:: Generazione perduta, Vera Brittain (Giunti, 2015) a cura di Elena Romanello

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Nel centenario dell’entrata dell’Italia nella Grande Guerra, conflitto distruttivo che segnò più una generazione, la Giunti propone un classico della narrativa memoralistica inglese, Generazione perduta, in originale Testament of Youth, Testamento di giovinezza, scritto da Vera Brittain, tra le più incisive intellettuali britanniche del Secolo breve.
Una storia vera, quindi, che si legge come un romanzo, che è appassionante come un romanzo e che racconta una tragedia individuale e collettiva in maniera asciutta ma coinvolgente. Vera Brittain è una giovane con velleità intellettuali, con la fortuna di essere cresciuta in una famiglia abbastanza anticonformista e aperta alle novità, che l’ha portata a frequentare l’Università a Oxford, una delle prime ragazze a coltivare questo tipo di aspirazioni, suffragate da un grande interesse per la cultura classica, e a interessarsi a fermenti sociali come il movimento delle suffragette.
Tutti i suoi progetti vengono sconvolti nel 1914, quando scoppia la Prima guerra mondiale in cui la Gran Bretagna, a differenza dell’Italia, è coinvolta fin dall’inizio. Per la giovane, la guerra è un contrattempo per i suoi progetti, ma comunque decide di aderire, come tante donne, e di diventare infermiera ausiliaria. Vera lavorerà tra Londra, Malta e la Francia, mentre moriranno al fronte il fidanzato Roland, l’adorato fratello Edward e tanti altri amici e parenti. Dopo la guerra, Vera riprenderà i suoi studi umanistici a Oxford, laureandosi, continuerà a frequentare amiche del tempo della guerra (ci sono altri suoi libri di memorie che sarebbe bello leggere) ma soprattutto si impegnerà nel movimento pacifista e in quello dei diritti delle donne, svolgendo attività di insegnante, scrittrice e giornalista.
Generazione perduta è un libro che colpisce, mai melenso, mai lagnoso, sempre puntuale, coinvolgente, pronto a ricostruire da una voce reale dell’epoca un periodo che è così lontano ormai ma ancora così vicino. Un libro che fu molto amato da Virginia Woolf, che racconta una caduta agli inferi, una resurrezione, una voglia di memoria come raramente si sentono, dal punto di vista di una donna, una persona reale, che provò a cambiare il mondo. Un libro al femminile e femminista ma per tutti coloro che vogliono scoprire e riscoprire una pagina di Storia, partendo da una vicenda personale per abbracciare una prospettiva universale, che fa veramente voglia di scoprire meglio questa autrice.
Il libro è illustrato in copertina da immagini del film uscito l’anno scorso, in originale appunto Testament of Youth, per la regia di James Kent, con Alicia Vikander, Kit Harrington, Emily Lloyd, Miranda Richardson, da noi arrivato in sordina in tv e che avrebbe meritato una maggiore attenzione. Traduzione M. D’Ezio.

Vera Brittain (1893-1970) è stata scrittrice, giornalista, filologa, infermiera di guerra, femminista, pacifista. Ha scritto vari libri, per lo più basati sulla sua esperienza di vita a partire dalla Grande Guerra, come appunto Generazione perduta. Non superò mai del tutto la morte del fratello Edward e scelse di farsi cremare dopo la morte e che le sue ceneri fossero sparse nel cimitero inglese dell’altopiano di Asiago, una delle testimonianze più struggenti della Prima guerra mondiale nel territorio italiano.

Source: omaggio dell’editore al recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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