per un buon racconto?

Credo soprattutto un'idea forte. Secondo me la vera differenza tra romanzo e racconto non sta tanto nella lunghezza quanto nel fatto che il romanzo è costruito su più idee, alcune più forti altre meno, con un ritmo più variabile; il racconto è una singola idea, forte, che deve catturare il lettore e non lasciarlo fino alla fine.

I tuoi personaggi nascono dalla realtà? Sono figli, frammenti, di persone che hai conosciuto o a che anche solo hanno incrociato il tuo cammino?

Qualcuno sì, soprattutto i comprimari e soprattutto da un punto di vista fisico. Del commissario Prisco non ho nemmeno un'immagine mentale, non so com'è fatto. La sua compagna, Agnese, fisicamente è ricalcata sulla figura di Fiorella Mannoia, una cantante che ammiro moltissimo. Altri personaggi hanno l'aspetto di persone che conosco, gente che incontro per lavoro… altri ancora sono stati ispirati da persone incrociate per strada (non si dovrebbe fare e non dovrei rivelarlo, un paio di volte ho fotografato di nascosto col cellulare sconosciuti che poi hanno prestato la loro immagine ai miei personaggi).

Cosa ami leggere di più nel tuo tempo libero? Quali sono i tuoi autori preferiti? Cosa stai leggendo in questo momento? 

Negli ultimi mesi ho letto molto poco perché ero impegnatissimo a scrivere il prossimo romanzo. Leggo quasi esclusivamente narrativa di genere, è quella la mia passione. L'ultimissimo libro che ho letto e che mi è piaciuto davvero molto è stato "La legge di Fonzi" di Omar Di Monopoli, un piccolo gioiello.

Progetti per il futuro?Puoi anticiparci qualcosa in esclusiva per Liberidiscrivere?

Sto finendo (e rifinendo) il mio prossimo romanzo. Una sfida importante perché, oltre ad avere un nuovo personaggio principale (il commissario Prisco lo ritroverò in un altro romanzo che per ora è a livello embrionale) è scritto in un modo un po' diverso dal solito ed è ambientato a Napoli, il che ci riporta alla domanda precedente a proposito dell'ambientazione delle mie storie. Ho tante idee che mi piacerebbe realizzare, ripetere l'esperienza di sceneggiare un fumetto, scrivere un noir teatrale, insomma ho molti più progetti che tempo per metterli in pratica…

Intervista a Michele Monina a cura di Valentino G. Colapinto

20 ottobre 2010

milanabadBenvenuto Michele su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la nostra intervista. Come tradizione, iniziamo con le presentazioni. Sei nato ad Ancona nel 1969 e attualmente vivi e lavori a Milano. Sei innanzitutto uno scrittore, ma anche un giornalista e un autore televisivo e hai collaborato con molti musicisti italiani. Vuoi aggiungere altro?

Avete detto anche più di quanto non fosse necessario. Vivo di scrittura. Ormai solo di quella che finisce nei miei libri, in passato anche di quella prestata a riviste e quotidiani, con una certa specializzazione in "musica" e in "viaggi". Quella televisiva, a MTV, è stata un unicum, credo, irripetibile. Le collaborazioni coi cantanti, invece, sono il frutto del mio essere scrittore e al contempo critico musicale, e sono anche uno degli aspetti più interessanti del mio lavoro. 

La prima domanda è d'obbligo: come ti è venuto in mente di scrivere un romanzo come Milanabad, tutto incentrato sull'hip-hop e sulla “rabbia giovane” delle periferie milanesi?

Vivo a Milano. Esattamente nel quartiere dove è ambientato Milanabad. Per dire, la kebabberia dove si svolge una delle scene più forti del libro è la kebabberia dove vado a prendere il cibo turco, quando ogni tanto ci va di mangiare etnico.

Con Milanabad, il mio ritorno alla narrativa dopo circa dieci anni, ho deciso per la prima volta di affrontare la città nella quale vivo da oltre tredici anni. Ho quindi deciso, proprio perché non è la mia città, ma la città dove vivo, di non entrare nella storia che andavo a raccontare. Quindi per la prima volta ho usato la terza persona, e ho scelto un protagonista, Marco detto Pluto, che con me non aveva nulla in comune. Un ragazzino nato e cresciuto nella periferia milanese.

