:: Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère (Adelphi 2019) a cura di Nicola Vacca

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ec copEmmanuel Carrère è uno dei pochi scrittori contemporanei che nei suoi libri si mette completamente a nudo, raccontando il suo vissuto e soprattutto ciò che conosce, e tutto questo materiale diventa letteratura. E che letteratura.
Sono anni che Carrère ha scelto di non utilizzare la finzione e di confrontarsi nei suoi libri con la realtà. L’avversario, Limonov, e Il Regno sono i libri in cui lo scrittore francese trasforma la vita in grande letteratura.
Il libro più importante di questo nuovo corso del grande scrittore francese è senza dubbio Vite che non sono la mia. A dieci anni dalla sua prima pubblicazione il volume torna in libreria pubblicato da Adelphi nella nuova traduzione di Federica Di Lella e Maria Laura Vanorio.
È il suo libro più empatico e più temerario. In queste pagine Carrère sceglie di mettersi da parte e di dare voce al dolore degli altri. Lo scrittore stesso ci dice che ha scritto un libro in cui tutto è vero.
Quando uno scrittore nella sua opera riesce a farsi carico delle esistenze altrui, raccontando con intensità umano tutto il dolore che consuma, diventa un servitore umano troppo umano del vero.
In Vite che non sono la mia succede tutto questo e Carrère è capace di guardare nelle profondità dell’animo umano, di fare della vita e dei suoi sguardi letteratura.
Lo scrittore francese decide di scrivere il libro dopo essere stato toccato da due episodi dolorosi che hanno toccato nel vivo la sua sensibilità di uomo: il devastante tsunami in Skri Lanka del 2004. Lui si trovava in vacanza in quel posto quando l’evento si scatenò in tutta la sua drammatica brutalità.
Ha vissuto da testimone questa sciagura ed è riuscito a cogliere in presa diretta tutte le macabre impressioni.
L’altra vicenda che lo ha colpito è la morte per cancro della sorella della sua compagna.
Per Carrère c’è stato un solo modo per ricevere il dolore degli altri, dargli voce, farlo diventare il proprio dolore.
Senza nessuna enfasi nelle pagine di Vite che non sono la mia, lo scrittore e l’uomo sono riusciti con le parole a testimoniare nei minimi particolari le lacerazioni inevitabili di un dolore che ci riguarda tutti.
Carrère, scrittore di storie vere che sente di avere delle responsabilità morali e, quindi, quando scrive ritiene vano contrapporre vita e letteratura.

«La vita mi ha reso testimone di queste due sciagure, l’una dopo l’altra, e mi ha assegnato il compito, o almeno io ho capito così, di raccontarle»

Lo stile Carrère continuerà ad appassionarci e siamo sicuri che le sue narrazioni non ci deluderanno mai.
Il 21 giugno a Emmanuel Carrère verrà assegnato il prestigioso Premio Hemingway per la sezione letteratura.
Lo scrittore francese incontrerà il suo pubblico al centro Kursaal di Lignano Sabbiadoro.
Carrère dialogherà con Alberto Garlini, presidente di giuria del premio.
Il riconoscimento gli verrà consegnato sabato 22 giugno, alle 18.30 al Cinema City di Lignano Sabbiadoro, nel corso della cerimonia di Premiazione. Siamo sicuri che Hemingway avrebbe approvato.

Emmanuel Carrère è scrittore, regista e sceneggiatore francese.
Laureato all’Istituto di Studi Politici di Parigi, è figlio di Louis Carrère e della sovietologa e accademica Hélène Carrère d’Encausse, prima donna ad essere eletta nell’Académie française, figlia di immigrati georgiani che fuggirono la Rivoluzione russa.
I suoi esordi sono stati nella critica cineatografica, per «Positif» e «Télérama». Il suo primo libro, Werner Herzog, un saggio, è stato pubblicato nel 1982.
Il suo esordio come romanziere risale invece al 1983: è L’amico del giaguaro, pubblicato da Flammarion. Il successivo Bravura (1984, in Italia pubblicato nel 1991 da Marcos y Marcos), invece, è stato pubblicato da POL, editore con il quale da allora non ha più interrotto i rapporti. Nel 1986 è uscito Baffi (da cui nove anni dopo lo stesso Carrère ha tratto l’omonimo film), nel 1988 Fuori tiro, nel 1995 La settimana bianca, nel 2000 L’avversario, nel 2002 Facciamo un gioco, nel 2007 La vita come un romanzo russo, nel 2009 Vite che non sono la mia e nel 2012 Limonov (con il quale vince il Prix Renaudot).
Tradotta in Italia dal 1996 al 2011 per l’editore Einaudi, che ne ha pubblicato 5 titoli, l’opera di Carrère viene rilanciata nel 2012 da Adelphi con la biografia del controverso personaggio Limonov, finalmente bestseller di vendite, e la ripubblicazione delle opere precedenti.
Nel 2015 sempre per Adelphi esce Il regno, a cui seguono A Calais (2016), Io sono vivo, voi siete morti (2016), Propizio è avere ove recarsi (2017), Un romanzo russo (2018).

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

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