:: Le interviste di Lady Euphonica (usatele con cautela): Vittorio Cotronei

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cotroneiVittorio Cotronei è un autore (col)legato alla terra: quella di cui parla in “Passato remoto” (2018) e anche quella di “Andalù” (2015), sorta di prequel ideale – i due romanzi possono anche essere letti indipendentemente l’uno dall’altro – del romanzo pubblicato nel 2018.
Proprio quando affonda la scrittura nella descrizione dei luoghi naturali, Cotronei tocca le sue personali vette: la prosa si fa materica e allo stesso tempo immaginifica, in quel collegamento ideale fra Apollo e Dioniso che rappresenta un afflato stilistico dell’autore. In un certo senso, tra immanente e trascendente, si colloca anche il personaggio di Marino Maltese, di professione ufologo, già conosciuto proprio in “Andalù” e di nuovo protagonista di “Passato remoto”.

Sulla quarta di copertina leggiamo:

“Il Modesti”, pensionato della Solvay e noto bracconiere, si getta dalla rocca di Poggio Primo Marittimo apparentemente senza una ragione. Unico interessato a far luce sul mistero di quella morte sembra essere Marino Maltese, un ufologo, che torna così nei luoghi della sua giovinezza: un antico borgo dell’entroterra toscano. Nella casa del suicida rinviene dei fogli scritti in alfabeto etrusco che lo indirizzano verso il mondo dei tombaroli e del mercato nero di reperti archeologici. L’indagine lo condurrà in un luogo misterioso che pare legato al mito di Tagete, il ‘Saggio dalle sembianze di fanciullo’ che leggenda vuole abbia insegnato agli Etruschi la scienza sacra dell’aruspicina. Scavare nel passato, nel proprio e in quello del territorio che lo ospita, non è sempre facile per Marino Maltese che si trova costretto a condurre la propria surreale indagine tra mille ostacoli, pericoli e personaggi bizzarri fino a un imprevedibile finale.

Ringraziamo Vittorio Cotronei per aver accettato di rispondere alle nostre domande.

La prima curiosità riguarda l’ambientazione delle tue due ultime storie, “Andalù” e “Passato remoto”: la provincia, in particolare la provincia toscana. Come riesci a mantenere equilibrio tra lo stereotipo – in qualche modo utile per fare breccia nell’immaginazione di lettori anche molto distanti da quei luoghi – e la non genericità dei luoghi e delle situazioni?

In realtà cerco sempre di essere molto sincero e schietto nel descrivere la provincia. Riporto semplicemente ciò che vedo, ciò che ascolto nei bar, impregnandolo del mio punto di vista. Quasi sempre ne emerge un rapporto di amore-odio che potrebbe riassumersi nell’amore incondizionato, quasi estatico, per i luoghi intesi come “terre” e una critica per la mentalità di chi vi abita. Una mentalità spesso omologata, conformista e ipocrita, a volte meschina, dove non sembra esservi spazio per il diverso.

Quali sono gli autori che più ami e quelli a cui magari ti ispiri, almeno un po’? E quali sono invece gli scrittori (fuori i nomi!) o i generi letterari, se preferisci, con i quali, da lettore, non riesci ad avere un buon rapporto?

Autori che amo sono sicuramente Buzzati, Garcia Marquez, Dostoevskyij, Checov, Orwell … Potrei andare avanti all’infinito. La letteratura è grande quasi quanto l’universo, gli autori sono stelle. Tu me lo avessi chiesto qualche anno forse sarebbero stati altri, magari se me lo chiedi tra qualche anno saranno altri ancora. Mi ispirano molto Fred Vargas e Tristan Garcia: due autori francesi contemporanei. La prima è una giallista a tinte fosche, noir, il secondo un filosofo che scrive racconti dal carattere surreale. Forse per questo i miei romanzi sfuggono a ogni definizione di genere: mi ispiro a generi diversi.
Da lettore non capisco i cosiddetti “romanzi di formazione” di autori italiani; esulano totalmente dal mio concerto di arte. Un nome? Lorenzo Marone, per fare un esempio: ho letto un suo romanzo e mi è sembrato totalmente inutile.

