:: E tu non sei tornato, Marceline Loridan Ivens (Bollati Boringhieri Editore, 2015) a cura di Elena Romanello

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Negli anni, sono tante, tantissime le testimonianze della Shoah che sono uscite nelle librerie di tutto il mondo, a cominciare, per restare in Italia, da quella, notissima, di Primo Levi. Un dramma assoluto, che tra l’altro non ha colpito solo gli ebrei, su cui molto probabilmente non si riuscirà mai a dire l’ultima parola.
E tu non sei tornato di Marceline Loridan Ivens, regista e documentarista, classe 1928, è un libretto di un centinaio di pagine, che colpiscono con una forza inaudita. In questa manciata di fogli l’autrice, ragazzina nella Francia occupata e simpatizzante per la Resistenza, oltre che ebrea, racconta la sua deportazione insieme al padre verso Auschwitz-Birkenau, da dove lei tornerà e lui no.
Lo stile, documentaristico e conciso, rievoca il dramma della sua giovinezza, che ha segnato poi una vita che è durata fino ad oggi in cui per anni ha rimosso questi ricordi. Marceline Loridan Ivens scrive la sua testimonianza come una sorta di lettera a questo padre perduto, un lutto che è difficile, comprensibilmente, per lei elaborare ancora oggi, anche perché, come già in Primo Levi, il suo interrogativo è ma cosa ho fatto per meritare di sopravvivere alla Shoah e perché io sono sopravvissuta e altri no?
Un libro che racconta senza denunciare, con parole che sono comunque pietre, narrando il dramma di chi fu perseguitato da giovane e giovanissimo, perché se Primo Levi era un giovane chimico che aveva superato da un po’ i vent’anni, Marceline Loridan Ivens era un’adolescente, una ragazzina, catapultata in un inferno che non l’ha mai abbandonata e di cui adesso, da anziana, sente il bisogno di parlare, dopo aver comunque già partecipato negli anni a dei progetti collettivi sulla deportazione, sia su carta che filmati.
E tu non sei tornato è una testimonianza nuova su forse la tragedia massima del XX secolo, un libro non ripetitivo ma che ribadisce concetti che con tutto il negazionismo che continua ad imperversare nella nostra società non fa mai male ripassare. Un libro che si legge in fretta, scorrevole ed efficace, ma che rimane, una lettera in cui una figlia chiede perdono a suo padre per essergli sopravvissuta (cosa che capita spesso, ma in altre circostanze) e in cui si chiede il senso e la giustezza di essere tornata. Una storia da consigliare ai più giovani, ma anche a chi è meno giovane e magari non sente più parlare di questi argomenti dai tempi della scuola, quando ha letto Se questo è un uomo o ha visto al cinema Schindler’s list, il testamento di una figlia a suo padre sulla vita, sulla morte, sulle tragedie che travolgono.

Marceline Loridan-Ivens (1928), di origine ebrea polacca, durante l’occupazione tedesca della Francia partecipa alla Resistenza. Catturata con il padre dalla Gestapo, è deportata ad Auschwitz-Birkenau, poi a Bergen-Belsen, infine a Theresienstadt. Ha scritto e diretto il film La Petite prairie aux bouleaux, con Anouk Aimée, basato sulla sua esperienza di deportata. È stata attrice e scenografa, in collaborazione con il marito Joris Ivens – considerato uno dei maggiori documentaristi del xx secolo – e autrice a sua volta di numerosi documentari. Da anni si dedica con passione a raccontare la sua esperienza di deportata e sopravvissuta alla Shoah in tutte le scuole di Francia.

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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