:: Un’intervista con Sara D’Amario a cura di Giulietta Iannone

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1Benvenuta Sara su Liberi di Scrivere e grazie di avere accettato questa intervista. Inizierei a presentarti ai nostri lettori, magari molti ti conoscono in veste d’attrice, ma da ormai dieci anni sei anche scrittrice. Prometto che non ti chiederò se ami più scrivere o recitare. Parlaci invece della tua infanzia (sei piemontese?), dei tuoi studi, del tuo mondo prima di dedicarti alla scrittura.

Grazie per avermi invitata a questo “incontro” su Liberi di scrivere!
Sono nata a Moncalieri da Mamma piemontese e Papà abruzzese. Ho passato l’infanzia giocando e studiando, mi è piaciuta. Ho frequentato un liceo linguistico sperimentale, prima di entrare alla Scuola per Attori del Teatro Stabile di Torino, diretta da Luca Ronconi. Da lì è iniziata la mia carriera come attrice. Mi sono laureata in Drammaturgia all’università di Torino qualche anno dopo.
Il mio mondo, prima di dedicarmi alla scrittura erano le tournée teatrali. Si viaggia tanto ma si ha tempo per leggere, per studiare, per scrivere.

Hai esordito con Nitro per Baldini Castaldi Dalai, poi hai pubblicato Un cuore XXL e Kikka per Fanucci. Ora è la volta di Magnetic un Young Adult per LeggerEditore. Vorrei premettere che non sei una scrittrice improvvisata, hai alle spalle preparazione e ottime letture. Mi incuriosiva sapere quanto ti ha aiutato il rigore e la disciplina di una scuola d’arte e di vita come è la recitazione nel tuo lavoro di scrittrice?

Scrivere e recitare sono due veri mestieri, completamente diversi, ma è vero che richiedono entrambi una grande disciplina.
Io sono sempre stata molto determinata e non ho mai avuto paura di fare fatica per raggiungere gli obiettivi per me importanti: questi due aspetti mi hanno allenata alla disciplina.

Ho partecipato alla tua recente presentazione al Circolo del Lettori di Torino, il giorno di San Valentino, (ti presentava Fabrizio Fulio-Bragoni e tuo marito François-Xavier Frantz credo abbia scattato alcune foto se non proprio registrato l’incontro) beh sono rimasta affascinata, ti dirò non leggo molti Young Adult, il tuo mi ha incuriosito sia per le tematiche e che per la serietà con cui affronti la letteratura per ragazzi. Come ti regoli per non ferire la sensibilità dei tuoi giovani lettori, cercando anzi anche di trasmettere insegnamenti eticamente positivi?

Mi regolo stando attentissima a cosa scrivo e a come lo scrivo. Bilancio parole e emozioni pensando a cosa delle giovani menti e dei giovani cuori possono sopportare, cosa li può colpire senza ferirli e cosa non devono incontrare o scoprire prima del tempo. Ognuno ha il suo, bisogna rispettarlo. Alcuni lettori adulti, per esempio, mi hanno scritto che avrebbero voluto leggere un amore fisico tra Arlo e Tessa. Io l’ho descritto come un amore immenso e sensuale e ineluttabile ma non sarebbe stato corretto andare oltre, sarebbe stato facile ma eticamente non mi sembra giusto. Preferisco rispettare la sensibilità e la maturità delle mie lettrici e dei miei lettori, soprattutto se giovanissimi.

Magnetic” è innanzitutto una storia d’amore, tra due ragazzi Tessa e Arlo, ma parla anche del pericolo delle droghe sintetiche, della difficoltà dei periodi di riabilitazione, della sperimentazione scientifica senza regole (dove il limite tra volontari e cavie umane è molto labile), dell’elettromagnetismo e dell’elettrosensibilità. Temi seri, ammetterai abbastanza insoliti in un romanzo YA. Non hai avuto paura di, come dire, allontanarti troppo dai temi standard di questo tipo di letteratura?

Non ho avuto paura. Sono uscita dai temi standard, rinunciando ad una “cornice rassicurante”, per essere libera di scrivere la storia che veramente mi interessava raccontare. È giusto che i lettori, giovani e adulti, siano informati su alcuni temi di cui si parla troppo poco: gli effetti delle droghe sintetiche e l’elettrosensibilità, una delle patologie del futuro.
Avvicinandosi a questi temi attraverso un romanzo, la serietà degli argomenti non diminuisce ma si evitano le difficoltà tecniche: in Magnetic gli aspetti scientifici sono accessibili, comprensibili a tutti.
Ho parlato anche di un amore grandissimo, delle sue possibili dimensioni, dei luoghi segreti in cui ognuno di noi lo custodisce.

L’elettromagnetismo, già in auge nella Londra vittoriana, attualmente nella nostra società ipertecnologica, iperconenssa, è un tema poco dibattuto. Ogni tanto qualche ricercatore timidamente dice qualcosa in merito al pericolo delle onde emesse da cellulari, computer, tablet, ma poi passa tutto sotto silenzio. Sicuramente hai fatto ricerche approfondite durante la stesura del libro, c’è davvero da avere paura? Dovremmo tutti andare in giro con tute di Shungite nel prossimo futuro?

