:: Il mondo non mi deve nulla, Massimo Carlotto, (e/o, 2014)

mondo non mi deve nullaLise e Adelmo sono gli improbabili protagonisti di questo breve romanzo (quattro capitoli e un epilogo) di Massimo Carlotto, dal titolo Il mondo non mi deve nulla, edizioni e/o. Definirlo romanzo forse è inesatto, sarebbe meglio definirlo racconto lungo, o ancora meglio canovaccio teatrale, perché appunto contiene in sé la struttura e le caratteristiche del soggetto di una breve piece: dialoghi predominanti, tempi cadenzati, scene al chiuso, prevalentmente nel salone di una ricca ed elegante casa di vacanze di Rimini, città quanto mai sullo sfondo, sappiamo solo che la stagione non è ancora iniziata e non c’è ancora la ressa dei turisti.
E solo volendo esaminare a fondo le pagine, scopriamo una Rimini di viali alberati, e case da ricchi, da una parte e dall’altra case di ringhiera, balere, bar dove giocare a carte e farsi un bianchetto, oltre alla Stazione, a Rimini gente in arrivo e in partenza ce ne è sempre, dove è facile essere scippati dai ladri locali o più che altro da sudamericani e gente dell’Est “si muovono in gruppo, alcuni distraggono la vittima altri la ripuliscono”.
Racconto noir? Direi di sì, anche se non ci sono poliziotti, investigatori, sangue sparso, violenza o efferatezze. Tutto è giocato in uno scontro di volontà cadenzato da dialoghi in punta di penna, con qualche affondo che a volte graffia il lettore stesso, nello stile tipico di Carlotto. Una battaglia combattuta da due personaggi, un uomo e una donna, diversi in tutto, incontratisi per caso, complice una finestra aperta in un elegante palazzo che si affaccia su viale Principe Amedeo.
Lui, Adelmo, superati i quaranta, è un ladro per necessità, licenziato dalla fabbrica in cui lavorava, c’è la crisi, in Italia licenziano tutti, per pagare mutui e bollette e mantenere la moglie, Carlina, che si spezza la schiena facendo le pulizie, si è ritrovato a fare il delinquente con poco successo, lo conoscevano tutti, in giro per Rimini con la sua bicicletta.
Lei, Lise, sessant’anni, ancora una bella donna, piena di fascino, elegante e di classe, tedesca, una vita in giro per il mondo sulle navi da crociera come croupier. Una donna abituata a convivere con le menzogne, la sua intera vita è una menzogna, anche se ha sempre vissuto nel lusso, prendendosi gli uomini che voleva, libera, senza legami o obblighi, ora si trova truffata e derubata dai risparmi di una vita dalla sua banca, la sgualdrina. Già per colpa dei derivati, solo dal nome il saggio Adelmo sentiva puzza di fregatura, ora le sono rimasti solo più 120 mila euro, tutto il necessario per vivere un anno con il tenore di vita a cui è abituata,  ma ha un’ altro progetto, un progetto che potrebbe fare di Adelmo un assassino.
Una storia d’amore? Forse. Il legame che si crea tra i due protagonisti non è esente da una sottile tensione erotica, che si stempera nelle contingenze della vita, nelle sue necessità economiche, nella consapevolezza di fallimenti e sconfitte. Lise non ha più tempo per l’amore, ha preso una decisione irreversibile, consapevole che il mondo non le deve nulla, frase che ripete come un mantra. Adelmo vorrebbe costruirsi un futuro con Lise, ma non ne ha la forza, non è all’altezza di competere con i demoni interiori della donna, che sì si concede a lui, ma una volta per trattenerlo e esporgli il suo piano, una seconda volta per dare vita ad un’ illusione, un sogno che da solo non basta. La voce caustica di Lise, le sue battute sferzanti, capaci di ferire e umiliare Adelmo, non trovano un contraltare della stessa forza. E in questo sbilanciamento di prospettive si gioca l’intera narrazione fin verso l’epilogo, colpo di scena compreso, in cui si sciolgono, finalmente, tensioni e drammi.
Racchiude una morale questo racconto? Difficile dirlo senza svelare il finale, posso solo dire che al dunque ogni personaggio ottiene ciò che vuole. Buona lettura.

Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956. Sco­perto dalla scrittrice e critica Grazia Cher­chi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fug­giasco, pubblicato dalle Edi­zioni E/O e vincitore del Pre­mio del Gio­ve­dì 1996. Per la stessa ca­sa editrice ha scritto: Ar­ri­ve­­derci amo­re, ciao (se­con­do posto al Gran Pre­mio della Let­­te­ra­tura Po­­li­zie­sca in Francia 2003, finalista al­l’Ed­gar Al­lan Poe Award nella ver­sione inglese pubblicata da Europa Edi­tions nel 2006), La ve­rità del­l’Al­li­ga­tore, Il mi­stero di Man­­­giabar­che, Le ir­re­go­­lari, Nes­suna cortesia al­l’u­sci­ta (Pre­mio Des­sì 1999 e menzione speciale del­la giu­­ria Pre­mio Scer­­ba­nen­co 1999), Il corriere co­lom­­­bia­­no, Il mae­stro di nodi (Pre­mio Scer­­ba­­nen­co 2003), Niente, più niente al mondo (Pre­mio Gi­ru­là 2008), L’o­scu­ra im­men­sità della mor­te, Nord­est con Mar­co Vi­det­­ta (Pre­­mio Se­le­­­zio­ne Ban­ca­rella 2006), La ter­ra del­la mia ani­ma (Pre­­mio Grinzane Noir 2007), Cri­stia­ni di Al­lah (2008), Per­das de Fogu con i Ma­ma Sa­bot (Pre­mio Noir Eco­lo­gista Jean-Clau­de Izzo 2009), L’amore del bandito (2010) e Alla fine di un giorno noioso (2011). Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato Mi fido di te, scritto assieme a Francesco Abate, Respiro corto, Cocaina (con Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo) e, con Marco Videtta, i quattro romanzi del ciclo Le Vendicatrici (Ksenia, Eva, Sara e Luz). I suoi libri sono tradotti in molte lingue e ha vinto numerosi premi sia in Italia che all’estero. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sce­­neggiatore e collabora con quotidiani, riviste e mu­sicisti.

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