A proposito di genere: sia “Passato remoto” che “Andalù” sono noir ibridi. Sono convinta che esistano buoni libri e libri meno buoni e che, specie per la prima categoria, la collocazione in un genere serva più per allestire le librerie che ad altro. C’è però chi ritiene che la cosiddetta letteratura di genere militi nel campionato di serie B. Tu cosa ne pensi? Ci sono distinzioni che faresti?

No, i romanzi sono come le persone (in realtà sono migliori. Almeno a me, invecchiando, piacciono molto di più). Ci sono romanzi strepitosi e altri illeggibili, e questo indipendentemente dal genere.

Recentemente mi hai accennato di Fernando Nannetti, alias NOF4, e di come l’incontro con l’arte di questo pittore e graffitista, scomparso nel 1994, ti abbia impressionato. Hai voglia di parlarcene?

Una vera e propria epifania. Sono stato in visita guidata al manicomio di Volterra e la storia di questo degente che un giorno dal nulla si toglie la cintola e con la fibbia inizia a incidere sul muro del Manicomio frasi all’apparenza indecifrabili, ma dai significati profondi e profetici, mi ha profondamente colpito. Scriverà centottanta metri di muro in dieci anni per poi un giorno fermarsi e dire “Basta, quello che volevo dire l’ho detto”. Quei “pezzi di muro” adesso sono esposti nei musei di mezza Europa, considerati tra le opere principali dell’Art Brut. Il prossimo romanzo sarà ambientato a Volterra, un’indagine di Marino Maltese proprio su Nannetti. Nella stesura mi aiuterà il figlio dell’infermiere che per primo capì l’importanza del personaggio e che ha decifrato le sue frasi da una scrittura quasi cuneiforme.

Qual è il rapporto di Vittorio Cotronei con la scrittura? E con l’editoria?

Più passa il tempo e più la scrittura diventa centrale nella vita, impregna ogni singolo momento della mia giornata, anche quando non scrivo. Quando lavoro, quando parlo con qualcuno, penso sempre a come poter riportare su carta quella conversazione, quel paesaggio, quel pensiero.
Ho perduto amicizie per colpa della scrittura, ne ho acquistate altre grazie a lei. Potrei rinunciarvi solo per i miei figli.
Per quanto riguarda l’editoria posso solo parlare della mia esperienza: ho la fortuna di pubblicare con MdS Editore, una casa editrice indipendente molto valida, seria, professionale, che a mio avviso, ma è solo un’opinione, con un po’ di fortuna e di coraggio in più (che spesso si autoalimentano) potrebbe veramente fare il grande salto. Tuttavia esiste una miriade di piccole case editrici che di serio e professionale non hanno veramente nulla e per uno scrittore esordiente è facile cadere nella trappola dell’editoria a pagamento, visto che le grandi case editrici, se non sei un personaggio pubblico o non hai fatto la scuola Holden, è difficile che ti prendano in considerazione.

Un’ultima domanda che sarà un po’ la firma di questa rubrica: se potessi curare il casting per un ipotetico film tratto da “Passato remoto”, chi sceglieresti nei ruoli principali?

L’ufologo Marino Maltese me lo immagino con il volto di Elio Germano, il Lucumone quello di Jean Reno, il matto del paese Paolo Cioni, perché un Christian Bale magro e sconvolto come in The Fighter mi sembrerebbe troppo esotico, per Matilde vorrei Kristen Stewart e il Sindaco interpretato da James Gandolfini oppure, dato che ci ha lasciati, da Paolo Giommarelli.

Vittorio Cotronei, Passato remoto, MdS Editore
(http://www.mdseditore.it/catalogo/passato-remoto.php)

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