
Con L’Orso della California, Duane Swierczynski costruisce un thriller che va ben oltre la classica caccia al serial killer. Certo, c’è un assassino leggendario che torna a infestare gli incubi della California dopo quarant’anni di silenzio, ci sono omicidi, indagini e colpi di scena, ma il fulcro del romanzo si trova altrove: nei suoi personaggi. Figure imperfette, fragili, spesso ferite dalla vita, in grado tuttavia di conquistare il lettore grazie a una profondità emotiva rara nel panorama del thriller contemporaneo. Fin dalle prime pagine infatti si percepisce la sensazione di trovarsi davanti a una storia nella quale nessuno può essere definito davvero eroe o colpevole. Tutti si portano appresso un passato ingombrante, una colpa, un rimorso o un’incompleta verità. E sarà proprio questa zona grigia a rendere il romanzo più coinvolgente.
Il primo personaggio che colpisce è senz’altro Jack Queen. Scarcerato dopo anni di prigionia grazie all’intervento dell’ex detective Cato Hightower, dovrebbe finalmente essere un uomo libero. In realtà pare qualcuno incapace di liberarsi delle proprie catene. Swierczynski evita accuratamente il cliché dell’innocente perseguitato dal destino e costruisce invece una figura complessa, tormentata, ambigua. Jack è un uomo che continua a interrogarsi sul passato, sulle sue responsabilità e sulla possibilità di meritare una seconda occasione. La sua umanità risalta soprattutto nei momenti più vulnerabili, quando la rabbia lascia spazio alla paura e alla disperata volontà di proteggere ciò che gli resta.
Accanto a lui troviamo uno dei personaggi più centrati del romanzo: Cato Hightower. Ex poliziotto di Los Angeles, in apparenza cinico e disilluso, rappresenta la classica figura del detective fuori dagli schemi, ma l’autore riesce a concedergli qualcosa che lo distingue da altri colleghi letterari. Cato vive sospeso fra il bisogno di fare giustizia e la consapevolezza di aver commesso errori. Dietro l’ironia tagliente e il carattere spigoloso si nasconde un uomo incapace di arrendersi, qualcuno che continua a battersi anche quando sente di aver perso quasi tutto. Ma la vera perla, l’anima del romanzo è Matilda.
La giovane ragazza detective rappresenta il jolly di Swierczynski. Quattordici anni, una diagnosi di leucemia che incombe come una sentenza e una determinazione fuori dal comune. Sarebbe stato facile farla diventare un personaggio creato per destare compassione. L’autore fa invece una scelta molto più intelligente. Matilda non chiede pietà. Osserva, ragiona, indaga. Combatte.
La sua ricerca della verità sul padre aggiunge alla trama una dimensione tutta sua. Ogni azione di Matilda assume un peso particolare perché il lettore sa che il tempo potrebbe non stare dalla sua parte. Ciò nondimeno Matilda affronta tutto con lucidità, sarcasmo e un coraggio che non scivola mai nell’eroismo. È impossibile non affezionarsi a lei. La sua presenza illumina perfino i passaggi più cupi della narrazione e diventa il punto di riferimento in una storia popolata da adulti pieni di contraddizioni.
Molto interessante anche Jeanie Hightower. Genealogista di professione, passa le giornate a ricostruire alberi genealogici e legami familiari, ma non riesce a fare ordine nella propria esistenza. Il contrasto fra lavoro e vita privata rappresenta l’elementi più funzionale del personaggio. Jeanie è una donna costretta a confrontarsi con rapporti che si sfaldano, omissioni e segreti che rischiano di travolgerla. Attraverso di lei il romanzo riflette sul peso dell’eredità familiare e sulla difficoltà di sfuggire alle conseguenze del passato.
Poi c’è lui, l’Orso. Più che un semplice serial killer, è una costante presenza che aleggia sulla storia. Una leggenda nera che ha superato i decenni, alimentata dalla paura, dal mito e dall’ossessione collettiva. Swierczynski lo utilizza come una forza della natura, qualcosa che sopravvive al trascorrere degli anni e continua a causare terrore. La sua figura diventa il simbolo di un male che non scompare mai e invece resta nascosto nelle pieghe della società, sempre pronto a rispuntare.
Attorno a questi interpreti si sviluppa una Los Angeles oscura e inquieta, lontana dalle immagini patinate del cinema. Una città piena di contraddizioni, luoghi dimenticati, illusioni infrante e verità scomode. Un’ambientazione che accompagna perfettamente una storia nella quale il confine fra vittime e carnefici pare sempre più sfumato.
Con una scrittura facile, capitoli brevi e un ritmo che non concede tregua, Swierczynski costruisce un thriller avvincente ma soprattutto profondamente umano. I colpi di scena funzionano, l’indagine mantiene alta la tensione ma ciò che resta davvero impresso sono i personaggi. Le loro fragilità, i loro errori, la loro ostinazione nel cercare una forma di giustizia in un mondo che sembra averne dimenticato il significato.
L’Orso della California è quindi molto più di un noir su un serial killer. È una storia di padri e figlie, di seconde possibilità, di colpe che sopravvivono al tempo e di persone che continuano a lottare nonostante tutto. Un romanzo sorprendente, capace di dimostrare come, spesso, il mistero più difficile da risolvere non sia quello dietro un omicidio, ma quello nascosto nel cuore degli uomini.
Duane Swierczynski è autore di quindici romanzi, tra cui Expiration Date, Canary, L’orso della California, bestseller del New York Times e nominato due volte all’Edgar Award, oltre che delle graphic novel Breakneck e Redhead. Insieme a James Patterson, Duane ha creato l’Audible Original The Guilty, con John Lithgow e Bryce Dallas Howard, e ha scritto a quattro mani il thriller poliziesco Lion & Lamb. Ha anche scritto oltre 250 fumetti, tra cui Cable, Deadpool, The Immortal Iron Fist, Punisher, Birds of Prey, Bloodshot, Star Wars: Rogue One e The Black Hood. La sua prima raccolta di racconti, Lush & Other Tales of Boozy Mayhem, è stata pubblicata da Cimarron Street Books. Originario di Filadelfia, Duane vive nel sud della California con la sua famiglia.
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Tag: duane swierczynski, L’orso della California, Patrizia Debicke, Time Crime
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