Però, siccome la musica è parte integrante del mio mestiere, e il rap è un genere che ho sempre seguito e di cui sono considerato, non so se a ragione, uno dei principali esperti in Italia, ho scelto di ambientare il tutto nella scena hip-hop milanese. Quando decidi di raccontare il mix "periferia" + "giovani" + "hip-hop" non può che venirne fuori una storia rabbiosa, credo. 

Il rap è un genere musicale che sorprendentemente ha valicato i confini dei ghetti afroamericani dov'era nato e si è diffuso in tutto il mondo, perfino nei paesi islamici o dell'Africa più profonda. A cosa ritieni sia dovuta questa fascinazione così potente, che altri generi pur di grande successo come il reggae o il punk non hanno saputo esercitare? L'hip-hop è diventato il codice universale dei giovani per esprimere la loro rabbia e i loro desideri? E per conoscere la gioventù italiana bisogna conoscere l'hip-hop italiano?

Il rap, come il rock prima, il punk poi, ha incarnato un linguaggio in grado di superare le differenze culturali e linguistiche dei cosiddetti giovani di quasi tutto il mondo. Potere della musica, credo, e, anche potere di un genere che non richiede una preparazione classica, quindi classista.

Per poter rappare, infatti, non è necessario aver frequentato il conservatorio e avere un pianoforte in casa, ma basta avere un po' di talento e un microfono a disposizione. Anzi, per imparare a rappare non serve neanche il microfono, basta la propria voce e al limite un quaderno dove segnarsi le rime.

So di farla estremamente facile, ma riassumere in poche righe il successo di un genere come il rap (ripeto, figlio di rock e punk) è impresa degna di un supereroe, che non sono. Io credo che per conoscere la gioventù italiana, bisogna frequentarla, e quindi, in parte, anche conoscere il mondo hip-hop.

Con i miei libri, da sempre, cerco di mappare il contemporaneo, anche a vantaggio di chi, magari, non ha modo di studiare la società. In fondo, a parte intrattenere, credo che scopo dei libri sia anche questo, almeno dei miei. 

Molti artisti musicali hanno dato un loro contributo a Milanabad, scrivendo dei testi ispirati al tuo romanzo. Liriche che in più di un caso sembrano vere e proprie poesie. Pensi che le rime rap possano essere considerate un nuovo genere letterario, visto anche che ormai le poesie tradizionali non le legge quasi più nessuno?

Premesso che le liriche originali che mi sono state donate per Milanabad non sono tutte frutto di rapper, anzi, sono in prevalenza arrivate da cantautori/cantautrici o da rocker, quelli che io ritengo i migliori in circolazione al momento, e premesso che lo scopo di questi insoliti featuring era quello di creare una musicalità, la stessa che io ho cercato nel costruire un libro quasi tutto basato sui dialoghi, tanto per ricreare la musicalità del rap, posso dirti che non credo che il rap sia un genere letterario, come non credo che i testi delle canzoni di chicchessia, da De André a Bob Dylan, siano poesia.

La poesia è un genere letterario, i testi delle canzoni sono appunto testi di canzoni, scritti per essere cantati. Con questo non voglio assolutamente dire che siano minori delle poesie, o viceversa, sono semplicemente altro. Mi sembra, infatti, che nel definire poesie i testi di canzoni, si tenda a volerli elevare, come se le canzoni fossero fratelli minori dei testi poetici tour-court. Non la vedo così, evidentemente. 

In Milanabad descrivi una Milano di periferia, poco conosciuta, in cui ragazzi italiani giocano a pallacanestro con coetanei filippini o egiziani e affronti anche il tema dell'integrazione con l'Islam. Secondo te, nonostante il remare contro di certe forze politiche, l'integrazione tra le varie etnie e culture avverrà di fatto sulla strada, grazie alla conoscenza diretta dell'altro, del diverso, oppure si stanno creando anche in Italia tante banlieue pronte a esplodere?

Non credo che in Italia ci sia il rischio Banlieue, perché noi non siamo la Francia, non abbiamo avuto le colonie e l'integrazione sta seguendo strade diverse. L'integrazione, che ovviamente sta incontrando grandi difficoltà, avverrà nelle strade e nelle scuole, dove le nuove generazioni si imparano a conoscere.

Chiaro, se un bambino sente in casa i genitori parlare degli stranieri in modo ostile avrà problemi a interagire con i suoi coetanei provenienti da altri posti, ma conto molto sulla saggezza dei più piccoli. Che io sappia, infatti, bambini leghisti ancora non ce ne sono. 

