
Un titolo che crea subito un’atmosfera. Di rose e di lucciole, pare soave, dolce, quasi romantico. Una rosa è da sempre simbolo di bellezza ma anche fragilità, una lucciola brilla festosa come una piccola luce nel buio. E all’inizio guidati solo da quella piccola luce entriamo quasi in punta di piedi in una storia che invece comincia con una morte.
Ottobre 1933. Nella pianura bresciana, nelle acque del fossato che circonda il castello di Padernello, viene ritrovato il corpo di Albina, una ragazza di appena sedici anni. A prima vista il colpevole sembra quasi già pronto, scodellato: un giovane con la mente di un bambino, considerato da tutti “lo scemo del villaggio”. Ma il commissario Fulvio Villata non ne è convinto. Alcuni particolari non gli tornano. Ciò nondimeno ogni volta che prova a seguire un’altra pista, qualcuno interviene di prepotenza per indirizzare l’indagine verso la soluzione più comoda.
Villata è tornato. Lo avevamo conosciuto in una precedente indagine e oggi lo ritroviamo nella Brescia fascista del ‘33, alle prese con un caso che pian piano si dilata al di là del semplice delitto. Intorno alla morte di Albina si muovono interessi, ricatti, reputazioni da difendere, famiglie in decadenza e nuovi imprenditori desiderosi di affermarsi. E sopra tutto incombe il potere, il Regime, sempre pronto a condizionare il lavoro della polizia e a distorcere la verità.
Un intreccio tra giallo e storia in cui il fascismo non resta in secondo piano, ma penetra nelle relazioni e nei comportamenti. Una lettera, una fotografia, uno sguardo possono diventare pericolosi se ciò che dovrebbe appartenere alla sfera privata rischia di compromettere l’onore di una famiglia. Perché l’indagine sulla morte di Albina potrebbe riportare alla luce segreti che si preferiva lasciare sepolti.
Ma c’è Fulvio Villata, il “Mastino di Brescia”, appartiene all’apparato dello Stato, ma non è un dogmatico. Uomo intelligente, caparbio, moralmente integro, mantiene libertà di giudizio in un ambiente dove solo fare il proprio mestiere può diventare rischioso. Il soprannome, nato in altro contesto, lo descrive perfettamente: quando sente qualcosa non gli torna, Villata non molla. La sua forza non è solo professionale. L’uomo Commissario cela in sé una lontana perdita, un dolore mai davvero superato.
Badini lo lascia intuire attraverso alcuni flash poche immagini più intime. E il buon rapporto con Amilcare Ferri lo rende ancora più umano. Non sono soltanto un commissario e l’agente il suo vice , due persone che condividono il peso dell’indagine ma tra loro esiste la complicità di chi lavora sempre insieme: scambi, battute e confidenza, un po’ di leggerezza insomma.
Padernello regala a Villata, al suo arrivo davanti al fossato del Castello un’immagine fiabesca. Il castello parla di storie incantate: della Dama Bianca , però qui la giovane del romanzo non è una principessa addormentata, ma una giovane morta. Un corpo, un nome, Albina, una storia, la sua. Attraverso l’indagine scopriremo paure, ingenuità e aspettative di qualcuno che non aveva ancora avuto il tempo di vivere. Badini dissemina il caso di indizi e piccoli particolari, costruendo una perfetta indagine classica e che neppure rinuncia a qualche inatteso cambio di ritmo. La trama procede lentamente circospetta poi, quando meno ce lo aspettiamo, accelera, corre. Ci sono persone in grado di compiere terribili gesti per paura, vergogna o egoismo, mentre altre sfruttano invece l’altrui fragilità per riuscire meglio a esercitare potere.
La nebbia bresciana, il castello, la Dama Bianca e le lucciole aggiungono alla storia una dimensione, un’atmosfera particolare, persino capace di attenuare i contorni più duri della vicenda senza cancellarne la crudeltà.
Di rose e di lucciole è un giallo d’indagine costruito con cura, ma e soprattutto è la storia di persone costrette a vivere in un tempo in cui sentimenti, desideri e verità potevano diventare molto pericolosi. E difatti quando alla fine l’indagine si chiude, ciò che resterà non sarà soltanto la soluzione del delitto. Resterà il commissario Villata, con i suoi ricordi, la sua ostinazione e quel difficile equilibrio che il ruolo e la sua coscienza gli impongono di mantenere.
Marco Badini, laureato in Scienze della Comunicazione, con un Master in Tourism Quality Management. Appassionato di mondo digital, cultura pop e letteratura. Curioso per natura e sempre pronto a nuove sfide.
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Tag: Di rose e di lucciole. Una nuova indagine per il commissario Villata, Marco Badini, Patrizia Debicke, Todaro
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