:: Commodore 64 Nostalgic edition Edizione illustrata di Bitmap Books (Mondadori 2017) a cura di Davide Mana

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C.S. Lewis utilizzava l’espressione sehnsucht (in italiano struggimento) per indicare la nostalgia di qualcosa che di fatto non si è mai conosciuto.

Quel qualcosa di innominabile, il cui desiderio ci trafigge come uno stocco all’odore del falò, il suono delle anatre selvatiche che volano sopra di noi, il titolo di The Well at the World’s End, le prime righe di “Kubla Khan”, le ragnatele del mattino nella tarda estate, o il rumore delle onde che si infrangono.

[C.S. Lewis, postfazione a The Pilgrim’s Progress]

Complice la rete, una intera generazione sta attraversando una crisi di mezza età , in balia di ricordi e passioni che non le appartengono. Sono i nati dei primi anni “80 (una decade che, ricordiamolo, comincia nel 1978), che all’ approssimarsi inesorabile della quarantina rimpiangono le belle partite con la Scatola Rossa di Dungeons & Dragons, i cartoni animati dell’ Uomo Tigre, IT di Stephen King, le puntate di Fantaghirò e il Commodore 64.
Tutte cose delle quali hanno avuto un’ esperienza per procura – un nato nel 1978 aveva tre anni quando il Commodore 64 venne commercializzato, sette anni quando uscì la Scatola Rossa di D&D in italiano, forse nove quando uscì IT. Davvero la mamma gli permise di leggere IT a nove anni?
E’ sehnsucht, e potremmo dire che dove c’è¨ sehnsucht c’è¨ un mercato da sfruttare. La nostalgia, anche quella per procura, vende.
E sulla copertina del massiccio volume dedicato al Commodore 64 appena uscito per i tipi di Oscar Mondadori c’è scritto sotto al titolo, dove uno si aspetterebbe il nome dell’ autore: Nostalgic Edition.
E’ così deliziosamente postmoderno, non trovate?
Il volume è un colossale monumento alla nostalgia – quasi cinquecento pagine su carta patinata, dominate da riproduzioni a colori della grossolana pixel art dei vecchi giochi a 8 bit per il Commodore.
Possiamo così rivedere videate di Manic Mansion, Apollo 18: Mission to the Moon, Up & Down, Shinobi, Cauldron e decine di altri giochi dei quali francamente non ci ricordavamo. Più di 200 giochi, ci dice il bollino sulla copertina.
E poi le pubblicità , le copertine di “Commodore Magazine” e, quasi a malincuore, alcune interviste agli sviluppatori e ai game designer, articoli sui demo, sui giochi progettati e mai usciti e per chiudere una postfazione di J-Ax, che ne approfitta per ricordarci che lui sul valore totemico del C64 ci ha fatto anche un disco.
Il prodotto nel suo complesso è un libro tanto bello a vedersi (se vi piace la pixel art) quanto futile. Costa 38 euro, non esattamente noccioline, coi tempi che corrono, ma farà  certamente la felicità  del vostro amico o parente nerd che sta attraversando la sua crisi di mezza età  generazionale e si strugge.
Il volume, coi suoi colori e le sue pagine patinate ammorbidirà  la sua sehnsucht.
Poi una puntata di Fantaghirò su Netflix, e una bella serata a giocare La Rocca sulle Terre di Confine.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Si ringrazia Anna dell’ Ufficio Stampa Mondadori.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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5 Risposte to “:: Commodore 64 Nostalgic edition Edizione illustrata di Bitmap Books (Mondadori 2017) a cura di Davide Mana”

  1. redbavon Says:

    L’editore originario Bitmap Books pubblica una collana di libri sui videogiochi e in particolare sul fenomeno che – non mi trova d’accordo sulla definizione – viene chiamato “retrogaming”. Indubbiamente è legato alla nostalgia-nostalgia-canaglia, piuttosto che alla sehnsucht, a mio avviso.
    E’ sicuramente il dato anagrafico a stabilire se vi sia predominanza dell’una o dell’altra.
    Sono del 1968, quindi ricado esattamente nel target descritto nella recensione, avendo potuto però sperimentare quasi tutto ciò che lo identifica. I videogiochi sono la mia passione, mi ha accompagnato in tutti questi anni e ne ha scandito anche momenti ed eventi. Alcuni videogiochi sono per me delle “fotografie” più vivide di un filmino 8 mm o di una fotografia stampata.Nel mio caso la sehnsucht non trova applicazione.
    Per chi non ha sperimentato l’era del Commodore 64 (il primo vero home computer diffusosi nelle case degli italiani, il VIC-20 con i suoi 5K di memoria non conta) questo libro rappresenta un tuffo nel passato, non per un gusto “retrò” o di antiquariato informatico, ma per le emozioni che vi sono legate. Chi non ha sperimentato quest’epoca può trovarvi un valore solo se interessato a conoscere la storia di questo giovane medium.
    Convengo che il target per cui Mondadori ha scelto di pubblicare un’edizione nella nostra lingua sia il “nerd”, che ha perso nel tempo la sua accezione “spregiativa” perché, alla stessa stregua del “geek” è un segmento di mercato ed è anche il decisore di acquisto.
    Il contributo di J-Ax è per uno come me chiaramente “fuori target”, Potrà essere gradito e orientare il pubblico più giovane, ma quanto i giovani siano veramente interessati alla “pedante” storia anche se dei videogiochi?
    Perdonate il lungo commento e ringrazio per la recensione.