Sei uno scrittore molto prolifico. Pubblichi almeno quattro-cinque libri l'anno senza contare gli altri tuoi impegni. Come riesci a farti bastare ventiquattro ore al giorno? Puoi raccontarci una tua giornata tipo? E qual è il tuo metodo di lavoro?

Io vivo di scrittura. Anzi, credo di essere uno dei pochi scrittori italiani a fare questo di lavoro. Quindi la mia giornata ruota tutta intorno alla scrittura. Sempre. E per scrittura, ovviamente, intendo non solo l'atto pratico di mettermi davanti al PC a scrivere, ma anche quello di pensare a cosa devo scrivere e di studiare l'argomento di cui andrò a scrivere.

In media lavoro sulle dieci ore al giorno nei cinque giorni lavorativi canonici, e diciamo sulle cinque ore al giorno nei week-end. Concedendomi, vivaddio, delle giornate di vacanze.

Comincio a lavorare verso le 7 e 30, prima di accompagnare a scuola i miei figli, e poi riprendo in maniera più organizzata dalle nove fino a
lle 13. Poi riprendo verso le 14 e finisco verso le 20, con delle pause nel mezzo.

Lavoro a tre, quattro libri alla volta, scrivendone uno e al tempo stesso iniziando a imbastire gli altri. Così posso tenere i ritmi che, vedo, tendono a creare meraviglia negli altri. Dodici libri in dodici mesi, come mi è successo da ottobre dell'anno scorso, quando è uscito il mio “Vale va ancora veloce” a oggi, con l'uscita di “Cantami o diva”, sono tanti, ma lavorando sodo si può. 

Valentino G. Colapinto

:: Segnalazione Kalevala Edizioni Mediterranee

19 ottobre 2010

kalevalaKalevala è un poema epico in versi costituito da carmi sviluppatisi in tempi antichissimi, dall'età del bronzo al basso medioevo, tramandati oralmente dai rapsodi balto-finnici e raccolti dal filologo, medico e botanico finlandese Elias Lönnrot (1802-1884). Viaggiando in regioni lontane e a noi quasi sconosciute, dalla Carelia al lago Ladoga alle coste del Mar Bianco, l'autore registrò dalla voce del popolo le strofe di un sapienza arcaica miracolosamente sopravvissuta nei secoli recuperando un impianto narrativo maestoso ed avvincente che fornì la base per la compilazione definitiva pubblicata nel 1849.

Come per il Beowulf, l'Edda di Snorri e il Nibelungenlied l'importanza del Kalevala non è limitata al solo valore letterario ed alla imponente complessità delle immagini ma abbraccia i riflessi storici, mitologici e religiosi del pensiero tradizionale maturato presso ad una grande ed ancora poco conosciuta civiltà euro-asiatica. In patria l'opera del Lönnrot ha costituito le fondamenta sulle quali la storia ha eretto l'identità etnica del popolo finlandese fino al riconoscimento dell'indipendenza nel 1917. Il 28 Febbraio, data di pubblicazione della prima stesura, è festa nazionale celebrata da numerose iniziative.

L'epopea inizia con un affresco cosmogonico, la formazione del Creato e la nascita dell'eroe principale Väinämöinen, e si conclude col crepuscolo degli Dei, un'allegoria dell'avvento del cristianesimo nella quale il figlio prodigioso della vergine Marjatta viene incoronato Re di Carelia e spodesta il vecchio e saggio “cantore eterno” spingendolo all'esilio. Nei cinquanta canti si sviluppano le vicende degli eroi di Kalevala, Ilmarinen, fabbro che forgiò la volta celeste e Lemminkäinen, guerriero e Don Govanni, contrapposti alle genti dell'arcana terra di Pohjola, la costruzione e la contesa del Sampo, mulino miracoloso portatore di prosperità per chiunque lo possegga, le nozze del suo artefice Ilmarinen con la figlia di Louhi, la temibile signora del Nord, il tema orfico del viaggio infero di Väinämöinen alla ricerca delle parole prodigiose, la costruzione del sacro strumento e l'incanto della musica, la tragedia di Kullervo, figlio reietto che giace con la sorella senza riconoscerla lavando nel sangue le proprie colpe e quelle del mondo intero. La monumentalità del racconto è coronata da preghiere, formule e scongiuri rituali espressione della sensibilità trascendente di una stirpe che forse più d'ogni altra ha saputo coniugare il pensiero magico e l'ispirazione poetica.

