:: Prima che sia primavera di Rita Massaro (Il Seme Bianco 2018) a cura di Fabio Orrico

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Prima che sia primaveraRita Massaro, firma con Prima che sia primavera il suo terzo romanzo dopo L’estate è finita e Sotto il cielo di Santiago e porta avanti una sua personalissima riflessione sui modi e i tempi del romanzo di formazione. Per molti versi Prima che sia primavera, storia irta e malinconica di ambientazione siciliana (come d’altra parte è la sua autrice) potrebbe richiamare alla memoria Il grande freddo, celeberrimo film di Lawrence Kasdan su un gruppo di amici che si ritrova, dopo molti anni di assenza, per il funerale di uno di loro, morto suicida. Nel romanzo di Massaro è una cerimonia affatto diversa a riunire amici persi di vista da ormai vent’anni e cioè un matrimonio. Le nozze di Lorenzo e della giovane cubana Aleyda rappresentano il collo di bottiglia in cui tensioni, passioni e ricordi andranno a incastrarsi per poi deflagrare. I ricordi in particolare sono vera e propria materia pulsante di questo testo. Infatti Prima che sia primavera prende le mosse dal 1992, annus horribilis della recente storia italiana, per poi organizzare la sua narrazione sul doppio binario degli anni 90 e del presente, dove ritroviamo la protagonista Sara.
Sara è un avvocato, colta in un momento di crisi profonda, innanzitutto sentimentale. Il rapporto col marito con il quale (e non è un particolare secondario) condivide la militanza professionale in un prestigioso studio palermitano, sembra essersi logorato in modo irreparabile. Ma Massaro è troppo onesta per virare solamente al nero la sua ricognizione nelle memorie giovanili e uno dei punti di forza della sua scrittura è la capacità di analizzare a fondo le situazioni, evidenziando anche il buono di ogni avvenimento, rapporto umano, incidente.
Ma bisogna tornare al 1992 per trovare la scatola nera nascosta nel nucleo di Prima che sia primavera. Il 1992 è l’anno delle stragi di Capaci e via D’Amelio, un autentico golpe criminale che ha minato (forse in maniera irreparabile) le strutture dello stato. Il libro si apre proprio sulla deflagrazione nella quale perde la vita Giovanni Falcone. Sara sta vivendo un momento di intimità con il suo ragazzo di allora, Adriano (bellissimo personaggio che ci regalerà più di una rivelazione nel corso della storia) quando un boato terribile scuote il loro idillio e una tenebrosa nuvola di fumo si annuncia all’orizzonte. È un momento molto ispirato della narrazione e un ottimo avvio, in primo luogo per la disinvoltura con cui riesce a legare Storia e storie e poi per la capacità di calare in un contesto quotidiano, intimo, del tutto relativo, uno dei tanti fatti di sangue del nostro paese.
I protagonisti di Prima che sia primavera appartengono alla piccola e media borghesia ma non per questo chiudono gli occhi sulle contraddizioni sociali più critiche della loro terra. Efficacissima in questo senso la parentesi con i piccoli monelli di strada coinvolti in un furto che dà modo a Sara di misurare la sua sensibilità sociale. Una temperatura emotiva che attraverserà la sua vita e verrà messa a frutto anche per dare una svolta decisiva (ma non definitiva) al romanzo.
Opera centrata sul coraggio e la disponibilità di cambiare, di accettare e di comprendere, Prima che sia primavera guarda in faccia l’Italia con la giusta dose di scoramento ma corretto da un’ostinazione all’azione e al rimboccarsi le maniche che la congela un attimo prima che diventi amarezza.

Rita Massaro, avvocato di professione, è nata e vive a Palermo. Alle sue più grandi passioni, leggere e viaggiare, ha dedicato il suo blog Il giro del mondo con un libro in mano. Nel 2011 pubblica un romanzo di formazione, L’estate è finita e successivamente Sotto il cielo di Santiago. È stata finalista, per la sezione inediti, al Premio letterario giornalistico Piersanti Mattarella 2017, con il romanzo Prima che sia primavera.

Source: libro inviato dall’autore al recensore.

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