:: Annientamento di Jeff VanderMeer (Einaudi, 2015) a cura di Giulia Gabrielli

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Tra i tanti libri ricevuti per Natale il primo a cui mi sono dedicata è stato Annientamento: già da diversi mesi ero incuriosita dalla nuova trilogia pubblicata da Einaudi nella collana dei Supercoralli, anche per il coinvolgimento di un illustratore che amo molto per le copertine (Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ), ma devo dire che questo libro ha superato di molto le mie aspettative.
Ero preparata a leggere un romanzo di fantascienza con un probabile buonismo ambientalista di fondo e invece mi sono trovata tra le mani una storia inquietante, con un pizzico di orrore lovecraftiano, un’indagine della mente umana e molteplici piani di lettura, un romanzo del genere che di solito appartiene alla fantascienza alta, quella di riflessione sociale e politica.
La storia è quella della dodicesima spedizione esplorativa nell’Area X, composta solo da donne: la Biologa, la Psicologa, la Topografa e l’Antropologa. E le altre undici spedizioni? Nessuno è mai davvero tornato indietro dall’Area X, tutti hanno fallito, i più fortunati sono morti lì.
E anche la dodicesima spedizione è destinata a fallire: ce lo dice subito la nostra voce narrante, la Biologa, che come ogni membro di ogni spedizione deve tenere un diario delle proprie scoperte, dei propri pensieri.

«Vi direi i nomi delle altre tre, se fosse importante, ma solo la topografa sarebbe durata un paio di giorni in più. E poi ci avevano sempre vivamente sconsigliato di usare i nomi: dovevamo concentrarci sulla nostra missione e «lasciare a casa qualunque dato personale». I nomi appartenevano al luogo da cui venivamo, non alle persone che eravamo durante la missione nell’Area X.»

Una totale spersonalizzazione delle protagoniste, indicate solo con il loro ruolo, e totale assenza di riferimenti geografici o temporali. Perché l’Area X è un ambiente alieno all’uomo, ecosistema incontaminato che da trent’anni è riuscito a liberarsi di tutte le presenze umane che hanno tentato di violarlo, è un’area di transizione che lega assieme la foresta, le paludi e il mare. Un ambiente in cui affiorano solo poche costruzioni umane: un villaggio soffocato dalla vegetazione, un faro fortificato sul mare, il tunnel, o meglio la Torre. Qui si cela il mistero dell’Area X: le “parole viventi” che brillano nel buio e sprofondano nella terra, formate da una sorta di colonia di funghi luminescenti che crescono lungo le pareti della torre.
Nella narrazione di VanderMeer le parole hanno il peso dell’ipnosi, riecheggiano nella mente confusa e offuscata della Biologa, divisa tra il mistero di un luogo che i suoi strumenti scientifici non sono in grado di spiegare e i ricordi della vita fuori dall’Area X, i ricordi dell’infanzia e di suo marito, scomparso nella spedizione precedente.
Ma le parole ipnotizzano anche il lettore: la vertigine, la transizione, la mutazione della natura, la luminosità, le onde, la Torre, si rincorrono sulla pagina, tornano sempre a legare, a suggerire nuovi percorsi nell’interpretazione del testo.

Jeff VanderMeer, nato a Bellefonte in Pennsylvania nel 1968, ha trascorso la maggior parte della sua infanzia nelle Isole Figi; scrittore ed editore statunitense, autore di antologie di racconti e romanzi con cui ha vinto il BSFA Award, il World Fantasy Award, il Nebula Award e con cui è stato finalista allo Hugo Award. Scrive per numerose testate fra cui il “New York Times”, il “Guardian” e il “Washington Post”. VanderMeer ha lavorato anche con altri media: ha girato un film basato sul suo romanzo Shriek con la colonna sonora della rock band The Church, e dal suo racconto A New Face in Hell Joel Veitch ha realizzato una versione animata per la Playstation.
Per il momento in Italia sono stati pubblicati solo i tre libri della Trilogia dell’Area X.

Source: acquisto personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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