Non bisogna avere paura, bisogna agire. Conoscere un potenziale nemico ci permette di difenderci o almeno di proteggerci. Con piccoli accorgimenti possiamo iniziare a proteggerci almeno nelle nostre case, può aiutarci a scegliere come utilizzare la tecnologia e quanto.
La consapevolezza comune alla popolazione serve poi per chiedere ai governi di adottare misure per non essere esposti ai grandi rischi che ci aspettano dietro l’angolo, con l’avvento del G5 per esempio.

Quando non leggi libri per le ricerche dei tuoi libri, cosa ami leggere? C’è un libro che consiglieresti ai nostri lettori?

Sono una lettrice onnivora e curiosa. Saltello tra gli autori e i generi con grande piacere. Un libro che consiglio è “Kafka sulla spiaggia” di Haruki Murakami,

A marzo sarai a teatro con un monologo scritto e recitato da te dal titolo XXn Sfumature di donne di Scienza, mise en espace di François-Xavier Frantz. Ce ne vuoi parlare? Ci ricordi le tappe?

È un viaggio nel tempo, dal tono leggero e divertente, in compagnia di venti scienziate che hanno rivoluzionato il mondo della matematica, della fisica, dell’astronomia, della chimica, della filosofia, dell’informatica…
Dall’attrice e inventrice Hedy Lamarr, passando attraverso Ipazia, Sophie Germain, il periodo delle “streghe” e quello delle prime donne laureate o insegnanti, dal fascino dell’atomo, alle implicazioni etiche delle “forbici” del DNA… per arrivare ai Nobel 2018.
Le scienziate, le loro famiglie, i loro studi, la loro curiosità, la loro tenacia: tante vite, tante storie, tante scoperte.
Lo spettacolo si propone come un mezzo per mettere in luce la presenza e l’attività concreta e fondamentale delle donne nel mondo scientifico.
Questo viaggio non segue un ordine cronologico, ho creato collegamenti più inaspettati, curiosi e divertenti della vita di una ventina di scienziate, a partire dal IV secolo a.C., fino alle donne premi Nobel del 2018.
Il tono non è mai polemico o discriminatorio nei confronti degli uomini, in virtù di un messaggio più ampio e positivo di cui lo spettacolo è promotore: la differenza tra donne e uomini va assunta come un valore e non come motivo di scontro, di paura, di violenza.
Per questa ragione, nell’arco della rappresentazione cito citati padri, mariti, colleghi, insegnanti che hanno saputo superare le abitudini mentali della loro epoca e abbattere i pregiudizi rispetto alle capacità scientifiche delle donne, per sostenerle e riconoscerne i talenti e i meriti. Questo non vuol dire che la Storia sia stata edulcorata o epurata dagli episodi negativi, alcuni vengono menzionati proprio con l’intento di dissipare ogni eventuale dubbio che si tratti della “normalità”.
Il secondo grande messaggio di cui il monologo Sfumature di Donne di Scienza si fa promotore riguarda proprio il pregiudizio che spesso, ancora oggi, etichetta le ragazze come poco dotate o poco interessate alle materie scientifiche e in particolare alle scienze “dure”, la matematica, la fisica, la chimica. Questo pregiudizio è ancora presente, a volte nelle bambine e ragazze stesse.
In risposta a questo problema, ho strutturato il racconto in modo da evidenziare, in tutti modi, la necessità e la possibilità di liberarsi da una forma mentale, da un’abitudine sbagliata e penalizzante, che non ha natura biologica, ma solo sociale e culturale.
Il linguaggio è semplice e la recitazione condotta in modo divertente: i termini tecnici e scientifici sono resi accessibili ad un pubblico diversificato, per età e livello culturale, per creare un momento di intrattenimento che sappia tradurre in modo accattivante la grande importanza della dimensione umana e scientifica di donne spesso ancora nell’ombra, ma che tanto hanno fatto e fanno per il progresso.
L’obiettivo è offrire uno spettacolo informativo e divulgativo ma sempre leggero e divertente, capace di unire gli spettatori di ogni età in un momento di forte condivisione, di arricchimento culturale e personale, di stimolo della curiosità di ciascuno e di interrogazione sulla propria posizione rispetto alla figura della donna nella società, in particolare nell’ambito scientifico, poiché oggi la scienza incide su molti aspetti della nostra vita, del nostro presente, del nostro futuro.

Le prossime tappe sono:
7 marzo ore 21, Teatro La Sirena a Francavilla al Mare (Pescara), in chiusura del Festival della Scienza (ingresso libero);
8 marzo ore 21 al Teatro Fonderie Limone, Moncalieri (Torino) ingresso libero;
9 marzo ore 21 Palafeste di Coazze.

Nuovi progetti letterari. Puoi anticiparci qualcosa in esclusiva?

So dove sono Arlo e Tessa, quindi forse lo scriverò!
Sto già scrivendo una commedia poliziesca, protagonista una donna, buffa e intelligente.

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