:: Mi manca il Novecento – Quel meraviglioso genio osceno di Henry Miller a cura di Nicola Vacca

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Henry Miller

Per molti anni Henry Miller fu lo scrittore più deprecato e detestato in America, dove i suoi libri venivano giudicati scandalosi e immorali. Soltanto dopo la pubblicazione a Parigi del Tropico del Cancro, gli americani in parte furono costretti a rivedere il loro giudizio.
Ma in realtà Miller non ha mai amato il suo Paese e nei suoi libri certo non lo nasconde.
Anche in Italia i suoi libri non furono amati. I suoi romanzi da alcuni critici furono definiti porcheria, fango, frenesia bieca.
In realtà, Henry Miller è stato un grande genio della letteratura perché con le sue opere ha rotto il vetro del conformismo letterario e spezzato i ghiaccio di ogni perbenismo bacchettone.
La sua intera opera può essere considerata come una celebrazione della sua esistenza splendida e miserabile allo stesso tempo.

«Era qualcosa – afferma Miller – che dovevo fare per preservare la mia integrità. Ripeto che era un caso di vivere e morire».

In pochi hanno veramente capito il carattere anticipatorio dell’opera di Miller. La narrativa prima di lui non aveva offerto un sincero e totale quadro della comportamento umano attraverso la vita sessuale.
Quando egli decise di continuare la sua carriera di scrittore in Europa e non in America, fu netto nel condannare il modo di pensare e di ragionare degli americani. Lui stesso affermò di non riuscire a ragionare come i suoi connazionali, e aveva ragione.
Tropico del Cancro Miller lo cominciò e lo terminò a Parigi. Il libro venne pubblicato nel 1934 e Miller prima di vederlo nelle librerie parigine lo riscrisse ben tre volte.
Nel suo capolavoro, come in tutti i suoi libri, c’era la vita che aveva fin a quel momento condotto: la lotta più nera contro la miseria e tutta la conoscenza di un modo di vivere europeo e in particolare del mondo intellettuale parigino che per primo consacrerà la sua grandezza.
I suoi discorsi avventurosi, apocalittici, ribelli, aleatori, veridici sul destino della nostra civiltà e della nostra arte persuadono o respingono, si fanno detestare e amare come tutto ciò che egli scrive.
A proposito delle discussioni provocate dalla pubblicazione dei suoi libri, Miller aveva una sola preoccupazione e riguardava non quanto uno scrittore possa essere libero nell’esprimere se stesso, ma quanto grande e pericoloso per il futuro dell’umanità sia il distacco tra gli audaci, ispirati da convinzioni oneste e il conformismo basato sull’inerzia, la stupidità, la vigliaccheria, l’ipocrisia.
Letta oggi questa è una profezia e Henry Miller è stato uno dei pochi scrittori che si è spinto per fortuna troppo in là dove ha avuto il coraggio di dire e di scrivere l’estrema verità di certe cose che la maggioranza pensava soltanto. La verità l’ha detta e l’ha scritta con la semplicità sconcertante di chi volutamente ha testimoniato nell’assoluta libertà di pensiero lo scandalo della vita.

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