A cent'anni dalla traduzione metrica di Paolo Emilio Pavolini l'edizione pubblicata da Mediterranee costituisce l'unica versione filologica del prezioso classico ed un vero e proprio evento editoriale destinato a risvegliare l'interesse del pubblico italiano verso un grande capolavoro della letteratura universale tradotto in oltre sessanta lingue. 

Il prefatore Luigi de Anna è professore di lingua e cultura italiane presso all'università di Turku. Ha pubblicato numerosi saggi concentrandosi soprattutto sui rapporti culturali tra Italia e Finlandia.

Il traduttore e curatore Marcello Ganassini è uralista e filologo, ha tradotto autori finlandesi contemporanei.

:: Recensione di Il giardino dei segreti di Kate Morton a cura di Elena Romanello

19 ottobre 2010

Nell, bimba trovata in un porto australiano all'inizio del Novecento con stretto in mano il libro della favolista Eliza Makepeace, è invecchiata e morta senza sapere nulla delle sue origini, di cui aveva vaghi e felici ricordi. A distanza di quasi un secolo sua nipote Cassandra, per la quale la nonna è stata l'unico punto di riferimento in un'esistenza senza una famiglia stabile, non più giovanissima e con un dramma nel passato con cui convivere, ritornerà in Gran Bretagna, per scoprire la verità sui misteri che hanno sempre tormentato Nell, che aveva comunque trovato due amorevoli genitori adottivi e che ha vissuto comunque una vita piena, ma senza qualcosa: la consapevolezza delle proprie origini, svelate in un crescendo di colpi di scena.

Tra il romanzo di formazione e il giallo d'epoca (in fondo alla base di tutto c'è un vero e proprio cold case, per usare un termine oggi di voga), la storia al femminile che travalica il tempo e lo spazio e la saga familiare con tanto di intrecci e di intrighi, con richiami alla letteratura per l'infanzia (come non ricordare Il giardino segreto di Frances Hodgons Burnett) e persino alle fiabe, visto che le storie di Eliza diventano fondamentali per risolvere l'enigma, Il giardino dei segreti risulta essere una storia di rara maestria, capace di appassionare, avvincere e anche commuovere, in quasi 600 pagine, tra salti temporali che all'inizio complicano leggermente (ci sono almeno tre piani diversi della storia), ma che da un certo punto in poi contribuiscono alla risoluzione delle origini di Nell, e del suo rapporto con quei ricordi che non l'avevano mai abbandonata ma ai quali non sapeva dare un senso.

Non mancano amori, passioni, odi, cattivi e buoni, misteri e delitti, ricordi e rimpianti, in una storia in cui emerge un tema importante e oggi molto sentito in un mondo dove molti Paesi, Australia in testa, sono formati da immigrazione stratificata nell'ultimo secolo: la ricerca delle proprie radici, da dove si viene e cosa si è, quella cosa che ha impedito a Nell di poter risolvere fino in fondo il mistero della propria origine e che verrà svelata da Cassandra, ritrovando in essa la voglia di ricominciare e rimettersi in gioco.

Simpatica anche la scelta di presentare le protagoniste come donne di età diversa: non manca una bambina, non manca una ragazza giovane e perfetta eroina romantica, ma Nell da un certo punto in poi è una signora anziana, e Cassandra è una donna di mezz'età, un target poco considerato nella letteratura al femminile, anche se ultimamente le cose stanno finalmente cambiando.

Il giardino dei segreti piacerà alle (e ai) romantiche, ma ha tutti gli elementi per essere un romanzo che va oltre le gabbie dei generi, raccontando una storia universale di sentimenti e non solo, di consapevolezza e di ritrovamento di sé, di radici familiari e di presente da vivere senza dimenticare il passato.

Il giardino dei segreti, Kate Morton, Sperling & Kupfer, 21 euro e 90.

Elena Romanello

Recensione di ā€œMilanabadā€ di Michele Monina a cura di Valentino G. Colapinto

19 ottobre 2010

milanabadMilanabad, Italia

Milanabad” di Michele MONINA: 244 pp. in brossura, prezzo di copertina €15 [Castelvecchi – Le Torpedini, 2010]. 

