:: Mediorientarsi – L’autistico e il piccione viaggiatore, Rodaan Al Galidi (Il sirente, 2016) a cura di Matilde Zubani

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L’autistico e il piccione viaggiatore forse non rientra nella “classica” tipologia di libri che recensisco di solito in questa rubrica. In effetti non è ambientato in Medioriente, ma in Olanda. Però l’autore, Rodaan Al Galidi, è iracheno… anche se ha scritto questo romanzo in olandese. Leggete oltre e tutto si farà più chiaro!
Il libro racconta la storia di diversi personaggi, tutti surreali, alcuni, forse, allegorici. Prima di tutto c’è Geert, un ragazzo autistico che prende tutto alla lettera, maturando con ogni parola un rapporto speciale. Poi c’è sua madre, Janine, che potremmo definire una “sciroccata” con un debole per gli alcolici. Ci sono diverse figure femminili, tutte incomprese agli occhi di Geert, poi ci sono un piccione viaggiatore che ritorna sempre a casa e un maiale di nome Sinatra.
Geert vive con la giovane madre sopra al negozio dell’usato in cui lei lavora. Ogni notte scende le scale e si intrufola nel negozio buio e deserto: entra così in un mondo fatto di oggetti abbandonati, capaci di stimolare la sua mente geniale. Li smonta e rimonta dando vita a creazioni improbabili, come il giradischi che, collegato ad un elettrocardiografo, lo aiuta a stabilire “se la musica è buona, oppure no”.
Quando al negozio arriva un vecchio Stradivari tutto cambia. La musica diventa il mezzo tramite cui Geert si apre al mondo esterno, che accoglie incredulo il prodotto della sua creatività ribelle. Un esame attento di quel nuovo oggetto porta Geert a pensare che “l‘arte trasforma il legno in un violino, il violino in un’ anima e le dita in note che si alzano”. Smontandolo, pensa “allo spazio che era rimasto imprigionato nel violino di Antonio Stradivari dal 1773 e che era volato via nel negozio dell’usato.” Capisce che il violino e la sua musica producono emozioni che possono “far volare una persona più in alto di tutto”.
Così Geert inizia a costruire violini Stradivari demolendo vecchi divani recuperati al negozio dell’usato. L’arte dell’ingegno è la risorsa più preziosa per Geert, che vi si dedica con un’inconsapevolezza ingenua, attirando su di sé la curiosità degli altri.
Al Galidi ha scritto un romanzo iper-realista, stringato, con i dettagli ridotti all’essenziale, il linguaggio spiccio e diretto. Accosta immagini forti e disincantate – parlando di sesso o di emarginazione sociale senza tabù – a scene dai toni fiabeschi, come quelle in cui Geert si avvicina agli animali.
La chiave di lettura del racconto sta nella biografia del suo autore: dopo essersi laureato in ingegneria elettronica in Iraq, Al Galidi fugge dal suo Paese e dopo varie peripezie arriva in Olanda.
Trascorre nove anni in un campo profughi, dove impara l’olandese da autodidatta. Ecco quindi che l’autismo si trasforma in una metafora della sua condizione di “emarginato” e la scrittura è il veicolo con cui aprirsi al mondo e uscire dal proprio isolamento.
Non mancano riferimenti alle consuetudini della vita olandese viste con gli occhi di Geert, che sono quelli di un estraneo capace di coglierne le stranezze. Traspare anche una certa ironia, che riesce a sdrammatizzare gli aspetti più duri della “diversità”.

Rodaan Al Galidi – nato nel 1971 in Iraq. Dopo la laurea in ingegneria elettronica fugge dall’Iraq e arriva in Olanda nel 1998. Scrive opere di prosa e poesia in olandese, lingua che ha imparato da autodidatta. Il suo romanzo L’autistico e il piccione viaggiatore ha vinto il Premio dell’Unione Europea per la letteratura nel 2011.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Chiarastella dell’Ufficio Stampa Il Sirente.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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