:: Furore di John Steinbeck (Bompiani 2013) a cura di Daniela Distefano

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Furore di John Steinbeck“… Terribile è il tempo in cui l’Uomo non voglia soffrire e morire per un’idea, perché quest’unica qualità è fondamento dell’Uomo, e quest’unica qualità è l’uomo in sé, peculiare nell’universo”.

Recensire un capolavoro – e “Furore” (Bompiani) di John Steinbeck lo è senza alcun dubbio – è sempre faticoso perché gli elogi si sprecano e diventano inutili, le parole sono mozze, prevalgono i sentimenti, la commozione, il pathos, l’entusiamo ma non esattamente traducibili in frasi connesse. Insomma, di questo romanzo potrei ben dire anche solo un “oh!” di stupore, e tanti saluti all’ampollosità. Prima di parlare di trama e dintorni, poche righe per inquadrare i connotati ideologici:

Erede di Emerson e Thoreau più che di Marx, Steinbeck scrisse in un articolo del 1952 che “la rivoluzione più grande e più stabile che si conosca ha avuto luogo quando tutti gli uomini hanno finalmente scoperto di avere singole anime, importanti nella loro individualità. Questo concetto”, concludeva, “ha cambiato in modo permanente la faccia del mondo”.

La storia è di quelle comuni a ogni migrante, di ogni epoca, di qualsiasi parte del globo. La famiglia Joad è costretta a partire: alla ricerca disperata di un nuovo lavoro, nuova casa, nuova vita.

Sono il coraggio e la determinazione a trasfigurare questi diseredati negli eredi del popolo dell’Esodo, così come lo erano stati i pionieri del West, nonché gli emigranti sbarcati a Castle Garden ed Ellis Island; e, prima ancora, quei dissidenti che, nel Seicento, avevano attraversato l’Atlantico per realizzare il regno di Dio sulla Terra. La prosa di Steinbeck, frutto dell’impeto e dello sdegno contro le conseguenze della Grande depressione accompagna, sostiene e mitizza il loro cammino verso una nuova casa. Ma, arrivati in California, i Joad scoprono di essere stranieri in patria.

I Joad perdono pezzi di famiglia strada facendo, si tramutano in esseri nomadi, degradano alla condizione quasi bestiale ma non perdono quella piccola fiamma che ancora li fa respirare sulla Terra. Con inconscienza, più che con coraggio, affrontano le traversie del destino e arrivano ad un passo prima della fine del tunnel. Un libro (la cui traduzione è affidata a Sergio Claudio Perroni, l’introduzione a Luigi Sampietro, la postfazione a Mario Andreose) che racchiude mille risvolti interpretativi, come una matrioska, come una scatola cinese. Si prende coscienza che l’uomo e la donna sono essere speculari, non identici ma intersecanti:

Per l’uomo la vita è fatta a salti: se nasce tuo figlio e muore tuo padre, per l’uomo è un salto; se ti compri la terra e ti perdi la terra, per l’uomo è un salto. Per la donna invece è tutto come un fiume, che ogni tanto c’è un mulinello, ogni tanto c’è una secca, ma l’acqua continua a scorrere, va sempre dritta per la sua strada. Per la donna è così ch’è fatta la vita. La gente non muore mai fino in fondo. La gente continua come il fiume: magari cambia un po’, ma non finisce mai”.

E’ l’America del viaggio verso il sogno che fa da sfondo a pagine frizionate con l’olio del pericolo, della speranza, del rigetto del passato. Da quando l’uomo è apparso sul mondo, è stato sempre in cammino, una viandanza che aveva lo scopo di raggiungere una meta, e questo traguardo è qualcosa che non si concepisce con la mente, l’intelletto, la memoria. E’ l’ignoto, si chiama non conoscenza di quello che desideriamo, ma anche liberazione perché “le rogne nascono tutte dal bisogno”.

John Steinbeck (1902-1968) è uno dei massimi esponenti della letteratura americana e mondiale. Vincitore del National Book Award e del Premio Pulitzer per “Furore” nel 1940. Nel 1962 venne insignito del Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: “Per le sue scritture realistiche e immaginative, che uniscono l’umore sensibile e la percezione sociale acuta”. Nel 1964 il Presidente Lyndon B. Johnson gli conferì la Medaglia presidenziale della libertà.

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Lucia e Marta dell’Ufficio Stampa “Bompiani”.

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Una Risposta to “:: Furore di John Steinbeck (Bompiani 2013) a cura di Daniela Distefano”

  1. Liam Says:

    È il mio autore preferito, e questo libro andrebbe letto da molte persone, soprattutto in questo periodo storico.

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