:: La mossa del granchio di Sandrone Dazieri (Rizzoli 2026) a cura di Patrizia Debicke

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Con La mossa del granchio, Sandrone Dazieri riporta in scena la coppia più tormentata e magnetica del noir italiano contemporaneo: Dante Torre e Colomba Caselli. E lo fa immergendoli in una vicenda cupa, a più livelli, afflitta da ombre che arrivano dal passato e da ferite mai veramente rimarginate. Come suggerisce il titolo un romanzo che avanza di lato come fanno i granchi, per improvvise deviazioni, false piste, inattesi ritorni. Niente è lineare, né  concede tregua. Ciò nondimeno , proprio in questa trasversale costruzione si cela l’attrattiva del libro.
L’atmosfera mantiene un peso fondamentale. Le colline piemontesi, sospese fra nebbie, boschi e paesi forse solo apparentemente tranquilli, si trasformano in  un paesaggio mentale più che che geografico. L’antica chiesetta riemersa dalla frana, con quel cadavere rimasto sepolto per decenni e quel loto stilizzato tracciato sul muro, possiede contemporaneamente qualcosa di sacrale e inquietante. Sandrone Dazieri sfrutta questa ambientazione con grande abilità: il Piemonte rurale e appartato diventa uno spazio dove il tempo sembra essersi fermato, un luogo in cui i segreti si depositano sotto terra come i corpi e attendono solo qualcuno disposto a riportarli alla luce. Lo scoprire che il cadavere rinvenuto appartiene ad Alba stravolge Dante Torre. Non è solo una vittima: ma il suo primo amore, la donna che lo aveva accolto nella comunità Tarayoga dopo gli orrori del Silo, offrendogli un fragile tentativo di rinascita.
Da quel momento per lui l’indagine smette di essere un lavoro e diventa una discesa personale, un’odissea dentro memorie che Dante avrebbe preferito lasciare sepolte. L’incidente, provocato dal camion che tenta di ucciderlo, imprime subito alla narrazione una brutale accelerazione. Per Dante esiste un solo pensiero: qualcuno vuole fermarlo prima che riesca ad arrivare alla verità.
L’autore fabbrica la tensione con una precisione quasi chirurgica. La trama si allarga progressivamente e dietro la fine di Alba emergono altre sparizioni, altri ex membri della comunità morti in circostanze sospette, mentre sullo sfondo si muovono servizi deviati, manipolazioni e ambigue figure. Alcune dinamiche risultano volutamente intricate, persino contorte, ma fanno parte del gioco narrativo: il lettore viene trascinato in un labirinto dove ogni risposta pone nuove domande e ogni certezza dura pochissimo.
Al centro di tutto, però, restano loro: Dante e Colomba. Due personaggi diversissimi, complementari proprio grazie alle loro fratture. Con Colomba che mantiene quella ostinata lucidità che la rende l’unico vero punto fermo in mezzo al caos. Dante, invece, continua a essere un uomo spezzato, geniale e vulnerabile, sempre perseguitato dai propri fantasmi. Il loro rapporto tanto speciale rappresenta l’anima emotiva del romanzo. Non c’è bisogno di continue dichiarazioni o di sentimentalismi: il loro legame emerge nei silenzi, nella fiducia assoluta, nella capacità di riconoscersi anche quando sembrano lontani anni luce.
Per questo uno dei momenti più intensi sarà quando Dante trova finalmente il coraggio di confessare il sentimento che prova per Colomba. È una dichiarazione sofferta , tardiva, quasi rassegnata, perché la vita della donna pare ormai decisamente orientata altrove, verso Glenn e una possibile normalità in Francia. Ma Dazieri evita qualsiasi soluzione semplice o romantica. L’amore fra Dante e Colomba rimane irregolare, incompleto, trattenuto. Forse proprio per questa impossibilità tanto credibile.
La scrittura di Dazieri conserva la qualità che da anni lo distingue: rapida, visiva, nervosa, ma mai superficiale. Ogni dettaglio può diventare un indizio, ogni dialogo contiene qualcosa che tornerà più tardi. La lettura scorre veloce, forse persino troppo. Tutti i libri della serie dedicata a Dante e Colomba hanno forse un unico difetto: finiscono in fretta. La mossa del granchio ha infatti la capacità rara di inchiodare alle pagine costringendo quasi a rallentare volontariamente il ritmo per assaporare meglio atmosfera e passaggi.
Il finale lascia sospesi, coerente con l’intero romanzo. Non offre chiusure definitive, ma apre piuttosto nuove possibilità e nuovi dubbi sul destino dei protagonisti. Resta la sensazione di aver attraversato una zona oscura e fragile dell’animo umano, dove il passato continua a reclamare il suo prezzo e nessuno può veramente ritenersi in salvo.
Romanzo complesso e profondamente noir, La mossa del granchio conferma ancora una volta la statura narrativa di Dazieri. Un autore capace di intrecciare tensione, introspezione e ritmo senza perdere mai il controllo della storia. E, anche quando la trama si fa volutamente intricata, il lettore continua a seguirlo, perché sa che dentro quel buio troverà personaggi vivi, feriti, indimenticabili.

Sandrone Dazieri (Cremona, 1964) è uno dei maggiori interpreti italiani del noir e del thriller. Inventore della serie di culto del Gorilla, ha pubblicato la Trilogia del Padre tradotta in più di venticinque Paesi. Per Nero Rizzoli ha pubblicato La danza del Gorilla (2019). Il suo ultimo romanzo è Il male che gli uomini fanno (HarperCollins, 2022).


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