:: La schiavitù raccontata a mia figlia, Christiane Taubira, (Baldini&Castoldi, 2017), a cura di Daniela Distefano

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Se ti dico “Terra della libertà”, a che Paese pensi?
Agli Stati Uniti, naturalmente.
Ma è in questa Terra di libertà che la schiavitù figurava tra le leggi dello Stato della Virginia ancora nel 1980.
Coincidenza: questo è stato l’anno in cui la Mauritania fu l’ultimo Stato facente parte dell’ONU ad abolire la schiavitù.
Nei testi giuridici, non ancora nei fatti!

Un dialogo fra madre e figlia fa da sottofondo a questo opuscolo dal titolo eloquente: “La Schiavitù raccontata a mia figlia” (Baldini&Castoldi) di Christiane Taubira.
Ma cos’è la schiavitù oggi e cos’è stata nel passato?
E’ in corso una riflessione nel tentativo di definire il contenuto del crimine contro l’umanità.
“Non sono né il numero delle vittime né l’intensità della loro sofferenza, ma la negazione della parte eterna dell’uomo che è in ciascuno”, a costituire un crimine contro l’umanità.
Lo stato di guerra non è dunque l’unico contesto nel quale possa essere perpetrato.
E non c’è un concetto più pertinente per racchiudere la totalità di quello che furono la tratta e la schiavitù, cioè il primo sistema economico e la prima organizzazione sociale gerarchizzata le cui fondamenta sono la deportazione in massa della popolazione e l’omicidio legalizzato.
Come si è sviluppata la schiavitù nella Storia?
Napoleone Bonaparte, imperatore di Francia, ripristinò l’asservimento nelle colonie francesi per soddisfare le rivendicazioni dei proprietari delle piantagioni.

Quando vi parlano di Luigi XIV, il Re Sole, a Versailles, vi devono anche insegnare che promulgò il Codice nero, che dichiarava gli schiavi “beni mobili”
e autorizzava i padroni a infliggere loro sevizie corporali…

I numeri sono da vergogna.
Numero totale dei deportati nelle rotte dall’Africa all’America: fra i 15 e i 30 milioni.
La schiavitù è durata in Europa per oltre quattro secoli, in Francia due.
C’è poco altro da aggiungere, la deportazione degli ebrei è il nostro grado zero del genere umano, ma almeno ne abbiamo consapevolezza.
Il sistematico oltraggio alla popolazione di colore valica ogni nostro pentimento.
Siamo mostri se non amiamo come Gesù ci ha insegnato nel Vangelo.

La pace non è né l’equilibrio del terrore, né la supremazia dei più forti.
La pace è questa fragile costruzione comune, ricucita senza sosta sulle ingiustizie e le disuguaglianze che ci ostiniamo a combattere.

Una conversazione, questa, che vuole essere propulsiva e stimolante.
Azzeriamo il debito dei Paesi del Terzo mondo,
non per scolparci, ma per riprendere il filo dell’umiltà, la corda alla quale ci aggrappiamo per non cadere nel vuoto.
Le future generazioni hanno bisogno di una ragione per crescere senza rimorsi oltraggiosi, senza quei massi che la nostra coscienza ci tramanda a volte automaticamente, meccanicamente, involontariamente.

Christiane Taubira (1952) – guardasigilli di Francia dal 2012 fino alle dimissioni del gennaio 2016 – è uno dei più autorevoli e influenti esponenti della gauche francese.
Impegnata in politica, in difesa dei diritti umani e delle libertà civili sin da giovanissima, è stata protagonista delle battaglie per il matrimonio per le coppie omosessuali e per la riforma della giustizia penale.

Source: libro inviato al recensore dall’Editore. Ringraziamo Mario Vanni dell’Ufficio stampa “Baldini&Castoldi”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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