  2. Giulia Says:

    Grazie del commento, no non è troppo lungo, mi piace quando un articolo genera delle reazioni. Sui social è tutto troppo veloce e si perde, qui sui blog invece ci sono ancora tempi umani. Io ho un anno meno di te quindi rientro anche io nel cosiddetto “target”. E ricordo che fu il primo computer a entrare in casa, e vergognosamente lo usavamo solo per i giochi, trascurando tutte le altre potenzialità. Quindi non so se posso definirmi anche io un nerd, (naturalmente ci giocava più mio fratello) ma ricordo iniziò a diventare un arredamento della casa. Iniziai a fare sul serio coi computer molto, molto dopo quando fui alle prese con la tesi di laurea, immagina. E feci un corso della regione per impiegata. C’erano diversi computer “modello” ce li fecero studiare tutti perchè non si sapeva che modelli avessero avuto effettivamente le aziende dove ipoteticamente avremmo trovato lavoro. C’erano magazzini che avevano effettivamente computer e programmi obsoleti, ma sorprendentemente ancora funzionanti. Scommetto la testa che nel mondo ci saranno ancora che so aziende che li usano i Commodore 64! Non sto scherzando. Per noi fanno parte del passato, di un mondo che non c’è più. Sì, un po’ di nostalgia c’è, per la giovinezza che non c’è più, e per lo spirito del tempo dove tutto sembrava ancora possibile. Le generazioni attuali sono molto più pessimiste di noi, anche scafate, ma è anche la situazione mondiale che è cambiata. Mi ha fatto piacere sentirti! Ciao.

    • redbavon Says:

      Contento di non essere stato pedante e di non averci rimediato la figura dell’anziano nostalgico dei “bei tempi di una volta”. A parte essere o sentirsi “nerd” o altre categorie utili per la profilazione marketing, il valore di avere vissuto quel tempo è che succedeva per la prima volta nel (nostro) mondo.
      Faccio l’esempio con il C64: il prezzo dei computer non era abbordabile. Se andavi in un “concessionario” (notare la parola) IBM, ti facevano mettere comodo, ti facevano fare le tue domande, ti spiegavano tutto e poi ti consegnavano il preventivo. Dico: “pre-ven-ti-vo”.
      Alla fine del ciclo di vita del C64, lo potevi trovare in vendita dappertutto: negozi di giocattoli, tabaccherie, cartolerie, l’ho visto anche in una vetrina di un negozio di ottica. Mancavano solo le salumerie.
      Questo per dire che il C64 è stato il primo home computer a essere acquistabile da una famiglia media italiana. Il mio primo home computer non è stato il C64, ma un altro misconosciuto che avremmo avuto in venti in tutta Italia, il Coleco Adam (lo scrivo nel caso spuntasse qualche autentico nostalgico…). Una storia lunga, prima o poi ne scriverò.
      Comunque non credo che oggi un’azienda possa utilizzare un C64 con i suoi 64K di RAM, all’epoca un lusso, ma oggi credo ci si sia dimenticato anche quanto valga un Kbyte, talmente siamo abituati a gigabyte e gigabit.
      Non dirò che erano “bei tempi” o addirittura “migliori”, si respirava però un’aria diversa, un’aria di pionieri,

      • Giulia Says:

        E’ l’obsolescenza programmata che ci ha fregati, le macchine (di qualsiasi tipo) hanno una vita media e poi son destinate al macero. Allora i C64 erano dei mostri indistruttibili, giusto si rompevano se li prendevi a martellate! Ho lavorato per aziende che conservavano computer “storici”, (programmi sfondo nero caratteri verdi) dove potevi giusto fare l’inventario e caricare dati per magazzini, officine, etc… ti parlo degli anni ’90, erano ancora in circolazione in Italia, figuriamoci in qualche angolo dell’India o di altri paesi emergenti. Ho usato per anni un computer assemblato da amici, con programmi vetusti. Solo oggi ho un computer non nuovissimo ma performante (come ama dire il mio tecnico). Noi che ci siamo fatti le osse allora siamo fruitori “diversi”. Vedo per strada tanti giovani che non si staccano dall’ ultima versione del telefonino. Noi abbiamo un rapporto meno totalizzante con la tecnologia. Ci affidiamo ancora alla bassa tecnologia ;). O almeno io lo faccio ancora.

  3. Le idi di Zaxxon | Book and Negative Says:

    […] Dati i limiti anagrafici, tra me e i nerd de La Donna Esplosiva (Weird Science, 1985) che si fabbricano una donna artificiale per poter perdere la verginità e sfruttano gli albori della connessione internet, c’è un abisso. Non ero un nerd, ma avevo il mio bel personal computer. Me lo regalò mio padre, costava qualcosa come 380.000 lire, o 4 e 80, non ricordo bene. All’epoca un patrimonio. E no, non era un Commodore 64. […]

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