:: Viaggio in Africa di Giorgio Manganelli (Adelphi 2018) a cura di Daniela Distefano

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MANGANELLI - Viaggio in AfricaL’Africa è abitata, ma è inabitabile.

Nel 1970, una multinazionale che progettava di tracciare una strada lungo la costa dell’Africa orientale, dal Cairo a Dar es Salaam, incaricò Manganelli di stendere una relazione su quei luoghi. Com’era prevedibile, nessuna delle versioni da lui predisposte fu accettata e il “Viaggio in Africa” rimase inedito. Si tratta di un manoscritto in origine di 36 cartelle, di circa 30 righe ciascuna, senza titolo, che porta in alto a sinistra l’indicazione “Manganelli 15/5/70” ed è conservato presso l’Archivio Adelphi. Per Manganelli

L’Africa è immersa in una rete di traumi, ed il trauma più intenso è appunto quello che con la sua radicale assurdità giustifica gli altri: l’oscura e perplessa speranza”.

Cosa manca al Continente Nero per affacciarsi almeno una volta sul balcone della civiltà?

“La vita africana abbisogna solo di poche ed esigue capanne; è un mondo lieve, continuamente rinunciabile, pronto a cedere; pronto a rinascere, difeso dalla sua stessa esiguità, un bersaglio fugace e deliberatamente effimero. Nulla di più lontano dalla città europea, dalle sue mura da demolire con piccone, bulldozer, bombe: i ruderi di domani, la Storia”.

La sua malattia è l’isolamento. Non la solitudine che ha momenti preziosi ed eroici, ma la coazione a non parlare, non conoscere, non sapere. La disperata speranza africana può essere placata solo da una impetuosa aggressione di futuro.

“Steso su una gigantesca tavola anatomica, l’Africa presenta lo scheletro calcinato di un corpo arcaico. L’Africa appare morta – qualcosa che forse non è mai stato vivo. Eppure “la singolarità della società naturale , l’arcaicità umana, la precarietà della legge collettiva, i paesaggi ardui e poderosi fanno dell’Africa un sorprendente catalogo di simboli, qualcosa che serve a charire il mondo del malessere europeo”.

Siamo abituati a considerare questa terra un organismo malato di fame e sterilità, non ci accorgiamo che anch’essa fa parte dell’ arricchimento antropologico. Dimenticandola, relegandola ai margini dei nostri doveri, sprofondiamo nella melma dell’autolesionismo, della vita resa cadavere di un’ anima imprigionata e senza ali. Quello che doveva essere una rapporto tecnico infarcito di medaglie tecnologiche è un monito ad accrescere il nostro ragionare. L’Africa rinascerà o nascerà dal profondo dell’abisso esistenziale, e sarebbe un bene per l’umanità se accompagnassimo questo trionfo pacato, silenzioso, senza ipocrisie e convenzioni inutili. Oggi l’Africa può pensare al domani, ieri era impensabile. Quando Manganelli scrisse la sua stilisticamente raffinata relazione, i lacci del ‘malessere’ europeo erano cappi per chi voleva un futuro per questa Regione, oggi il Gigante addormentato si sta svegliando, sta imparando a stare in equilibrio, speriamo di non urtare questo cammino con la nostra ottusità, e tutto sarà come fiamma che incenerisce ciò che muore per fare luce. Postfazione di Viola Papetti.

Giorgio Manganelli (1922-1990) è stato uno degli scrittori italiani piú innovativi ed eccentrici del Novecento. Fu anche  recensore e critico e collaborò con numerose riviste di quegli anni: “Il Giorno”, “L’Illustrazione italiana”, “Grammatica”, nonché la rivista “Quindici”. Manganelli fu anche traduttore, di Poe in particolare, su suggerimento e proposta di Calvino. Tra le sue opere più importanti ricordiamo: Hilarotragoedia (1964), Agli dei ulteriori (1972), Pinocchio: un libro parallelo (1977), Centuria (1979), Angosce di stile (1981), Laboriose inezie (1986), Improvvisi per macchina da scrivere (1989), Esperimento con l’India (1992), Il rumore sottile della prosa (1994), La notte (1996), L’infinita trama di Allah. Viaggi nell’Islam 1973-1987 (2002).

Source: libro inviato dall’Editore. Si ringrazia Benedetta Senin dell’Ufficio Stampa “Adelphi”.

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