:: Recensione di Quando cadono gli angeli di Tracy Chevalier a cura di Giulietta Iannone

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Devo essermi addormentata perchè quando mi sono svegliata era buio e di stelle ce ne erano tantissime. Poi ho visto un angelo che cadeva, e poi un altro! Li ho indicati a Maude, anche se naturalmente quando lei si è girata non c’erano più.
Maude ha detto che si chiamano stelle cadenti ma che in realtà sono pezzi di qualche vecchia cometa che si incendiano, e per la precisione si chiamano meteoriti. Ma io so cosa sono in realtà e cioè degli angeli che inciampano mentre viaggiano per portarci i messaggi di Dio. Le loro ali lasciano delle strisce nel cielo finchè non riescono a riprendere l’equilibrio.

Forse più conosciuta grazie al successo di La ragazza con l’orecchino di perla,  Tracy Chevalier, scrittrice americana di romanzi storici molto british style, è anche l’autrice di un romanzo piuttosto particolare intitolato Quando cadono gli angeli, Falling angels, tradotto dall’inglese da Luciana Pugliese e pubblicato per la prima volta in Italia nel 2002 da Neri Pozza Editore. Ripubblicato quest’anno dalla sua consociata BEAT Biblioteca Editori Associati di Tascabili, Quando cadono gli angeli è particolare perché descrive il breve periodo edoardiano, (il romanzo inizia nel 1901 nel giorno della morte della regina Vittoria e finisce nel maggio del 1910 nel giorno della morte di Edoardo VII), da un punto di vista insolito se non decisamente eccentrico: tutto ruota intorno ad un cimitero e al culto tributato ai morti dalla compassata buona società britannica del tempo. L’autrice ha consultato libri come The Victorian Celebration of Death di James Steven Curl, Death, Heaven and the Victorians di Pat Jalland, On the Laying Out, Planting, and Managing of Cemeteries, and on the Improvement of Churchyards di JC Loundon e come se non bastasse, per rendere maggiormente realistica la sua storia, come afferma in un’ intervista al Corriere della Sera del 24 maggio del 2002, per sei mesi si è fatta persino assumere come addetta alla manutenzione nel cimitero londinese di Highgate. «Ho fatto da guida, ho sistemato le piante, ho lucidato le tombe – racconta -. Il cimitero non è molto lontano da casa mia, l’ idea di ambientare lì il romanzo mi è venuta proprio facendo una passeggiata per quei viali. Mi sono completamente tuffata nella storia di questo luogo e mi sono resa conto di come, nei primi anni del Novecento, sia avvenuto un grosso cambiamento nelle celebrazioni funebri, nel modo di vivere il lutto». Al centro  della vicenda due bambine, Maude e Lavinia, e le loro rispettive famiglie, e le persone che man mano incontrano col passare degli anni. Ogni personaggio descrive la sua vicenda in prima persona, in un alternarsi di voci che riflettono la vita nel periodo edoardiano da differenti punti di vista, specchio delle loro classi sociali, e dei loro caratteri. Jenny la cameriera abbandonata con un bambino; Simon il giovane addetto a scavare tombe; Kitty, la madre di Maud, infelice e prigioniera di un matrimonio senza amore che trova la sua strada diventando una suffraggetta; John il direttore del cimitero con cui Kitty consumerà un goffo adulterio; Richard, Albert, i mariti simbolo di una società ancora maschilista e limitata, minata però dal nuovo che avanza sotto forma di progresso, la luce elettrica, le automobili, movimenti sociali, lotta per i diritti delle donne; Gertrude, la paciosa e integrata madre di Lavinia, forse poco brillante e intelligente ma equilibrata e rassicurante. Con leggerezza e  un tocco di frivolezza Tracy Chevalier costruisce un affresco d’epoca, la fine della victorian age e l’inizio del nuovo secolo, un periodo di transizione ancora venato di ottimismo e non ancora oscurato dagli eventi drammatici della Prima Guerra Mondiale. In questo romanzo piccoli drammi ci sono, ma sono familiari, piccoli segreti, tradimenti, anche morti, che lasciano il tempo di domandarsi quale sfumatura di nero si addice al lutto e quanto tempo conservarlo per una cugina di secondo grado. Non mancano scene di sesso tra le tombe e scambi di coppia la notte di capodanno, forse forzature eccessive che avrei evitato, ma piccoli difetti per un romanzo che ha il suo fascino, specie se si è giovani e romantici e si amano i romanzi storici.

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