:: Recensione di La lista di Michael Connelly

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Diciamolo subito La lista (The Brass Verdict) edito da Piemme non è una nuova avventura del detective della polizia di Los Angeles, Hieronymus ‘Harry’ Bosch, personaggio fondamentale della produzione letteraria di Michael Connelly. Bosch compare sì, più che altro per una sorta di passaggio di testimone verso il vero protagonista l’avvocato difensore Mickey Haller, entrato in scena per la prima volta nel precedente romanzo Avvocato di difesa (The Lincoln Lawyer) e destinato ad occupare un posto di rilievo nella futura produzione di Connelly. Lo so questo lascerà l’amaro in bocca a molti, ma se si supererà la delusione iniziale Connelly è sempre Connelly e il passaggio tra un police procedural e un legal thriller non è poi così drammatico.
Mickey Haller infondo è simpatico e in un certo senso si resta in famiglia. A causa degli avvenimenti del romanzo precedente Haller ha passato un anno piuttosto movimentato impegnato a guarire da una brutta ferita dopo essersi preso una pallottola e soprattutto costretto a cercare di uscire da una seria dipendenza da antidolorifici.
Poi la svolta.
Ad Hollywood il suo vecchio amico e avvocato di grido Jerry Vincent viene ucciso e Haller eredita la sua nutrita clientela tra cui la difesa di un pezzo grosso di Hollywood, Walter Elliot, accusato di aver ucciso la moglie e il di lei amante.
Mentre Haller si prepara all’importante difesa il LAPD detective Harry Bosch viene incaricato di indagare sull’omicidio di Jerry Vincent e scopre che forse proprio Haller sarà la prossima vittima del killer.
L’incontro tra Bosch e Haller non è dei più felici, ma non c’è scelta se vogliono risolvere il caso e salvare la pelle non hanno scelta e devono collaborare così Haller seppur riluttante accetta di fare da esca.
Tra colpi di scena ben calibrati e legami famigliari non risolti Haller riuscirà a risolvere il caso e a dimostrare che è ancora ben lontano da gettare la spugna. Il paragone tra Harry Bosch e Mickey Haller è inevitabile ma è anche inevitabile che lo stile di Connelly sia cambiato negli anni in una sua recente intervista ha ammesso che la sua condizione di genitore gli impedirebbe di creare la suspance e la tensione presente nei suoi romanzi iniziali che seppure non ostentavano violenza gratuita la evocavano rendendola ancora più destabilizzante per il lettore.
Ora Connelly è in un certo senso maturato, qualcuno direbbe invecchiato, e il personaggio di Haller ben caratterizza questi cambiamenti di prospettiva. Da fan di Connelly trovo che il suo modo di scrivere sia sempre magistrale anche se diverso. Probabilmente Il Poeta resterà sempre il mio romanzo preferito ma da lettrice anche di legal thriller non sono rimasta delusa. E’ quasi certo che Connelly si appresti a mandare Bosch in pensione ma spero che lo faccia con un libro ad hoc in cui rimanga ancora indiscusso protagonista.

La lista Michael Connelly, Piemme, 2010, 419 pagine, rilegato, Traduzione di Stefano Tettamanti e Giuliana Traverso.

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