L'inarrestabile scrittore, giornalista e autore televisivo Michele Monina (Ancona, 1969), autore finora di ben 16 opere letterarie e 10 biografie di cantanti e sportivi (di cui tre dedicate a Vasco Rossi e due a Valentino Rossi), sforna la sua ultima sorprendente creatura, quello che potremmo definire a ragione il primo vero “romanzo rap” italiano.

Monina conosce molto bene il mondo dell'hip hop italiano e i suoi protagonisti, basti pensare al suo “GeneRAPzione. Viaggio nell'hip hop da Celentano a Fabri Fibra” (2007) e Milanabad si avvale della collaborazione di molti cantanti e rapper più o meno noti, come tra gli altri Caparezza, L'Aura, Francesco Renga o Cristina Donà, che hanno creato testi di canzoni immaginarie ispirati alla sua storia.

Un testo in particolare, leggermente rimaneggiato, è stato poi davvero inciso da Miss Simpatia con il titolo “La mia Ancona” e qui è possibile osservarne il video: http://www.youtube.com/watch?v=AgBqDc0XOUo

Queste liriche, a volte molto belle, inframmezzano i capitoli del libro, chiamati tracks come le tracce di un cd, anzi di un mixtape rap. Ma non basta, il talentuoso Monina infatti cerca di replicare anche stilisticamente la ritmica rap, costruendo quasi tutto il romanzo sui soli dialoghi, impresa assolutamente non facile ma riuscita, che dona a Milanabad una velocità e intensità di lettura notevole.

Tutto questo per raccontare la storia di Marco, anzi Pluto (questo il suo street name), un ragazzo come tanti delle periferie degradate della Milano Est, che dopo uno sfratto va a vivere insieme al suo cugino per metà egiziano Tarik, detto Rabbia, che lo inizia alla vera cultura hip hop e lo fa entrare nella sua crew (anzi cumpa), di cui poi diviene il leader indiscusso grazie a un talento innato.

Proprio mentre il successo sembra arridere a Pluto su tutti i fronti (da quello musicale a quello sentimentale), un vigliacco pestaggio da parte di un gruppo di naziskin provoca la morte del suo dj Malik e fa andare in ospedale Tarik, il quale ne uscirà sconvolto e finirà per farsi influenzare da un gruppo di sedicenti rapper islamici, in realtà aspiranti terroristi, abbandonando il duo “Pluto e La Rabbia”.

Marco-Pluto dovrà allora affrontare la difficile scelta tra la partecipazione alla finale di un concorso musicale che gli spalancherebbe le porte delle Major e la salvezza di suo cugino.

Monina racconta con spietata lucidità l'alienazione delle periferie metropolitane e la vita senza speranza dei ragazzi che ci vivono, per cui l'hip hop rappresenta forse l'unica possibile via di fuga.

Se volete capire cosa vuol dire crescere oggi nelle borgate di una città italiana, leggete Milanabad.

Se volete capire cos'è l'hip hop italiano, leggete Milanabad.

Se volete semplicemente leggere un bel romanzo, duro e veloce come un flow rap, leggetevi ancora una volta Milanabad.

Valentino G. Colapinto

Liberidiscrivere partecipa al J.A.S.T Blog Tour organizzato da Marsilio Editori

18 ottobre 2010

jast1Liberidiscrivere partecipa al  J.A.S.T. Blog Tour, il primo blog tour letterario che abbia luogo in Italia, organizzato da Marsilio Editori per l’uscita di J.A.S.T. – Just Another Spy Tale, un avvincente e innovativo romanzo collettivo scritto da Lorenza Ghinelli (rivelazione italiana alla recente Fiera del Libro di Francoforte), Simone Sarasso (uno dei più talentuosi autori noir della nuova generazione) e Daniele Rudoni (fumettista che lavora per Sergio Bonelli e Marvel America).

Di che si tratta? Un Book Blog Tour è l’equivalente in rete di un tour promozionale, una cosa inedita qui da noi ma che ha un certo corso in altri paesi, come per esempio gli Stati Uniti. In pratica, se in un tradizionale tour uno scrittore presenta il libro ogni giorno in una città diversa, nel caso del J.A.S.T. Blog Tour ogni giorno per un determinato periodo su una serie di blog verrà ospitato un post sul libro, che potrà contenere un’intervista a uno degli autori, un estratto dal romanzo o altro. Tutti i blog si linkeranno reciprocamente, in modo che agli interessati sarà possibile ripercorrere l’intero tour in ogni sua tappa.

