:: Il diner nel deserto di James Anderson (NN Editore 2018) a cura di Fabio Orrico

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Il diner nel desertoNN editore ci sta abituando molto bene con la continua proposta di narratori americani, sconosciuti nelle nostre contrade. Dopo i pesi massimi Kent Haruf e Tom Drury, per non parlare della più giovane ma non meno straordinaria Jesmyn Ward, è ora la volta di James Anderson con il suo romanzo d’esordio Il diner nel deserto. Probabilmente Anderson è, tra i nomi del lotto, il più incline a tentazioni di genere (lasciamo fuori l’ottimo Brian Panowich, per il cui il noir è ben più che una tentazione). In ogni caso Il diner nel deserto è un romanzo che, inserendosi nei panorami on the road di tanta celebre e celebrata letteratura americana, riesce a trovare indubbie zone di originalità.
Il protagonista del romanzo è Ben Jones, camionista impegnato sulla tratta che, attraversando la statale 117, in pieno deserto dello Utah, collega le cittadine di Price e Rockmuse. Quella grossa fetta di deserto , allagata dal sole e da inaspettate correnti ventose, è abitata da un’umanità bizzarra e resiliente. Tra predicatori che arrancano trascinandosi dietro una pesantissima croce e due gemelli dall’aspetto assai poco rassicurante, ecco il diner del titolo. Il locale, spesso usato come location per B movies, è quasi sempre chiuso: il suo proprietario, il vecchio Walt, vive una vita di rimpianti e malinconie, concentrato sul ricordo della moglie scomparsa Bernice. Il diner, struttura fantasma inamovibile e significante quanto il monolito kubrickiano, fa da perno a questa vicenda ariosa e bruciante.
Anderson ha il talento di saper far parlare gli oggetti non meno delle persone. Proprio perché gran parte della storia si svolge in un deserto probabilmente l’autore americano sente forte la necessità di ancorarsi a manufatti, di volta in volta surrogati se non metafore tout court della presenza umana, e così accanto al ristorante- fantasma, alla croce del predicatore pazzo, ecco un violoncello, vero e proprio MacGuffin hitchcockiano cui si deve il coté noir del libro. Sì, perché Il diner nel deserto, testo quantomai digressivo e felicemente episodico, contiene in sé anche una storia di detection che verte proprio su uno strumento musicale posseduto da Claire, misteriosa e bellissima occupante di una casa abbandonata, incontro insperato e determinante per Ben, avvenuto durante un suo giro di consegne. Ho citato poco fa Alfred Hitchcock, il maestro del brivido, reminiscenza immagino sbagliatissima di fronte alla fabula messa in campo da Anderson. Eppure Il diner nel deserto mi ha fatto tornare alla mente ciò che diceva Truffaut a proposito del mondo hitchcockiano: il cineasta francese parlava di un piccolo mondo da incubo in cui tutti conoscono tutti, in cui le traiettorie umane e e personali finivano immancabilmente per incrociarsi e sovrapporsi, con risultati non sempre felici. È un po’ quello che succede, mi sembra, nel libro di Anderson dove i personaggi si conoscono tutti anche se il teatro delle loro azioni non è (solo) una cittadina come succede in Haruf e Drury ma un intero pezzo di deserto, una porzione geografica, insomma, decisamente ampia, esposta e nuda. E d’altra parte, è vincente e affascinante l’idea di ambientare in uno spazio così vuoto da stordire un gioco del gatto col topo come quello che a un certo punto Ben ingaggia con ancora ignoti inseguitori: una sequenza bellissima nella quale Ben sente il fiato sul collo di persecutori negati ai continui sguardi che il camionista lancia all’orizzonte. Anderson non ha fretta di capitalizzare la suspense che, anzi, viene diluita nella lunga serie di incontri e schermaglie ingaggiate dal suo protagonista con l’eccentrico popolo stanziato lungo la statale 117.
Quello di Anderson è un talento naturalmente portato al sovrapporsi di più registri (dalla scanzonata oralità dei dialoghi al lirismo delle descrizioni paesaggistiche, per esempio) e all’ibridazione delle forme ma anche capace di raccontare un’America profonda, illuminandone la provincia immutabile e meno visibile e di questo non possiamo che essergli grati.

James Anderson è uno scrittore e poeta americano nato a Seattle, ed è stato l’editore della rinomata casa editrice Breitenbush Books. Il diner nel deserto è il suo romanzo d’esordio, che ha ricevuto moltissimi riconoscimenti di pubblico e di critica. NNE pubblicherà anche Lullaby Road, il secondo capitolo della Serie del Deserto.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore. Ringraziamo Francesca Rodella ufficio stampa dedicato.

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4 Risposte to “:: Il diner nel deserto di James Anderson (NN Editore 2018) a cura di Fabio Orrico”

  1. NNEDITORE | Rassegna stampa online su James Anderson – Il diner nel deserto Says:

    […] Su Leggendo a Bari Su Liberi di scrivere […]

  2. giusymar Says:

    Lo sto leggendo proprio in questo momento!
    Molto particolare ed accattivante.
    Ma sono solo a metà…vediamo come si dipana!

  3. giusymar Says:

    Mi è piaciuto molto.
    Fuori dagli schemi.
    Un punto di vista originale e profondo
    Bello!

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