:: Volgograd di Luigi De Pascalis (La Lepre Edizioni 2018) a cura di Fabio Orrico

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Volgograd di Luigi De Pascalis

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Scrittore eclettico e colto, attratto dal fantastico e dal noir, non di rado ibridati con le forme del romanzo storico, Luigi De Pascalis ci consegna con Volgograd la sua opera forse più intima e personale, senz’altro la più libera, la più spiazzante, la più propensa a lasciarsi contaminare da forme e stili diversi. Innanzitutto: che cosa è Volgograd? Non certo la città russa, una volta chiamata Stalingrado, adagiata lungo le rive del Volga. In queste pagine Volgograd è il nome che il narratore senza nome, personaggio centrale del libro, dà alla periferia romana e il suffisso rimanda direttamente a quel popolo che il protagonista, uomo anziano e stanco, incontra, osserva, racconta. Questa periferia è una cintura anonima che stringe la città, soffocando il suo centro storico fra palazzoni tra loro identici, quartieri dormitorio e centri commerciali. Una periferia come ce ne sono tante, del tutto sganciata dal cuore pulsante di Roma, un quartiere che potrebbe appartenere a qualunque altra metropoli, quindi uno scenario per molti versi squallido e alienante ma anche resistente a ogni forma di folklore e mai consolatorio. Anche i suoi abitanti vivono come fossero vere e proprie emanazioni di questa specie di subcontinente, insieme scialbo e terribile. Uomini e donne   costretti a misurarsi con una realtà che sembra potere (e volere) fare a meno del fattore umano. De Pascalis arriva a metaforizzare tutto questo in modo semplice, quasi naif, ma insieme efficacissimo attraverso l’equivalenza tra uomo e uccello in gabbia in una delle pagine più dense. Lo sguardo del narratore – autore è del tutto immanente rispetto all’umanità che attraversa il libro e lo spaccato esistenziale evocato ha toni cupi e, a tratti, dolorosamente ironici.
Potremmo definire Volgograd un “romanzo a racconti” e in questo senso innestarlo facilmente su una tradizione boccaccesca ed eminentemente italiana. Se nel grande modello del Decamerone il filo rosso che univa le storie era fornito dalla decisione di un gruppo di giovani di raccontarsi delle novelle nell’arco di dieci giorni, qui abbiamo come collante fra le vicende il nostro protagonista e la sua flânerie, la sua disponibilità all’ascolto e all’osservazione. De Pascalis orchestra il suo racconto nel corso di un anno. Il libro è infatti scandito dai mesi: ogni mese un capitolo e ogni capitolo diventa contenitore di più storie. De Pascalis alterna spericolatamente prima e terza persona, permettendo al suo narratore di puntare la luce di volta in volta su personaggi che occupano la scena inaspettati e spontanei, quasi li si incontrasse per caso o li si sorprendesse uscire da un portone, in piena notte. Quello con cui abbiamo a che fare è un popolo sofferente, assediato da problemi comunissimi, famiglie distrutte e uomini solitari, ritratti con un affetto e un’immediatezza tali da rievocare i fantasmi del neorealismo, sia letterario che cinematografico e in particolare leggendo il racconto intitolato Il richiamo è impossibile non pensare al finale del desichiano Umberto D. Ma Volgograd non è certamente un libro che esaurisce quello che ha da dire in un unico registro narrativo come testimonia il finale, vero e proprio colpo di coda fantastico, capace di rimettere in discussione, a poche righe dalla fine, la zibaldonesca narrazione che lo precede.
A rafforzare la vocazione linguisticamente polimorfa di Volgograd sono anche le illustrazioni che punteggiano il testo, firmate dallo stesso De Pascalis e che contribuiscono a rendere quest’opera sfaccettata e prismatica uno di quei libri che incoraggia la varietà di interpretazioni, ridefinendo in continuazione temi e stilemi.

Luigi De Pascalis oltre che scrittore e pittore è stato illustratore, grafico, sindacalista, pubblicista. È oggi uno degli autori italiani di narrativa fantastica più apprezzati negli Stati Uniti; in Italia ha vinto i premi Tolkien e Courmayeur, ed è stato finalista del premio Camaiore di Letteratura Gialla. I suoi racconti sono inclusi in moltissime antologie del fantastico italiane e straniere. Prima di Il mantello di porpora, romanzo storico incentrato sulle gesta di Giuliano l’Apostata, De Pascalis ha pubblicato con La Lepre Edizioni il giallo storico Rosso Velabro, i romanzi La pazzia di Dio (finalista al premio Acqui Storia e al Premio Majella) e Il labirinto dei Sarra, il noir fantascientifico Il Nido della Fenice, la graphic novel Pinocchio (vincitrice del Premio “Pinocchio di Carlo Lorenzini” nel 2012). Sempre per La Lepre, l’autore cura la collana “Fantastico Italiano”. Con altre case editrici ha pubblicato i romanzi La dodicesima Sibilla e Il signore delle furie danzanti (Hobby & Work Publishing, 2009), e La morte si muove nel buio (Mondadori, 2013). Ha inoltre al suo attivo numerosi saggi storici, insegna scrittura creativa ed è fondatore, assieme ad altri sette autori romani di mistery, del gruppo “Delitto Capitale”. Nel 2016 il romanzo Notturno bizantino ha vinto il premio Acqui per il miglior romanzo storico dell’anno.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore. Ringraziamo Paola Turco dell’ Ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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