L’animale più pericoloso di Luca D’Andrea (Einaudi, 2020) a cura di Elena Romanello

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978880624527HIGIl thriller è stato definito da un’esperta come Alicia Gimenez Bartlett come il genere che meglio racconta la società di oggi con tutte le sue contraddizioni, e si ricevono in continuazione conferme di questo, come capita nelle pagine della nuova fatica di Luca D’Andrea, già apparsa a puntate su La Repubblica la scorsa estate.
Ci ritroviamo in Alto Adige, luogo dove l’autore ha già ambientato le sue storie e che conosce bene perché ci vive, dove si incontrano una natura ancora selvaggia, interessi vari leciti e illeciti, abitanti e turismo, in un mix che spesso crea problemi. Su quei monti vive Dora Holler, tredici anni, che da qualche tempo ha abbracciato le idee ecologiste, prendendo come modelli Greta Thunberg ma soprattutto Diane Fossey. I suoi interessi e le sue battaglie però spesso non  vengono capite, a scuola, dove è vista come stramba, ma anche in casa, e dopo un litigio con suo padre per una questione per lei importante, la ragazzina scappa di casa.
Il suo scopo è salvare il nido di una lince, tutto è stato pianificato, ma non è sola, con lei c’è Gert, un attivista che condivide i suoi interessi e le sue passioni, conosciuto on line, e che crede essere suo coetaneo. Purtroppo Gert le ha mentito, non tanto sul suo impegno ambientalista, che c’è, ma sulla sua età, molto più adulta del previsto, e su altre cose sue non proprio raccomandabili, come un omicidio che ha commesso. La fuga dei due, dove Dora capisce presto di essere in pericolo, diventa un incubo, parte di un disegno criminale con dietro persone senza scrupoli, ben peggiori di Gert, che cercano giovanissime per scopi ignobili.
Dietro a Dora si lanciano volontari armati, spesso teste calde, mentre sono in gioco vari interessi, ma per salvarla ci vuole qualcuno che ha già conosciuto orrori simili, il capitano Viktor Martini, che a Roma, in un’altra vita, ha catturato lo Squartatore del Testaccio, un fatto che l’ha cambiato per sempre.
Un thriller teso, dove le montagne dell’Alto Adige sono ancora più inquietanti dei bassifondi delle città, con un’alternanza di punti di vista tra Dora, un personaggio interessante e insolito, e soprattutto molto attuale come modello per i giovanissimi di oggi, Martini e i suoi che le danno la caccia, il passato del poliziotto con la sua prima famosa caccia all’uomo, e chi minaccia la ragazzina, emblema delle varie forme di male che ci sono oggi, mai inventate e tristemente reali.
L’animale più pericoloso è ovviamente l’uomo (e anche certe donne non scherzano, come si scopre nel libro), in una storia in cui le tematiche ecologiste non sono comunque strumentalizzate e cavalcate, e dove si compie un viaggio negli abissi dell’animo umano, ma anche in quello che può salvare i propri simili e tutto il resto del mondo, in quello che può e deve essere salvato e valorizzato.

Luca D’Andrea è nato a Bolzano, dove lavora come insegnate precario d’italiano nella scuola media. Per Einaudi ha pubblicato nel 2016 La sostanza del male, il suo primo thriller, che diventerà una serie Tv internazionale, e nel 2017 Lissy. Nel 2019 esce Il respiro del sangue (Einaudi), che precede l’ultimo suo lavoro, L’animale più pericoloso.

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche del circuito SBAM.

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