Il tour avrà inizio il 20 ottobre – giorno di uscita del romanzo – e si svolgerà nell’arco di due settimane fino al 2 novembre, facendo tappa per alcuni dei più vivaci e interessanti blog letterari e culturali attivi nel web italiano. 

J.A.S.T. Blog Tour – il programma completo

Prima tappa – 20 ottobre – http://www.booksblog.it/

Seconda tappa – 21 ottobre – http://www.carmillaonline.com/

Terza tappa – 22 ottobre – http://angolonero.blogosfere.it/

Quarta tappa – 23 ottobre – http://libriblog.com/

Quinta tappa – 24 ottobre – http://corpifreddi.blogspot.com/

Sesta tappa – 25 ottobre – http://sulromanzo.blogspot.com/

Settima tappa – 26 ottobre – http://blogolonelbuio.blogspot.com/

Ottava tappa – 27 ottobre – http://hotmag.me/nonsolonoir/

Nona tappa – 28 ottobre http://www.thrillercafe.it/

Decima tappa – 29 ottobre http://telefilmcult.blogspot.com/

Undicesima tappa – 30 ottobre http://www.librinews.com/

Dodicesima tappa – 31 ottobre http://antoniogenna.wordpress.com/

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:: Recensione di ā€œGenerazione Aā€ di Douglas Coupland a cura di Valentino G. Colapinto

18 ottobre 2010

generazione_aUna Generazione senza Futuro?

Generazione A” di Douglas Coupland (traduzione di Marco Pensante): 391 pp. in brossura, prezzo di copertina € 15 [ISBN Edizioni – Special Books, 2010].

Dopo un esordio col botto (Generazione X, 1991) e un piccolo capolavoro (Microservi, 1995), si erano progressivamente perse in Italia le tracce del canadese Douglas Coupland (1961), che pure si era affermato come scrittore di culto degli anni '90, autoproclamato portavoce della generazione post-ideologica del Grunge e della prima Internet. Va reso quindi merito alla ISBN per aver pubblicato il suo ultimo romanzo, “Generazione A”, che già dal titolo si richiama esplicitamente alla sua opera più famosa.

L'obiettivo di Coupland è lo stesso di Tondelli: fare sociologia con i mezzi della letteratura. Nessuno meglio di lui, forse il più grande “scrittore nerd” in circolazione, sa descrivere con spietata lucidità e ironia dissacrante i nostri tempi consumistici e postmoderni, dominati dai social network e dai mobili Ikea.

Tecnicamente parlando “Generazione A” è un romanzo di fantascienza apocalittico (genere molto in voga), essendo ambientato in un futuro prossimo in cui le api si sono inspiegabilmente estinte e il mondo intero è avviato a una triste (per l'ottica di un nordamericano, ovviamente) decrescita, a causa dell'aumento a dismisura del prezzo del petrolio e del sempre maggiore inquinamento.

Si tratta in realtà di un Decamerone postmoderno (un modello citato espressamente da Coupland), in cui cinque ragazzi di varie parti del mondo – misteriosamente punti da api redivive – sono costretti da un'oscura organizzazione a raccontarsi delle storie, mentre sono confinati in una sperduta isola canadese.

Se i racconti boccacceschi erano però incentrati sull'erotismo e la derisione dei vizi di nobiltà e clero, qui i temi sono aggiornati ai supereroi, i nuovi culti religiosi, i disastri e gli alieni.

È proprio in questa parte che l'Autore dà il meglio di sé, dopo un incipit fulminante, cui fa seguito però una carburazione un po' lenta e a volte noiosa, dimostrando di essere più portato per il racconto che per le lunghe narrazioni. E “Generazione A” si rivela essere una ricchissima catena di storie, tutte sottilmente unite le une alle altre, fino alla sorprendente rivelazione finale.

I livelli di lettura più profondi del romanzo contengono una riflessione metaletteraria sull'importanza della narrazione e una feroce satira della postmodernità, con lo sguardo puntato soprattutto sull'impatto di internet e dei gadget tecnologici sulle nostre vite.

Una nota di apprezzamento va alla splendida veste editoriale del volume, piacevole sia alla vista sia al tatto. Speriamo che, oltre alle nostre amiche api, non spariscano anche libri cartacei così belli, visto il prossimo avvento degli ebook sul mercato italiano.

Ultimo particolare: all'inizio il lettore è avvisato che il libro è stato pubblicato con il sostegno del “Canada Council for the Arts”, il quale lo scorso anno avrebbe investito ben 20,1 milioni di dollari nella scrittura e nell'editoria di tutto il Canada.

