:: Savage Lane, Jason Starr (Unorosso, 2015) a cura di Micol Borzatta

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Savage Lane è una via tranquilla di un quartiere residenziale dove gli abitanti sono benestanti, facenti parte di club esclusivi. Ed è proprio in Savage Lane che abitano Karen, madre quarant’enne di due bambini e divorziata, e Deb e Mark, coppia quarant’enne non molto affiatata con due figli.
Deb infatti ha allacciato una relazione, da due anni, con un ragazzo di 18 ani, Owen, mentre Mark sta cercando in tutti i modi di portare la sua amicizia con Karen a un livello superiore, senza purtroppo ottenere nessun risultato.
Deb si crogiola nell’alcool per cercare di non sentire il senso di colpa, ma quando sta arrivando al punto di rottura, con la mente annebbiata dalla vodka, decide di affrontare colei che crede essere l’amante del marito. Si reca così al circolo dove il marito ha appena finito di giocare a golf con degli amici e lo trova al tavolo con Karen e la sua amica Jill a parlare. Deb non ci vede più e inizia a gridare insulti in direzione di Karen mentre si avvicina al tavolo. L’aria si fa sempre più tesa e carica fino a quando le due donne iniziano a spintonarsi e a lottare sul pavimento del ristorante del circolo.
Mark riesce a tirare via la moglie e una volta a casa la discussione continua fino a quando lei si chiude in camera, per uscirne alla sera vestita di tutto punto per andare a incontrare Owen. Passa davanti al salone, dice con voce fredda al marito che sta uscendo e varca la soglia di casa.
Mark non le presta attenzione, sente solo una macchina fermarsi davanti casa e la moglie uscire.
Inizia così l’incubo per Mark, Karen e per i figli di entrambi, perché Deb scompare.
La polizia inizia a indagare fino a quando si ricordano di un caso simile che li porta sulla dritta via.
Un romanzo molto diverso dai classici gialli, dove il colpevole lo si conosce fin dall’inizio, vivendo l’omicidio con lui, ma l’autore, e la bravissima traduttrice Barbara Merendoni che ha saputo rispettare lo stile di Starr fin nei minimi particolari, riesce a tenere il lettore legato alla lettura creando fin dalla prima pagina un’atmosfera di aspettativa che lo tiene con cuore a mille in attesa degli avvenimenti successivi.
Il primo terzo del libro, ovvero fino a quando non avviene l’omicidio, troviamo una narrazione che sembra quasi piatta ma che scava in sottofondo nella mente del lettore insidiandosi sempre più profondamente coinvolgendolo nella narrazione, rendendolo quasi complice del colpevole.
Da dopo l’omicidio troviamo un cambiamento netto della narrazione, il ritmo diventa altalenante, a volte più frenetico, a volte più calmo, esattamente come avviene con il procedere delle indagini, peccato però che questo seguire l’andamento della storia avviene anche quando i poliziotti si trovano in un punto di stallo, rendendo così la narrazione monotona e lenta che porta il lettore a distrarsi, gli fa passare tutto il senso di aspettativa facendolo arrancare fino alle pagine finali dove Starr riesce a ricreare un po’ di interesse con un piccolo colpo di scena che pur se era già stato accennato nella prima parte del libro non era del tutto confermato.
Un romanzo nel suo complesso avvincente e particolare che dà una nuova luce ai gialli.

Jason Starr nasce a New York nel 1966. Subito dopo la laurea si è dedicato esclusivamente alla scrittura. Inizialmente autore di sceneggiature teatrali ha lavorato per diverse compagnie Off-Off Broadway. Ispirato dai vecchi autori noir come Thompson e Woolrich ha esordito nella narrativa con Chiamate a freddo nel 1999. I suoi libri vengono tradotti in sei lingue. Il sito ufficiale di Jason Starr.

Source: inviato al recensore dall’editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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