Hai capito, Ministro Bondi?

Valentino G. Colapinto

:: Recensione de Le bambine di Sugar Beach di Helene Cooper a cura di Nicoletta Scano

18 ottobre 2010

978-88-541-1670-2Anche se quest'opera viene presentata come un romanzo, questo racconto presenta davvero tante caratteristiche tipiche dell'autobiografia e del memoir.

Se da una parte la progressione dei capitoli tenta di rispettare un ordine cronologico che ripercorre le tappe salienti della vita dell'autrice e di quella della sua famiglia, le sensazioni descritte, i ricordi che emergono pian piano, collegati senza un apparente ordine logico, ma suscitati da sensazioni, coincidenze, nostalgie, rendono la narrazione particolarmente complessa e al contempo viva.

L'autrice riesce perfettamente a presentare i numerosi e salienti eventi storici che la sua famiglia nel corso di una trentina d’anni si trova ad affrontare in viaggio tra la Liberia, gli Stati Uniti, ed infine, quando la narrazione segue la protagonista impegnata nel proprio lavoro come cronista del Wall Street Journal,  in diversi punti del pianeta, senza perdere di vista una dimensione più umana e sicuramente più tragica degli avvenimenti, che in qualche modo permette al lettore di entrare veramente all'interno di una vicenda singolare eppure rappresentativa di tanti altri gruppi familiari costretti ad emigrare, ad adattare la propria vita al corso storico, a superare le difficoltà dettate da scelte politiche o semplicemente economiche contingenti.

D'altra parte, sarebbe riduttivo affermare che la descrizione storica presentata in questo libro sia solo di contorno: probabilmente grazie al taglio giornalistico professionale del narratore protagonista, gli eventi sono presentati con grande attenzione e rigore. La storia del proprio paese d'origine, la Liberia, non è presentata unicamente attraverso gli occhi dell'autrice, allora bambina, che assiste allo scoppio della guerra civile: al contrario, anche in quella fase, la narrazione viene arricchita da frammenti di cronaca, da dati e ricostruzioni storiche accurate.

Il grande merito di questo libro, è sicuramente il grande sforzo che l'autrice ha profuso nel tenere aperti più piani, quello storico, quello personale ed emotivo, quello autobiografico e di amore per la propria famiglia, attraverso il quale ha cercato di ricostruire l'epopea di un intero clan.

Se da una parte questo tentativo è sicuramente apprezzabile e piuttosto singolare, è innegabile considerare che in alcuni tratti la fluidità della narrazione ne risente un po' e non sempre è facile immedesimarsi in una storia continuamente focalizzata su piani differenti.

A questo proposito, tuttavia, bisogna segnalare il grande talento dell'autrice, che grazie alla sua scrittura piuttosto essenziale e sicuramente scorrevole, compensa con il proprio stile di narrazione la grande complessità degli eventi rappresentati.

Questo libro è sicuramente una lettura consigliata per chi voglia approfondire o almeno conoscere la storia di un paese africano nella sua corsa alla democratizzazione e nella sua travagliata storia civile, cogliendo al contempo l'opportunità offerta dalla struttura della narrazione di affrontare questi cambiamenti e le tematiche dell'abbandono della propria terra, dell'immigrazione in un paese straniero, del ricongiungimento familiare, attraverso gli occhi di una donna in crescita dall'adolescenza all’età adulta, che offre una visione assolutamente realistica ed umana circa una vicenda realmente accaduta.

Altrisogni rivista di narrativa: horror, sci-fi , weird

16 ottobre 2010

Da sempre Liberidiscrivere è attenta alle piccole realtà editoriali che sorgono in Italia e oggi con estremo piacere informa i suoi lettori della nascita di Atrisogni un magazine digitale di narrativa fantastica, horror, sci-fi e weird, realizzata in formato PDF e ePub. Venerdì 17 settembre è stato pubblicato il primo numero della rivista: 86 pagine di articoli e racconti a soli 2,88 euro. Ma veniamo nel dettaglio. Altrisogni è un progetto editoriale atipico ma innovativo affrontato nel modo più professionale possibile, rivolto alla narrativa di genere e ai giovani talenti e va notato, fatto più che unico che raro, che retribuisce gli autori dei racconti che pubblica. Se sete curiosi come lo siamo stati noi vi segnalo che sul sito Internet dell'editore, alla pagina dedicata ad Altrisogni è possibile scaricare gratuitamente una versione dimostrativa della rivista, una selezione di 20 pagine del giornale completo.

(http://www.dbooks.it/libreria/scheda/54/6/narrativa/altrisogni-01.html),

:: Blueeyedboy – Il ragazzo dagli occhi blu- Il blog dell'assassino

16 ottobre 2010

blueIl 28 ottobre uscirà in libreria per Garzanti il nuovo romanzo di Joanne Harris, 'Il ragazzo con gli occhi blu'.Intanto chi è Blueeyedboy? Chi si nasconde dietro questo pseudonimo? Nelle comunità online, nei social network nessuno è davvero ciò che sembra essere e può nascondersi un assassino. Chi è la ragazza dal cappotto rosso?

Blueeyedboy ha un blog se avete tempo dateci un'occhiata: http://blueeyedboy1.blogspot.com/

:: Recensione di Porno Bloc. Rotocalco morboso dalla Romania Post-comunista di Marco Belli e Lorenzo Mazzoni

15 ottobre 2010

porno blocESCE LA RISTAMPA DI PORNO BLOC, QUANDO LA PORNOGRAFIA DIVENTA SENZA PREGIUDIZI

E' stato ristampato da poco Porno Bloc. Rotocalco morboso dalla Romania post post-comunista, del fotografo Marco Belli e dello scrittore Lorenzo Mazzoni, edito dalla neonata casa editrice LineaBN (staccatasi, dopo un percorso durato più di due anni, da la Carmelina Edizioni).

Un libro che va a collocarsi nell'attualità di questi tempi, con le spinose relazioni fra l'Italia e gli immigrati e il problema dell'integrazione. Il romanzo fotografico, ultimo nato dalla scuderia della Linea BN (attivissima in questi ultimi mesi), è ambientato in una Bucarest estiva, calda e caotica, dove un oscuro personaggio, un italiano residente in Romania, in balia dei propri vizi e delle proprie debolezze, dovrà partecipare a una ‘misteriosa conferenza’.

Durante i suoi allucinati pellegrinaggi metropolitani incontra una ragazza e inizia con lei un gioco di perversione e follia. Attraverso bambini di strada, bloc di periferia, locali notturni e un’umanità in disfacimento, l’uomo muove i suoi incerti passi fino al sorprendente, inevitabile finale. Un libro dove fotografia e testo si rincorrono e si intrecciano, creando uno strano e morboso rotocalco contemporaneo, su una realtà, quella della capitale romena, inedita e fascinosa.

Senz'altro un libro che farà discutere per i temi trattati, ma come scritto anche da Mihai Mircea Butcovan (giornalista romeno de “il manifesto” e “Internazionale” curatore della postfazione): “gli autori, sapendo che “domandare è un ottimo modo per sapere” hanno fatto domande alle persone, ai libri, ai luoghi, ai colori, al passato ed al presente, all’immaginato o sperato futuro di quel paese e di coloro che lo abitano. Hanno capito più di quello che hanno visto e ci restituiscono qualcosa, una parte, senza la pretesa di raccontare tutto”.

Con un tono asciutto che rimanda a una narrativa nichilista che va da Camus per arrivare a Houellembecq e una fotografia scarna, ruvida e di grande effetto, il libro spicca per l'originalità dei temi trattati e per la perfetta simbiosi realizzata dai due autori.

Marco Belli, fotografo autore, fra l'altro, degli scatti di Dal comunismo al consumismo (scritto da Mihai Mircea Butcovan ed edito sempre da LineaBN Edizioni) e attivo nel campo dell'integrazione romena in Italia, e Lorenzo Mazzoni, prolifico narratore, autore, fra l'altro della saga dell'ispettore Malatesta (outsider strampalato all'interno della poco fantasiosa polizia italiana), stanno continuando il loro percorso di scoperta delle capitali dell'Est Europa (previsti un libro su Sofia e uno su Tirana), per cercare di mettere in luce gli aspetti meno conosciuti di realtà culturali differenti ma anche molto simili a quella del nostro Paese.

PORNO BLOC. ROTOCALCO MORBOSO DALLA ROMANIA POST POST-COMUNISTA (LINEABN EDIZIONI, 2010)
EURO 12,00
ISBN 978-88-903300-8-7
WWW.LINEABN.COM